Eutanasia.

Agli atti della vita, è giusto rispondere con altri atti di vita. C’è chi sostiene che la vita sia nostra, c’è chi sostiene che non sia così. In questo momento storico, la società e la religione sostengono che la vita non è nostra. In queste due ideologie, non è esclusa l’ombra del possesso sulla vita che guidano, ora religiosamente, ora politicamente, ora in ambedue i casi. In quanto poteri, non possono diversamente. E’ triste, ma è così. Ora, chiediamoci, che cos’è vita? Ci sono miliardi di risposte. Credo che non ci siamo ancora messi d’accordo sulla risposta ultima. Chiediamoci, inoltre, quale lo scopo della vita. Miliardi di risposte anche qui. Chiediamoci ancora, quando posso dirmi di essere vita? E, per chi? Per un’idea di me? Per un’idea sociale? Per una più elevata idea? A mio avviso, ci si può dire vita nella vita, tanto quanto rechiamo vita: vuoi a noi stessi, vuoi al sociale, vuoi alle idee che vuoi. Ci sono casi, in cui non si può più esserlo, per nessuno dei casi che ti cito. O, esserlo, al più, sottostando, a pesantissime croci. Ci sono casi, in cui possiamo alleviare il peso di quelle croci. Ci sono casi, in cui non lo possiamo in alcun modo. Ebbene, con quale e per quale diritto si può dire ad un’umanità caduta sotto il peso della sua croce: mi dispiace ma questa è la nostra vita?

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