Altezza e Profondità: pericoli.

Non si aspetti che la pace dello Spirito, (il personale dato il divino), le venga ipso fatto solo perché ha compreso un po’ di concetti. Il mare della vita è sempre mosso. Ogni onda può nascondere lo scoglio che può far affondare la quiete più inaffondabile. Se non le saprei dire le volte che sono emerso, così, non le saprei dire le volte che sono andato a picco tanto sono innumerevoli. Navigare fra i marosi, (le false corrispondenze), non è facile, ma, lo Spirito, essendo mediatore, è una forza, che rende il “giogo leggero”. Credendo di liberarsi del giogo della Natura, molti sono usi reprimerla o sublimarla. Nel farlo, credono di liberarsi da ciò che considerano della zavorra. Diversamente, rendono maggiormente sofferta la loro esistenza.

La Cultura che si aliena dalla sua Natura, può ascendere a piani spirituali anche estremamente rarefatti, ma, la Cultura che si eleva sino a quei piani, è soggetta, come la Natura di chi sale senza ossigeno dove l’aria è più rarefatta, a vertigini culturali che possono giungere anche al delirio. Alla quota di rarefazione spirituale cui può giungere una Cultura separata della sua Natura, lo Spirito, (quello umano, beninteso), può vaneggiare sia per eccesso di ascesa verso il Bene, che per eccesso di discesa verso il Male. La Natura è lo strumento ” tecnico ” che permette alla vita della Cultura di elevarsi verso la Vita dello Spirito secondo la totalità di ciò che è vita, (cioè, secondo l’unità della trinità dei suoi stati), non secondo un solo stato, cioè, per Natura della Cultura, (il pensiero), o per Cultura della Natura: il soma.

Come nessun palombaro, scendendo, si sognerebbe di togliersi lo scafandro, e nessun astronauta, salendo, di togliersi la tuta, non si capisce, come mai, per raggiungere la Vita, si debba porre in sottordine lo stato, che fisicamente ci avverte, quanto ci stiamo dirigendo verso il Bene, o quanto ci stiamo dirigendo verso il Male. Chi si appella alla conoscenza della sola mente, è un amante che sa l’amore ma non lo sente, quindi, è un amante che per metà conosce, e per metà immagina.

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