Chissà dov’è il cuore che cerco.

Avevo del fango da riossigenare, così, sono andato al “Romeo”. Ho trovato le solite trippe. Passo al bar. Bevo un corretto con un 45, e poi vado. Arrivo. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Sarei tornato indietro. La musica è la solita diastole e sistole, ma, per chi viaggia in bicicletta, non c’è molta scelta. Data l’anteprima, la gente è poca. Sul banco di mescita, un gira piatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto al varco, un’emozione non stantia, e mi butto. Sono in ciabatte. Vedo commenti di Culandre scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da tutt’altra parte.

Un Siri Lanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubbriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente cori. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Sono fuori mercato: tanghero mercato!

Vedo conflitti fra manze. Segnur: Ti ringrazio di aver i miei anni! Di essere così fuori da tutte le tentazioni, da poter essere me stesso. Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla mia carolina, ed ancora zigzando un po’, vado a casa. Le foglie sui viali sembrano vomito vecchio. Schifati, le toglieranno altri pensieri. Arrivo. “Casa, dolce casa”, mai fu così vera. Mi sbaffo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone che era pronto prima di uscire. Non ho voglia di metterlo via. “Domani, è un altro giorno!”

afinedue