Caro pabloz, non perché mi sono sentito offeso dalle tue parole…

Caro pabloz, non perché mi sono sentito offeso dalle tue parole non ho terminato di leggere il tuo provocatorio post, (come neanche quello dell’Intervenuta) ma perché, secondo me, tutti quelli che parlano di Dio, straparlano. L’unica vera opinione che i credenti dovrebbero avere di Dio, è, che è! Punto! Tutto il resto, è un castello di palle che solo el Segnor lo sa, ma che ha detto con un solo nome: Padre! Punto! Come ti dicevo nel commento che ti ho lasciato prima di pensare al Pesce, il problema è l’uomo, non, Dio. Completo il mio pensiero adesso, dicendoti che i laici, ed i credenti che sanno distinguere quello che è di Dio da quello che è di Cesare, dovrebbero opporsi, non al pensiero di Dio, ma al pensiero dell’uomo su Dio. E mica per anticlericalismo, sai, ma per disintossicare il clero dalle eccessive dosi di alcol, altro nome dello Spirito, che stanno assumendo sino a delirarne.

Trovo più che giusta la Chiesa che non transige sui principi, ma trovo vaneggiante la chiesa, che non sa distinguere fra principi, e attuazione dei principi. La chiesa che non libera le coscienze, nega integrità, all’Uomo, e solo ne fa, un capro (quando non un capretto) da mettere sotto. Opinione che non risulta alle povere pecorelle, ovviamente, ma, non si sa mai, perché confido in Dio: chiunque e qualunque Cosa sia!

Non pongo la mia fede sui dettagli!

afinedue

 

L’Inferno non è un luogo: è uno stato dell’ignoranza. I non credenti mi seguano per amor di tesi. I credenti, per quello che reputano meglio.

Più o meno, sappiamo tutti cos’è l’Inferno. Almeno secondo chiesa. Per quanto conosco, invece, non sono di quell’idea. Inferno, per me, non è un luogo: è uno stato della nostra conoscenza sulla vita, o meglio, della nostra ignoranza sulla vita. Vengo, e mi spiego. Abbiamo due principi di vita: il soprannaturale ed il naturale. Il primo è l’Immagine, mentre il secondo, ciò che è a Sua somiglianza.

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Il Principio soprannaturale, è il massimo stato della trinitario_unitaria corrispondenza fra i suoi stati. Per questo, è l’Unico, e per questo, è anche detto l’Uno. In quanto a somiglianza dell’Immagine, anche noi siamo trinitario_unitari. Lo siamo, perchè il bene non può essere disgiunto dal vero, se non mettendo in sofferenza lo spirito: cioè, la forza della nostra vita. [Non era mia intenzione illustrarvi il cosiddetto mistero della Trinità , ma già  che ci sono! ]

Vivere, è capire la differenza fra i principi dell’Immagine e quelli della Somiglianza. Mettiamo che il Principio della vita, (l’Uno) sia un valore X, e mettiamo che la completa ignoranza di quel valore, (il cosiddetto Inferno) sia Zero. Ora, ammettiamo che di quel Principio, (quello della vita) io abbia capito un valore pari a sette. Si può dire, allora, che sono prossimo al Principio per un valore pari a sette, e distante dall’Inferno, (cioè, dalla totale ignoranza dell’Immagine della vita) per analogo valore. Vita, però. è stato di infiniti stati della relazione di conoscenza fra la vita del mio principio e quella del Principio. Il che vuol dire, che nella ricerca della mia verità, e della Verità, il mio sette, può diventare un nove, o un cinque, in ragione dell’aumento, o della diminuzione, del mio capire, e di conseguenza, del mio vivere il capito.

In ragione dell’aumento del capire l’Immagine della vita, ci collochiamo presso il Principio. In ragione della carenza di quel capire, ci collochiamo distanti dal Principio. Nessun stato di vita, però, può giungere allo Zero. Anche la massima ignoranza sul Principio, infatti, non ci esclude dalla vita del Principio. Tutti, infatti, possediamo il Suo stesso principio: la vita. Si può dire, allora, che neanche il Male, abita l’Inferno. Al più, in ragione della sua ignoranza sul Principio, si può dire che c’è l’ha nella mente. Ed è quello, che, su l’Inferno, possiamo dire anche di noi.

” Perché¨ poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

C’è un centro di gravità  permanente”, nel nostro animo. E c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sè, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’inferno, quindi, perchè attratti da un “centro di gravità  permanente”, quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla. Infernale, questa nostalgia? Direi di s’. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità  all’interno di quei principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità : propria, altra, e superiore.

p.s. E dopo sta pizza da voltar via con la testa, ci vuole proprio un caffè! Quanto zucchero? 

afinedue

Terminato di leggere la zeffirellata su Cristo, che dico in un post seguente…

… mi sono fatto degli spaghetti olio aglio peperoncino, e mi sono aperto un Camilleri d’annata: Pensione Eva. (6euro spesi benissimo!)

Sentite… “Fu canticchia prima dei suoi dodici anni che Nenè finalmente capì quello che capitava dintra alla pensione Eva fra i mascoli grandi che la frequentavano e le fimmine che ci abitavano.”

asterisco

Tardo anche allora, io lo capii verso i sedici. Lavoravo al bar Aurora di Este. Di fronte al bar, una pensione: Il Cavallino. Adesso è una Concessionaria d’auto. Nessun cavallo o stalla, al piano terra. C’era un’autorimessa, e alla sinistra di quella, il ristorante della pensione. Citando il Camilleri, Il cavallino, “era qualichi cosa di meglio di una locanda, e qualichi cosa di peggio di un albergo.”

Ricordo serate d’inverno. Ogni tanto, dalla pensione giungeva qualche richiesta: ricordo poche cioccolate calde. Il più delle volte, brulè che dovevano arrivare ancora bollenti. Ricordo strane atmosfere al bar, dopo quelle ordinazioni. Erano fatte di cotone. Di quello a fiocchi. Di quelli, che per quanto li tiri, non si strappano mai. Mandavano me. Pesante, il vassoio che dovevo portare, tra bicchieri e piattini per non far raffreddare il brulè. Drammatico il passo, fra il dover andar velocemente, e il non far cadere tutto. Salivo, per una di quelle scale che adesso non ci sono più: larghe, con scalini di pietra da lavare a varechina. Entravo nel salone. Aria di chiuso, un tavolo da una parte, e mi pare, un paio di poltrone. Dava l’idea di non esser mai stato usato: era lì.

Alla sinistra, la porta della cucina/sala da pranzo che non ho visto preparata una volta. Attorno al tavolo, masculi grandi, fimmine, e disagi. Se c’erano risate, forse scoppiavano dopo che me n’ero andato. Non tanto perché riguardavano me, (almeno penso) ma, forse perché c’erano due occhi di meno. Niente delle donne diceva il mestiere. Famigliare l’abbigliamento, e le personalità. Nulla degli uomini diceva il desiderio. Dei padri fuori casa. Se ci fosse capitata la Merlin, avrebbe detto: scusate, ho sbagliato porta! Scendevo dalle scale con un senso di liberazione. Vuoi, perché fuori non c’era più l’odore di quella cucina, vuoi perché non dovevo più darmi risposte. Vuoi perché avevo paura di possibili domande.

afinedue

 

Non tutte le arance sono blu.

Mauro – Sulla sessualità, premetto che la considero prevalentemente interpersonale, e quindi, fare sesso con un’altra persona significa sempre affidare a lei tutte le informazioni più intime sulla propria sessualità.

Vitaliano – Distinguerei, Mauro, tra fare sesso e fare l’amore. Nel fare sesso, è vero che si affida all’altra/o le informazioni più intime della personale sessualità, (tipo particolari gesti, posizioni, atti, ecc, ecc.) ma non gli si affida i propri sentimenti, come lo si fa con chi si ama. Semplificando: nel fare sesso ci mettiamo gli attributi e le informazioni sul come meglio usarsi, mentre nel far l’amore, ci mettiamo la vita.

Mauro – mi sembra che se il rapporto fra due persone è di solo sesso, più chiare emergano le preferenze e i gusti sessuali.

Vitaliano – Condivido!

Mauro – se c’è di mezzo l’amore, anzi, c’è come un fattore di disturbo che rende il passaggio della comunicazione sessuale più sfuocato.

Vitaliano – A mio sentire, il fattore di disturbo che citi, altro non è che inibizione, cioè, difficoltà a scoprire con l’amata o l’amante del cuore, gesti e/o piaceri, indubbiamente più facili da rivelare, con una, o un amante occasionale. Per questa visione, “la calzamaglia in amore”, funziona come il filtro che cela delle insicurezze, delle paure, delle insufficienze, quindi, è sempre falsante.

Quando si ama, si amano anche le rughe!

afinedue

Tarzan, Jane, gli spiriti, ed il sesso degli angeli.

Chi crede in un oltre, crede nell’esistenza degli spiriti: Presenze, Angeli, o Diavoli che dir si voglia e/o si sappia. Chi non ci crede, invece, o rifiuta la follia, o la dice frutto della mente. Comunque sia, io non credo negli spiriti, ma ho conosciuto la loro esistenza. Follia, anche la mia conoscenza? Al momento, non lo escludo, al momento non lo penso. Gli spiriti si manifestano per apparizioni, (basse? o elevate che sia ) o attraverso quelle esperienze di extra sensibilità che chiamiamo medianiche. Per me, il problema non è la loro, o non la loro esistenza, ma la loro attendibilità E mo? ve lo dimostro. Prima, però, è necessaria una premessa. Lo Spirito è la forza della vita. La vita, ha carattere determinante ed accogliente. Il determinante è dello stato maschile della vita. L’accogliente è dello stato femminile della vita. Bene! Fate conto, allora, di partecipare con me, ad una seduta medianica.

Ad un certo punto, una Presenza si rivolge a me, e dice: io Tarzan, e tu Jane! In ragione di quanto detto nella premessa, quello spirito intende dire che la sua forza è maschile, e che la mia è femminile. Vita, però, oltre per quanto detto, è stato di infiniti stati, dell’infinita corrispondenza fra i suoi stati. Questo comporta, che nel giro di un micro stato di forza (cioè, di spirito) uno stato maschile può diventare femminile, ed uno stato femminile può diventare maschile. Morale della favola: l’affermazione di quello spirito è giusta perché legata al momento del recepimento del suo e del mio stato di forza, ed è sbagliata perché non dice, (o non conosce, o non ammette) ulteriore possibilità di vita, sia in sé che in me.

Data l’infinita mutazione dello stato della forza possibile allo spirito, ciò significa che nel mondo spiritico, la nostra forza non ha dentità? No. Ciò significa che la forza della nostra identità spiritica, è data dal prevalere del dato carattere: spiritualmente maschile se determinante, spiritualmente femminile se accogliente. E, adesso, spogliamoci della carne, e avremo in basso, come in alto.

Dicevo, che la forza della vita nel mondo degli spiriti, è maschile se prevalentemente determinante, e femminile se prevalentemente accogliente. Per ragioni molto ovvie  il mondo degli spiriti è disincarnato. Mi direte, come può avvenire la corrispondenza di vita fra gli spiriti, se sono senza attributi? Elementare! Avviene, attraverso la corrispondenza della rispettiva forza.

 Tutto chiaro?! 

afinedue

"Meglio che un bambino resti in Africa, piuttosto che adottato da una coppia omosessuale".

Già! Meglio un bambino morto normalmente, che vivo fra braccia non convenzionali. Le donne, che al caso, non sanno usare la lingua come si deve, dovrebbero mettere la cintura di castità sulla bocca, non, dove, al caso, non interessa a nessuno, oltre, al caso, neanche all’interessata!

p.s. Giusto per anticipare questioni… Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay, è giusto, nonostante ciò, mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”.

afinedue

Secondo me, non possiamo conoscere Dio se non conosciamo noi stessi.

“ma l’amore non in senso “cristiano”, come deformato successivamente, bensì in senso carnale…

asterisco

Condivido il carnale, Mauro, come primo scalino che porta alla conoscenza di Dio, (religiosamente parlando) e alla conoscenza della vita, culturalmente e spiritualmente parlando. Secondo me, non possiamo conoscere Dio se non conosciamo noi stessi. Se non conosciamo noi stessi, infatti, su quali basi valuteremo la nostra somiglianza con l’Immagine, o con altre parole, la nostra somiglianza fra vita e Vita? Nei termini che ho ipotizzato, condivido l’idea dei Sufi. “perchè ogni donna che diventerà maschio entrerà nel regno dei Cieli”.” Qui ci sta l’ipotesi “dell’unica carne” (raggiungibile per sesso come per stesse finalità di vita) o per l’ipotesi che dico nella mia “filosofia”.

Nella mia filosofia, la frase potrebbe suonare così: perché ogni Accoglienza (principio culturale e spirituale della donna) che si farà Determinante, (principio culturale e spirituale dell’uomo) entrerà nel Regno…” L’unica carne, quindi, come via per l’unica mente che porta all’unica vita. Regno della vita, o regno dei Cieli? A mio avviso, una cosa non esclude l’altra.

afinedue

Dico, e qualche volta mi domando se non stiamo perdendo di vista l’insieme!

Religiosamente parlando, ci sono due prevalenti fronti. In uno, c’è un’idea di Dio presidenziale; presidenziale, nel senso che esiste se lo “votiamo”. Nell’altro, c’è un idea di Dio, indiscutibilmente sovrana! Naturalmente, Dio ragiona da Dio, e sono certo che se ne sbatte delle nostre valutazioni su di Lui. Non è così, però, per quelli che reggono le idee di Dio su di noi. Quelli non se ne sbattono delle loro idee di Dio, perché, quelli, ragionano da IO. Tutte le religioni sanno che Dio è l’Uno. Quindi, tutte dovrebbero convogliare nell’Unica idea. Sino a che si tratta di idee, il convogliamento è scontato, ma quando a dover convogliare sono i Sistemi che reggono l’idea di Dio, (e che ne sono retti) è tutto fuorché scontato!

Nel sistema presidenziale, tutte le povere pecorelle vanno un po’ per i cavoli loro. Nell’altro sistema, invece, sono parecchio più intruppate! Allora, di fonte al possibile bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali, che può fare un Sistema religioso se non irrigidire la Disciplina? Mi dirai, perché mai dovrebbe esserci il bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali? Scusa la cafoneria, ma devo proprio risponderti con una domanda: se c’è un solo Dio, può esserci più di una Chiesa? Secondo la mia idea di Dio, certamente! Ma, è così anche secondo l’idea di Dio che possiede l’Io assolutista?

Secondo me, il cosiddetto Scontro fra Civiltà, è, in effetti, uno Scontro fra Religioni. O meglio, ambo le civiltà, sono così innervata nella rispettiva religione, che non si saprà più distinguere se è scontro fra civiltà, o scontro fra religioni, ma, scontro sarà! Il come, è tutto da vedere, ovviamente. Come evitare questo possibile scontro? A mio avviso ci sarebbe un solo modo: universalizzare Dio liberandolo dagli artigli dei vicari. In attesa di questa possibilità, che altro può fare il papato se non arroccarsi sui suoi Dico?

afinedue

Omofilia e cristiano – filia.

Concordo su l’omofilia, ma, direi, nel senso (assai poco scientifico, ma passamelo) di Adamofilia. Adamofilia, nel senso di amore verso il primo atto del Padre; la vita, però, non, la Persona. Con questo non voglio dire che il Cristo fu panteista, perché una cosa è vedere l’opera di Dio nel creato, e una cosa è vedere l’identità di Dio. Se nel creato noi vediamo il Suo primo concetto, (la vita) amando il Padre, non possiamo non amare tutti i “contenitori” del Suo primo concetto, quindi, in Cristo, adamofilia, prima di qualsiasi genere di personale sessualità.

afinedue

Verso il principio di realtà.

Per il mio pensiero, vita, è stato di infiniti stati di vita. Per questo, lo è anche la sessualità. La sessualità, pertanto, è veramente definibile come transessualità: ” viaggio verso il principio di realtà” innanzi tutto, personale! Etero, omo o quanto d’altro, e definizione di convenzione: vuoi “medica”, vuoi sociale, e/o quanto d’altro.

Dal viaggio personale verso la propria realtà, l’Identità lo prosegue poi, verso la sessualità sociale che gli deve corrispondere per amore, (cioè, per comunione) non, per prefissata norma. Questo, è il punto! Sulla castità del cuore, ad ogni prete la sua risposta, e sulla castità del suo vivere, anche. Conosco molto bene, però, gli squilibri esistenziali che comporta la forzata castità. Esaltato, il destino di chi li cura con la Parola. Depresso, il destino di chi non la sente, perché la cerca nelle parole. E’ nella vita, invece, che La si deve cercare: purché non sia “castrata” ricerca, ovviamente.

afinedue

Io, evangelista a naso.

Non conosco, Mauro, il Vangelo che citi. Forse è meglio che mi tracci tu, quello che ti ha colpito, così, posso verificare se giungo anch’io alla tua stessa intuizione. Al momento ti mando la mia. Spiritualità, per me (evangelista a naso) è rapporto con i principi del Principio: nel caso di Cristo, il Padre, in quello del Profeta, Allah, ecc. Per giungere ai principi del Principio, è necessario elevare il pensiero sino al principio. A quelle parole, cioè, che dicono la Parola.

Le ho trovate nel Bene della Sua Natura, (il “contenitore” della sua vita ), nel Vero della sua Cultura, (i contenuti della Sua vita ) per quanto è giusto al suo Spirito: la forza della Sua vita. Questi, i principi del Principio. Sono principi assoluti, perché sono la “forma” naturale, culturale e spirituale del Principio, e sono universali perché “forma” che principia ogni immagine a Sua somiglianza. Il Principio, è il Padre della vita: assoluta nel principio; stato di infiniti stati, nella vita attuata dal Principio. Chi giunge ad immaginare il Padre come ente assoluto, non può non giungere che alle mie conclusioni.

Cristo, ha concepito il Padre come massima forma dell’amore. L’amore, è comunione di stati fra ciò che è bene per la natura propria, altra e sociale; fra ciò che è vero per la cultura propria, altra e sociale; fra ciò che è giusto per la forza della vita propria, altra e sociale. Nella relazione fra la vita propria, altra e sociale, dove la Verità? L’ho trovata nella pace dello Spirito. Pace, infatti, è cessazione di ogni dissidio. La cessazione del dissidio permette alla vita di perpetuare i principi del Principio, senza dolore naturale, senza errore culturale, senza esaltazione o depressione nella forza della vita.

E, adesso, dimmi la traccia! Verificheremo assieme, quanta attinenza c’è fra i principi che ti ho esposto, e quelli che sono esposti in Johannes/Marcus. Al momento te ne dico una. Il Cristo dei Vangeli canonici, non ha gestito alcun potere sulla vita altra. Con i principi che ti espongo, non puoi gestire alcun potere sulla vita altra.

p.s. Spiritualismo mi suona come incasto connubio fra Spiritualità e Spiritismo. Lo Spiritismo, è rapporto con gli spiriti. Come sappiamo, nella Tentazione, Cristo ha rifiutato di corrispondere con gli spiriti. Vi è spirito extra umano, e spirito umano. Nel rifiuto di gestire ogni potere, quindi, si può anche dire che Cristo ha rifiutato di corrispondere con gli spiriti di ambo gli stati della vita. Mi sorge un dubbio: sto parlando di Cristo, o dell’idea che io ho di Cristo?

afinedue

Cos’è normale? Il giusto fottere, o il giusto capire?

Credo di soffrire di un grosso guaio. A fronte delle domande immense che qualche volta mi capita di porgere, riesco a dare solamente delle risposte piccole, piccole. Convengo con il Freud sul fatto che l’omosessualità sia una fase della sessualità. Non convengo sul fatto che debba essere una fase transitoria, come non convengo sul fatto che venga giudicata un arresto. Certamente, viene giudicata un’arresto, se il necessario fine culturale della sessualità sia l’etero, ma, dove è scritto, a parte sulle norme date dal bisogno di fissare il disegno personale e sociale di Cittadino?

La sessualità è il frutto ultimo dell’evoluzione degli infiniti impulsi dati dal piacere. Piacere, che non ha mai finito di dire, e quindi, neanche di dare identità sessuale. Ciò che chiamiamo sessualità, allora, è solo il prevalere di un dato stato: eterosessuale o omosessuale che diventi. La mia visione della sessualità, però, implica la presenza di un alveo culturale e sociale senza preconcetti. Non c’è adesso, figurati ai tempi del Freud. A mio avviso, è il pregiudizio sociale che crea l’arresto sessuale, non che l’omosessualità sia frutto di arresto.

La differenza di pensiero fra me ed il Freud, si basa sul fatto che lui cercava la malattia, mentre io cerco la vita. E, nella vita, tutto è via per capire la verità. Per capire la verità, nel contesto del commento intendo il capire la personale identità. Normalizzare la vita, quindi, è normalizzare la via, e condizionare la scoperta dell’io. Condizionare la scoperta dell’io, è ammalarlo di arresto. Ho già avuto modo di dire, che pur desiderando l’uomo, non l’ho mai amato. E, che pur non desiderando la donna, tutto considerato, l’ho sempre amata. Sai già, che per amore intendo comunione. Sarei un arrestato a livello sessuale? Secondo Freud sì, secondo me, invece, quell’arresto mi ha dato una possibilità di capire me stesso, (e da me, la vita) che da un solo punto di vista, (o l’omosessuale, o l’eterosessuale) molto probabilmente non avrei avuto. Allora, cosa è normale? Il giusto fottere, o il giusto capire?

afinedue

Ci sarebbe Edipo se i padri fossero amorosi?

Direi di no. Direi che c’è Edipo, perché la relazione fra padri e figli è lotta di sopravvivenza, che, inevitabilmente, prevede un caduto: o il padre, o il figlio. Al figlio che non vuole o non sa uccidere il padre, non resta che emigrare: verso altri stati sociali, o verso altri stati d’umanità, o verso altre identità culturali, psicologiche, e non per ultimo, sessuali. Nessuna possibilità esclude le altre, a meno che non si uccida l’Edipo che è stato il figlio di ogni padre.

afinedue

Gli usi della Carne

” che solo il pensiero cristiano che Dio possa farsi uomo (erede del politeismo greco) pone le premesse perchè l’uomo agisca nella natura come un Dio. “asterisco

Distinguerei la rivelazione “Dio si è fatto carne” (in Cristo come nei poveri cristi) con l’uso che la Carne fa di Dio. Le direi, premesse non autorizzate, quelle dell’uomo. Se non altro per questione cronologiche, direi che è l’Islam, molto vicino a Joshua. Spiritualmente parlando, invece, li direi paralleli. Con gli esempi degli uccelli e dei gigli, Cristo ci dice la provvidenza del Padre, ma la Sua visione del Padre è spirituale, non materiale, e, quindi, spirituale la provvidenza, non materiale. Per la materiale, inevitabile il nostro “sudore della fronte”, la mietitura, i raccolti, i granai.

Nell’Islam della “sottomissione assoluta” vedo circolare ancora dello spirito bibblico: quello obbligante che è di ogni padre – padrone. In quello dell’abbandono, invece, vedo circolare ben altro Soffio: quello di chi si abbandona nel Padre per libera convinzione, data la libera vita. Azzarderei un altro parallelo: vedo l’Islam di Maometto come vedo il Cattolicesimo: strutturata Parola. Vedo l’Islam dei profeti Sufi, invece, come vedo il “cattolicesimo” di Cristo: universalizzazione della Parola.

afinedue

Bella gatta da pelare questa storia dell’oppio…

Da sempre sostengo che la droga ha due fasi: quella di essere il balocco dei lucignoli, e antidoto, per quando si ritrovano alla stanga degli Sputafuoco. Ma la droga è un tumore in metastasi, ed il tossicodelinquente, (non si può essere a lungo solo tossicodipendenti) che è funzionale al sistema antisociale, per tale fatto lo è diventato anche al sociale. La Repubblica di oggi racconta che in casa di un ragazzo di 16 anni hanno trovato 600 pastiglie di estasy! Un ispettore di polizia mi diceva che l’unica cosa che possono veramente fare, è tagliar le punte alle erbacce. Nient’altro. Il che vuol dire, che l’unica utopia praticabile rimane solamente quella che dicono “riduzione del danno”, che, indubbiamente, è anche riduzione del dolore, ma che non è risoluzione dell’errore. Risoluzione dell’errore lo diventa dando la droga come antidoto alla droga. Risoluzione al 50%, però, perché l’antidoto non cura la parte amorale e/o asociale, che nel frattempo ha costituito l’iderntità del preso da droga! E, allora? Allora dovremmo accettare l’idea che ognuno è via delle sue verità, e se malsane quelle verità, si facciano carico i giardinieri sociali e/o religiosi, del dovere di migliorare i loro compiti.

afinedue

Edipo: pensandoci ancora con Bortocal.

Pensandoci ancora: mi domando se anche nella cultura araba c’è il complesso di Edipo. Se non c’è, non c’è il bisogno di “uccidere” il padre. Se non c’è quel bisogno, allora, un figlio può amare un padre anche come amante, e, quindi, chiamarlo abba, anche per bisogni che non sono solo da figlio.

asterisco


M – Fermo qua! Nella cultura araba, data la forte dominanza maschile, il complesso di Edipo dovrebbe risultare ancora più marcato.

Perdamasco – Piano, piano! Più marcato il complesso, potrebbe essere, ma anche più marcata la risposta? E se ti dicessi che molta migrazione è composta da chi ha potuto uccidere il padre solamente allontanandosi dai suoi occhi? E, se ti dicessi che molta contestazione verso il mondo occidentale, attuata dalla migrazione giovane, è la risposta che non hanno saputo e/o potuto dare in loco al loro complesso di Edipo? Il guaio è questo: noi non gli siamo padre culturale, (e passi) ma non gli siamo neanche forti, cioè, padri, capaci di contenere, con potenza, il loro Edipo. Per quanto ho conosciuto ed intuito, il principio della verità dell’arabo non è nella conoscenza, è nella forza. E nella forza, Allah, è il più grande! Non occorre che ti dica che le mie conclusioni sono da prendersi con molte molle. 

M – Molle o no, le tue conclusioni mi piacciono. E per la prima parte confermano la mia ipotesi che gli arabi abbiano un Edipo tendenzialmente più forte. Anche se poi è meno rigoroso, perchè il padre a loro mica ha insegnato a rispettare la legge, ma soltanto, come giustamente dici tu, ad essere il più forte. Ed ecco l’arabo schiacciato dal suo Edipo che gli rimprovera di non esserlo!

Perdamasco – Direi meglio: che il padre ha insegnato a rispettare una sola legge; quella evidentemente più forte: la divina. Ed è verso quel Padre, che l’Arabo non ha superato l’Edipo. Noi l’abbiamo superato, facendo di Dio una sorta di benevolo presidente di una associazione: la cristiana. Per l’Arabo, invece, è ancora l’invincibile sovrano!

afinedue

"Cani sperduti senza collare"

A mio vedere, cane dovrebbe essere la personale ragione, e carabiniere, solo un guinzaglio. Ora, perché una vita da cani morde sé stessa? Pensiero suicidario, si dice. Può essere, ma, a mio avviso, morde sé stessa, perché non trova cibo al di fuori di sé stessa, o perché è l’unico sistema che gli è rimasto per liberarsi da parassiti. 

afinedue

Il Cristianesimo nasce dalla elaborazione di un lutto?

“Il cristianesimo nasce dalla emozione della prostituta Maria di Magdala”, mi dice M.

asterisco

L’affermazione mi scombussola per più di un attimo, eppure, sento che un qualcosa di vero, c’è! Però, non lo direi nato, (o principalmente nato) dall’emozione della sola Maria di Magdala, ma dall’insieme di voci, di chi, per vivere per sempre, non poteva accettare la morte di chi li ha fatti sentire vivi. Dico vivi, nel senso di nuovi a sé stessi.

Immagino l’elaborazione del lutto per la morte di quella Vita, come si può immaginare l’elaborazione della tragedia detta dal coro nelle commedie greche. Comunque sia avvenuta la faccenda, quanto non è stato amato, quell’Uomo! Uomo, ma figlio di falegname. Anche ammesso che un falegname dell’epoca, avesse avuto la stessa importanza sociale di un odierno architetto, ciò giustifica l’intensità di quel lutto? A livello personale senza dubbio, ma, (sia pure limitando la valutazione ai Suoi tempi), al punto da diventare un così significante pane di vita? A mio avviso, no. A mio avviso, Cristo, prima di diventare il capro da sacrificio che lo fece diventare la teologia paolina è stato il Capro per parte del suo popolo.

Un lutto può essere mosso da un grande amore, o può essere mosso da sensi di colpa. Un’ipotesi non esclude l’altra. Ammessa l’ipotesi Magdala, con quella vedo l’inizio del lutto per la perdita dell’uomo, fortemente, e forse grandemente amato; vedo il lutto della Donna, più che della Madre. Nell’ipotesi sensi di colpa, vedo un amare, (degli apostoli, o del popolo, o dell’insieme ) ricattato dal potere o dalla paura, e quindi, se proprio non tradito in vita, non difeso quanto occorreva. Un lutto può essere mosso, anche, come un estremo tentativo di recuperare una dignità, immiserita da atti e fatti, (o dal Fato) più forti dei soggetti in lutto.

afinedue

Come homo economicus sarei un tantinello franoso…

Come homo economicus sarei un tantinello franoso. Dal che ne arguisco che lo sono anche come anticristo. Il che, mi rasserena non poco. Nel tuo commento, c’è un qualcosa che m’ingozza: un boccone di pensieri, troppo grosso per la mia gola. Ad occhio, a naso, ed a orecchio, direi che, sia pure da un legittimo pensiero, stai traendo un eccesso di conclusioni. Se, come credo, è anticristo ogni sovrano potere sulla vita, e se è nell’homo economicus che trovi quel potere, allora, direi che Berlusconi è più anticristo di Bill Gates. E, fra i due, non saprei proprio dirti, se l’istituzione ecclesiastica lo sia di più o di meno di loro.

L’informatizzazione del pensiero umano, a mio vedere è come il nucleare. Si può usarlo per scopi pacifici, o per scopi guerrafondai, la scelta però, non è del nucleare: è di chi lo gestisce. Così, come non si può accusare un Fermi di aver sganciato la Bomba, alla stregua, direi che non si può accusare il Gates dell’informatizzazione con i sensi negativi che gli dai.

Certamente è anticristiano non vedere gli esseri umani come esseri umani. Questo, però, se da un lato può essere motivato da voglia di potere, dall’altro può essere motivato dall’economica distanza che il Gates ha nei confronti della restante umanità. Certamente non c’è l’ha nei confronti dell’umanità dei suoi simili in ricchezza. Al che, potremmo concludere che vi è classe e classe di umanità. Le classi sono anticristiane? Già Cristo distingueva ed accettava l’esistenza della classe “Cesare” e della classe “Dio”. Tanto che invitava a dare ad ognuno ciò che competeva. Il punto, allora, è come con il nucleare, cioè, quale, l’uso? Dall’uso, il giudizio.

afinedue

Di cosa mai parleranno gli onorevoli binetti, una volta che i Finocchi avranno fatto la fine dei Dinosauri?

Non vado in Discoteca solo per meravigliare dei poveri innocenti con gli ultimi fuochi della mia età, ma anche per vedere l’evolversi, in altri, della mia storia sessuale. Così, ho potuto rendermi conto di una felice sorpresa: l’atto omosessuale non forma più la personalità omosessuale; ora, forma solamente un piacere. Punto! Se me ne sono accorto io, prima o poi se ne renderanno conto anche i binetti. Già mi par di sentirli gridare: c’è sessualità indifferenziata, nei giovani! Sarà invece, polivalente, e, soprattutto, senza cilici. Deo gratias!

p.s. Non mi ricordo se ci va la “s” in “gratias”. Fa lo stesso. Sono certo che non se la prenderà! 

afinedue

 

Oh, cavolo! Sono un eretico!

Come sai bene, non sono un agnostico. Definizione più, definizione meno, non me ne può fregar di meno! Tuttavia, neanch’io credo che Cristo sia il Dio in terra. Il che, farebbe di me un eretico perché non credo che Cristo sia figlio di Dio; Dio non ha e non può avere figli, a mio avviso, ma anche per amor di tesi sostenuto, chi è il Figlio? Cristo? No, a mio avviso, lo è l’opera del Padre: la vita. Vita come atto primo, però, non vita come atti di ciò che il Padre ha attuato.

Se il Figlio di Dio è la vita nei termini sopra detti, la vita come atto primo, di per sé non ha identità sessuale. E’ l’atto in divenire che lo assume, in ragione di infiniti stati di corrispondenza, della volontà di vita dei suoi stati: natura per ciò che è, cultura per ciò che sa, e spirito per ciò che sente. Ciò che determina una sessualità, quindi, è il prevalere di un dato stato: maschile se determinante, femminile se accogliente. La vita, tuttavia, (o, meglio, il vivere) è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra volontà determinante e volontà accogliente. Anche la sessualità, quindi, è stato di infiniti stati; stati, sessualmente educati, in primo dalla naturale prevalenza di una data volontà sessuale su l’altro, ed in secondo, dal prevalere del carattere sessuale sociale, (nel senso più ampio del termine) sul personale.

L’unica anomalia che vedo nell’omosessualità, pertanto, è che è difficilmente collocabile nella struttura che si socializza col fine di perpetuare sé stessa: o meglio, la vedo negli omosessuali che non contribuiscono a quel fine. Ce ne sono infatti, di quelli che contribuiscono. Ciò che è anomalo alla società, però, non per questo è anomalo nei confronti della vita. E’ anomalo alla società, perché questa si pone il fine di formare il Cittadino. Non sarebbe anomalo alla società, se questa si ponesse il fine di formare la Persona. Non ci resta che confidare nella Città di Dio. Non quella cartografata dall’uomo, ovviamente, che questa è indubbiamente anticristiana!

asterisco

Bortocal – Commento grandioso, mi fa venire in mente una sinfonia di Bruckner. Come ogni filosofo riconosciuto ti inventi un linguaggio rigoroso e poi martelli sempre con quello. Non condivido questa concezione della filosofia, come sai: tuttavia so ben sentire quando questa musica trasmette delle emozioni. Il rischio però, alla fine – quello che sento – è la stessa rigiditâ dei religiosi non eretici, che di fronte ai fatti della vita ripropongono sempre le stesse formule. Per fortuna sei anche un poeta e mi smentisci, altrimenti direi che alla fine rischi di perderti le emozioni. Io preferisco una interpretazione più mutevole e flessibile delle cose. E comunque condivido le conclusioni di questa tua architettura grandiosa. (io sarei partito semplicemente da lì, senza tante complicazioni). La sessualità cioè ê mutevole sia tra gli individui sia negli individui, sia nello spazio sia nel tempo. Introdurvi l’idea di norma biologica è una contraddizione in termini: la sessualitâ è flessibile perchè la vita deve esserlo e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita. Di ciò vi è una evidenza sperimentale che a me basta ma che non ho bisogno di giustificare con nessun principio superiore. E’ vero che la omosessualità, se integralmente vissuta, non contribuisce alla riproduzione biologica. Per fortuna siamo umani, infatti. Per fortuna la “riproduzione” culturale è ancora più importante. Per fortuna nessuno potrà dire che Michelangelo è stato inutile, perchê non ha generato. Del resto i preti che rimproverano alla omosessualità il suo carattere non riproduttivo sono stati i primi a tirarsi fuori dal gioco della riproduzione! Credimi, perdama, semplicemente non vogliono concorrenti possibili nella loro comoda condizione di uomini che non hanno messo su famiglia!

asterisco

perdamasco – Caro Mauro: è tardi. Sono appema rientrato da una cena con amici. Domani mi devo svegliare alle sette. Non so bene chi sia Bruckner, e credo di aver bevuto un po’ troppo. Tuttavia, sento in pieno cosa vuoi dire, ed arrossisco. Non di vergogna, sia ben chiaro ma del piacere di sentirmi condiviso. Credimi, non vedo dove ci sia filosofia nel mio dire, tanto meno “linguaggio rigoroso”. Ho solamente scoperto tre concetti di principio, (Natura, Cultura, Spirito) e li uso, come una qualsiasi casalinga li usa: alimenti base dei suoi menù. Per fortuna, dai barattoli che trovo nella cucina “vita”, non traggo sempre le stesse ricette, ma, se devo fare un risotto, posso, come base, usare un qualcosa di diverso dal solito tritato di cipolle? E la vita, è sempre la solita base per ogni tipo di risotto. Vuoi se fatto con piselli, vuoi se fatto con funghi, vuoi se fatto col ragù. Di mutevole, quindi, non è la base, ma il risotto, indipendentemente, dalla mia capacità di cuoco, o se c’è un Cuoco oltre me. Certamente vi sono molte varietà di riso, “e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita” vuoi del risotto, (la vita ) vuoi del dirmi autore di ricette, e di capacità di cottura delle stesse. Per fortuna, “la capacità di riproduzione culturale è ancora più importante” della mia capacità di cuoco. Così, nessuno potrà dirmi che non ho generato nessuna idea di vita: questa, mio figlio, e per questa, non deviante dalle norme che dice la buona Cucina. La Benetti se ne faccia una ragione.

Dio mio! Chissà che occhiaie avrò domattina!  Ciao.

afinedue

L’Anticristo, la Gran Puttana, e il cardinale.

Se, per il Biffi, l’Anticristo era, che fine ha fatto l’Anticristo? E, se era, perché, nell’intervista che gli ha fatto un giornalista di Repubblica, ne denuncia ancora la presenza? Se ricordo bene, già a suo tempo, Cristo temette di veder avversata la sua parola; ed i primi avversari, furono i primi Anticristo, ma, Anticristo verso la persona, o anticristo verso la parola? Ai suoi tempi, gli avversari lo furono sia verso la persona che verso la parola. Anche adesso si può dire la stessa cosa, solo che, risorta ad altro cielo la persona, l’avversione si dirige verso l’immagine, oltre che verso la parola.

Il Profeta disse: Cristo verrà dopo di me. Il Cristo che verrà dopo il Profeta certamente non potrà essere islamico. Se lo fosse, non sarebbe Cristo a venire dopo il Profeta, ma un profeta islamico che vedrà le parole del Profeta in modo cristiano. Un eretico che troverà pesanti avversari, quindi.

Con Anticristo, si definisce la realtà di un Assoluto, ma, c’è un solo Assoluto. Quindi, non ci può essere nessun Anticristo. Al più, uno o più personaggi di rilevante spessore anticristiano. Cristo fu il Maestro che ci insegnò la nuova figura di Dio: il Padre, non, il Padrone che era prima di Cristo, e che ancora è rimasto per gli amanti del padronaggio in religione. Si possono dire Anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante tentazione. Anche lo stesso Saulo, lo si può dire un anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo, sovrappose su di Quello, la sua idea di Cristo. Si può essere Anticristo, e nel contempo, convinti spiritualisti. Credere nel bene e perfino in Dio. Essere asceti, studiosi, filantropi, moderati, disinteressati, e benefici? Direi di sì. Dipende dall’idea di Dio che si possiede. Se abbiamo un’idea del Padre, diversa da quella di Cristo, certamente siamo anticristiani verso la sua parola, (in toto o in parte?) ma certamente non siamo Antipadre, e quindi, di fondo, neanche verso il Cristo che ne fu il profeta.

Per come me lo presenti, del personaggio di quel romanzo, allora, si può dire che è stato cristiano malgrado sé, e quindi, anticristo suo malgrado. Non vedo contrasto con i Comandamenti, infatti. Al più, ne vedo la strumentalizzazione, se il fine, è il raggiungimento del potere sulla vita usando la parola cristiana. Se lo scopo del personaggio del romanzo era questo, allora, è un Anticristo. Ma, se siamo degli Anticristo, (e degli Antipadre) tanto quanto usiamo la parola cristiana pur di ottenere il potere sulla vita, allora, si può anche dire: alzi la mano, chi si salva in Vaticano. A questo punto, credo di aver letto tutte le voci della carta di identità dell’Anticristo, ma la foto, quella dovrai proprio mettercela tu.

p.s. Non me ne vogliano le donne per aver definito al femminile l’identità dell’Anticristo. Per me, puttana, è chi tradisce i principi della vita: il Bene, il Vero, il Giusto. Per quest’affermazione, al caso, tutti possiamo essere puttane, e quindi, Anticristo.

afinedue