Supermercati e Supermarcati.

Sono in fila al Supermercato. In un’altra alla mia sinistra arriva un extracomunitario. Passa davanti a quasi tutti i pazienti che perdono la pazienza. Accuse di maleducazione da una parte, e di fascismo, (più precisamente di nazismo) dall’altra. Nulla di nuovo sotto il sole, e la furbizia è una pandemia. Sono tutti così, gli extracomunitari? Indubbiamente, no. Quali, allora, i così? In genere, quelli senza arte e ne parte. In genere, quelli senza tetto e ne legge. Doveva pagare del vino e della birra, quell’uomo. Lo conosco. Frequentiamo lo stesso giardino nei pressi del supermercato. Mi sento a disagio, quando, riconoscendomi, mi dice che “sono un buono”. In fondo, in fondo, gli ho solo offerto delle sigarette. Porgendogli il portasigarette, però, non, mettendogli una sigaretta in mano.

Sulle panchine, altri nella stessa situazione. Molto probabilmente aspettavano il vino e la birra, e lui, aveva fretta di farglieli avere. Meno tempo ci impiega a farli aspettare, infatti, e più è riconosciuto in gamba quello che ci riesce. Tanto più, magari, che quell’essere in gamba a servire in fretta gli amici, può giustificare una gratuita bevuta in più. C’è dello strisciante alcolismo, nei seduti su quelle panchine. Difficile capire, quanto sono arroganti per carattere, o quanto, a causa della malattia. Curarli, è molto difficile. Curarsi, significa prendere atto che si è malati, ma prendere atto che si è malati, in quei casi, significa togliersi, non la malattia, (che non sentono di avere) ma la presunta forza che la malattia consente. Con quale altra forza, sostituire, l’illusoria che viene a mancare mano a mano uno si libera dalla malattia, perché in via di guarigione dall’alcolismo?

Economica no, appunto perché senza arte e ne parte: almeno qui, da noi. Sociale no, perché senza tetto e ne legge: almeno qui da noi. Che cosa gli rimane, qui da noi? Gli rimane un solo tetto ed una sola legge: l’ideologia religiosa e culturale propria dello Stato di provenienza. Da assumere a dosi da alcolista, però, perché assuefatti a stordenti emozioni, quelli, qui da noi, nei nostri giardini. Che fare, noi, oltre che farli passare alla cassa dal momento che nella loro vita, (e lo sanno bene) quasi tutto è scritto? Temo ben poco. Di più, lo potrebbero i loro referenti religiosi e sociali, immagino, ma, lo vogliono? Direi di no, dal momento che non ne ho mai visto uno, di quelli, seduti con i loro fratelli, o meglio, con i loro orfani.

afinedue