Ho avuto a che fare con le Forze dell’Ordine. Io ci metto le storielle. La morale, mettetecela voi.

Dragando lungo le rive dell’Adige, anni fa, ho trovato una borsa con dentro una patente. Ligio al dovere la porto in Questura. Non capisco perché mi fanno fermare più di un ora. Lo capisco quando giunge giunge la borseggiata. Capisco inoltre di essere soggetto ad un confronto all’italiana: di quelli, evidentemente ufficiosi. Per mia fortuna, capisco anche questo solo dopo, la borseggiata riconosce che non solo il borseggiatore. Mi domando, con terrore, e non scherzo, come me la sarei cavata se la borseggiata, sia pure in buonafede, avesse detto: è lui! Mi domando inoltre, come si può pensare che un borseggiatore sia così cretino da portare in Questura una parte del malloppo sia pure sotto forma di patente. Venerdì scorso, all’interno di un cartone messo sotto un’aiola dove lavoro trovo un portafoglio. Sempre ligio al dovere, ma memore della precedente esperienza, questa volta lo porto dai Carabinieri. Il portafoglio era di un extracomunitario. Conteneva la patente, la carta di identità, il codice fiscale ed un agendina telefonica. Dopo più di due ore, mi fanno fermare il verbale. Una quindicina di righe in tutto. Due ore! In quelle due ore, prima di me e a colloquio iniziato, una persona che denunciava un danno. Dopo di me, altre due persone, una delle quali, rapidamente mandata alla Polizia postale per un furto di scatti subito attraverso Internet. In quelle due ore, l’apertura e la chiusura di un cancello, è stato l’impegno maggiore che ho visto dei due appuntati nella guardiola all’ingresso. Mettiamo quindici minuti? E mettiamoceli! Nel resto del tempo, e a meno che non mi sia sfuggito qualcosa, puro cazzeggio.

Firmo il verbale leggendolo di corsa. Se non ci si fida nella Caserma dei Carabinieri dove altro dovrei fidarmi? Uscendo, lo rileggo. Nell’elencazione manca l’agendina. Che faccio? Glielo dico? No, mi dice una voce diavoletta. Non vorrai mica stare lì altre due ore, vero?! Vado verso casa. In una strada adiacente il muro dell’Abazia di s. Zeno, arriva verso di me una macchina della Polizia. La strada è stretta fra una fila di macchine sulla sinistra, ed uno scassato marciapiede sulla destra, così, mi fermo quasi appoggiato su una macchina, e li lascio passare. Credete che abbiano alzato almeno un ditino per dire grazie?! Ma neanche per idea: come dovuto. E’ vero! Non tutti sono così! Ma, perché, molti sono così?! Carenza professionale? La divisa come terapia delle carenze? Per uno strano capovolgimento di ruolo, cioè, da servizio al cittadino, a serviti dal cittadino? Per il bisogno di manifestare un machismo, che il più delle volte si fa fatica a distinguerlo dalla mera cafoneria? E non mi si venga a dire “che non si può morire per 1200 euro al mese?, (cito il titolo di un giornale) che non lo dovrebbero neanche quelli che prendono (se li prendono) 3 euro l’ora.

afinedue