L’alcol passa, la negazione resta.

Cara amica: l’alcol è il “medico” che cura la depressione di chi non vede potente la propria identità: vuoi in sé stesso, vuoi nel sentimentale, vuoi nel Sociale, ecc. La depressione può avere origine naturale, ad esempio, una deficienza fisica: vera o presunta che sia. Può avere origine culturale, ad esempio, l’impossibilità a vivere una propria idea: vera o presunta, presente o passata che sia. Il vario insieme delle impotenze può generare una più totalizzante depressione: quella dell’’essere. Con questa analisi è come se ti avessi detto tutto e niente: me ne rendo conto.

Ti ho detto tutto perché ti ho mostrato com’è fatta una macchina, ma non ti ho detto niente perché non ti ho detto il nome, (la specifica causa della depressione), della macchina – depresso. Anche se potessi dirti qual’è lo specifico nome, comunque sarebbe sbagliato il dirlo. Vuoi perché i modelli di personalità sono infiniti, vuoi perché ognuno deve essere il proprio modello. Per tale scopo, ognuno deve farsi secondo l’idea di sé, non, secondo l’’idea di altri. Se ognuno deve farsi il proprio modello secondo l’idea di sé e non secondo l’idea di altri, a che servono queste righe? Secondo me, vorrebbero ricondurre la mente di chi ha perso di vista il proprio capo, (l’originale sé), entro delle linee guida generali.

Poiché la parte inconscia di noi è largamente maggiore della conscia, non sempre sappiamo chi è il nostro sé originale, tanto più, quando non lo vogliamo sapere, o, sapendolo, non lo vogliamo accettare. La negazione di noi è una delle maggiori cause di depressione. Depressione che conduce alla mania di persecuzione, (paranoia), che conduce alla violenza come mezzo di evasione da una insufficienza vissuta come una gabbia. L’alcool sembra guarire la depressione perché sotto effetto tutto si semplifica, però, l’effetto semplificante dell’’alcol passa, ma, la negazione resta. Il che significa che l’alcol è la medicina che prima illude e poi delude. Alla constatazione, si innesta il giro vizioso di chi, non volendo o non sapendo risorgere da sé stesso in altro modo, allontana la delusione ricorrendo costantemente all’illusione, ma, a questo punto, l’alcol serve solo a sé stesso. Come per tutte le droghe, d’altra parte.

Una volta presa la ragione fisica e psichica dell’individualità per mezzo dell’alcol, la malattia che è stata la culturale negazione di noi, sarà costantemente “guarita” da un’alcolizzata negazione di noi. Tornare daccapo, è sperimentare daccapo la vita: è tornare come i bambini che assaggiano la vita, allo scopo di dargli il nome che distingue ciò che a loro è giusto e/o sbagliato. Per sperimentare sé stessi non occorrono dei grossi muscoli, tutt’al più, occorrono delle grosse palle. L’ideale sarebbe poter avere grandi muscoli e grosse palle, ma, non da oggi abbiamo capito, che nella vita non si può avere tutto! Se può consolare, di per sé, nessuno ha delle grosse palle. Le palle ci diventano grosse, solo se troviamo il coraggio di affrontare le bestie che ci dilaniano: i dolori e gli errori.

afinedue