Sogni, Francesco d’Assisi, Abiti.

Una sera di tempo fa, leggo un qualcosa di Francesco d’Assisi. Faccio tardi. Spengo la luce. Inizio gli accomodamenti che favoriscono il sonno. Chiudo gli occhi. Vedo un’immagine un po’ da distante. Si avvicina o mi avvicino: non so. All’interno di una forma grigia che nell’immediato non riconosco, un volto. Scarno. Scuro di capelli. Pupille nere. Lo sguardo, verso più direzioni. L’insieme, dava l’idea di profonda agitazione. Riconosco la forma grigia. E’ un abito da frate. Sarà per il colore, sarà perché niente muove quell’abito, sembra di ferro: una specie di Vergine di Norimberga, direi, per la sofferente prigionia che mi comunicava quella figura. Non era dell’uomo che indossava l’abito. Era dell’abito che indossava l’uomo.

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