Il Minore Rom, e la prostituzione maschile.

Da “la Repubblica” di oggi, leggo: Violenza su minore, arrestato parroco di 60 anni.”

 

Il giornale non pubblica la foto di quell’uomo, ma, potrebbe essere questa: anagraficamente parlando è maggiore. Prete generalmente stimato, quindi, direi che anche il suo vissuto è Maggiore. Sessualmente parlando, però, si confronta con un Minore. Si può dire, quindi, che anche la sua sessualità è minore. Il perché sia rimasta tale, lo possiamo trovare nell’obbligatoria scelta celibataria. Lo possiamo anche trovare in un arresto dello sviluppo sessuale, precedente a quella scelta. Lo possiamo trovare, nella violenza che compiamo sull’umanità, quando graviamo un’identità, di norme a quella non corrispondenti. Chi conosce più di me, troverà più cause di me.

Il minore Rom, anagraficamente parlando, è un bambino. Legalmente parlando, anche. Lo è come vissuto? Come vissuto, il minore Rom, (non parlo di tutti i Minori Rom, ma solo di quelli che gravitano nella prostituzione maschile), è come una matrioska. Voglio dire, che sull’immagine del suo stato di bambino, il suo ambiente ha sovrapposto molte immagini di adulto. E qui, rilevo la prima violenza che subisce il minore Rom del presente tema. Per l’ambiente Rom, (sempre riferendomi a quello in cui si sopravvive per espedienti di vario genere), il suo minore, oltre che bambino, è visto come lo scalino di un reddito, da un lavoro che inizia, molto prima di maturare la fisicità corrispondente alla soggettiva età somatico&storica. Inizia, fra le braccia dei genitori, (o di chi per essi) nel lavoro di questua ai semafori, o per le vie, o per altri modi. Quello di proporsi (o di venir proposto) come strumento sessuale, inizia verso i 12/13 anni. Ne dimostra, però, sui 16. Sul fatto di sembrarlo, (e, quindi, di rassicurare il cliente), succede che ci campano ricattando chi si è fidato della loro parola.

Il minore Rom, non è un bambino: è un uomo piccolo! Negli atti del suo mestiere di prostituto, (ma direi anche in tutto il suo vissuto), il minore Rom nasconde il suo Bambino, anche al punto da fargli perdere la coscienza di esserlo: se mai l’ha avuta, quella coscienza. E, non perché sia un incosciente, ma perché non può permettersi (o non glielo permettono) di essere cosciente. Non tanto i suoi prossimi, non glielo permettono, quanto il sistema di vita in cui si trova. Comunque causata, viviamo come disumanità la perdita della coscienza di una parte di noi, ma, il minore Rom avviato al mestiere di prostituto, è messo in grado di distinguere l’umano dal non umano? Per il minore Rom, è umano il cliente più gentile; quello più generoso; quello che lo tratta da uomo. Non è umano, invece, il cliente scortese, quello violento, il tirchio, quello che lo tratta da cosa.

Chi inizia il minore Rom ad essere trattato, anche da cosa? Il fattore primo è senza dubbio l’alveo di crescita. Ad esempio: la promiscuità di vita. Ad esempio, il fatto che anche il padre, in giovinezza, sia stato un prostituto. Una certa loro, naturalezza sessuale, da istinto pre cognitivo. Può essere strada, anche un diverso, e/o, un alterno senso della sua virilità ! Nella diversa, e/o alterna sessualità, il minore Rom pratica la prostituzione come fosse il gioco, tipico della sua età. Lo smette, quando si sposa: generalmente presto. La riprende, (occasionalmente e non sempre per soldi) dopo la nascita del primo figlio. La nascita del primo figlio, dimostra al gruppo, che l’omosessualità praticata dal Minore Rom è rimasta confinata nella sua giovinezza; dimostra al gruppo, che il gusto di uomo che ha praticato, non ha intaccato il gusto per la donna.  

afinedue