Amare, è anche un po’ “uccidere”, ed è sempre un po’ “morire”

Il mezzo di bianco che mi permetto nei fine settimana, mi fa scrivere delle robe, ma de che le robe! Sentire un po’ queste. Sono in pizzeria. Di fronte a me un’anziana. In gamba. Di carattere! Chissà perché le donne di carattere si ritrovano spesso con figli Finocchi, (ben che gli vada), o “tossici” che peggio gli vada! Alla mia destra, una coppia con due bellissime bambine. Lui ha l’aria di chi è lì per dovere. Lei, forse perché non ha, o teme, alternative. Le bambine, riempiono i silenzi, (e la loro orfanità di sostanza) giocando con i telefonini! Il tavolo fra i due sposi è largo decine di kilometri.

Guai, a chi, d’ora in poi, mi parlerà male dei telefonini!

Cari Uomini. Care Donne. Perdonate la predica del Finocchio, ma, se non avete ancora capito che amare è un po’ morire, perché è sul vostro amare che la vita pianta il suo futuro, lasciate perdere! Andate a ballare!

afinedue
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Destra? Sinistra? Le due facce di Giano. Straparlo? Forse.

Per Padre, intendo il soggetto principe: quello che trasmette ai figli la sua cultura. Limitandomi al concetto sociale, per Padre, quindi, intendo, comunque espresso, lo Stato. Prevalentemente, la Destra ama lo Stato autoritario. La Sinistra, invece, lo Stato non autoritario. Tuttavia, essendo stesso lo Stato, socialmente parlando, li si può dire figli e fratelli dello stesso Padre. Nella ricerca del carattere del Padre&Stato da amare e da essere amati, e per raggiungere la Sua approvazione, figli e fratelli, però, sono in dissidio fra loro. Chi, ucciderà, chi? E, se, invece, il morto non fosse, dell’una o dell’altra parte, bensì, l’incapacità di porsi reciprocamente in relazione con l’unico padre che in questo caso è lo Stato? Perché? Gelosia fra fratelli? Ricorda niente questa storia?

afinedue

 

Pedalando ed esplorando in via XX Settembre.

Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono, pressoché tutte le africane, e diverse Indiane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli descamisadi: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scuerciadi: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire.

Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni, e tentazioni erotiche che mi comunicano, ma, anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio) mi raccontano altre storie; mi mostrano, dell’altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io lo faccio in bicicletta: a Verona.

[Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nel piacere della forza fisica.]

afinedue

 

Genitori e modelli

Ho la sensazione che il ruolo di genitore sia “morto” da un bel po’. Mi pare sia rimasto solo quello di “nutritore”. Credo “muoia” il genitore, nel momento stesso che l’infante entra nel mondo scolastico, e di conseguenza, sociale suo proprio. I modelli di riferimento? I modelli di riferimento, sono come le bistecche: non ci fanno diventare manzi.

afinedue

 

Ad ognuno il suo papato.

Doveva venire a lavorare un mio nuovo collaboratore: pakistano. Gli dico, allora, domani ci vediamo?! No, domani no, perché devo andar a vedere il papa. Ma, tu sei mussulmano! Che te frega del papa?! Mi risponde: non ho mai visto una cosa del genere! Fede e spettacolo: destino dei resi Idoli. Volenti, o nolenti che sia. A quello che ci raccontano, è successo anche a Cristo. Abbattere idoli non serve a niente. Bisognerebbe abbattere, invece, la voglia di idoli! Ma, cosa ci mettiamo al suo posto? Dovremmo metterci della Ragione: almeno in grano! Il guaio è, che per crescere, quel grano, ci mette secoli! Intanto, ogni Pecora si ricovera nel suo Ovile, ed ogni Bue, nella sua Greppia. 

afinedue

Mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere te stesso.

Quando ho iniziate le ricerche inerenti la mia sessualità mi sono domandato: dove? Come? Con chi? Non avendo risposte, mi sono proposto. Quindi, in quel posto e non in quell’altro. Alla data ora è peggio della successiva? In macchina, o a piedi? O, che sia meglio in bici? E, vestito come? Di così o di cosa? Capelli corti, o capelli lunghi? E avanti co’ la procession! Per anni! Cosa succedeva? Succedeva che se andavo in un posto, la speranza era in un altro! Se andavo alla data ora, forse era venuta prima. Se andavo dopo, forse viene più tardi! Se andavo in macchina, non trovavo niente! Se andavo a piedi, la macchina non ce l’aveva l’altro! Se andavo in bici, oddio, la poveraccia! Se non andavo da nessuna parte, era la che m’aspettava! E avanti co’ la procession! Per anni! Adesso, scusatemi, perché devo avervela già raccontata, ma fa parte della storia!

La notte di Capodanno dell’85 vado in stazione. Un freddo da cani, o meglio, che aveva mandato via, anche i cani! Non c’era nessuuno! No! Sotto un albero, l’ombra di un giovane! Siamo stati “assieme”, (nelle curve e nei burroni compresi) per cinque anni! Un sentimento assoluto. Almeno da parte mia. Da parte sua, eravamo in tre: noi due e l’eroina! Bene! Sareste mai riusciti ad organizzare un party così, partendo dal puro caso, o destino che dir si voglia? Scusatemi la sfiducia, ma ne dubito fortemente! Morale della favola? E’ presto detto: mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere te stesso, quello che in quel dato momento è giusto: che tu lo sappia o no! Al che, a che serve tendere e contendere?! Ad un accidenti! O forse meglio, a procurarci degli accidenti, che forse era meglio se li beccava qualcun altro!

Per l’insieme di questi motivi, le classifiche, proprio non mi prendono! Non mi prendono perché fanno parte di quello che voglio io, ma quello che voglio io, non è detto che lo voglia la vita! Al punto, anche l’effetto collaterale della morale di questa fola è presto detto, cioè: se sono in cima è giusto, se sono in ultima è giusto, e se non ci sono affatto, è altrettanto giusto! Già che ci sono, un’ultima nota: se mi date dello stronzo, mi fate pensare o mi fate ridere! Se mi dite che sono “più bello che pria”, mi preoccupate, perché questo vuol dire che a voi manca qualcosa, dal momento che la trovate presso di me. Quindi, per favore, non datemi preoccupazioni! Adesso la pianto. Sono quasi le nove e devo ancora prepararmi per andare a ballare.

afinedue

La Chiesa rinvia l’addio al limbo!

Ma và?! A mio capire, è limbo, la zona della vita culturale e spirituale in cui si elabora l’informazione; è la zona in cui comanda la volontà di discernere; è zona in cui si entra quando si dubita, e si esce quando si sa. Siccome, ben di rado possiamo dire di sapere definitivamente, (a parte le informazioni generalmente acquisite) direi che usciamo ben di rado da quella zona. Dante, che al proposito ne sa molto più di me, non per niente, mette, ivi sospesi, i saggi. Meglio sarebbe stato, ivi sospendervi gli ignoranti. Meglio avrebbe fatto, mettere i saggi in Paradiso. Tentata di eliminarlo, la Chiesa decide di prendersi un due anni di aspettativa. Ha fatto bene! Un po’ di limbo a ciascuno, non fa male a nessuno! 

afinedue