A. D. Alla corrente data – Subito Santa!

Milioni di parole ne “la Repubblica” di oggi, ma una sola notizia: Safia Amajan è stata assassinata a Kandahar.

Cosa mai avrà fatto questa Donna, di anti islamico? Adultera? No! Non portava il velo? Lo portava! Ha mangiato carne di maiale? No! Ha ucciso il marito a colpi di coranico cosciotto? No! Cosa ha fatto, allora?! Si batteva per le Donne! Ullalà ! Grave direi! E, come, si batteva? Ex insegnante, era riuscita a coinvolgere in corsi di istruzione e di formazione professionale, decina di bambine, ragazze e donne. Bàh! E’ chiaro che questa traditrice rivoluzionaria non poteva mica passarla liscia, vero?! Aveva chiesto di essere messa sotto protezione dal governo. Il problema “protezione” è stato risolto dai Taliban con ben poca spesa: forse neanche tre etti di piombo!

Pensare che il Profeta amava le Donne!

afinedue

Eutanasia? Suicidio?

Non sono a favore. Non sono contrario. Sono perplesso. Nonostante questo, non farò nulla per impedire la scelta per l’una o l’altra decisione; e qualora si dovesse arrivare ad un referendum, voterò a favore di quelle decisioni, così come, (pur dilaniato dalla mia perplessità), ho votato a favore dell’aborto. 

afinedue

La vita è nostra?

E’ nostro, il quadro che pure comperiamo? Direi, come prodotto si, come arte, no. Così per la vita. Non è nostra come Arte, è nostra come gestione di quell’acquisto. Con altre parole, non è nostra perché atto del Principio (comunque lo si conosca o lo si nomini) mentre è nostra, per quello che abbiamo attuato agendola. Per tale forma di “proprietà” possiamo decidere di rinunciarvi? A mio avviso, si, perché, non è l’Arte della vita che neghiamo con scelte di una fine vita (dolce e/o violenta nei casi di disperazione) ma solo la vita come prodotto della nostra arte.

afinedue

 

Non per far ballare i tavolini, o per cercar Madonne.

Non per far ballare i tavolini, o per cercar Madonne mi sono ritrovato nei gironi della medianità, ma per ritrovare, anche su quel piano di vita, quello che avevo perso. Mi è stato virgilio, un amico che non sapevo possessore di quella facoltà. In occasione di un incontro, mi zittisce. Punta la penna su di un foglio, e quella disegna una figura di donna con un bambino in braccio. Certamente si può dubitare di tutto. Io non ho mai smesso di farlo. Quella “penna” però, sapeva bene quello che faceva. Tanto è vero che tracciò le figure, velocemente, senza mai sollevarsi dal foglio, e senza passare due volte sul segno già tracciato. Una “presenza” di nome Francesco, ci disse onorati per la visita della Madonna. Lo sguardo delle due immagini, era diretto verso di me; ed era di puro odio.

Mi domando: che Madonne e che figli girano, da quelle parti?!

afinedue

“Attenti ai narcisi dello schermo!”

La giornalista Maria Grazia Meda chiede al sociologo Pascal Lardellier: cosa le ispira l’esplosione del blog? Il professore risponde: In un certo senso è il reality show dei miserabili. Milioni di persone mettono in linea la loro piatta vita che non interessa nessuno. Siamo passati dall’esibizionismo in tv, a quello su Internet. Accuso il colpo. Solo mi domando: è sopra, o sotto la cintura?

AL SOCIOLOGO, RISPONDO:

Di un blog, possiamo dire che è la tavolozza dei nostri sentimenti. Con quei colori segniamo tratti, ritratti, e autoritratti. E’ vero! Non tutti i dipintori sono dei Picasso, e non tutte le opere sono da museo. Dei post che compongono il Blog, tuttavia, direi che sono i quadri degli avi, (e degli evi), che ognuno appende nella propria zona ricordi: la parte più importante della casa. 

afinedue

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Il call center della fede.

Cristo ebbe a dire che pregare era inutile: tanto, il Padre sa già tutto! E, questi, che ti fanno? I gruppi di preghiera. Se quelli che vanno a lavorare non hanno tempo di pregare, questi che hanno tempo di pregare per gli altri, cosa sono, disoccupati? Più vado avanti, e più mi rendo conto, che uccidere Cristo è stato l’unico modo per toglierGli la frusta di mano.

afinedue

 

Testa superiore e testa inferiore.

Ho trovato me stesso, ponendo in sufficiente corrispondenza la testa superiore, (luogo delle conoscenze), con la testa inferiore: luogo dei piaceri. Quale la verità, in quella corrispondenza? Dove la mente non sempre sa, il corpo sempre sente, quindi, l’ho trovata dove fra sapere e piacere, vi era vita, ma non dolore. Ammetto che ci ho impiegato 62 anni per capire, e passabilmente vivere, questa ricetta, ma se me l’avessero detta prima, quante testate avrei evitato! 

afinedue

Chiese e Rami.

Ho più volte sostenuto che il Cattolicesimo è pianta con due principali rami: la Chiesa del Potere, e quella dell’Amore. Direi che la Chiesa del Potere è la parte maschile della Pianta cattolicesimo; è quella, infatti, che determina i suoi principi. La Chiesa dell’Amore, invece, è la parte femminile; quella, cioè, che accoglie secondo i principi determinati da quella del Potere. Sia pure a spanne, direi che anche la Pianta islamica ha questi due generi di rami. I principi del Ramo determinante li troviamo nel Corano. Quelli del Ramo accogliente, invece, li trovo nella mistica Sufi.

Nel perpetuare sé stessa, la mistica coranica si serve della “Spada della verità”, cioè, i concetti che separano quello che gli è bene da quello che gli è male, quello che gli è vero da quello che gli è falso, quello che gli è giusto da quello che non lo è. La mistica Sufi, invece, (come la Chiesa dell’Amore), com_prende Creato e Creatura, in un unico abbraccio. Nessuna spada nei suoi concetti.

Solamente vita.

afinedue

Taccio!

Succedono tragedie, di tutti i generi, e da tutte le parti, ed io, taccio! Queste pagine sono piene di urla, da dolore o ribellione, ed io, taccio!

Capiamo la vita attraverso due vie: il sapere, ed il dolore. Chi sono io, per discutere la legittimità, o l’illegittimità di quelle due materie di studio? Nessuno!

Quindi, taccio.

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Parchè è un bravo ragasso!!!

In quel postribolo di trattoria dove, in cucina, ho lavorato per anni, ragazzuoli fuori di testa per più motivi, cantavano: parché l’è un bravo ragassso, parché l’è un bravo ragassso, parché l’è un bravo ragaaasssooo, peccato chel sia culaton!!!

In quel contesto, fra amici variamente legati da confidenza, la frase non è offensiva. A maggior ragione, perché la parte negativa viene compensata da quella positiva. Affermata la frase negativa, il papa, l’ha compensata con una positiva? Se non l’ha fatto, allora ha offeso.

Vero è, che non me ne può fregar di meno!

afinedue

A proposito di dentro e "Fuori"

Un 25 anni fa, passeggiavo con l’amato in piazza Bra. Ad un certo punto, come se l’avesse fatto un altro, mi sono scoperto a fermare la mano; la stavo posando sul suo sedere! L’immaginate la scenetta? Per me, era solo confidenza, sentimentalità, condivisione di un eros. Ma, e per chi vedeva quel gesto? Per la gran parte di quelli che lo vedevano, era sesso. Era lussuria. Era finocchieria. Era scandalo!

Perché non mi avrebbero inteso, come io ho inteso quel gesto? Perché, per secoli, siamo stati dipinti molto male. Perché, per secoli, ci siamo anche dipinti, molto male. Ci vedono, così, non con gli occhi di chi vede un quadro, ma con le motivazioni di quelli che, così, avevano interesse a dipingerlo.

Cosa intendo per dipinti molto male? Per i “nostri” pittori, intendo, con una falsa luce. Per chi si è dipinto molto male, invece, con eccessiva luce. Trovare la luce giusta, (tale perché non irrita la vista) è rientrare dentro il nostro Quadro; ed è un venirne “Fuori” con più equilibrati cromi. E’ mettere anche, chi vede i nostri Quadri, in condizione di leggerci secondo la misura della loro capacità. Anche la realtà insegna, che se in una conca da tre, noi ne versiamo cinque, quella travasa. Con altre parole, ci rifiuta. Non per tutto questo intendo dire che dobbiamo tornar a reprimere la nostra personalità. Intendo dire invece, che è erroneo ogni conflitto fra atto ed ambito, così come è erroneo conflitto fra atto ed ambito, l’andar a far la spesa in mutande.

p.s. Naturalmente, non trovo conflitto fra atto ed ambito quando l’atto è carnevalesco e l’ambito è un carnevale, ma, nelle altre logiche, dovremmo trovare le ragioni per fermare la mano! 

afinedue

 

Non per paura non mi incazzo!

Carissimo: non per qualsiasi genere di paura non mi incazzo come te contro quel vescovo, ma perché ho conosciuto preti, che tutto erano, ma non come quello! Taccio anche, perché hanno facile gioco a nascondersi dietro questa sottana: l’odio clericale. Il che, è un po’ come dire, che quando diamo del maleducato ad un “barbaro” che, al caso, lo è, comunque si finisce per essere accusati di razzismo! No! non c’è modo di contestare l’Istituzione ecclesiastica. Si può solo lasciare, che la chiesa che rappresentano, si riempia di fantasmi.

afinedue

 

Mortifero il silenzio? Ma neanche un po! Vediamo se riesco a spiegarmi meglio.

Se la parola è l’emozione della vita che dice sè stessa, (e, quindi, le sue azioni), il silenzio è l’emozione (e azione) della vita che sente sè stessa. Sentiamo noi stessi, (non con le orecchie) tanto quanto sappiamo cassare il dissidio dalla nostra vita. Io non casso il dissidio dalla mia vita per mezzo della meditazione. Lo casso per mezzo del rifiuto di ogni meditazione, di ogni altro ascolto che non sia il quasi inavvertito fluire di una placida acqua. Avrai ben sentito i calmanti effetti di una vasca con l’acqua alla giusta temperatura. Ecco, il silenzio che intendo è vasca, e chi sta in silenzio, immerso nella vita e nella vitalità, a giusta temperatura.

La temperatura del silenzio è giusta, quanto la mente ha gli stessi gradi del corpo. In tale bagno, ciò che pare morte è solo un estremo rallentamento della vitalità. E’ certamente morte, quel bagno, per chi intende il vivere come una indefessa dimostrazione di sè. L’annullamento del dissidio che attua il silenzio, permette di raggiungere una conglobante condizione di totalità. In quella totalità, si perde il senso dell’azione fisica e culturale. Non si perde, però, il senso dell’essere. Caso mai, si rischia di perdere il senso dell’esserci.

Nella ricerca dell’emozione attuata dal silenzio, il raggiungimento dell’essere è dose, ma overdose di ricerca il perdere il senso dell’esserci. Anche il perdere il senso dell’esserci può essere inteso come una morte. Da più di qualche anno sospetto che una delle cause della tossicodipendenza consista nella perdita del senso dell’esserci, provocata dalle droghe quando sono sedative: vedi l’eroina, o più blandamente, il fumo psicotropo. La perdita del senso dell’esserci (in questo caso non come morte ma come la totalizzante comunione di sè) è un Nirvana, che, se ha sedotto i mistici, figurati se non riesce ad avvinghiare i tossici.

Nell’ipotesi ti sia sfuggito, parlo del Principio e di principi, cioè del massimo ideale sul piano spirituale e del massimo ideale sul piano culturale. Dopo di che “scendo dal fico”, cioè nel reale che non ignoro e non nego. Il principio dell’amore, pertanto, nell’ideale è la verità. Il principio del nostro amore e del nostro amare, invece, è nella nostra capacità di mettere in comune le nostre verità.

Immaginati mentre hai l’incarico di scrivere su un certo tema. Immaginati, mentre delle personalità diverse fra loro, te lo dettano contemporaneamente. Ognuna di esse è un sè con propria caratterialità, conoscenze, motivazioni, ecc. ecc. In quella situazione è chiaro che la tua scrittura diventa di tutto fuorchè lineare!

La capacità d’espressione che hai notato come affascinante, ed anche tempestosa, credi, più che un volontario stile di scrittura, è, appunto, il cercar di mettere ordine in una caciara di voci, che solo recentemente riesco a gestire. Sia nel tempo dei diluvi verbali (e verbosi) che in questo delle pioggerelle, quando scrivo ho la mente assolutamente vuota. Sento che ho terminato un dato scritto (e che era il corretto che intendevo dire) quando sono giunto a placide acque, quando, cioè, nessun concetto, parola, o rigo, contiene del dissidio: luogo di non verità, perché il dissidio è il Divisore che impedisce sia l’unità della nostra trinità che la comunione con la Trinità della vita.

Divinamente bella, la definizione che, in Tommaso, il Cristo da di sè: Io sono l’Indivisore. Se la Chiesa praticasse l’indivisione, avrebbe tutti ai suoi piedi! Per amore, però, non perché maschio o mastio degli infelici. Se per cattolico intendi appartenente alla chiesa cattolica, sbagli. Non mi riconosco appartenente a nessuna chiesa, perchè, in quanto luoghi dello Spirito del Principio, di per sè noi siamo chiesa. Diversamente, nel senso di universali, sono cattolici i miei discorsi.

A proposito di universalità della vita, ti rimando al significato del simbolo culturale per Damasco e alla sua storia. Certamente la chiesa cattolica è stata il mio in – vaso. Dei miei scritti puoi fare quello che vuoi: non li considero proprietà personale, così come un dattilografo non è proprietario del testo che batte. Mandami l’indirizzo di dove li collochi: lo metterò fra i Preferiti, e li troverò più facilmente.

In Rete c’è la versione parziale della mia opera. Se può interessarti la generale, dammi un indirizzo di posta che ti mando il Cd. Credo di potertelo spedire anche via Rete, ma non ho ancora capito come si fa. Dal sen sfuggita, anche a me è parsa misteriosa quella volontaria rinuncia ad uscire dal pozzo. L’ho sentita più che capita, solo dopo, credo.

Dico che vi è giustizia, nel non uscire dal pozzo della coscienza che contiene la chiarezza che corrisponde al nostro stati di vita, perché la troppa luce (o verità) in alcuni esalta lo spirito al punto da elevarli sino al fanatismo. In altri li acceca, e quindi impedisce la visione che la Verità intenderebbe dare. In altri, ancora, altera la personale capacità di vedere ed in questo ne altera l’identità. In definitiva, la rinuncia ad uscire da pozzo è il rifiuto di uscire da noi. La mente che precede i passi, infatti, vede le stelle ma non i sassi, e la vita di una Natura separata dalla sua Cultura, non può non diventare ipocrita: cioè, non più vita di sè, ma esercitata vita, di altro da sè.

Non grata di insuperabile metallo ci deve fermare per non andare fuori (con la mente), ma grata di libera ragione, e non intimo divieto religioso, ma intimo divieto di una conoscenza, che può travalicare la sua mente (luogo del vero umano) solo snaturando il suo corpo: luogo del bene umano. La conoscenza del vero superiore (nostro e della Vita) verrà . Avendola qui, dobbiamo capitalizzarla per il dopo, non agirla, ma, se proprio pensiamo di doverla agire, che sia in modo da non recare dolore. Il dolore (subito o procurato che sia) è male naturale e spirituale, da errore culturale.

Non volermene, ma nella definizione dell’amore, non concordo con Platone: almeno come principio. Che poi gli amori si basino anche su motivazioni che si rivelano erronee, va beh!, nessuno è perfetto, ma non per questo l’amore è povero, al più, poveri gli amanti, ma di che ricchezze hanno bisogno quelli che si amano? Non per questo sostengo che a due cuori basta una capanna. Sostengo però che una grossa Mercedes non elimina la povertà in amore, se poveri di motivazione sono i cuori che ci viaggiano.

A mio avviso Platone ha compiuto l’errore di dare al soggetto, (l’amore) la condizione dei soggetti, o forse ha nominato amore la sua condizione di un amante, che, per quello che ne so, non mi risulta pienamente attuata. Se baglio, correggimi. Per amoroso baratto, intendo uno scambio di sentimenti, veicolati da interessi con prezzo. Non mi capisci sino in fondo, non per mancanza di sapere, ma per mancanza di un sentire, che, se è stato la mia tragedia, ora, a raggiunta attenuazione del dolore, sta diventando la mia commedia.

Per quanto siano state tragedie, non mi piace niente il presentar commedie, ma, sento che lo devo fare. Prima o poi, capirò il perchè, o se avrò sbagliato. Temo che la mia luce ti risulti come quella che si vede proiettata sui muri della galleria mentre il treno la percorre, perché condenso i miei pensieri: vuoi per una non chiara ritrosia, vuoi per non risultare prolisso.

Per informazioni del piacere, intendo le sensuali e sessuali che il corpo comunica alla mente. Ho bisogno anch’io di avere un interlocutore, così, visto che mi chiedi di soffrire ancora, ti lancio questa mattonata.

afinedue

 

Caro Vitaliano.

La tua mail ha una straordinaria densità non solo di pensiero, ma anche di stile espressivo, nobile e antico, che mi avvince. Sono molto lontano ormai da un tipo di esperienza dell’assoluto così profonda come la tua, ma non così distanziato da non riuscire a sentirla e farmene affascinare. Non so se hai visto che ho pubblicato in uno dei miei blog l’inizio della tua mail, ma prima di procedere voglio chiederti il permesso di pubblicarne ancora via via dei pezzi che credo poossano piacere ed interessare anche altri. Mi è rimasto un po’ misterioso il motivo dell’arresto, alla fine della risalita dal pozzo, davanti all’uscita. Mi è venuta in mente la storia dell’indiano Joe, nelle avventure di Tom Sawyer, che viene ritrovato morto proprio in una situazione di questo tipo, davanti all’uscita dalle miniere, ma era stato fermato da una grata insuperabile di metallo.

Nel film di Bunuel “L’angelo sterminatore” i fedeli sono invece impediti dall’uscire dalla chiesa da un intimo divieto religioso. A queale delle due immagini assomiglia di più la tua situazione? Io non credo che per amare abbiamo bisogno di verità, credo, piuttosto, che l’amore, che già Platone aveva definito figlio della Povertà, sia anche umanissimo figlio dell’errore.

Mi affascina che tu parli di “informazioni del piacere”, ma vorrei capire di più il senso di questa definizione. “Per aver deciso di tornare al mio calice, mi ritrovo ora nella stessa posizione di partenza: quell’assolutamente normale, che sono stato e detto, dallo sciagurato che ho desiderato, con una passione talmente forte da poter sembrare amore, ma l’amore è comunione. Il mio “amore” verso di lui, invece, amoroso baratto”. Qui forse comprendo di più, ma non fino in fondo. Il tuo discorso è un corrusco lampeggiare, accompagnato da lampi e scrosci nelle tenebre, ma la luce trascorre troppo rapida per consentire all’osservatore di riconoscere nelle frazioni di secondo i luoghi non noti che dischiude.

Ti sento molto compenetrato da una cultura cattolica, dalla quale mi sono distaccato “or è gran tempo” e non riesco a condividere l’idea della pace come cessazione di ogni dissidio e assoluto, mortifero silenzio: identifico la pace in un conflitto misurato, ritualizzazo, perchè considero il conflitto (e il dolore) ineliminabile dalle cose umane. Certamente, se l’umanità ha zittito dio per le troppe parole, io sono tra quelli che hannp parlato e parlano troppo. Mi piacerebbe tuttavia che il nostro dialogo continuasse e aspetto di rileggerti presto. Un caro saluto.

afinedue

Valori e Arene.

Quando mettiamo il valore delle nostre idee nell’arena, dovremo badare a non mettere il valore della persona che le esprime. Se non facciamo questa divisione, ogni conflitto sull’idea, direi necessariamente, si ripercuoterà come conflitto sulla persona. Il che vuol dire non errore contro errore, o verità contro verità, ma dolore contro dolore. Da ciò, ovvie le grida, e ovvio il ricorso agli insulti, e alla rissa, come estrema difesa. Proverbio cinese dice: chi alza le mani per primo ha perso la faccia. Sia a sinistra che a destra, pertanto, ognuno cerchi di essere secondo.

afinedue

Non ti sto accusando di essere astioso

Ti sto avvertendo della possibilità di diventarlo, che c’è, quando finiamo avviluppati, per non dire soffocati, non dalla legge del più giusto, ma dalla legge del più forte. Astiosa è quella sindrome Sansone, che porta il soffocato dalla forza di un potere a distruggere il tempio, indipendentemente da chi sarà la vittima. Il mio dirti “la giustizia comincia, quando l’errore comincia” non è una mia favolistica” speranza, come tu dici, ma ragionata certezza. E’ probabile che sia perché ho frequentato altre Indie. 

afinedue

"A Cannes, il film contestato dalla Chiesa per le sue affermazioni sulla divinità al femminile… "

Mi era sfuggito questo aspetto (la Femminilità di Dio) delle critiche della Chiesa sul “Codice”. Ti ricordi cosa dice la Bibbia a proposito della Genesi? Dice: “Ed Egli vide che era cosa buona e giusta”. Il che vuol dire che la Genesi ha avuto due fasi: quella della Determinazione (la volontà di Creato) e quella dell’Accoglienza: la culturale e spirituale accettazione di quanto creato. Secondo il principio della Natura la volontà determinante è maschile perché “penetra” la vita con la sua forza. Una volontà determinante non può originare vita, se non trova di che essere accolta. Sempre secondo il principio della Natura, l’accoglienza della vita forma la Femmina che conforma la Donna.

Vita è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra il principio maschile e quello femminile della vita. Per questo senso è Donna anche l’Uomo: lo è tanto quanto accoglie la volontà di vita che ha determinato di originare. L’Uomo che accoglie la Sua volontà di vita nella sua mente e nel suo spirito, se da un lato è mentalmente Donna, dall’altro non è certo genitalmente e fisicamente Femmina.

La nostra vita è a Somiglianza dell’Immagine. Ammessa come vera la mia teoria, ciò che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine. Ciò che distingue una Somiglianza dall’Immagine, infatti, non è una diversa quantità di stati, ma una diversa condizione degli stati: supremi in Dio, quello che sono, nei nostri. Dall’insieme del premesso consegue che la vita superiore che chiamiamo Dio è, nel contempo, Uomo e Donna.

Naturalmente (essendo Spirito) è spirito Uomo e spirito Donna. Quindi, dove le paure della Chiesa? D’altra parte, se non fosse quei due stati dello spirito della Sua vita, come avrebbe potuto creare ciò che non è e non ha, e, quindi, non conosce? Dio (Persona per ciò che il Suo corpo è, la Sua mente sa, ed il Suo spirito sente) è il massimo stato della trinitaria unità dei suoi stati. Per questo, è anche detto: l’Uno. Disquisire e distinguere nell’Uno quale la Sua parte d’Uomo e la Sua parte Donna è arrogante delirio! Dio, indiscibilmente, è! Punto! Disquisire su Ciò che Egli è è abbassarLo all’idea di quello che noi pensiamo sia. In questo “vivisezionare” la Sua trinità (abbassandolo per conoscerLo) vi è il ferire la Sua realtà, usando la nostra infinita ignoranza, come seghettato bisturi sul Suo corpo.

p.s. Prima di determinare come Uomo il tuo commento sul mio, ti pregherò di accoglierlo come Donna. 

afinedue

La mente? A nessuno!

Con un mio amico di Destra (valente puttaniere anche se l’età  sta cominciando a fargli perdere colpi) ho sempre trovato dei punti d’intesa, (io sono di sinistra) ma da quando la Destra ha ottenuto la sua affermazione (mi riferisco al recente trascorso), non c’è più stato verso di ritrovare la precedente intesa. Eppure eravamo, personalmente, gli stessi di prima. Cosa era cambiato? Era cambiato che prima non aveva nulla da perdere nell’essere, in alcuni casi, d’accordo con me, e dopo ha avuto di che perdere. Ma cosa aveva da che perdere, in ultima analisi? Aveva da perdere il valore aggiunto (il politico sul personale) derivato dall’affermazione del suo gruppo di riferimento. A quel punto la consevazione di quel valore aggiunto era diventato ancora più importante di una intelligenza, che nonostante tutto continuo a stimare. Il Potere è il più completo dei sodomiti, perché prima si fa prostitutadel maschio, e poi maschio di chi si è prostituito alla prostituta. E’ una prostituta infetta, perché infetta di sé. Contro le infezioni da potere c’é un solo condom: non dare la mente, a nessuno.

afinedue

Anche Toro seduto lo faceva.

“Una delle regole fondamentali all’interno della tribù, era: se sei con noi, sei parte di noi, quindi, se appartieni alla tribù, non importa come sei o chi sei, sarai sempre uno della tribù uguali agli altri. Inoltre, durante l’atto sessuale fra due simili c’era una condivisione del potere, o per meglio dire, un rafforzamento della persona grazie alla forza allo spirito trasmessagli dall’altro/a.”

(Estratto da un articolo in cui si parlava della sessualità dei Nativi americani)

Bene, adesso sappiamo che anche Toro Seduto lo faceva, ma, a mio avviso, lo faceva, non per motivi di Omosessualità, (almeno non secondo i concetti culturali dell’odierna Omosessualità) ma perché il Nativo americano aveva un concetto della vita, e dell’amore che gli dovremmo, di una tale universalità, che non la trovo in nessuna religione: neanche presso la cristiana. Con questo, certamente non voglio dire che per essere tali, i cristiani dovrebbero praticare i camaroni, ma solo, che dovrebbero rivedere in sé stessi, e nella civiltà che ne è derivata, ben più di qualcosa!

Nella Civiltà e nella Religione di quei Popoli, nessuno era castrato “per il Regno dei Cieli”, anzi, più erano potenti in amore ed in amare, e più possedevano il Regno; nessun Capro espiatorio, per quell’Amore! Solo della vita da amare! Cosa non abbiamo distrutto! Cosa, non abbiamo distrutto!

Devo il titolo e l’articolo, a Valerio Bartolucci, collaboratore della rivista Pride di Settembre 2006.

afinedue

"Fuori" ma dentro.

Sento che c’è qualcosa di “sbagliato” nella richiesta di leggi maggiormente severe, (quando ci sono) contro i colpevoli di violenza verso l’Omosessuale. Potrebbe provarlo il fatto, che se la richiesta ha in oggetto la violenza contro il Bambino, e/o contro la Donna, viene accolta con più sentiti, e generali sentimenti. Ciò significa che l’Omosessuale è un cittadino di serie B? No, ciò significa che l’Omosessuale sta chiedendo difese da serie B. Quale la difesa da serie A?

A mio avviso, richiedere leggi che tutelino la serie A, che è pari in ogni stato del Bambino, in ogni stato della Donna, in ogni stato dell’Uomo. Mi riferisco alla serie: vita. Quello, è l’universale principio che le leggi devono difendere! Perché, quello, è il principio che normalizza ogni differenza. Quando ho detto a due Blogger che il gay dovrebbe tornare dentro pur restando Fuori, intendevo il suo rientro anche per questi sensi.

afinedue

Il Minore Rom, e la prostituzione maschile.

Da “la Repubblica” di oggi, leggo: Violenza su minore, arrestato parroco di 60 anni.”

 

Il giornale non pubblica la foto di quell’uomo, ma, potrebbe essere questa: anagraficamente parlando è maggiore. Prete generalmente stimato, quindi, direi che anche il suo vissuto è Maggiore. Sessualmente parlando, però, si confronta con un Minore. Si può dire, quindi, che anche la sua sessualità è minore. Il perché sia rimasta tale, lo possiamo trovare nell’obbligatoria scelta celibataria. Lo possiamo anche trovare in un arresto dello sviluppo sessuale, precedente a quella scelta. Lo possiamo trovare, nella violenza che compiamo sull’umanità, quando graviamo un’identità, di norme a quella non corrispondenti. Chi conosce più di me, troverà più cause di me.

Il minore Rom, anagraficamente parlando, è un bambino. Legalmente parlando, anche. Lo è come vissuto? Come vissuto, il minore Rom, (non parlo di tutti i Minori Rom, ma solo di quelli che gravitano nella prostituzione maschile), è come una matrioska. Voglio dire, che sull’immagine del suo stato di bambino, il suo ambiente ha sovrapposto molte immagini di adulto. E qui, rilevo la prima violenza che subisce il minore Rom del presente tema. Per l’ambiente Rom, (sempre riferendomi a quello in cui si sopravvive per espedienti di vario genere), il suo minore, oltre che bambino, è visto come lo scalino di un reddito, da un lavoro che inizia, molto prima di maturare la fisicità corrispondente alla soggettiva età somatico&storica. Inizia, fra le braccia dei genitori, (o di chi per essi) nel lavoro di questua ai semafori, o per le vie, o per altri modi. Quello di proporsi (o di venir proposto) come strumento sessuale, inizia verso i 12/13 anni. Ne dimostra, però, sui 16. Sul fatto di sembrarlo, (e, quindi, di rassicurare il cliente), succede che ci campano ricattando chi si è fidato della loro parola.

Il minore Rom, non è un bambino: è un uomo piccolo! Negli atti del suo mestiere di prostituto, (ma direi anche in tutto il suo vissuto), il minore Rom nasconde il suo Bambino, anche al punto da fargli perdere la coscienza di esserlo: se mai l’ha avuta, quella coscienza. E, non perché sia un incosciente, ma perché non può permettersi (o non glielo permettono) di essere cosciente. Non tanto i suoi prossimi, non glielo permettono, quanto il sistema di vita in cui si trova. Comunque causata, viviamo come disumanità la perdita della coscienza di una parte di noi, ma, il minore Rom avviato al mestiere di prostituto, è messo in grado di distinguere l’umano dal non umano? Per il minore Rom, è umano il cliente più gentile; quello più generoso; quello che lo tratta da uomo. Non è umano, invece, il cliente scortese, quello violento, il tirchio, quello che lo tratta da cosa.

Chi inizia il minore Rom ad essere trattato, anche da cosa? Il fattore primo è senza dubbio l’alveo di crescita. Ad esempio: la promiscuità di vita. Ad esempio, il fatto che anche il padre, in giovinezza, sia stato un prostituto. Una certa loro, naturalezza sessuale, da istinto pre cognitivo. Può essere strada, anche un diverso, e/o, un alterno senso della sua virilità ! Nella diversa, e/o alterna sessualità, il minore Rom pratica la prostituzione come fosse il gioco, tipico della sua età. Lo smette, quando si sposa: generalmente presto. La riprende, (occasionalmente e non sempre per soldi) dopo la nascita del primo figlio. La nascita del primo figlio, dimostra al gruppo, che l’omosessualità praticata dal Minore Rom è rimasta confinata nella sua giovinezza; dimostra al gruppo, che il gusto di uomo che ha praticato, non ha intaccato il gusto per la donna.  

afinedue

Sogni, Francesco d’Assisi, Abiti.

Una sera di tempo fa, leggo un qualcosa di Francesco d’Assisi. Faccio tardi. Spengo la luce. Inizio gli accomodamenti che favoriscono il sonno. Chiudo gli occhi. Vedo un’immagine un po’ da distante. Si avvicina o mi avvicino: non so. All’interno di una forma grigia che nell’immediato non riconosco, un volto. Scarno. Scuro di capelli. Pupille nere. Lo sguardo, verso più direzioni. L’insieme, dava l’idea di profonda agitazione. Riconosco la forma grigia. E’ un abito da frate. Sarà per il colore, sarà perché niente muove quell’abito, sembra di ferro: una specie di Vergine di Norimberga, direi, per la sofferente prigionia che mi comunicava quella figura. Non era dell’uomo che indossava l’abito. Era dell’abito che indossava l’uomo.

afinedue

Gli angeli sono spiriti.

Gli angeli sono spiriti. Se ne stiano a casa loro! Desideri a parte, Stefanone, il male, sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore è la rivelazione! Allora, quale credibilità possiamo porre negli angeli, come negli spiriti? Nessuna.

Angeli o non angeli che sia, via di fondamento diretto o indiretto delle religioni monoteiste, sono stati degli spiriti.

Se negli spiriti non possiamo porre alcuna credibilità, quale credibilità possiamo porre sul fondamento delle religioni monoteiste?

afinedue

Cari uomini e caro te.

La Donna, cari uomini, è la “costola” che accoglie la vostra vitalità e ne fa una ragione di vita, ma, mentre la vostra vitalità le giunge per la ragione de qualche scorlon, (quando non, per qualche illusion e poi, generalmente, finire lì, la ragione della donna porta avanti la vostra vita, per mesi prima, e per la vita dopo. Nell’ovvia differenza, non può non risultare che la Donna è un animale più complesso dell’animale uomo. Come, complessivamente, amare la donna, oltre ai sempre più calanti quattro scossoni nella vostre parti basse?

In un suo post, R. ha elencato una serie di modi. Non avendo al sua cultura sarò più sintetico: la Donna va amata come amate voi stessi! Non vi amate abbastanza, tanto da saper amare abbastanza? Allora andate a Figa! Male non fa!

Sono certo che vi state dicendo: ma come si permette, sto’ Finocchio di mettere lingua in argomenti che non lo riguardano?! Cari uomini, quando la smetterete di sindacare sul dove l’Omosessualità mette il suo sedere, io la smetterò di sindacare sul dove, (ma, soprattutto, sul come) voi mettete il vostro potere!

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