Ore otto e qualche minuto! Nulla va bene signora Marchesa.

La srjlankiana collega mi dice che l’operaio se n’è già andato perché aveva mal di pancia. Morale della favola: quasi tutto da fare. Panico! Trovo altri due operai, ma, da lunedì, perché prima vengono gli amici! Etica invidiabile, ma intanto che faccio? Glielo racconto alla polvere?! In qualche modo tampono. Finisco nel tardo pomeriggio. Avete presente le acciughe? Sono così! Vado a prendere sigarette e giornale. Voglia di andare subito a casa? Zero! Voglia di farmi da mangiare? Zero! Vado dal mio Kebaccaro. Gli ordino una porzione grande di patate fritte. C’è un caldo boia, all’interno del 2 x 2 che osa chiamare negozio. Prendo una sedia e mi siedo sul marciapiede. Apro la prima birra. Pardon, la seconda! Non potrei stare sul marciapiede, ma per fortuna, il vigile che può confermarlo non passa, o deve ancora nascere.

Passa una vecchia culandra. E’ la versione maschile della vecchietta con i due cagnetti che avrete visto in Un pesce chiamato Wanda. Mi cade l’occhio sui suoi pantaloni: la riga è perfetta. Rifletto sull’età, e sul rifiuto di arrendersi. Passa un’anziana accompagnata dalla figlia. Non l’ombra di un grasso nell’anziana in emiparesi facciale, non l’ombra della figa che deve pur esser stata la figlia: ora, madre compita, ma, sepolcreto della passera. Mi capita di vedere ogni tanto delle donnone africane o latine, più larghe che alte, eppure, ancora così femmine! Cos’è, che abbiamo sbagliato?!

Ordino la terza birra e una porzione piccola di patate. Dico all’amica commessa, e filarino dello spacciatore di farinacei, non sposarlo! E’ un bandito! Ride. Deve già saperlo. La capisco. E pakistano, lo sciagurato! Ti sorride come fossi l’amante della sua vita mentre ti pugnala il fegato con un olio che te lo raccomando, e che tu sai mentre fai finta di non sentire i rigurgiti dei suoi delitti! Dio, se almeno lo facesse alla Bin Laden, in qualche modo potrei anche difendermi, ma chi mai si è difeso quanto basta, dagli Arsenio Lupin?!

E ordino la quarta birra.

Passa un ragazzo sui venti. Tutto a puntino. Ivi compreso la cinghia bianca dei regolamentari Gabbana: pantaloni che paiono cadere dalle anche ad ogni passo, ma che non è vero pericolo, sostengono le chiappe, smentite complici (d’induzione a reato) dal fatto che il ragazzo continua a tirarseli su. Lo stesso tic anche nelle ragazze che portano le mini. O meglio, delle giustificazioni che spacciano per sottane. E che cazzo, ragazzi! Abbiate il coraggio delle vostre opinioni! O su, o giù! Che in mezzo, oltre che alla virtù, c’è anche l’ipocrisia! Così ragionando, dico di no alla quinta birra e me ne torno a casa. Giusto per recuperare il fiato andrò a dormire un po’. Al risveglio, vedrò di fare in modo di alimentare le illusioni di qualcuno, e poi, andrò a sperimentare la riuscita dei miei trucchi.

afinedue