Faccio la Gazzabinskaja

gazzabinsckaja

Si avvicina il Carnevale. Decido di esserci. Mi lascio affascinare da un 80×80 di uno scampolo di velluto viola che dicono imperiale. Ma che me ne faccio di un 80×80?!! Lo compero lo stesso! Per questo? No. Per quello? Neanche! Per questo, no, e per quell’altro neanche, figuriamoci per un mantello! La sarta ed io cogitiamo un corpetto. Le misure sono bastate per la parte davanti! Si va bè, e mo’? E mo’ ci vuole il resto! Unito resto a resto (non manco di fantasia) è venuto fuori un vestito russo dell’8oo. Lo strascico sul metro e mezzo. Tanto per restare in tema, é in damasco viola con disegni in oro. Mi è costato un capitale! Già da casa abbigliato, parto per Venezia. In prima classe, ovviamente!

Non come maschera sono andato per irte calli, ma come chi va a vedere le maschere. “Vestita di voile e di chiffon” non vi dico il freddo che ho patito. In Giappone devo avere qualche foto.

Sconvolto da cotanta grazia, il tassista che m’ha portato alla stazione di Verona (non ci crederete ma si è girata!) non riusciva ad accettare l’idea d’aver visto una nobildonna uscire da una casa popolare.

A Venezia arrivo e vado. Non ci faceva caso nessuno. Per cena entro in una rinomata osteria. I seduti (direi di botto!) hanno tacitato ogni cucchiaio, ogni commento in punta di forchetta. Bloccati!

Non c’era posto. Non trovarne é il mio destino.

Tornando alla stazione, un mona in cerca di chissà che m’ha seguito a lungo. Figuriamoci se non so riconoscere un teppistello, ma lo stesso, concedendo e togliendo, m’è piaciuto dargli qualche speranza: a Carnevale ogni scherzo vale.

Col cacchio, però, che sono entrato nei vicoli dove mi aspettava anticipando il mio passo. Gazzabinskcaja sì, scema no! Non per quel tanto di poco.

A Verona la casa mi aspettava: popolare ancora.

ps. Avendo famigli, avrei fatto frustare la fotografa!

afinedue