Alla pizzeria Sajonara di Verona, notturna ragazzaglia condivideva stesse notti, stessi letti, stessi ricordi.

Autunno del 71. E’ sera. Entro nella pizzeria. Mi sento un po’ la burba in mezzo ai nonni. Pugnalate e coriandoli fra tavolo e tavolo. Mi dicono di non preoccuparmi: è la solita sfida di burletta! Un amico, la Simona, (odontotecnico con trapano a pedali) mi presenta alla corte dicendo: questo è Silvio Pellico e le sue prigioni. No, dice un tizio che non conoscevo (la Gabì) è la Gazzabinskcaja! Così battezzato, sono stato quell’avatar per tutta la primavera di giovane uomo, di giovane Finocchio, di giovane in tutto. Avevo 26 anni. Si chiamava Marco, il battezzante. Orefice. Rapinato da balordi, (un cesso di amante fra quelli) ha dimostrato di avere dei coglioni che molti etero si sognano. Ma non sono bastati. Pugnalato e legato ad un albero, era riuscito a liberarsi dalle corde, ma non dalle ferite. E’ morto poco dopo. Con fatica da lottatore, mi è stato detto.

In quella compagnia c’era un trentenne. Spaventato insegnante. Non tanto dalle materie spaventato, quanto dal materiale scolastico che trattava. Nessun minorenne, tuttavia giovani. A lui non piacevano i giovani, se non come bellezza in sé. Temeva il loro giudizio, però. Non tanto per sé stesso, quanto per le conseguenze sull’insegnamento e sulla professione. Si armava, così, di grandi occhiali scuri, e di arcigne commedie! Non ci credeva nessuno. Si chiamava Gigi: Gigeria per gli amici.

Non chiedetemi in quale Natale, ma quella sera, la Gigeria ed io siamo andati a vedere gli Aristogatti. Eldorado di risa la scena del notaio sulle scale; tre passi avanti e sette indietro, mentre, trepidante, e se ricordo bene, svanita ma di classe, la Signora l’aspettava sulla cima. Siamo in Piazza Bra. La Gigeria aveva una cinquecento gialla. Tenuta a puntino. Antistante la Gran Guardia, incauta, una macchina aveva parcheggiato un 50 centimetri dal marciapiede. Noi, arriviamo. La Gigeria vede la macchina parcheggiata. La strada non è larga meno di una trentina di metri. China sul volante, (neanche guidasse un chissà quale tir) comincia a dire: oddio, ghe vago dosso, oddio, ghe vago dosso, oddio, ghe vago dosso; e ci siamo andati, addosso!!!! A non più di 20 all’ora! Guidatrice da Singer, la Gigeria! Dopo anni, (ci eravamo persi di vista) la amiche mi dicono che è morta. Infarto. Passeggiando in riva al lago. In compagnia di un amante: militare.

afinedue