“La stanza del Vescovo”

“Atmosfere rarefatte nelle stanze del vescovo di Bologna, dove a dirla col precedente papa, manca solo un Raffaello per essere in Vaticano. Solo qualche matita fuori uso nel cassetto della sua scrivania, e, fatalità delle fatalità, in tempi di Dico, la lettera di una donna abbandonata da un giorno all’altro dopo nove anni di convivenza. “

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Tribolato dalla pena per quella donna, (immagino) il vescovo dice al Giornalista: eccole, le coppie di fatto. Guarda la paglia per non vedere la trave statistica di tempi recenti, secondo la quale, i matrimoni regolarizzati dalla Chiesa durano molto meno delle cambiali firmate per pagare la camera da letto! Disgustato dal vescovo, interrompo la lettura dell’articolo. Prima di passare oltre, però, mi cade l’occhio su questa interessante affermazione: “del resto, la chiesa fa politica nella democrazia, ma non è una democrazia. Il tutto, “per mandato dell’Altissimo”. Ben strano mandatario un Altissimo che manda il Figlio a dorso di mulo e i vicari a dorso di potere! Fortunata la fede che sa ben distinguere la psichiatria dalla teologia.

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Considerazioni su l’articolo di Michele Smargiassi ne la Repubblica 11/2 c.a.

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