Dedicata a Giovanardi e a tipologie simili.

 

Quando ferma la speranza, la presunzione ferma la vita.

afinedue

Se do un obolo ad un povero compio un’opera di carità. Se quel povero usa il mio obolo per farsi del male, ad esempio, comperarsi dell’eroina, ciò significa che sono diventato complice di spaccio? Certamente no, in quanto, era mia intenzione fargli del bene, non del male. Se lo Stato compie un’opera di bene, (ad esempio: ausiliare dei poveri di vita con progetti inerenti la Riduzione del Danno e/o altri di corrispondente politica sociale), perché mai deve sentirsi accusare di spaccio, dal momento che la sua intenzione non è quella spacciare? Perché fa del male naturale, nel senso che protrae il periodo della tossicodipendenza? E’ vero, ma, un tossicodipendenza che non delinque, anche la dove non è un recupero naturale, tuttavia è principio del recupero al legale – sociale, e può essere principio di quello naturale e culturale. Perché mai si dovrebbe escludere a priori la possibilità di usare anche questo genere di recupero, come il possibile ” campo base ” di diversi e/o ulteriori tragitti esistenziali? Solo perché non ci si crede?

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