Don Ciotti, e l’amore ridotto per essere condotto.

Quando ho sostenuto, (più che domandato), che il disagio giovanile, si origina nel conflitto fra le norme individuale che si stanno formando nel ragazzo, e le norme sociali deputate a formarlo come cittadino, non pensavo alle norme sessuali come m’è parso avesse inteso, ma, caso mai, alla sessualità. Non, dunque, al diritto dell’amare dei diversi, pensavo, ma alla potenzialità e alle infinite sfaccettature dell’amore: ridotto per essere condotto.

Ridotto a baratto, e condotto dal commercio che la vita fa di sé, o dal commercio che fanno sulla vita.” Per poter mantenere sé stessa, la Norma sociale al servizio del potere, (di qualsiasi tipo di potere), sacrifica l’individualità del Crescente sull’altare dell’esigenza sociale, poi, allevia il male che ha fatto, offrendo al sacrificato dei piaceri – doveri regolari. Così, dopo averlo reso un solo, non lo fa sentire solo perché gli offre della compagnia. Tante grazie!

Cosa può fare un crescente castrato se non adeguarsi? Ma l’adeguamento è una norma cava. E’ una campana dal suono fesso. E’ un muro, che sembra pieno ma che nel batterlo, rivela il vuoto. E’ una sabbia mobile.

Un uomo uccide la famiglia? Era così perbene! Dei figli uccidono dei genitori? Ma, se avevano tutto quello che volevano?! Una donna si uccide? Amava così tanto suo marito e i figli! Uno violenta, uno o una infante? Non l’avremmo mai detto!

Mai, come ieri sera, guardandomi attorno, tentando di interpretare figure e gesti, mi sono reso conto che il disagio giovanile è una matriosca, (mi scusi se le tampino l’esempio), contenuta in una matriosca più grande: il disagio dell’adulto.

Non è che non si parli del disagio dell’adulto, ma, argomentando sugli adulti succede quello che succede argomentando sulla morte. Tutti sappiamo che dobbiamo morire, però, non è di me che si parla. Così, gli adulti rimuovono dalla coscienza il loro disagio, o buttandolo sulle spalle di altri adulti, o buttandolo sulle spalle dei crescenti.

L’unica “maturità” che riconosco nell’adulto che opera nelle istituzioni, consiste nel saper elaborare una serie di complicati pentimenti, dai quali, nascono maree di progettuali lacrime, ma, ci direbbe Toto’: siamo uomini, o coccodrilli? Lascio aperta la domanda, sia perché non ho il coraggio della risposta, sia perché, non è da me che il crescente aspetta la risposta.

La pedagogia dell’amore, bisognerebbe far risorgere! Solo l’amore consente ai disagiati che sono, (e, purtroppo, a quelli che saranno), di spogliarsi delle estraneità inculcate, senza per questo sentirsi indifesi, deboli, umiliati. Solo l’amore, rende grande i grandi, e più grandi i piccoli. Solo l’amore barriera dai fuochi fatui; da quelli che non scottano ma neanche scaldano: solo illudono.

Buon amore, Don Ciotti, e buona navigazione.

nord