A proposito di abbandoni, perché, Vitaliano?

Ho finito di lavorare. Sono a casa. Mi lavo alla “michelinopaneevino”, e apro il Fettente! Si, proprio con due T.

Raccolgo i pensieri. Mi guardo attorno. Se è vero che “polvere torneremo”, a casa mia si è depositato, un intero cimitero di vita trascorsa! Negli angoli, vedo esercitazioni di ragno. Perché, Vitaliano, non da oggi stai abbandonando la tua casa?! Quale abbandono rappresenta, l’abbandono della tua casa? Un abbandono di te? Un abbandono del tuo reale sociale? Forse perché ti hanno abbandonato? Abbandono della vita, no! Ho troppe certezze! Per quali “certezze” allora, si giunge ad abbandonare la riva reale per aggraparci a quella ideale? Perché il reale violenta, ma non l’ideale? Cosa mi dici, tu, polvere della mia scrivania?

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Commento

“Abbandono significa anche rilassamento, cedimento, ritiro. Credo tu ti sia lasciata andare”, risponde la polvere che a casa mia é diventata decorativa 🙂 “Abbandono” é ciò di cui siamo fatti, ciò da cui siamo stati originati, ciò per cui siamo stati violati, non puoi liberartene, perciò lo espandi anche senza volere nella vita e nelle cose della vita. Siamo polvere, solitudine, fierezza… siamo anche debolezza, ma sopra ogni cosa siamo pura speranza, e lo si può constatare dalle tue parole e dai tuoi ideali. Forse pochi conoscono l’etimologia di questo termine (abbandonare) apparentemente infelice, ma che in realtà viene dal francese abandonner, che a sua volta deriva da “(être) à bandon” = “(essere) in potere di”. La chiave per indirizzare le nostre forze nel cammino più giusto ce l’abbiamo proprio grazie al destino che ci é toccato.”

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Commento

“Tutti noi siamo abbandonati al nostro destino…”

perdamasco

Permettimi di escludermi da un “cosmico pessimismo”, che, mi pare, è stato anche la visione della vita del precedente papa. Il destino, è frutto degli atti che facciamo, con quelli che, purtroppo, subiamo. E’ frutto di scelte veritiere, e di scelte erronee. In definitiva, è il frutto di una vita, agente – agita, all’interno di un Tutto. In questo Tutto, quando una vita si sente abbandonata? Direi, quando non trova il Padre. In questo momento, non penso al Padre che è nei piani alti della spiritualità, ma solo, ad un Filo guida. Sino a che non lo si trova, certamente possiamo dirci “orfani”, e subire la solitudine che è nello sentirsi abbandonati. Tuttavia, se si abbandona la ricerca del Filo guida, possiamo imputare colpa, al Padre? Direi, di no. Direi piuttosto, (se di “colpa” vogliamo parlare), che la colpa è del “figlio”, perché rinuncia, per abbandono, alla ricerca dei suoi principi di vita: ivi compreso, quelli dell’amore. Nel sentirsi abbandonati per rinuncia di ricerca del Padre, vedo un ulteriore errore. E’ quello che facciamo, quando mettiamo la parola, Fine, ad una vita, che non abbiamo ancora finito, di leggere e di scrivere.

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“Il filo guida non sempre si trova, a volte serve un ‘introspezineo profonda perciò ci sentiamo abbandonati al destino: pensiamo di non farcela…


perdamasco

Quando pensiamo di non farcela, perché, anziché sentirsi abbandonati al destino, non ci domandiamo, se non stiamo, appunto, “scavando” troppo, nella profondità di noi stessi? Un esempio per semplificare: se mi pianti un badile troppo profondamente nel terreno, rischi, non solo di non alzare quello che volevi alzare, ma anche di non saper più come togliere il badile piantato. Ecco! L’introspezine profonda” che dici necessaria per trovare il nostro Filo guida, Nadia, è come usare il badile, col modo in esempio! E’ chiaro che ti senti “abbandonata”, ma, dalla tua vita, o solamente dalla dimostrazione di una non idonea, e contestuale capacità di scavo? Mi ci sono voluti 62 anni di abbandono per capire che la vita è di una sconvolgente semplicità! A te ed a Nat84, auguro, ovviamente, di metterci molto meno tempo di me! Naturalmente, se non pianterete il badile troppo in profondità! 

afinedue