Come la ragione non basta a fermare la fame dello stomaco, così la parola non basta a fermare la fame del cuore.

Fra parola e ragione, non sempre, il verbo amare, è corrispondente. Così, può capitarmi che il cuore debba confortare la ragione, o che la ragione debba confortare il cuore. Per tali conforti, però, è come se vivessi in una costante fase di lutto. In genere, insufficientemente curata dalla mediazione, (nei casi riusciti) o dal compromesso, nel sofferente sino a termine. Mi si dirà: così va il mondo, cara Marchesa!
So bene, come procede il mondo. Far adeguare gli amici al mio senso dell’amicizia, è pretesa; è condizionare oltre misura, (può succedere) il sentimento altrui! Tutto voglio, fuorchè questo! D’altra parte, anche il condizionare i miei sentimenti alle aspettative altrui, è erroneo adeguamento. Lo è, tanto quanto alimenta la fase del lutto che dicevo prima. Come venirne a capo?! Vedo un solo modo: amare la vita negli amici, non, la vita degli amici. Quest’amore non ha bisogno di liste. Al più, di Felicitas.

E’ certamente difficile mantenere l’equilibrio sentimentale fra il nostro mondo ed il mondo. Il più delle volte, ciò che lo rovina, non è tanto l’amico/a, ma uno snaturante senso del “possesso – gelosia” dell’amico o dell’amica, quando non una pretesa posizione da primo banco, nella valutazione che l’amico, o l’amica, ha nell’elencazione dei suoi preferiti sentimenti. Non ti risulti un’accusa, e se mai lo è, in primo la faccio a me stesso.

L’aria di un’opera dice: “la Donna è mobile qual piuma al vento…”
Bèh! L’amicizia, come d’altra parte il fratello maggiore, che è l’amore, lo è molto di più. E, non per leggerezza, o noncuranza, o quanto d’altro in enza o in anza, ma proprio perché la vita, (e così le realazioni) non hanno, e ne possono avere un valore fisso, se non fissando la vita e le relazioni. Al che, non di amicizia o di amore si dovrebbe parlare ma di una loro patologia. I valori sentimentali, (così come chi li porta) sono sempre il frutto di una prevalenza di risultati.

Se un’analisi di un rapporto ti da un prevalente risultato di sofferenza, allora, è chiaro, che pur essendoci “dell’amicizia”, non è sufficiente. Al che, due sono i casi, o si retrocede quell’amicizia a più basse priorità, o a si chiude per mancata corrispondenza. Trovare l’amicizia verso sé stessi è fondamentale. Tale ritrovamento, però, è preferibile non arroccarlo in cima alla vetta dell’Io. Non possiamo dipendere solo da noi stessi, ed i libri, (pur ottimi sostituti d’amicizia per la virtù di far pulsare il cuore) hanno il “difetto” di non far pulsare anche le vene.

Solo la felicitas, lo può.

afinedue

Amare, è anche lasciar andare.

C’è del vero in quello che dici, ma non sempre il nostro vero è aiuto sufficiente. Ci sono casi, (indubbiamente estremi) che sono oltre ogni possibilità di aiuto che non sia il mantenimento vegetativo. Aiutarli a vivere? Mi pare ovvio, ma, è altrettanto ovvio, quando un vivere avviene per mezzo di un corpo, tranciato da ogni emozione, ed è, quindi, ridotto ad un mero respirare, mangiare e defecare? Ecco! In quei casi, ad ogni “Welbi” il suo passo, perché, a mio avviso, amare, è anche lasciare, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

afinedue

 

L’importante è essere dotati.

Quando mi hanno chiesto quanto ne hai ho risposto, così:

se non mi ami, e non mi desideri, solo per pisciare;

se mi ami e mi desideri, un metro e 87;

se ti desidero, è lungo tanto quanto lo è il mio desiderio;

se mi desideri, è potente, tanto quanto lo è il tuo desiderio.

Convertita al senso della sessualità femminile, la morale della favola, allora, è presto detta: nessun cazzo briga, se non è dotata anche la ….

afinedue

Passione: storia, tempi, percentuali.

Suonano. E’ quasi l’una. E’ l’Indianino. E’ la quinta volta che viene a reclamare il suo piacere. Nel reclamare il mio presso di lui, ho meno pretese. Non per questo non le desidererei. Capisco, però, le infinite differenze che ci sono in una differenza, quindi, accantono. Ciò che è quasi pacifico per la mia ragione, non lo è, però, per la mia emozione. Sicché, mi ritrovo a dirgli di non rompere le palle. Non per questo, riesco a zittirla completamente. Nel primo incontro, ho esclamato 13! Nel secondo, sia pure sorridendo, 11. Nel terzo, a sorriso quasi piatto, ha detto: 9. Nell’ultimo incontro è arrivata a contare non oltre il 6 +. Ricordo ben altre storie. Infrastrutturate, però, da ben altra storia. Dal che si può dire, che è la storia, che regge per sempre le storie che ci racconta la passione. Amiamo per sempre, allora, tanto quanto sappiamo costruirci una storia per sempre. In assenza di questa costruzione, però, non per questo dobbiamo disdegnare i racconti brevi. Li rintracceremo, nel romanzo che verrà.

afinedue

Le storie, no.

Quando ho iniziato a vivere la mia storia sessuale, non c’era piattola nel giro di chilometri che io non prendessi. Succedeva anche con gli uomini_piattola. Destini. Rimorchio un soggetto. Amante di rara nullità, culturalmente insulso, scolasticamente infantile, balengo, ma, bellissimo. A me non piacciono i belli. Quello però, era di una bellezza che direi mobile, come mobile è la donna non precotta. Accudiva cavalli in un Circo arrivato a Verona. Dormiva, molto probabilmente, sulla stessa paglia. Non so come conosce una rossetta. Non bella ma graziosa, simpatica, determinante. La conosco anch’io. Viene a casa mia. Resto anche fuori di casa mia, per permettere a loro di stare assieme. Al ragazzo faccio tagliare i capelli in un modo che a me pareva più adatto al suo viso. La piccola ne è entusiasta. Per tutto il pomeriggio, la sento esclamare: Dio, che bel, dio che bel, dio che bel! Il padre si oppone violentemente. E’ di pelo rosso anche lui. Vado a casa di quell’uomo. Sostengo le ragioni dei due piccoli. Immaginatevi la scena! Il Finocchio che non si sa da che parte salti fuori, va a dire a quel padre, (caratteraccio!) che la sua unica figlia sta bene con un ragazzo che non si sa da che parte sia saltato fuori. Dove avevo la testa, lo sa solo el Signor! Il ragazzo prende la sua strada con la sua piccola. Si sono sposati. E’ rimasta incinta. L’ho rivista con una carrozzina. Non so più nulla. Anni dopo, mi arriva una cartolina del ragazzo. C’è scritto: nonostante tutto sei un mio amico. E’ vero che ho preso le piattole, e pure i pidocchi, da quell’amante, ma, le piattole e i pidocchi passano.

Le storie, no.

afinedue

Può il linguaggio della poesia essere portatore di una carica universale e non contestualizzata?

Direi che lo è sempre stato. Avevo letto, da qualche parte (concordando), che poesia&profezia. Vuoi perché un poeta reca nuova parola, (nel senso di nuove emozioni) vuoi perché reca nuovo verbo: nel senso di ambasciare nuovi principi. Naturalmente, (almeno a mio avviso) Poesia è massima Dea: ma non sempre è massima “messa”, e messe, quella che un poeta eleva, (quando non trascina) lungo gli scalini dove, alla fine, siede la Musa. Ma, pare, che anche la Poesia si sia democratizzata, per non dire desacralizzata. Infatti, oggi ci accoglie, anche senza chiedere particolari studi, o titoli. Purché, gli si dimostri che il suo credente sa vedere più avanti, o sa vedere più dentro. Non per questo, non riserva il suo alloro, anche a quelli che dicono Parnaso, la punta del loro naso. 

afinedue

Complici un paio di 45°, ieri sera la Patty afferma: omosessuali si nasce.

In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece, lo si diventa. E adesso, ti dico come. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire.

Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà, sano se volente, malato se nolente.

Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale, che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati, che, solo i coglioni crescono comunque. 

Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé.

Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale.

Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie.

Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità, circa la propria identità sessuale.

Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

afinedue

Ricerca delle proprie origini. Lettera aperta a Nat84

Ero a militare, quando mi è mancata mia madre adottiva, ma, non solo una Madre, mi è mancata, in quel momento. Mi è mancato, un passato. Avevo mancante, il presente. Mi mancava del tutto, il futuro. Così, sono andato alla ricerca delle mie origini! Correva l’anno, 65/66, non ricordo. Gira che ti rigira, rompi che ti strarompi, sono riuscito a trovarle. Della madre naturale, in primo, il paese. Dalle parti di Portogruaro. Vado in Canonica, chiedo di… Il prete dice: famiglia numerosa. Grande povertà. Mi raccomanda cautela. Mi indica una strada verso i campi. Vado verso i campi. Chiedo ad una donna che trafficava nel suo orto, dove, la casa dei… Mi guarda, come se sapesse già tutto. Mi dice: è quella! Vedo, in distanza, fra maree di granoturco ancora verde, una casa, ancora senza malta, e senza colore. Puri mattoni. Mi manca il cuore. Torno indietro, ma, non mi bastava.

Cerca e che ti ricerca, rompi e strarompi, non ti trovo l’ultimo indirizzo di quella donna! Scrivo. Mi scrive. Mi dice: ti raccomando, adesso sono sistemata. Se vieni qui, discrezione! (Non ricordo le parole precise, ma questo il senso!) Non gliene imputo colpa. Forse aveva letto su Novella2000, che “la voce del sangue” fa gridare – mamma!!! – in tutte le piazze! Almeno nel mio caso, sbagliato! Quando m’ha detto: adesso ti devi sistemare, (ecc, ecc.), ho fermato il rapporto. Anzi, l’ho chiuso! Solo da mia Madre, (la Cesira), avrei potuto accettare quel genere di intrusione nelle mie scelte, non, da un’altra madre. Giusto per dirne solamente una, della Cesira, tornando dal giorno della mia prima comunione a Padova, si è fatta 30 km a piedi, per tornare al paese. Ha detto: ho perso il treno. Sospetto, invece, che avesse terminato i soldi, con le 6 paste, (dico 6 paste), che aveva potuto portarmi. Ecco! Io non so cosa sia l’adozione.

Per certi versi, non sono mai stato orfano!

afinedue

Maggiordomi, Girapiatti e Commenti.

Ai tempi del crollo della diga del Vaiont, (nel 68, se ricordo bene) ero a Padova. Fatti i conti, avevo 24 anni. Lavoravo come cameriere privato in casa Morassuti – Bergolo. I Bergolo, sono imparentati con Casa Savoia. Giusto per dirvi l’ambiente. Fra i miei compiti, quello di servire a tavola. Quando si serve a tavola, già saprete che si toglie da destra il piatto precedente, e nel contempo si porge da sinistra quello che segue. Il tutto, come se i piatti scivolassero su cuscini d’aria! Il cambio doveva essere di movimento nobile, come, aristocratici, erano quelli che servivo.

Dato il periodo festivo, un ricordo collegato. La sera di Natale in Casa Morassuti – Bergolo, una cameriera ed io abbiamo servito una trentina di ospiti: senza un errore nel porgere e togliere non mi ricordo più quanti servizi, ci confermò soddisfatta, la Padrona di casa. Quindi, per essere dei buoni camerieri da tavola, oltre che capaci, occorreva essere di armonico movimento. La stessa armonica capacità di movimenti (musicali) non può non averla chi si reputa un ottimo Girapiatti da Discoteca. Infatti, se fra il togliere ed il mettere, un Girapiatti è di scelte e movenze disarmoniche, come minimo vuota la pista e non si sa i vaffanculo che si prende! Stessa armonia fra il togliere ed il mettere, (in questo caso argomenti, o riflessioni) dovrebbe avere anche chi commenta i Post. Se non c’è l’ha, o non impara, non si meravigli se viene rifiutato. Chi ha orecchie, intenda!

Bortocal
Guarda che la diga del Vajont è del 1963 – me lo ricordo perchè ci scrissi una “poesia” (orrenda) e avevo 15 anni. Di conseguenza facevi il cameriere in quella casa molto prima di quanto tu pensassi e molto più giovane. Peccato che non ti ricordi le reazioni alla notizia.


perdamasco
[Membro] Mi pareva di averti già detto che la mia cronologia è un groviera, e questo lo conferma. Quindi, avevo 19 anni! Sì, hai ragione. Non è che ero al massimo della vita culturale a 19 anni. Anzi, (ma non lo dire in giro!) molto più in basso. Pensa che una volta la Contessa mi dice di portare del riso in soffitta, però, non mi dice dove metterlo. Vado. Salgo. Un giro de bauli e de scatole che no te digo! Vicino a me, una. Ci metto dentro il riso! Tempo dopo la Contessa mi chiede che cazzo ho fatto! Non quella la domanda, ma quello il tono. Donna dinamica, la Contessa – figlia! Una di quelle “coi maroni” Mi porta in soffitta e mi fa vedere che l’avevo messo dove c’era della naftalina! Che cacchio ne sapevo di naftalina! A casa mia non c’erano tarme! Se non per altro perché c’era ben poco da mangiare! Se non altro perché arrivavo prima io al quel poco che c’era nella credenza! Fatto sta, che cotto il riso, manco l’ombra dell’odore di nafatalina! Grandi sorrisi della Figlia, sia a me che hai 20 chili di “figliol prodigo”.

Tempesta in casa, un giorno! A pezzi ed a sprazzi sento che è caduta una diga in un posto chiamato Vaiont. C’era tutto quel che occorreva per sapere in quella casa, ma, non nella cameretta nei pressi della soffitta! Partono per sto’ Vaiont. In casa cera anche una bambinaia. Giovane. Graziosissima. Austriaca. Bionda. Parlava benissimo l’italiano. Se ci penso la vedo ancora. Si chiamava Doroty. Casa libera, nessun controllo sul nostro stile. Allegria! Passiamo la serata nel salotto padronale davanti la Tv; ed è venuta fuori tutta la nostra giovinezza. La nostra voglia di ridere. Non altro. Solo na’ serata de puro boresso! Non sapevo neanche cos’era, “altro”. Verso l’una, sentiamo passi di rientro. Dall’ingresso, la contessa chiede: siete qui?! Sai cosa gli ho risposto? Cucu!!! Rientravano da dopo aver girato non si sa quanti cadaveri! Dio! Che ne sapevo di cadaveri! Di morte! Di disperazione! Non sapevo niente! Se mi volto indietro e guardo, mi vedo all’interno di una bolla, o forse meglio, all’interno di uno scafandro perché nessuna acqua mi toccava.

afinedue

E poi dicono che invecchiando si diventa più saggi!

Ero al bar con un amico. Finite le ciaccole ci siamo detti: che ci facciamo, qua?! E sono andato a ballare anche stasera. Solo per un attimo ho pensato ai soldi! Vaffanculo i soldi! E poi dicono che invecchiando si diventa più saggi! Non è mica vero! Non nel mio caso, almeno!

separabiancaSono andato al Tramp: dalle parti di Brescia. Non ci andavo da qualche anno. Arredamento da cassetta de pomi. Gente naturale, e quindi, bella. La musica, così, così! Ma bisogna accontentare anche l’acqua, non solo la classe! In sala, un fumo che non ve digo. Molti, i toraci scoperti. Non palestrati. Rari, quelli che segnavano la condizione omosessuale. Occhio, donne! La vita sta ampliando le figure sessuali. Potreste non essere più, le sole guardiane del focolare. Vicino agli alari, potrebbe starci anche un guardiano. 

Siamo arrivati verso l’una. Il tempo di bere una birra in compagnia, e poi, in pista! Sul cubo: due ragazzi mimano i gesti del sesso: penosi! Nessuno ci bada più di tanto. Neanch’io. Ci vuole fede anche per fare sesso. Ed io, credo di essere arrivato alla frutta. Così, certe immagini non prendono le mie fantasie come una volta. Godo della vitalità che mi comunicano, è vero, ma, non mi tocca più, la vita che sono. Potrebbero essere di plastica. Ho lasciato la pista solo per fumare tre mezze sigarette. Definitivamente, verso le quattro e mezza. In pista mi stringono la mano. Ballando, le avevo alzate. E’ stato un ragazzo. Sui venticinque anni. Grazioso. Mi ha sorriso e se n’è andato. Era dai tempi del MazooM, che non mi succedeva analogo fatto! Non era una Checca, il ragazzo. Le Checche non hanno di queste naturalezze. Tanto più, se confermano un piacere ricevuto da un border line per età.

Quando andavo al Carnaby, (anche lì, ballando sino a chiusura) non c’era volta che il girapiatti non dicesse a me, e agli amici rimasti al ballo: eilà! Niente erotismo! Altri tempi. E’ vero. Ballo in modo che lo può suggerire, ma, non sono io l’erotico. La musica, lo è. Io, non faccio altro che seguirla. Non me ne rendo conto. Come non mi rendo conto di essere umoristico quando scrivo certe lettere. Sono quasi le sei. Ieri, quasi le sei e trenta, e stamattina alzata verso le nove, a causa di un cretino che cammina con le scarpe in casa! Ora, vado a letto. Sono da flebo. Un saluto a Luisa. Anche lei tiratardi.

afinedue

Chissà dov’è il cuore che cerco.

Avevo del fango da riossigenare, così, sono andato al “Romeo”. Ho trovato le solite trippe. Passo al bar. Bevo un corretto con un 45, e poi vado. Arrivo. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Sarei tornato indietro. La musica è la solita diastole e sistole, ma, per chi viaggia in bicicletta, non c’è molta scelta. Data l’anteprima, la gente è poca. Sul banco di mescita, un gira piatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto al varco, un’emozione non stantia, e mi butto. Sono in ciabatte. Vedo commenti di Culandre scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da tutt’altra parte.

Un Siri Lanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubbriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente cori. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Sono fuori mercato: tanghero mercato!

Vedo conflitti fra manze. Segnur: Ti ringrazio di aver i miei anni! Di essere così fuori da tutte le tentazioni, da poter essere me stesso. Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla mia carolina, ed ancora zigzando un po’, vado a casa. Le foglie sui viali sembrano vomito vecchio. Schifati, le toglieranno altri pensieri. Arrivo. “Casa, dolce casa”, mai fu così vera. Mi sbaffo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone che era pronto prima di uscire. Non ho voglia di metterlo via. “Domani, è un altro giorno!”

afinedue