Capitali e Guardiani.

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Quando ho visto questa foto nelle pagine di un altro Blogger, (mi pare) ho considerato quello che non si può non considerare, eppure è rimasta nella mia mente come un’insoluta questione. Girovagando per siti, fatalità, me la sono ritrovata davanti. Ne concludo, quindi, che devo rispondere alle questioni che l’immagine mi pone. Innanzi tutto, mi domando è vera, o, è un’immagine a tema? Nulla prova, infatti, che il passante sia collegato alla donna. Questo non muta il tema che il fotografo voleva sostenere, ma è un discutibile fuori tema! Lascia immaginare, infatti, uno sfruttamento che, da parte dell’uomo, potrebbe non essere. Il che, deforma l’informazione, e la nostra lettura del fatto.

Ammesso ma non concesso lo sfruttamento della fatica di quella donna da parte di quell’uomo, (marito, fratello, amante, non si sa) vediamo altre ipotesi. L’ambientazione, è da paese dell’Est. In quei paesi, è tutt’ora corrente una psicologia ed una cultura, feudali nei rapporti fra persone. Per feudale, intendo dire che si basano, non sulla forza del sapere, ma sul potere della forza: la si intenda nel senso più ampio del termine, non solamente quella fisica. Ammesso ma non concesso che vi sia relazione fra quelle due figure, si può pensare maggiore la forza fisica dell’uomo, e quindi, la sottomissione della donna. Ma, è proprio così? Può essere. Può anche essere, però, che vi sia una spartizione di ruoli. Tu, donna, porti il mio carico di marito, (fratello, amante, o ecc.) e della mia legna, ed io, uomo, ti difendo da chi può volerti sua proprietà, e può volere la mia legna.
Non per insensibilità, o per maschiaccia indifferenza, allora, quell’uomo si permette di fumar la sigaretta mentre la donna è piegata sotto la fatica, ma perché, vi è un ruolo in atto, (quello della donna) e l’altro, (quello dell’uomo) in possibilità. Sotto questo aspetto, allora, l’immagine dice che la cultura espressa dalle due figure è equa. Certamente non lo è per noi, ma, se vista con i nostri occhi, diventa motivo di una squalificazione umana che può giungere a motivare del razzismo, quanto, se c’è, ad aumentarlo. Sto brigando con le mie ipotesi, appunto per togliere dalle spalle di quell’uomo un peso di tale fatta. E, già che ci sono, anche dai nostri pensieri. E’ ben vero che non posso fare nulla per togliere quello dalle spalle della donna, ne come legna, ne come carichi della sua condizione. Ed è anche vero, che posso quello che posso. 

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Bortocal – caro perdama, dalle montagne sopra Addis Ababa, dai 3.300 metri fino ai 2.700 della città, ho visto scendere schiere infinite di donne, ragazze e bambine cariche fino all’inverosimile di tronchi o di canne strappati alla foresta: i km da fare erano circa 12 e non ho mai visto un uomo: al massimo qualche capraro che accompagnava le sue bestie, senza pesi. Gli uomini che aspettavano quelle femmine in fondo, alle prime case di fango della metropoli di 5 milioni di abitanti, pagavano per ogni carico l’equivalente di 200 lire. Temo che non si possa togliere dalle spalle degli uomini un bel niente.

perdamasco – Tentavo solamente di togliere dei motivi per non caricare di razzismo un tipo d’umanità. Se ho capito bene il tuo pensiero, dici, invece, che ognuno ha il disprezzo che si merita?

Bortocal – No, non mi pare che il senso volesse essere questo. Però l’idea che anche chi opprime meriti una piena cordialità non fa per me. E’ vero che ogni oppressore è anche vittima, e persino le vittime sono anche vittime (oltre che opprimere certamente qualcun altro da qualche altra parte), ma ci sarâ bene alla fine una distinzione anche provvisoria tra quello che è giusto fare in certe circostanze, o no? E l’energia che dedichiamo a trovare le ragioni dei forti, non sarebbero meglio spese a insegnare la loro forza ai deboli?

perdamasco – “e l’energia che dedichiamo a trovare le ragioni dei forti, non sarebbero meglio spese a insegnare la loro forza ai deboli?” Hai pienamente ragione, ma nel dirti che hai ragione, devo anche confessare tutta la mia impotenza su quanto suggerisci. “però l’idea che anche chi opprime meriti una piena cordialità non fa per me.” Non mi pareva proprio che il senso del mio scritto fosse questo! Certo che c’è la distinzione che dici! Ma, a mio avviso, è immediatamente comprensibile nella stessa cultura, o può servire a cambiarne un’altra: con i suoi tempi e la sua storia, però. Per certi versi, il pensiero dei personaggi in tema sono “indietro” rispetto a noi, di almeno un centinaio d’anni. Li direi ancora nell’800, pur, al caso, sapendo usare benissimo tutti i “servizi” della tecnica odierna. Rimangono menti di quel tempo, però. Farli adottare un pensiero che non hanno ancora fatto proprio, non è un violentarli? E, se questo vale, per i soggetti in tema, quanto più non vale per popoli ancora “più indietro” rispetto a noi?

Naturalmente, il “più indietro” non tocca la loro storia, e neanche il loro animo. Nel dirli più indietro, penso solamente a quella livella culturale che passa sotto il nome di modernità. Infine, volevo solo temperare dei giudizi su quell’immagine e sulla cultura così narrata, Mauro, non di certo condividere e/o legittimare i sistemi di “vassallaggio”.
p.s. Gennaio 2011: sto rivedendo il post. Fermo restando l’ipotesi di sfruttamento, quei due possono anche essere due conoscenti che stanno facendo un tratto di strada assieme, e l’uomo non sta aiutando la donna perché la legna non è sua. Non sempre una foto dice il corrispondente tema. Tanto più se i media voglio montare un caso. Hanno fame di casi i media. 

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