Caro il mio fighissimo. Lettera aperta a Pabloz.

Caro Pabloz: dire di no ai tuoi inviti, mi è come dirlo ad un bellissimo figo, e come quel bellissimo fico non riuscirà mai a capire il mio rifiuto (ma come si permette sta’ vecia marantega in decomposizione!) così, non ci riusciresti tu, se la tua fichezza fosse estetica. Ci riuscirai, invece, perché è intelligenza. Non ti sarà sfuggito il fatto, che io sono uno strano coso (a livello identitario) è molto probabilmente, uno strano caso a livello psichiatrico. Fatto sta, che su queste pagine, scrivo quello che sento, non quello che so. Se dovessi scrivere quello che so, in Blogs.it avrei cazzate più che post! Per scrivere quello che sento, però, devo assolutamente restare quello che sono. Mi dirai: ma questo, che centra con il mio invito! Nessuno ti vuole cambiare! Centra, centra! Centra, come deviazione dalla strada che percorro: la mia come perdamasco. Centra per il ruolo che svolgo: tabella indicatrice di questo pensiero. Centra per quello che sono, perché, in un qualunque modo, sia pure anche minimo, un altro incarico può disturbare il mio equilibrio, inserendo un senso d’importanza che devo combattere come un nemico. Mi è chiaro che non è nelle tue intenzioni, il darmi quel senso, tuttavia, volere o volare, rischio di subire la tentazione di addossarmelo, al che: vade retro mi è l’usuale forma di scongiuro. Ricordi, il mio sminuire i complimenti che ricevo? Ecco, il motivo era quello, non, il perseguire una qualche forma di modestia.

asterisco Carissimo Vitaliano, così mi fai diventare rosso… Tu sei come quegli angolini tipici che si scovano in qualche mare della Grecia, o in mezzo alle montagne, e poi quando tutti ci vanno, per vedere gli angolini tipici, non sono più tipici. Tu stai difendendo il tuo diritto ad essere “tipico”, “fuori dal gregge”, “eccentrico” – tutte cose preziose, e utili. Hai un tuo cammino da seguire, un tuo percorso: io ci provo, ogni volta, a tirarti dentro, ma so già che non succederà… lo faccio per dirti: guarda che l’unico motivo per cui non ci sei, è perché sei tu, che non lo vuoi, quindi, non ti preoccupare, ti apprezzo – tanto, forse di più – sempre! Besos e a presto pablito

fotina “… lo faccio per dirti: guarda che l’unico motivo per cui non ci sei, è perché sei tu, che non lo vuoi…” Caro Pabloz: avevo capito che sentivi di dover lasciare a me la responsabilità di escludermi. E’ chiaro che escludersi non è mai un piacere, ma non è che lo voglio, o meglio, lo voglio perché lo devo. Non tanto per i motivi che dici (ci sarebbe dell’antipatico preziosismo, in questo) ma perché, se metto radici in altra terra, c’è il rischio che possa cambiare la natura del mio albero. E questo, è un rischio che non posso permettermi di correre.

afinedue