Le rose della vita.

Dio l’è nel creato, come un so’ scrito no’ l’è Eugenio, ma quel che l’ha dito.
E, Dio l’ha dito: vita.
Che la sia deventà na rosa, l’è tutta n’altra cosa
da quel che l’è restà, Respiro Primo, là!

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Poteva, Dio, sostenere un qualcosa di diverso dalla cognizione di Sé? A mio avviso, no, perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è nella Somiglianza, così non può non essere nell’Immagine. Non per questo intendo dire che Dio non è in grado di dire rosa, ma per questo intendo dire che essendo l’assoluto Principio dell’emozione di ogni vita, è Parola, non parole; è Nome, non nomi; è Universale, non particolari.

Sento di poter affermare, pertanto, che Dio è vita, (atto della creazione data la Sua emozione), ma non è nella vita, (atto dell’evoluzione corrispondente alla creazione), se non come volontà di creato. Con altre parole, è atto della rosa, non, vita della rosa. Chi ammira Dio nel creato ha la bellezza della rosa come maestra. Chi ammira Dio nella vita, ha la bellezza della verità come rosa. Quale, la rosa giusta? Siccome so ben distinguere la conoscenza per speranza, dalla conoscenza per ragione, quello che io credo non è quello che io so. Quello che certamente so, invece, è che devo badare alle spine che ci sono in ambo le rose.

p.s. Non ricordo perché ho scritto allo Scalfari in questi termini.

afinedue