La vita espone e propone.

Accetto di corrispondere con Nata84. Apro la schermata de: ilfarodeladozione.blogs.it. Leggo il titolo, “la Ruota degli Esposti: storie di casa mia.” Come per certi personaggi della fantascienza, da quel punto sono altrove. Sento un colpo metallico. Sembra il suono che fanno i distributori di diapositive.

Clac!

Due madri e tre padri. La madre naturale e quella adottiva. Il padre naturale, l’adottivo, il secondo marito di mia madre adottiva.

Clac!

Ricordo il padre adottivo. Ero sui 5/6 anni. Mi ha portato a vedere un film cantato da Mario Lanza. “Corri, corri, cavallino!” mi pare dicesse il ritornello. All’epoca, era molto in voga. Lo sento ancora. Era sera. Era d’autunno. Mi domanda se ho freddo. Mi fa indossare la sua giacca. Ho un papà! Mi è mancato, grosso modo a quell’età, ma non ci giurerei. La diapositiva è sfocata.

Clac!

Sono agli Esposti di Padova. All’epoca si diceva dall’Ovo. Mai saputo il perché! Ricordo i menù di pranzo e cena: dei grandi budini al cioccolato! Non è da tutti. Ricordo primi desideri. Forse, primi toccamenti.

Clac!

E’ la Prima Comunione. Alzataccia. Fuori è ancora scuro. Una donna sbraita per la camerata. E’ la Norma. Femmina dai capelli biondo stopposi. Non cattiva ma rustica. Forse una Magdalena. Ne ha una fila da lavare e da vestire! Non ha tempo. Mi prende per il collo. Mi mette il viso nella stessa saponata di altri. Mi va in bocca dell’acqua!!!! Che faccio?! Cosa cavolo può fare un bambino spaventato?! Rinunciare alla Comunione, e forse, ad un menù senza budino?! Taccio! Ho portato il senso di quel sacrilegio, per anni.

Clac!

Vestita di bianco, una suora imponente, bella. Alla cintola una chiave. Pareva lunga un metro. Era quella della dispensa. Era quella dove teneva il latte condensato in polvere della Pontificia Opera Assistenza. Era la donna più sospirata degli Esposti. Che spolveroni quando ci allungava un barattolo.

Clac!

Prendo gli orecchioni. Un male dell’accidenti! Ho la testa fasciata come una mummia. Sono pieno di un catrame puzzolente e nero che chiamavano Ittiolo. Mi segue un’altra suora. Vestita di nero. Bella. Cattiva. Mi mettono in una cameretta rivestita di legno. Primo isolamento. Non ancora abbandono.

Clac!

Mi caricano su una 1400 Fiat. Nera. Autocarro chiuso con tela. Padova – Vellai di Feltre, così, con altri. Arriviamo. Il Collegio ha spazi immensi, rispetto al perimetro delle mura degli Esposti. Intimorisce. Dove sono c’è silenzio. Mi dicono di andare a destra, in fondo. C’è una breve, ma ripida scalinata. La salgo piano. Emergo su di un enorme campo di calcio in terra battuta. Ragazzi che gridano. Palla che corre.

Clac!

Oh! È arrivata la signorina!? La voce proviene da dietro una colonna. E’ quella dal chierico C. Ero in pantaloni corti, corti, ed aderenti sul cavallo, ricordo. Certamente non erano così per esigenze da stilista, ma perché non della mia taglia. Provenivo da un Orfanotrofio! Che ne sapevo di signorina!. E’ passato più di mezzo secolo. Odio ancora quell’uomo! Si è fatto prete e poi missionario, mi hanno detto. Correva voce che in Africa avesse incontrato un leone. Spero che il leone abbia l’abbia digerito bene!

Clac!

Il collegio era amministrato da un prete. Don L.B. Una sorta di Babbo Natale per tutti noi. Bell’uomo, sui 40/50. L’ho amato? Mi ha amato? L’ho usato? Ci siamo usati? Non lo so. Non sapevo di questi problemi, all’epoca! Tutto quello che sapevo, era che sentivo! Punto!

Clac!

Andavamo a confessarci da un anziano prete con l’idropisia. Sapeva di tabacco in polvere. Ovviamente, sapeva anche di noi. Forse, era una… consorella! Poi è morto. Drammatica ricerca del sostituto. Il prete lo trova. Incauta scelta. Ai piani alti del collegio, vengono a saperlo. Così, è successo a me quello che succede alle donne violate: è colpa sua!

Clac!

Il prete mi fa vedere la lettera nella quale gli dicono di badare meglio alla sua cura dei giovani. Le parole non sono queste. Lo è il senso: doppio!

Clac!

Non vola una mosca! E’ una prima estate. Cielo bellissimo. Le stagioni, allora, erano quattro. Il prete si allontana. Resto sulla panchina, e svolgo la mia prima lezione di bambino: come piange un abbandonato?

Clac!

Sono di nuovo al Computer. Ora è spento. Mi guardo nella schermata. Tutto considerato non sono venuto fuori malaccio! Forse perché “più bello che pria?” No. Forse perché la vita è Matrigna quando espone, ma, Madre, quando propone. A noi scegliere di chi essere figli.

Clac!

afinedue