Oh, cavolo! Sono un eretico!

Come sai bene, non sono un agnostico. Definizione più, definizione meno, non me ne può fregar di meno! Tuttavia, neanch’io credo che Cristo sia il Dio in terra. Il che, farebbe di me un eretico perché non credo che Cristo sia figlio di Dio; Dio non ha e non può avere figli, a mio avviso, ma anche per amor di tesi sostenuto, chi è il Figlio? Cristo? No, a mio avviso, lo è l’opera del Padre: la vita. Vita come atto primo, però, non vita come atti di ciò che il Padre ha attuato.

Se il Figlio di Dio è la vita nei termini sopra detti, la vita come atto primo, di per sé non ha identità sessuale. E’ l’atto in divenire che lo assume, in ragione di infiniti stati di corrispondenza, della volontà di vita dei suoi stati: natura per ciò che è, cultura per ciò che sa, e spirito per ciò che sente. Ciò che determina una sessualità, quindi, è il prevalere di un dato stato: maschile se determinante, femminile se accogliente. La vita, tuttavia, (o, meglio, il vivere) è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra volontà determinante e volontà accogliente. Anche la sessualità, quindi, è stato di infiniti stati; stati, sessualmente educati, in primo dalla naturale prevalenza di una data volontà sessuale su l’altro, ed in secondo, dal prevalere del carattere sessuale sociale, (nel senso più ampio del termine) sul personale.

L’unica anomalia che vedo nell’omosessualità, pertanto, è che è difficilmente collocabile nella struttura che si socializza col fine di perpetuare sé stessa: o meglio, la vedo negli omosessuali che non contribuiscono a quel fine. Ce ne sono infatti, di quelli che contribuiscono. Ciò che è anomalo alla società, però, non per questo è anomalo nei confronti della vita. E’ anomalo alla società, perché questa si pone il fine di formare il Cittadino. Non sarebbe anomalo alla società, se questa si ponesse il fine di formare la Persona. Non ci resta che confidare nella Città di Dio. Non quella cartografata dall’uomo, ovviamente, che questa è indubbiamente anticristiana!

separabianca

Bortocal – Commento grandioso, mi fa venire in mente una sinfonia di Bruckner. Come ogni filosofo riconosciuto ti inventi un linguaggio rigoroso e poi martelli sempre con quello. Non condivido questa concezione della filosofia, come sai: tuttavia so ben sentire quando questa musica trasmette delle emozioni. Il rischio però, alla fine – quello che sento – è la stessa rigiditâ dei religiosi non eretici, che di fronte ai fatti della vita ripropongono sempre le stesse formule. Per fortuna sei anche un poeta e mi smentisci, altrimenti direi che alla fine rischi di perderti le emozioni. Io preferisco una interpretazione più mutevole e flessibile delle cose. E comunque condivido le conclusioni di questa tua architettura grandiosa. (io sarei partito semplicemente da lì, senza tante complicazioni). La sessualità cioè ê mutevole sia tra gli individui sia negli individui, sia nello spazio sia nel tempo. Introdurvi l’idea di norma biologica è una contraddizione in termini: la sessualitâ è flessibile perchè la vita deve esserlo e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita. Di ciò vi è una evidenza sperimentale che a me basta ma che non ho bisogno di giustificare con nessun principio superiore. E’ vero che la omosessualità, se integralmente vissuta, non contribuisce alla riproduzione biologica. Per fortuna siamo umani, infatti. Per fortuna la “riproduzione” culturale è ancora più importante. Per fortuna nessuno potrà dire che Michelangelo è stato inutile, perchê non ha generato. Del resto i preti che rimproverano alla omosessualità il suo carattere non riproduttivo sono stati i primi a tirarsi fuori dal gioco della riproduzione! Credimi, perdama, semplicemente non vogliono concorrenti possibili nella loro comoda condizione di uomini che non hanno messo su famiglia!
separabianca
perdamasco – Caro Mauro: è tardi. Sono appema rientrato da una cena con amici. Domani mi devo svegliare alle sette. Non so bene chi sia Bruckner, e credo di aver bevuto un po’ troppo. Tuttavia, sento in pieno cosa vuoi dire, ed arrossisco. Non di vergogna, sia ben chiaro ma del piacere di sentirmi condiviso. Credimi, non vedo dove ci sia filosofia nel mio dire, tanto meno “linguaggio rigoroso”. Ho solamente scoperto tre concetti di principio, (Natura, Cultura, Spirito) e li uso, come una qualsiasi casalinga li usa: alimenti base dei suoi menù. Per fortuna, dai barattoli che trovo nella cucina “vita”, non traggo sempre le stesse ricette, ma, se devo fare un risotto, posso, come base, usare un qualcosa di diverso dal solito tritato di cipolle? E la vita, è sempre la solita base per ogni tipo di risotto. Vuoi se fatto con piselli, vuoi se fatto con funghi, vuoi se fatto col ragù. Di mutevole, quindi, non è la base, ma il risotto, indipendentemente, dalla mia capacità di cuoco, o se c’è un Cuoco oltre me. Certamente vi sono molte varietà di riso, “e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita” vuoi del risotto, (la vita ) vuoi del dirmi autore di ricette, e di capacità di cottura delle stesse. Per fortuna, “la capacità di riproduzione culturale è ancora più importante” della mia capacità di cuoco. Così, nessuno potrà dirmi che non ho generato nessuna idea di vita: questa, mio figlio, e per questa, non deviante dalle norme che dice la buona Cucina. La Benetti se ne faccia una ragione.

Dio mio! Chissà che occhiaie avrò domattina!  Ciao.

nord