Ho ricevuto questa lettera da Nat84 (Valentina) La lettera è lunga. Anche la risposta. Anche la vita.

CARO VITALIANO: Ricordi il messaggio che mi lasciasti sul blog del faro dell´adozione? Era la “lettera aperta” a cui non riuscii a risponderti avendo perso la connessione da casa. E´ passata molta acqua sotto i ponti da allora, molte cose mi sono capitate, ma alla tua lettera ci ho pensato spesso. Eccomi qua, a dedicare queste mie “riflessioni” al tuo cuore. Ricordo che mi hai scritto di aver cercato tua madre, che lei ti ha scritto di essere discreto, e poi ti ha detto di sistemarti… Cose assolutamente ingiuste dal mio punto di vista, in quanto non è stata decisa da te la tua nascita né l´evoluzione del vostro rapporto culminato nell´abbandono, per cui “sii discreto” sembra una presa in giro che non sta né in cielo né in terra; sono consapevole del fatto che una madre che lascia il suo bambino o la sua bambina, se giovane e in grado di proseguire autonomamente la sua vita, costruisca una nuova esistenza dopo l´abbandono, non lo trovo neanche sbagliato. Ciò che trovo inammissibile è nascondersi dietro la nuova immagine ripulita di sé e cancellare la vecchia anche nella mente degli altri, se non addirittura celarla per sempre, o almeno, finché non arriviamo noi (forse sarebbe meglio dire ritorniamo).

Come può una madre naturale condividere il letto e la vita con un uomo (o una donna perché se c´è una madre c´è anche un padre naturale, anche se a volte non lo sanno nemmeno di aver messo incinte delle donne, ma questo è ancora un altro caso), sapendo che una creatura sangue del suo sangue si aggira per il mondo portandosi addosso ciò che lei stessa le ha dato? E soprattutto come può nasconderlo, se mette al mondo altri figli? Non le capiterà mai, crescendo questi ultimi da buona e brava genitrice, di pensare a quel figlio mai conosciuto? Posso capire che nell´incontro con i propri parenti biologici ci sia una sorta di imbarazzo, autodifesa, istinto di preservazione di ciò che si ha ecc, perché nonostante si abbia lo stesso gruppo sanguigno, alla fine si è estranei, e per questa ragione non condivido affatto ciò che tua madre biologica ti disse in un secondo momento, ovvero “devi sistemarti”. Non aveva “l´autorità”, in un certo senso, per fare una simile riflessione in quanto era appunto un´intrusione come hai scritto tu, ma ciò riconferma quello che ho scritto io sopra (intrusione = intrusa).

La mamma è colei che si cura della tua crescita e tutela il tuo percorso nel mondo quando da solo non ce la puoi fare, perciò per te la mamma è stata la Cesira, come per me è l´Annamaria (la mia mamma adottiva). Trovo comunque giusto cercare la madre naturale perché è quel pezzo mancante al quale si rinuncia solo per paura. Perdona la mai durezza, onestamente riconosco di essere troppo giovane per trarre conclusioni definitive su questioni così delicate, dopotutto io non sono ancora riuscita a trovare la mia famiglia d´origine ma ci sto provando da molto tempo, per cui non so come mi comporterei una volta di fronte a chi mi ha dato la vita. Le cose le capisci davvero solo quando ti succedono, prima di allora puoi però tentare di entrare in empatia con l´altro e chiederti perché fino a trovare una risposta. Spero comunque di averti dato spunti utili per ulteriori riflessioni, mentre se ho peccato in qualche punto ti prego di farmelo notare e di dirmi ciò che ne pensi. Ti abbraccio e ti chiedo nuovamente scusa, mi è costato molto perdere il contatto giornaliero con te e gli altri amici del blog. Un saluto da Valentina (o Nat84, scegli tu)

CARA VALENTINA:
La tua lettera è sentita, ma, stranamente, non la sento. Non che non sento te, Valentina, ma le tematiche in oggetto. Mi sono distanti, 62 anni fa. Non sono neanche più un ricordo. Un certificato anagrafico, forse! Però, sono ancora vicine a te. Non ho cercato il passato per una qualche paura. Se ce l’avevo, era molto, ma molto recondita. Ho cercato il passato, perché il presente, (al momento della ricerca) mi era sparito con la morte della Cesira. E’ stata una ricerca di radici, più che ricerca di madre. Se paura avevo, era quella del futuro. Tutto da fare. Paura, non tanto del fuori. Paura di quello che avevo dentro: un marasma d’emozioni. Adesso risolte. Sia pure, non dette e pensate bene come te, ma anch’io, all’epoca, ho tratto le tue stesse conclusioni. Battevo miseria, a quell’epoca. Non di certo come quella di quella donna: all’epoca, non ancora mia prima culla. La sua, era ben peggiore. Erano tempi di guerra, vero, mica banane! Ebbene, è stato il pensare alla sua misera, che mi ha impedito il giudizio! Che altro poteva fare sta’ donna? Poteva fare anche di peggio, volendolo. Ad esempio: darmi ai maiali. O buttarmi su un campo! Allora, vittima più, o vittima meno, che importanza poteva avere! Invece, ha scelto l’Istituzione degli Esposti. Allora si chiamavano così, quegli orfanotrofi.

Non credo gli sia stato facile, a quei tempi, essere una donna non sposata, ma col grembo pieno! Poi, si è sistemata! Immagina, cosa non deve aver negato a sé stessa, per sistemarsi! Si può aggiungere condanna a condanna? L’ha già fatto Maramaldo: tanto mi basta per non seguirne l’esempio. Capisco anche la sua ritrosia nel ritrovarsi sto’ po po’ di figlio fra dimenticati piedi: non siamo tutti poeti, e neanche santi! All’epoca, non mi aveva offeso la sua cautela; e, neanche all’epoca ero fra gli errori che all’improvviso si mettono a gridare mamma ad una sconosciuta, conosciuta solo per via della “voce del sangue”?

Che sarà mai sta voce del sangue? Di tale voce ai miei anni di allora, ne parlavano i giornali di cronaca: tipo Novella 2000, o simili. Mi sa, che mi sono perso parecchie annate di quegli articoli! Leggo che stai cercando le tue origini. In qualche modo mi auguro che non lo sappia la tua AnnaMaria, ma, se lo sa, sono certo che ti capisce. Mi direi anche certo, che quel capire la ferisce! Stammi bene, Valentina. Guarda avanti! Ciao.

CARO VITALIANO
AnnaMaria lo sa, lo sa da sempre, lei stessa mi ha detto di farlo… suo padre, il mio “mentore”, era figlio di un “n.r.”, abbandonato in periodo di guerra e di fame. Questo mio bis-nonno ha sofferto tutta la vita la mancanza di radici, ha messo al mondo sette figli per poter dire di avere una famiglia; mio nonno e i suoi fratelli hanno vissuto da vicino questo dolore, mia madre anche avendolo conosciuto. La mia Annamaria mi dice sempre che non siamo così diverse, ma lo so che ne soffre, comunque é un dolore inevitabile da entrambe le parti; molti cercano di nascosto, altri cercano dopo la morte dei genitori adottivi, altri decidono di non cercare affatto. Io ho scelto la mia strada per motivi che non starò qui a spiegare, ma so di non essere l’unica. Ti dirò però che proprio per la sofferenza dei miei adottivi e in particolare della mia Annamaria avevo addirittura deciso di rinunciare. Ho aspettato 16 anni prima di dire “vado a cercare chi sono”, perché mia madre un bel giorno é venuta da me e mi ha detto “andiamo”.

Prima di quel suo “si”, ho elaborato nel silenzio i miei pensieri, le mie delusioni e sopra ogni cosa la violenza… quando é successo avevo dieci anni, e la convinzione che nonostante fossi stata adottata ero pur sempre una bambina. Pur sempre un essere umano. Purtroppo non é andata così. Devo sapere chi sono per sapere se c’era un’alternativa peggiore a questo, se c’é miseria voglio affondarci lo sguardo dentro finché posso, se c’è abbondanza e ipocrisia melensa invece vorrà dire che sono destinata a sopravvivere a qualsiasi cosa, anche a questo… e forse allora apprezzerò un po’ di più me stessa e le cose che ho fatto. Amare significa anche soffrire, sebbene a volte “la sofferenza” ti viene inflitta e in lei, ti assicuro, non c’é ombra d’amore.

So che alcuni non condividono ciò che faccio, ma non posso fermarmi perché rifiutata o contestata. Sono ciò che sono, e i “no” non mi hanno mai spaventata. Finché sarò in grado di battermi per ciò in cui credo, continuerò ad andare avanti; finché potrò aiutare chi amo e chi ne ha bisogno lo farò. Faccio il possibile per essere una persona “utile”, poiché sono viva, perciò responsabile di me stessa e di coloro che amo. E poiché amo, automaticamente sono responsabile di coloro che mi chiedono una mano o che decidono d’ intraprendere un tratto del cammino con me. Sarei un’ipocrita se vivessi indifferente la mia vita e curassi soltanto i miei propri interessi senza dare uno sguardo agli altri. Io vengo dal nulla, conosco l’angoscia che deriva dal non avere mezzi a sufficienza per realizzare desideri e aspirazioni, vivo in una realtà difficile, ho conosciuto un certo aspetto della vita quando non ero ancora pronta ad incontrarlo (questo se vuoi te lo chiarirò privatamente), perciò ho il dovere di rendermi disponibile a quanti hanno vissuto le stesse cose per fare qualcosa – qualsiasi cosa. Non sono nessuno, ma posso dare voce a chi non riesce a parlare, perché persone così ci sono purtroppo, lo sono stata io stessa per anni, ma é tempo di cambiare. Qualcuno deve pur iniziare. Che cambia se lo faccio io? Dopotutto non ho nulla da perdere. Grazie per avermi risposto, la tua opinione mi sta a cuore e spero questo mio commento non ti annoierà, mi sono un po’ dilungata. Saluti cari.

CARA VALENTINA
Dilungata?! Proprio per niente! Ti ho letto in un attimo, e sentito in ogni riga! La tua lettera ha solo bisogno di silenzio, non di commenti. Per cui, pesantissima faticaccia, tacerò! Ti chiedo solo la licenza per un unico rilievo. Dove dici: “Amare significa anche soffrire”. No, mia cara. Amare non significa soffrire. Al più, tollerare per amore! Ti stringo! Non aggiungo al cuore per non far la rima! Ciao! 


ondaperfetta –
 …”tollerare per amore”, è molto vero. Il tema adozione lo sento molto. Ho appreso tanto da questo scambio di lettere, e soprattutto di “sentimenti” in merito al vostro vissuto. Ho spesso pensato ai link che scattano in certe situazioni, la visione delle cose era solo in bozza, dopo aver letto qui, la bozza ha preso forma. Sei una bella persona. Ti ringrazio. Ciao, Onda


perdamasco
– Felice di esserti stato, da riva.


brujita
– Salve, anche io sto cercando le mie origini biologiche e so cosa voglia dire. In Italia bisogna cambiare la legge che impedisce di accedere ai nostri dati se non siamo stati riconosciuti alla nascita. Per cui oltre la sofferenza inconscia che ci si porta dietro tutta la vita dentro al cuore per l’esperienza traumatica vissuta in tenera età (ricordiamocelo questo, dietro ogni adozione c’è prima un abbandono!) si aggiunge pure il senso di ingiustizia per l’ostracismo burocratico di uno stato che ci nega le risposte che fanno parte della nostra vita, della nostra persona. Ci impone un vuoto eterno ed è un grave affronto ai diritti umani e alla dignità dell’individuo.

Mi sono informata tanto sulla giurisprudenza, sulla psicologia, sulla storia sociale e ho capito molte cose. Se volete, venite a visitare il mio blog. E’ UN BLOG in cui tra il serio e il faceto, affronto questo tema ed è giusto parlarne, uscire dai nostri gusci, perché la società tutta deve sapere cosa provano gli adottati adulti e come sia naturale ricercare ad un certo punto della vita, la sua origine. Ciò non entra in conflitto con la famiglia (adottiva), non è un affronto, non è assolutamente un gesto di “irriconoscenza” come qualche ottuso si ostina a pensare, senza nemmeno immaginare di cosa si tratti. E’ un istinto disperato e primordiale che grida per mettere a posto quel tassello e ripartire più’ consapevoli dalla propria identità completa, meglio una brutta verità che una vita di mistero e domande irrisolte su qualcosa che intimamente ci appartiene e che nessun pezzo di carta può cambiare: il nostro dna. IO SONO NATA A ROMA IL 9 SETTEMBRE DEL 1974… Ciao

perdamasco – Carissima dall’impronunciabile nome: bello il tuo blog. Se è vero che la ricerca delle bellezza è ricerca della verità, direi che un genitore l’hai già trovato! Come sai, ho 62 anni, e molto sta restando indietro. Fra questi, la mia orfanità e relativi traumi, che ha dirla tutta, non ho mai sentito più di tanto, se non quando mi è mancata la madre adottiva. Ero a militare, all’epoca. Prima della sua mancanza non avevo mai sentito un grosso bisogno di cercare le mie origini, se non una volta, per mera curiosità. Andai al Comune di Padova, ricordo. Chiesi l’atto di nascita originale. In quello mi si diceva che era immigrato da Palermo: evidentemente, fatto accaduto in età da pre memoria, dal momento che non mi risultava nulla del genere. Lo dissi all’impiegato. Fortemente imbarazzato, a brani e pressoché bofonchiando, l’impiegato mi disse che era la formula usata dall’anagrafe di Padova per identificare gli N.N. senza far capire di esserlo all’eventuale N.N. Fatto sta che cancellò tutto quanto, ed io non ci pensai più. Risalii alle mie origini, perché, con la morte di mia madre, mi sentii orfano del passato: del mio passato. Fui motivato, dunque, non tanto da una ricerca di madre ma da una ricerca di storia. Conosciuta la quale, non mi interessò più, neanche chi, biologicamente, l’originò. Fine del problema. Capisco, che non sia finito per te. Essendo finito per me, però, non vedo dove potrei esserti ulteriormente utile, tuttavia, sai dove trovarmi. Ciao.

brujita09
– Ciao, grazie mille per la risposta che vedo solo ora, mannaggia. Per scrivere nel mio blog basta che crei un profilo su Libero, non necessariamente un blog pure là. Io ti aspetto e vorrei che commentassi. Sei molto più grande di me e hai passato questa esperienza, sai cosa voglia dire, ma a prescindere dalle storie personali, mia, tua e di altri, per me il punto è un altro, la ricerca interiore che sfocia nella necessità di conoscere le proprie radici si interseca inevitabilmente con i diritti umani e con la burocrazia italiana e si ferma davanti all’ostracismo di impiegati bofonchianti, balle, cancellature. E’ questo che bisogna combattere. Io non cerco l’affetto di una madre, io cerco risposte alla mia origine sul pianeta terra, nessuno deve essere figlio di nessuno, nessuno deve vivere con dei fantasmi e non conoscere i nomi e i volti dei fratelli, dei genitori, la sua origine geografica, i motivi per cui è stato adottato e prima lasciato. Non sei d’accordo? Ti aspetto e ti riscrivo meglio al più presto, ora è davvero tardissimo e devo andare a dormire, anche se per poco! CIAO! ps. BRUJITA vuol dire STREGHETTA in spagnolo, chiamami pure PAOLA

perdamasco – Cara Paola: per via del più alto, è possibile, ma per via del più grande di te, è tutto da vedesi. Ammesso che il problema, (o i problemi) inerenti la crescita dell’adottato sia un lutto, ( lo è anche la morte di un’idea ) l’ho superato da un bel pezzo. Tuttavia, capisco il senso della tua ricerca, ma per quanto detto prima, non le sento più. Non sentendole più, non mi sento neanche mosso dalle motivazioni (pur condividendole) che agiscono te. Mi trovi, pertanto, come un soldato, che pur capendo il senso della guerra, non sente il senso della tua battaglia. O, per altra immagine, come il soldato, che, avendo terminato la sua guerra, ora, vuole la sua pace. Il mio pensiero potrà anche sembrarti egoistico. Da qualche parte forse lo è, ma, direi, nel senso di ego confermato. E’ ben vero che altri non lo sono, ma per quelli, ci sei tu. La mia odierna strada, mi porta a provvedere (naturalmente, per quanto so e posso) per quelli che sono orfani di principi, se non di vita propria. Mi porta, quindi, a farli ritrovare un padre culturale e/ spirituale, vuoi interno, o vuoi esterno a loro. Sempre di orfani si tratta, è vero! Allora, io commenterò da te, e tu commenterai da me. Qualcosa ne verrà. Ciao, Vitaliano.

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