"Mi sarei aspettato una considerazione più profonda, da uno che sul suo blog scrive tante saggezze", mi dice, temo deluso, Ispanicoroma.

Bene, Ispanicoroma. Vediamo se riesco ad essere più profondo. Se ci casco troppo, nel profondo, fammi il favore: tirami su! Ognuno di noi, a mio avviso, è via (Natura) della verità (Cultura) della propria vita. Questa strada, è soggettiva. Questo non esclude delle corrispondenze fra vita e vita; questo esclude, che una data vita possa inserirsi in un altra, al punto da giungere a deviare un soggettivo percorso. Credo, inoltre, che, vita, sia una infinita serie di domande, alle quali dobbiamo dare le nostre, soggettive, risposte. Allora, se per capire che cos’è “vita”, si sceglie di percorrere una data strada, chi sono io (o cosa ne so, io) per disquisire se giusta o sbagliata quella scelta, o addirittura, per fermarla?

Credimi, almeno per quanto mi riguarda, non è un girarsi dall’altra parte, è un guardare, accompagnato da un doloroso dover tacere, appunto, per quanto detto sopra. Il non condividere, per me, si dovrebbe limitare, a non percorrere quella strada, se non la si sente come corrispondente al proprio momento esistenziale. Ti faccio un altro esempio sul mio modo di pensare. Io sono contrario all’aborto, tuttavia, ho votato a favore. Allora, vi è maggior saggezza nell’opporsi all’aborto, o vi è maggior saggezza nel non opporsi all’altrui diritto di avere libertà di scelta?

Altro esempio: se io compio un errore che coinvolge solo me (quando non coinvolge solo me, la legge difende l’eventuale coinvolto) le paghi tu, le mie dirette “spese”? Se tu fai una cosa giusta, li godo io, i tuoi diretti “guadagni”? Morale della mia favola: ad ognuno le sue scelte, le sue spese, i suoi guadagni.

E’ chiaro che quanto sostengo ha infinite implicazioni e sfumature, ma è altrettanto chiaro che che questo è una risposta ad un tuo commento, non una tesi di laurea. Ciao.

afinedue