Non ho capito bene. Sostegno a chi, don Bertone?

Don Bagnasco riceve un proiettile per posta. Don Bertone, dice: l’Italia lo sostenga. Per quanto riguarda la mia parte di essere Italia, sosterrò la santa madre chiesa tanto quanto mi dimostrerà, che la sua parola è un’arma che non usa “piombo” nei suoi “proiettili”, e neanche “polvere da sparo”?!

La Cei dice: noi non alimentiamo scontri! Dato il contesto del mio discorso, l’affermazione, mi ricorda la giustificazione di chi, prima ti stringe le palle sino a che ti costringe a dargli un pugno sul muso, e poi, fa la parte dell’angelicata vittima dell’irresponsabile (ovviamente!) che non sapeva più come fare per liberarsi dal dolore procurato dalla presa! Però, la Cei dice: noi non alimentiamo scontri!

Neanch’io li alimento! Pertanto, la metto così! La santa madre chiesa raduna le sue pecorelle allo scopo di rinforzare i suoi (legittimi) principi, dopo di che, per via della forza del voto delle sue pecorelle, condiziona pesantemente la vita, anche di chi, (sia pur pecorella) non condivide la totalità e/o il modo di applicarli, quei principi; condiziona pesantemente, anche la vita di chi, pur pecorella, non lo è del suo gregge; condiziona pesantemente, anche la vita di chi non intende essere pecorella, ne aderente al suo gregge, e ne aderente a nessun gregge; condiziona pesantemente, anche la struttura dello Stato, che sino a prova contraria, è laico; non per ultimo, condiziona pesantemente, anche i politici, costretti ad un ipocrita voto di scambio, da quella puttana che è il potere: benedetto, o maledetto che sia; però, la Cei dice: noi non alimentiamo scontri!

Tutto considerato, è anche vero! La santa madre chiesa non alimenta scontri! La santa madre chiesa, accende falò, ora sotto, ora nella vita dei dissenzienti, ma, sono luci della santa verità, ovviamente! La storia della santa madre chiesa racconta che si è sempre cibata dal sangue dei martiri! Non tutti volenti, a dirla tutta! Non tutti con la scorta, a dirla tutta! Chiedetelo agli abbandonati dalla Chiesa, se non è vero!

afinedue

Ciao, Vita! La sai l’ultima? Il mio uomo ha fatto le valige! (1)

Ha lasciato la casa, mi dice l’amica. Mi ha detto che la famiglia è un impegno troppo pesante, che è depresso, che non c’è la fa. Se ne è andato da quasi due mesi. Qualche giorno fa mi ha richiamato dicendomi disposto a ritornare. Gli ho detto di no! Cos’altro posso fare, Vitaliano?

Mia cara: la vita fa pere e banane. Legittimo amare le une, come amare le altre. Ma se pensiamo di poter trasformare una pera in una banana, (per quanto lo si faccia per virtù d’amore) vuol dire che siamo destinati a restare, o senza la pera, o senza la banana. Certamente possiamo amare frutti da innesto. Ma, allora, siamo pronti ad amare un frutto che non è una pera e neanche una banana, come può essere l’insieme fra le due?

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Ciao, Vita! La sai l’ultima? Il mio uomo ha fatto le valige! (2)

Allora, (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione.

Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di operarlo! Spero proprio, che si decida a trovarsi, un… fratello!

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Lettera aperta alle Arance quando non sono arancioni.

Nella corrispondenza fra Blogger, capita che un’affermazione pacifica venga intesa come contundente. Questo, perché sentiamo solamente le emozioni che, noi, diamo alle parole che riceviamo. L’impossibilità a sentire le emozioni del corrispondente, ci obbliga ad interpretarle. L’interpretazione, può risultare anche non corretta, perché filtrata da soggettivi stati d’animo. Al che, i possibili guai!

Certamente non vi è guaio, (qui parlo solo di me, ovviamente) quando ricevo un: Vitaliano, ti voglio bene. Come nel caso detto sopra, però, so, ma non sento, quello che l’altro/a mi scrive. Al che, posso dire che tale dichiarazione mi risulta a metà. Ho un solo modo per sentirla completamente, e, cioè, sovrapporre su quella, il ricordo delle emozioni ricevute e ricambiate in solido. Per questo, però, se è vero che da un lato non è più una dichiarazione a metà, dall’altro diventa una dichiarazione affettiva a tre, cioè, fra chi la manda, con chi la riceve, e il soggetto amoroso che mi ha permesso la comunione fra il sapere cos’è il ti voglio bene, ed il sentire cos’è il ti voglio bene.

Non amo gli amori a tre. Sarà perché non capisco chi sia il tradito dalla parola. Sarà perché non amo pensare di esserlo io. Sarà perché non amo pensare di essere io, il traditore della parola. Morale della favola: a casa mia, il colore delle arance non può essere che l’arancione.
afinedue

E’ questione di nettare.

Ho ballato tutta le sera. Il piccolo no. Mentre io facevo Salomè se ne stava indeciso fra il due o il tre. Nessun senso d’abbandono! Sapevo, cosa facevo. Come sapevo, che deve crescere, e che, crescere, significa, anche sacrificare chi ti fa crescere. Uscendo dalla discoteca mi sono scoperto ubriaco. O forse no, se il primo pensiero è stato: il Signore è il mio pastore. La notte non si cura se vado come i lampioni (seguendo le curve) perché in fondo c’è il giardino. Non mi dispiace se non ci trovo amante: conosco il contante. Lungo la strada un ragazzo mi chiede una sigaretta. Non chiedetemi perché, in fine, ci siamo baciati: è questione di nettare.

afinedue

Gayenna: sogni, amori, topi, e stregonerie.

Sogno l’Amato, qualche notte fa. Siamo abbracciati. Sento il suo desiderio. Non sento il mio. Da qualche parte di me, una voce mi dice: lasciati andare, Vitaliano, lasciati andare. Dietro di lui e davanti di me, una borsa aperta. Qualcosa di grigio si muove in quella borsa. Vedo uscire, uno, due, tre, quattro topi. Sento sorpresa, nessun senso di schifo, curiosità, il bisogno di capire. In genere, la figura del topo mette in disagio chi ha problemi con il sesso o con la sessualità. Il topo, però, è anche un roditore: è chi erode. Potevo dirmi, quindi, che l’invito a lasciarmi andare detto dall’Amato, in una “borsa” a parte, conteneva degli elementi erosivi.

Il giorno dopo mi contatta un quarantenne romeno. Bella figura. Ottimo operaio. Nessuna evidente traccia di violenza interiore. Ragazzo a suo modo, eppure, maturo. Desidera ed ama le età come la mia. Molto riservato. Equilibrato. Non di primo pelo, anche se tende a pettinarlo (culturalmente parlando) mettendo la riga in mezzo. Aveva mal di schiena. Gli faccio un po’ di abracadabra. Gli passa. Le motivazioni della visita restano, però, fra i fatti capire ma non detti. Conosco quei generi di antifona. Gli dico ma non muovo la mia disponibilità. L’accoglie, ma non muove la sua. Così, stiamo come quelli che aspettano che ci sia più luce, o che si spenga del tutto.

Spegnerla del tutto, non è da me, e nel che ci sia più luce, c’è anche di che chiudere gli occhi. Mi dice se conosco qualcuno che gli può andar bene. Con la richiesta, può avermi fatto capire che, per me, la sua porta era socchiusa, oppure, socchiusa per altre possibilità. Non mi lascio andare. Ci sono dei topi. Venerdì prossimo lo porterò a ballare nello scannatoio dove vado di solito.

Chi vivrà vedrà.

afinedue

 

Vivere? Morire? Salti nel buio.

Ai miei tempi ero conosciuto come giraffa. Un prete mi ha fatto conoscere come signorina. Il mio rendimento scolastico era da 6 – -. Avevo reso carsico, non meno dell’80% di me. Non avevo padre e neanche madre. Non sapevo stare in porta. Parlavo poco. Leggevo sempre. Non avevo cugine da spacciare come ragazze. In pratica, non avevo niente, rispetto al ragazzo che si è suicidato perché lo chiamavano “jonathan”. Decidere di vivere lo stesso, o di morire lo stesso, molte volte è fuor di coscienza.

afinedue

Non ci sono più uomini. Non resta che confidare nei tentativi!

Non avevo voglia di farmi da mangiare, oggi. Così, mi sono fatto 4 panini con la mortadella ed una bottiglia di brut! Quindi, se noterete un mio straparlare, sapete con chi prendervela!

Un ragazzo di 16 anni, si butta dal balcone perché non regge le battute dei compagni di scuola su di una sua presunta omosessualità. Uno si butta, ed i compagni commentano: scherzavamo! Grazie per i fior!

La preside dice, forse quel ragazzo aveva altri problemi. Certo che aveva altri problemi! Era meno duro del cemento, ad esempio! Lo dicevano più intelligente della media, ad esempio! Non era un burino, ad esempio! Era un’altra razza, ed un’altra cultura, ad esempio! Sorrideva sempre, ad esempio!

Solo il Signore sa, quale pesante trucco sia il sorriso, per chi, al caso, non ha proprio nulla da sorridere! Visceralmente, sarei portato a dare dei vigliacchi, a quei non compagni del sorriso! Sarei portato, a dar loro delle jene! Poi, mi dico, che ne sanno questi, del dolore e della fatica che si prova, quando si vuole crescere a propria immagine! Per saperlo, bisogna non essere dei prestampati, ad esempio.

Ma per non essere dei prestampati, bisogna non nascere da fotocopiatrici, ad esempio!

afinedue

Cardinali sotto scorta.

Sul portone del Duomo di Genova, hanno scritto: Bagnasco, vergogna. Intesa come una minaccia, il presidente della Cei è stato messo sotto scorta. A mio vedere, non c’è alcuna minaccia in quella scritta. Al più, questo memento: ad ogni azione, corrisponde una reazione eguale e contraria.

Morale della favola: temperi le parole che dice, il don Bagnasco, e vedrà temperate le parole che riceve. A proposito di scorte! Ricordo ai dediti alle beatificazioni papali, che al Vescovo Romero, il precedente papa non ha dato difesa di sorta!

Quelle date post mortem al Vescovo Romero non sono difese: sono elaborazioni da sensi di colpa.

afinedue

Non sempre ballo da solo

Ho iniziato a spogliarmi nel 71. Non ricordo più bene, se mi sia stato più semplice togliermi gli abiti, o togliermi i precedenti pensieri. Certamente sono stato aiutato dall’abitudine di abbassare la luce delle lampade nella stanza, e la luce della verità nella mente. Sai bene, che troppa luce offende gli occhi, e troppa verità allontana la capacità di accoglierla senza traumi. Ma, spogliati oggi e spogliati domani, un po’ alla volta ho iniziato ad accettare la mia verità fisica, e la mia verità mentale. Oggi, posso girare per la stanza come mamma mi ha fatto, e girar per la mente, proprio come la verità mi ha voluto. Per la mia stanza, però, non sempre giro da solo come non sempre trovo, (per non dire quasi mai) chi, come me, ha attraversato le mie stesse stazioni (e stagioni) di conoscenza. Torno allora, ad abbassare ambedue le luci, onde permettere all’occasionale fortunato di vedermi e di vedersi, così come è in grado di fare, e/o di accettare.

afinedue