Alla pace necessita l’uso del punto.

Nella questione del punto che ti ho sottoposto, Gigio, temo di non esser riuscito a farmi capire. O, forse meglio, mi ha inteso la tua ragione, ma non il tuo spirito. Ci riprovo! Ai tempi del fatto Capranica – Giuliani, hanno pubblicato la foto di una mano che stingeva una pistola. Ho pensato alla mano del Capranica, ma non è questo il punto. Alla mia sensibilità, quella mano denunciava lo stato d’animo di chi stringeva l’arma. Vi ho letto due prevalenti emozioni: l’una, il panico, l’altra, la decisione di uccidere. Una sensazione non esclude l’altra. L’immagine può essere interpretata da due punti di vista. Da quella del panico, dice un bisogno di difesa. Da quella della decisione di uccidere, dice un bisogno di offesa. Noi quattro, (ed anche con chi ci si vuole mettere), possiamo star qui a prenderci per il collo,  anche per secoli, ma, non sapremo mai, con assoluta verità, quale delle due emozioni ha schiacciato il grilletto. Credo, neanche lo stesso Capranica, ora lo sappia con chiarezza, da tanto, vuoi la personale situazione, vuoi la cronaca, vuoi lo strumentalizzante casino che ne è venuto fuori, (te lo concedo, anche dalla Sinistra) gli ha mescolato la mente. Senza contare, che ad ogni azione cosciente, sottostanno infinite emozioni non coscienti.

Visto che non ne verremo mai a capo; visto che il fatto continua ad essere usato come mascella d’asino per colpire la controparte, a che e a chi serve quella disgrazia se non ad alimentare dissidi, dal momento che nulla si può dire sapere, ma, al più, solo di credere? Ecco! A mio avviso, in tali frangenti è necessario il punto! Sempre a mio avviso, sento che lo richiede la vita. Sento che lo richiede la pace! Chi sente la vita, ed il suo bisogno di proseguire il suo percorso, capirà le mie parole. Ne sono certo! Diversamente, chi sente la propria vita, ed il suo bisogno di personali conferme, capirà i miei concetti, ma, purtroppo, non sentirà le mie parole. Anche di questo, temo di esserne certo. Per la ricerca della pace interiore, (e anche un po’ per i suoi interessi religiosi la Chiesa parla della necessità di “rimettere i peccati”. Io parlo, invece, della necessità di “rimettere gli errori”. Si scandalizzeranno gli Atei: politici o no, che siano? Passatemi per amor di causa, gli ultimi condimenti della pizza! Nella speranza che non vi risulti un po’ troppo salata,  mando a tutti il mio saluto. Vitaliano. 

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