Perché, un uomo, è attratto da un altro uomo?

Per quanto fortemente interessato (adesso molto meno, devo dire) non è mica facile risponderti. Così come non è facile rispondere alla domanda: perchè un uomo è attratto dalla donna? Nell’uno e nell’altro caso, ci puoi costruire su piramidi di risposte, che a loro volta motiveranno piramidi di domande che motiveranno, ecc, ecc.

Quello che la conoscenza superiore non sa bene, però, direi, pressoché infallibilmente, lo sa, la conoscenza inferiore: il sentire. Sono giunto a saperlo (o perlomeno a credere di saperlo) dopo stradannati anni di pensieri: non pochi abortiti, appunto per dei muri che ne fermavano il fluire. Ho potuto giungere alle ragioni che ti espongo, però, solo dopo aver percorso una strana strada: quella della medianità. Non tutti credono all’esistenza di quella possibilità  della vita, e nulla intendo dire o fare per convincere te, quindi, ti chiedo di credermi per amor di tesi.

Nelle manifestazioni della medianità, capita l’incontro con gli spiriti. Da quella particolare conoscenza, ho intuito la figura dello Spirito: figura, che a livello naturale chiamo Forza, e a livello cultuale e spirituale chiamo Vita. Da allora, nell’analizzare la vita (e quindi, la mia, e/o l’altrui, e/o la vita) ragiono, appunto, secondo il terzo stato della vita, appunto, lo Spirito. Della vita, il primo stato è la sua Natura, (il suo corpo) ed il secondo la sua Cultura, che deriva dalle conoscenze attuate dalla relazione fra soma e mente.

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Essendo lo Spirito la forza che ha originato la vita, ed essendo la vita come appena detto, ne consegue che anche la forza dello spirito (in questo caso mi riferisco all’umano) possiede le stesse infinite forme del carattere maschile e femminile che da alla vita che origina. Delle stesse infinite pulsioni non può non avere anche la nostra sessualità, così, ci sono pulsioni Etero e pulsioni Omo. Occhio, però! Come la vita è infiniti stati di vita, così lo sono le pulsioni Etero o Omo. Succede così, che vi siamo figure maschili con spirito femminile, e figure femminili con spirito maschile. Un uomo può amare un altro uomo, allora, perchè nell’uomo che ama, trova uno spirito (una forza) che gli è complementare. Lo stesso succede anche nell’Omosessualità femminile.

Vedi la nostra sessualità, come un albero, quello, appunto, della vita. Gli alberi, possiedono rami principali (i prevalenti) e rami accessori. Cosa ha reso prevalente o accessorio un dato ramo? A mio avviso, due principali fattori: il Campo, ed il Coltivatore. Per campo intendo una contingente epoca culturale, e per coltivatore intendo una contingente famiglia&società.

Per costituire e perpetuare sé stessa, Campo e Coltivatore non possono non far diventare predominante, il ramo e/o la pulsione etero. In ragione di quel fine, il Coltivatore del dato campo, non può non potare i rami che a suo giudizio disperdono la forza dell’Albero. Dall’accusa di dispersione di forza, l’ostilità  verso il ramo giudicato accessorio, quello appunto, Omosessuale. Ostilità  sempre vigile e presente, tanto più, perchè la Vita se ne sbatte delle intenzioni sociali dei Coltivatori. Tanto è vero che nutre con il suo Spirito, sia il ramo prevalente che quello accessorio. Il guaio è, che la norma che Dio propone, quasi mai dispone la nostra.

afinedue

Patologia della profezia.

L’elezione spirituale è data dalla capacità di elevare il proprio spirito allo Spirito. Lo Spirito è il principio della vita. Comunque avvenga, quell’elezione, permette (a chi eleva la propria coscienza verso il Principio della vita) il possesso di una maggiorata visione dei Suoi principi. Con altre parole, permette di “vedere” l’Universale che è in ogni particolare. Furono Profeti di universale e di particolare, sia il Cristo evangelico che Maometto. Lo furono, ovviamente, nella loro specifica cultura. Ciò significa che non lo possono essere in altre? Nel particolare che vi è nelle loro profezie, non sempre e non in tutti i casi, ma nell’universale che vi è nelle loro profezie, direi sempre ed in tutti i casi. Come poter accertare la visione universale da quella particolare nei Profeti? Semplice! Se parlano dell’amore sono profeti di universale. Se parlano dell’amare sono profeti di particolare.

afinedue

L’importante è godere, ma il godere può legittimare ogni prezzo?

Sul molto tardi di ieri, sulla scalinata che porta al mio giardino incontro un moldavo. E’ oltre i trenta. Tracagnotto. Asciutta la sua stretta di mano, certa, e molto forte. Non tanto per virile disfida, quanto proprio per una sua naturale potenza. E’ più basso di me. Sento che mi guarda, come se fosse un bambino davanti ad un campanile. Non solo è disponibile verso di me, ma anche verso ciò che sessualmente sono. Già! L’importante è godere, dice il Loris, ma, lo è anche quando si conoscono (ed in molti casi è meglio temere) i prezzi non dichiarati? Quali, questi prezzi?

Vi sono etero esclusivamente tali, ed etero, prevalentemente tali. Prevalentemente tali, significa esserlo anche in diverso modo, cioè, non solo con la donna. Non di certo perché amano l’uomo, ma perché possono godere anche con l’uomo. Purché, (almeno il più delle volte) quella figura maschile non gli rappresenti la loro idea di Finocchio: in genere, stereotipata. Nel qual caso, la possibilità di godere anche con l’uomo, non viene nemmeno presa in considerazione, se non, quando il basso ventre urla un’irrimandabile fame. Capita anche da quelle parti, non, solo dalle mie!

Vi sono etero che conoscono e gestiscono con equilibrio sia la propria prevalenza sessuale che la parte minoritaria, e vi sono etero che non lo sanno fare. Non lo sanno al punto, che giungono a credere prevalente sessualità, l’ultima che muove la loro ricerca di piacere. Quindi, arrivano a pensarsi etero se il piacere in ultimo caso è mosso da una donna, o diversi, se il piacere in ultimo caso è mosso da un uomo. In definitiva, questi non sanno essere sé stessi, ma solo ciò che gli è stato formalizzato. Essendo, quanto formalizzato, più facile a capirsi che a praticarsi, i non sè stessi si ritrovano a stare in bilico fra due tensioni sessuali: instabilità, questa, che non può non rendere precario l’insieme della loro personalità.

E’ un’instabilità, che può giungere, anche conformare una patologia mentale. Distinguere a priori, il sano dal malato, è impossibile. Se non altro, perché anche i malati sanno sorridere come i sani. In altri esempi, esattamente come i ladri possono sorridere come gli onesti. Possibile distinguere, lo diventa, quindi, solo dopo aver versato di che poter vedere il piatto. Pazienza, se in quel piatto non c’è di che rendere soddisfacente una partita, ma, e se ci fosse di che far diventare, anche ultima, la partita del giocatore più debole?

Situazioni del genere capitavano solo nel mondo dei Finocchi. Ora, non è che non capitano più in quel mondo, ora, capitano anche nel mondo delle donne che cercano il proprio piacere sessuale, come l’ha sempre cercato l’uomo, e/o il mio genere di uomo. Morale della favola: vi sono agnelli che mordono come lupi, quindi, oltre ai Finocchi, stiamo in campana, anche le donne!

afinedue

Per anni sono stato vicino al dolore dell’Amato.

Lo sono stato al punto, che l’Amato stava ammalando me. Al che, ho dovuto scegliere: il malato era lui. Ciò che la ragione concepisce in un fiat, l’emozione ci mette una vita a farsene una ragione, ma non c’erano altre scelte. In modi pesanti o leggeri, evidenti o palesi, chiari o subdoli, tutte le menti incerte di sé possono far soffrire di quanto ho rischiato di soffrire: il rischio, cioè, di annegare nell’altrui identità, come rischia di annegare il soccorritore che non si separa dal panico di chi si sente mancare, ma che ancora non sa di essere il mancante. Lo si rischia, tanto più se si ama, chi vediamo mancare. E’ indubbiamente vero, che il malato può dire di non essere lui, il malato, ma chi gli sta vicino. Ciò che è evidentemente smentibile nelle malattie fisiche, altrettanto non lo è, in quelle mentali. Tanto più, quando non sono evidentemente patologiche. A questo punto, dove le verità fra due verosimili ragioni? Dove non è possibile saperle, è necessario separarle.

afinedue

Quanto possono dirsi in vendita, le proprietà americane della Barca di Pietro?

Onde pagare i danni procurati alle vittime dei sacerdoti pedofili, la chiesa americana vende le sue proprietà. Un momento! Quanto è legittima quella vendita? A mio avviso, anche se certamente per quel poco che conosco, trovo che quel sistema per trovar capitali sia perlomeno, moolto opinabile! Americana o no che sia, ci sono proprietà che la chiesa riceve per scopi di varia beneficenza, ed indubbiamente, proprietà che ha comperato. Ma, con quali soldi, le ha comperate? Almeno come fatto originante, sempre con quelli donati dai fedeli, immagino, dal momento che è (o almeno si dice) costituzionalmente povera. Stante il fatto, se l’origine dei pagamenti deriva da un dono a destinato a beneficio pubblico, quanto, la chiesa americana può appropriarsene, anche per destinarlo a faccende private? Se, in virtù di liberali intenzioni dei fedeli può dirottare i doni ricevuti anche per faccende private, quanto può dirsi solamente gestrice, o quanto proprietaria dei capitali che gestisce, dal momento, che si può anche affermare che non avrebbe ricevuto il becco di un quattrino, se solo i donatori avessero saputo il destino di parte dei loro doni? E se può dirsi proprietaria dei capitali che gestisce anche per uso privato, si può, o non si può, trarre la conclusione che “c’è del marcio in Danimarca”. L’unico dono, della quale la chiesa può dirsi indiscutibilmente proprietaria e libera gestrice è il cosiddetto Obolo di s. Pietro. Non mi risulta, però, che l’Obolo di s. Pietro sia stato messo a disposizione della chiesa americana!

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Pecore e Capri: può darsi che la storia sia cattiva maestra, o può darsi che lo sia la nostra memoria.

Col radunare le pecore dentro il suo ovile, per implicito, la chiesa le raduna anche dentro quello sociale. E’ un mutuo soccorso, questo, che, da noi, pare sia iniziato con la caduta dell’impero romano. Come storia, forse si. Ma come necessità di potere, direi che è iniziato col formarsi della prima unione fra Sapiens. Certamente la chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore, ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa allargare il gruppo delle pecore, con l’evidente rischio di una allargamento della coesione (quando non una perdita di gestione della stessa) fra chi guida e i guidati. Rischio, che già c’è, evidentemente, dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Con il restringere la libertà di movimento morale delle pecore, evidentemente, restringe anche la libertà di movimento sociale.

Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri, così, che si possano credersi fiere. E’ una storia molto antica, ed è anche una tragedia molto antica. Si perde nella notte dei tempi. Risale al primo capro che fu immolato in nome della coesione del primordiale gruppo; risale al primo milite ignoto di tutte le guerre di potere fra princìpi. I tonici che rinnovano i princìpi, da sempre, sono solamente due: la paura, e l’amore. Adesso, è il tempo della paura. Hai un bel dire, tu, caro Jason: col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Ti è sfuggito però, un non piccolo particolare. Volente o nolente, non sfuggirai al tuo destino di capro, perché sull’altare del sacrificio, oggi non ci mettono più, Tizio, Caio, o Sempronia: oggi ci mettono le categorie che contengono i Tizi, i Caii e le Sempronie. Oggi, non ci mettono l’Omosessuale. Oggi, ci mettono l’Omosessualità. Con altre parole, non ci mettono più, una data vita. Ci mettono, il suo abito mentale. Per tale fregatura, che tu lo voglia, o no, sei fra i capri! A meno che, tu non possa cambiare il tuo abito mentale! Chissà perché non ti ci vedo proprio!

Hai capito, adesso, la nolente fregatura dell’averci riconosciuti nei movimento Gay? Che non siamo più, Uomini o Donne: siamo Gay! O, forse meglio, l’etichetta Gay è diventata così significativa, da essere diventata più importante del prodotto che inscatola. Questo, permette alle anime pie di sentirsi buone perché assolvono il peccatore, e di non aver sensi di colpa, perché, chiaramente non se ne hanno, quando si bruciano solamente delle etichette. Te capì! Per cosa credi, che io preferisca dire Finocchio? Per mero sadismo?! Lo faccio, perché, con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei bruciati a migliaia, e per questo, Finocchio, è storico memento, e nel contempo, è monumento alle vittime della voglia di Paradiso delle pecore e dei loro pastori! Ma, abbiamo preferito la cipria estera di marca Gay! Bravi! Esterofilia, quel nome, che se è anche vero che ci ha tolto dalle braci, non di meno è vero che ci ha messo in padella! Sempre bollente, fra l’altro, dal momento che sotto, sotto, le braci non sono mai state spente.

C’è un solo modo per liberarci dalla prigionia della categoria Gay. Tornare alla categoria Uomo e Donna. Il guaio è, che ormai siamo dentro nella testa del mondo come Gay. Alla facciaccia dell’Uomo e della Donna. Proprio non riesco ad immaginare, Jason, quale grande marcia a ritroso, o quale grande balzo sia necessario fare per liberarci dalle categorie in cui ci ci siamo rinchiusi, pur pensando di difenderci meglio.

afinedue

Le completezze nella diversità in amore.

Sulla difficoltà d’amare che dico nella storiella fra un Tulipano ed una Farlalla, Luisa, commenta così:

“Eppure ci deve essere una completezza che viene dalla diversità…”

Poco fa è venuto a trovarmi un amico. Mi racconta di essere stato, fortemente desiderato da uno sposato, e che, dopo che questi ha cessato di rincorrerlo, l’ha fatto lui! Per accostamento di storia, mi è venuto in mente, un vecchio, ma importante, film francese. In quel film, la Bardot, era rincorsa da un giovane amante. Ad un certo punto, questi smette. A quel punto ha cominciato la Bardot. Visto che non riusciva a cavar ragno da buco, preda della gelosia, la Bardot uccide l’amante. Al processo, il Pubblico ministero, si rivolge alla Bardot dicendo: questa donna ha ucciso l’amante perché non l’ha mai amato! Al che, la Bardot, replica: Non è vero che non ci siamo amati: non ci siamo amati, contemporaneamente! Quando rivedo la scena, me vien ancora el gropo…

Quale la morale delle due storie, Luisa? Direi questa: la diversità in amare, è il momento che ci permette d’amare, con completezza, solo a momenti. Saremmo, quindi, destinati ad amare sempre incompletamente? Dipende! Se consideriamo un tutto anche le parti, certamente no!

afinedue

 

C’è differenza fra Dittatura e Democrazia? Solo nella forma, temo.

Vediamo di distinguere, Dittatura da Democrazia. Certamente non occorre che ti spieghi i loro significati, tuttavia, permettimi di farti notare una sfumatura che forse non hai considerato. La sfumatura in questione, riguarda, non tanto il concetto di Democrazia, ma il come tu la senti e/o la vivi. Ho già detto questa sfumatura in un mio post. Popolo, è l’insieme culturale composto dalla volontà dei votanti. Dalla somma dei voti, risulta una volontà di una Maggioranza, e, di conseguenza, una volontà in Minoranza. Qualunque sia la parte in Minoranza, si trova “sotto schiaffo” della Maggioranza. Ecco: distingui Dittatura, (volontà “politica” detta da un singolo), da una Minoranza, messa sotto schiaffo” da una Maggioranza che diventa un singolo collettivo! Quanto può dirsi Democrazia, la volotà di potere espressa dal singolo collettivo che è diventata una maggioranza?

afinedue

 

 

Lettera aperta alla Giovinezza

La nostra vita è gestita da due potenze: il Sapere ed il Sentire. La corrispondenza fra le due potenze, (bagnate nell’esperienza che si confronta con altre), forma, quello che chiamiamo bagaglio culturale. Tutto molto bello e molto chiaro, detto così! Come mai, allora, per moltissimi anni della mia vita, è stato il Sentire, che ha prevalentemente gestito il mio Sapere? Mi sono risposto, questo: perché la forza della mia vitalità naturale, era maggiore, di quella della mia vita culturale. Ho potuto mettere in paritaria gestione i due poteri, quando ha cominciato a calare, la mia vitalità naturale. A quel calo, (non necessariamente fisico), ha contribuito il costante lavorio del mio pensiero su di me.

Siccome la vitalità è maggior segno di vita della giovinezza, ne consegue che la giovinezza è prevalentemente, guidata dal Sentire. Un Sentire, che tracima dagli alvei posti dal Sapere, è una forza che trova i suoi termini solo in sé stessa. La stessa cosa si può dire della passione. Si può affermare, pertanto, che il sentire, prevalentemente, la vitalità di sé, denuncia, l’innamorato di sé.

Per l’esperienza personale detta sopra, sentiamo, prevalentemente, noi stessi in quel massimo innamoramento della nostra vitalità che, appunto, chiamiamo Giovinezza. In quello stato della forza di quel periodo dell’età, tutto gravita attorno a quel sole che chiamiamo Io. La forza della vitalità di quel sole può esser tale da far squagliare le ragioni del Sapere. In quel caso, le ragioni del Sentire, diventano ragione di Sapere. Della Giovinezza, allora, si può dire, che è l’età, nella quale, prevalentemente sa, ciò che sente vero, più di ciò che è vero. Con ciò intendendo, che la Giovinezza ragiona secondo pensiero soggettivo, non, secondo pensiero oggettivo. Si comincia a ragionare con pensiero oggettivo, mano a mano, il pensiero soggettivo, com_prende, (tanto quanto verifica), il mondo circostante che ha cominciato ad abitare. Il segno del trasloco dal mondo soggettivo a quello oggettivo si chiama maturità.

afinedue

Memorie di un tardo adolescente, e memorie di un tardo bambino.

Girando i mobili ho collocato questo pensiero: paranoia, è malattia della mente rapinata della fiducia. Con la condanna alla macina al collo abbiamo sempre pensato (o ci hanno sempre fatto pensare) che il Cristo si riferisse a chi osa intaccare la purezza sessuale dei bambini; ed è certamente anche così. Altrettanto indubbiamente, però, dovrebbe meritarla chi osa intaccare la purezza della mente di un bambino, e/o quando è ancora bambina; con ciò intendendo, pulita. Il guaio è, che siamo stati, tutti, mentalmente violentati, e che per la nota legge del contrappasso, da vittime che eravamo, siamo diventati, direi tutti, dei violenti. Pare che sia, a causa della legge della sopravvivenza. Il Cristo che conosciamo, pare non l’abbia conosciuta.

afinedue

Non mi basto, quindi, amo: dialogo.

asterisco

Che si voglia bene a qualcuno perchè noi non ci bastiamo, è una delle poche idee di Platone che mi piacciono – e anche per questo sono portato a pensare che sia piuttosto di Socrate.

fotina Questa riflessione mi riporta indietro di epoche: quando stavo con l’Amato. Mi diceva: non sempre mi basti, Ora sei al 50%, ora al 70, ora al 99, ora, per niente. Ed aveva ragione. Si, è vero: non ci bastiamo. Per una infinita serie di cause, che stanno fra il personale e l’umano, direi.

asterisco

Tu dici che questo rende l’amore interessato (anche se la povertà di cui parla Platone ha la P maiuscola. E se fosse? L’amore deve essere interessato all’altro da sè, se no che amore è?

fotinaSu l’interessato all’altro/a non posso che concordare, ma, nell’amore, (e non credo sia capitato solo a me) ho riscontrato interesse anche per l’appropriazione di cose dell’altro/a. Pur avendole vissute e pagate, è chiaro che non le considero parte dell’amore. Era a questo che mi riferivo in particolare modo con interessato.

asterisco

Il bello, poi, che quando dici che l’amore nasce piuttosto dalla “invidia”, cioè dalla sensazione che ci manchi qualcosa che ha chi amiamo, dici esattamente la stessa cosa che diceva Socrate! Solo che non mi pare che l’obiettivo dell’amore sia di essere come la persona amata, ma piuttosto quello di avere la persona amata quasi come parte di noi stessi, in modo da sentirci migliori.

fotina Infatti, distinguevo fra l’invidia che aiuta a formare l’Ego, da l’invidia che aiuta ad unire due Ego.

asterisco

Rischio, quindi, di possessività? Non c’è dubbbio: è il principale rischio dell’amore questo.

fotina Concordo sul principale rischio, ma, direi anche, che la possessività è un modo dell’amare che non dovrebbe appartenere all’amore.

asterisco

Perché il definitivo possesso banalizza chi è oggetto d’amore, e in fondo distrugge l’amore.

fotina Se il definitivo possesso porta ad una complementare unione, direi che esalta l’amore più che distruggerlo. Vero è, che a distruggere l’amore in quanto comunione di vita, è l’uso unilaterale (nel senso di chi ricava più di quello che concede) di un soggetto in amore.

afinedue

L’amore nasce dalla Povertà, dice Socrate. Non sarei tanto d’accordo.

In quanto carattere di vita, che amore è, infatti, quello che nasce fra due poveri amanti, se non un amore di povero carattere? Fra due poveri amanti, più che di amore, parlerei di un sentimentale mutuo soccorso. [Non fra amanti poveri, ovviamente, che può essere ricchissimo!] Amore, a mio avviso, non può essere una compensazione di carenze, se non diventando una “medicina”, dove non è escluso l’amaro. Ne so qualcosa! Più che dalla povertà, l’amore, a mio avviso, nasce di più dall’invidia. Mettici le virgolette, su, invidia. Nasce cioè, anche perché, “invidiando” l’altro/a, vogliamo, o essere come lui/lei: e da qui, nasce l’amore per noi stessi. Oppure, “vogliamo” lui o lei, per metterlo/a fra i nostri beni. Il dire ti voglio bene, è riconoscere una raggiunta conferma. Il ti voglio bene in quanto un acquisito bene, però, è soggetto a variabili. Per tali variabili, o si agisce per valorizzare il bene acquisito, o perde il suo valore, e per implicito, si perde il portatore di quel valore. Anche l’amore, è così. Non ci sono “cravatte” che tengano!

afinedue

Santa Trinità: mistero, o capirla è un’ovvietà.

Vita, e stato di infiniti stati, della relazione di corrispondenza, fra tutti ed in tutti i suoi stati.

Natura

1atriangolo

Cultura                                                                         Spirito

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Per tali stati, e per la sopraddetta affermazione, la vita è stato trinitario_unitario. Come passa, dal trinitario all’unitario? Naturalmente, mettendo i suoi stati in corrispondenza di vita, così, tanto più i suoi stati corrispondono, e tanto più, è unitaria. Ora, immaginate che il disegno dei principi della vita che ho messo sopra, prenda vita. Aspettate un attimo! Ci devo soffiar su! Fatto!

Mano a mano prende vita, (grazie al soffio dello Spirito per quanto riguarda la vita, e a quello del nostro per quanto riguarda la nostra) vedrete che il ricongiungimento dei suoi stati (tre) si incorporeranno al centro: luogo dell’Uno nello stato della vita del Principio, e luogo della trinitario_unitaria corrispondenza fra gli stati nel nostro principio.

1apunto

Se questa trinitario_unitaria immagine, è quella della nostra vita, questa, non può non essere, anche quella della vita che ha iniziato la nostra: differenza di stati a parte, naturalmente: Assoluto stato quello del Principio e stato di infiniti stati il nostro.

La vita che ha iniziato la nostra è quella che diciamo Immagine. La vita che perpetua quella dell’Immagine, è quella che diciamo a Sua Somiglianza. Da ciò ne consegue, che gli stati dell’Immagine sono supremi, mentre quelli della nostra vita, “sono quello che sono”, in ragione dello stato della corrispondenza fra Immagine e Somiglianza che riusciamo a vivere.

p.s. Qualche anima sarcastica potrebbe anche rilevare che per quanto ha soffiato, nulla si è mosso! A quella, rispondo: è nella tua mente che devi guardare, non, qui.

afinedue

Interessata la Giulietta. Scoglionato il Romeo.

Questa mattina (sul molto tardotto a dirla tutta) tornavo a casa percorrendo la ciclabile di Corso Porta Nuova. Verso la fine del marciapiede, abbracciata, una coppia. Scatola da cioccolatini o no che sia, l’immagine, è sempre bella. Pedalando giungo nei pressi. Pedalando, li supero. Non posso non guardarli. Sono lì! Si vede e si sente il desiderio di lei. Si vede e si sente che lui pensa ad altro. Qualche volta mi domando, se gli occhiali scuri, più che contro il sole non siano contro la paura di farsi vedere. Considerazioni a parte, il ragazzo (mica tanto ragazzo) sta guardando da un’altra parte. Si vede e si sente, che la sta accontentando. Si vede e si sente, che c’è solo col corpo. Da l’idea di non esserci neanche con… l’attributo. E’ chiaro che non sempre coincidono due desideri, ma se non coincide neanche una reciproca voglia di tenerezza, che ci si accoppia a fare?!

asterisco

Già, che ci sia accoppia a fare? Per una trombata gratis, mi sembra la risposta più logica. E non è un’affermazione di cui essere felici. Non so te, ma io ho seri dubbi sulla maggior parte delle coppie. Altrimenti, non si spiegherebbero certi sguardi e certe occhiate sfuggenti ma interessate quando le incroci. A questo punto, meglio il sesso a pagamento; almeno, non si prende in giro nessuno.

fotina E che dovrei dire io, che sono guardato più dalle donne che dagli uomini!  Da vecia gata (anche se non ancora del tutto spelacchiata, per la verità!) posso confermati che è più facire accoppiare il cuore che il desiderio. Sul genere di curiosità che rilevi, da queste parti si dice che “le xe ciavade coi oci”. Una mia collega di lavoro (moglie e madre) diceva che “na lavada e na sugada, e la torna come nova”. Fra degli amanti, quindi, l’importante, è che non venga tradito il cuore. Il problema del pagamento nel sesso, è un problema solo se recitato in maniera scadente. Te lo dico a ragion veduta, e appena vissuta: mi ha appena lasciato, un ottimo attore da strada. Sai bene, che si è ottimi attori, quando si sente la parte. Al che, non è un prostituto che mi ha “amato”: mi ha amato un diverso da me, ma che ha ben recitato la parte del simile. Ci sarebbero meno divorzi, se mogli e mariti che sentono finita la loro parte, la recitassero, almeno come si conviene.

afinedue

“… il mondo è l’indissolubile fusione di almeno quattro dimensioni, di cui una almeno, il tempo, non è reale.”

Neanche per me, il tempo non esiste. Al più, esiste quella reale convenzione che chiamiamo tempo. Per me, esiste lo stato. Per stato, intendo, la condizione di vita, o di una vita, o della vita. Cosa mi dice, “il tempo” di quello stato? Me lo dice il perdurare dell’emozione di quello stato. Quanto perdura l’emozione di quello stato? Il perdurare dell’emozione di quello stato lo dice la forza della vita, lo Spirito, che muta, in ragione del mutar dell’emozione. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa. Dunque, ammesse le altre tre che citi (che per inciso non so quale siano) questa, sempre secondo me, questa è la quarta.

afinedue

Caro mio: se per te è vero che col concordare con un opinione si diventa avvocati della persona con cui si concorda…

vorrà dire che quando concorderò con te non te lo farò sapere, giusto per non dare ad altri l’impressione di farti da avvocato. E’ questo che vuoi? E, se è questo che vuoi, perché mai mi hai accusato di defilarmi dal tuo blog? Allora, deciditi, o intervengo da te, avvocato di chicchessia, oppure, non mi resta che defilarmi. Dopo di questo, vediamo di chiarire un punto che è molto importante se vogliamo parlare; che se invece vogliamo urlare, è anche vero che non conta un cazzo! Un discorso, è come una casa. Questa casa deve avere un tetto, ed è la tesi. Deve avere, inoltre, ciò che prova quella tesi; e chiamiamole mura portanti. Nella generalità dei tuoi post, vedo tetti ma non mura. Semplificando, vedo tesi ma non probanti argomenti.

Dei tuoi tetti, si può ben dire che stanno come sospesi per aria, con per aria intendendo la mancanza di una obiettiva base. Vedo, inoltre, che tendi a sostituire la ragione probante con affermazioni che del probante hanno solo la forza delle tue personali convinzioni. Su queste, è chiaro che non vi è proprio nulla da dire! Ma le personali convinzioni, non accompagnate dalle mura che le reggono, più che a razionali discorsi sono degli atti di fede. Nessuno intende mettere in discussione i tuoi atti di fede: vuoi religiosa, vuoi politica. Permettimi di dirti, però, che non puoi aspettari che altri seguano dei ragionamenti così basati. Vuoi perché possono avere altra fede, vuoi perché contrari ad ogni fede, o perché, magari non gliene frega niente di qualsiasi fede. Ciò che frega a tutti, invece, è concordare, almeno per quanto è possibile, con altri pensieri.

Per giungere a questo non ci resta che il razionale discernere sulle cose. Non ti sfugga, caro Gigio, una lezione della vita della Natura. La vita della Natura non ha messo le palle né a Destra, né a Sinistra: le ha messe al Centro. Ed eccoti spiegato perché, pur essendo di Sinistra, sono un centro sinistra. Non so se ci va il trattino, ma se non me ne frega a me, a maggior ragione, penso, non te ne freghi a te.

Ho detto che la Natura ha messo le palle al Centro, ovviamente, mica per fare mercato per quella posizione politica, ma solamente, per dirti, che la vita, a mio avviso, concepisce sé stessa in quel luogo; luogo, che indubbiamente può essere interpretato come il ricongiungimento fattuale del prodotto dei lombi: simboli di floridezza per quanto concerne il naturale protrarsi della vitalità, e non di meno, della vita.

Non vedo in M. nessun ghigno. Vedo, piuttosto, che sei tu, ad aver bisogno che lo si interpreti come ghignante. In M, invece, (come vedo in chi la pensa come lui) una risposta ad un lacerante dilemma: e preferibile non far nascere, o far nascere quello che è destinato a non vivere? M, che non crede in una vita ulteriore, logicamente, dal suo punto di vista dice: è meglio non far nascere. Ma, lo dice, perché è contrario all’inutile dolore, non perché è un cinico!

Tu, invece, che credi in una vita ulteriore, dici: la vita deve fare il suo corso; ed io la penso esattamente come te, ma, mi dico anche, per quale diritto dovrei sovrapporre la mia verità a quella di altri? Quindi, ad ognuno la sua via, ad ognuno la sua verità, ad ognuno la sua vita. Ed è per tale regola che posso fare da avvocato a M. quando concordo con lui, come lo posso fare a te quando concordo con i tuoi pensieri. Ci vedi contraddizione? A mio avviso, no. A mio avviso, mi vedrei contraddittorio, (ma con la vita, non con voi due) se per quanto so e posso non cercassi il peso netto in ogni peso lordo.

La ricerca del peso netto, mi ha portato a queste conclusioni: il prodotto di un concepimento ha gli stesso diritti di ogni altro prodotto di qualsiasi forma di concepimento, ma, c’è un ma. Il ma che ho trovato consiste in questo: il concepito ha coscienza del suo corpo e del suo spirito, ma non ha ancora coscienza della sua mente. Il che significa, che è un essere vivente, ma non è ancora un essere umano dal momento che è la nostra proprietà della mente, ciò che distingue un concepito da noi, da un qualsiasi concepito dal regno animale.

E per via dell’innocenza, poi, ci possiamo dire innocenti solamente in presenza del senso di ciò che non lo è! Ti pare che un concepito abbia il possesso di questo senso? A mio avviso, no. Questo non vuol dire che non è innocente. Vuol dire, però, che non è consapevole della sua innocenza, ed in questo e per questo, non può ancora dirsi Persona! Al più, siamo noi, che possiamo considerarlo Persona, ma questa considerazione, è una gratuità del Diritto alla vita, che comunque non muta le cose: quell’identità, è speranza della vita e del nostro vivere, non Uomo, o Donna: al più, è Natura maschile, o Natura femminile.

Infine, i tuoi rispettabilissimi punti di vista non saranno mai sufficientemente chiari se non ti decidi a renderli sufficientemente chiari, in quanto atti di un percorso intellettivo, non di un persorso sbrigativamente fideistico, generalmente motivato dalla formula: io credo, dunque, so! Questo ragionamento, è proprio dei fanatici, mio caro! Consapevoli di esserlo, o non consapevoli di esserelo che sia. E se non lo possiamo dire (quel fanatismo) aderente alle cose di Dio, figurati se può essere aderente, all’immagine a Sua somiglianza! Nel solo pensarlo possibile, c’è di che far crepare dalle risate, non solo i polli.

Fine della requisitoria! Vado a farmi una birra! Ciao, Vitaliano.

afinedue

La vita è mobile. “Qual piuma al vento”?

Sì. Il Gigio non ha ancora accettato il fatto che la vita, è come la donna di una celebre romanza: mobile. Non “qual piuma al vento” come probabilmente teme (e forse da lì, il suo irrigidimento politico) ma per delle “regole”, che non tutti, e non in tutto, possiamo gestire. Non dovremmo mai dimenticare, che non siamo noi che facciamo la vita: è la vita che fa noi. Qualche volta mi domando, se, tutto considerato, la nostra cultura non gli sia bastone fra le ruote.

asterisco

Bortocalizzato!! Ne abbiamo perso un altro!! Con tutto il rispetto per il Professore!

fotina

Vedi che avevo ragione, Gigio?! Il “tetto” che mi hai mandato non si regge su nulla. Come al solito! Ti chiedo di prendere in considerazione un’ipotesi: a te i carciofini sott’olio fanno male!

afinedue

Gli unici giudici che mi stanno bene sono i Magistrati.

Scorrendo i commenti su di una recente e dolorosa questione, di una blogger leggo: io cerco la cattiveria negli altri. Suppongo, per denunciarla. Non vedo, diversamente, i perché di quella ricerca. Chi cerca un veleno, o lo fa per toglierlo, o lo fa per iniettarlo, ma non vedo nessuno che lo faccia per tenerlo presso di sé. A meno che non sia un farmacista, non vedo scopo. Comunque sia, posso anche capire chi è una data personalità, ma, chi si crede di essere, quella personalità? E, anche ammesso che possa arrogarsi il diritto di giudicare la cattiveria altrui, può dirsi, di saper escludere l’errore nel suo giudizio? E, se anche ammesso l’errore nel suo giudizio lo volesse riparare, e per infinite cause non potesse pervenire la riparazione al giudicato, come la mettiamo, con un giudizio, irrimediabilmente in circolo, nella vita del malcapitato?

Ognuno faccia quello che vuole della sua vita, ma, per quanto mi riguarda, metterò sempre fuori di casa mia, e nondimeno da me stesso, questo genere di arbitrii!

afinedue

Colgo l’occasione per dire non solo al Gigio che m’invita a rivedere un qualche esamuccio di psicologia…

che per me, una personalità è come un’arancia: composta, cioè, da molti spicchi. Nessuno può dire qual è il primo, o qual è l’ultimo. E nessuno, credo, può dire di conoscerli tutti. Forse, neanche la stessa personalità in questione. Quindi, quando leggo e/o interpreto una personalità, (o un suo caso, o un suo aspetto) lo faccio su gli spicchi che sono in grado di vedere e/o capire, non, su tutto l’arancio.

afinedue

Caro Gigio: mentre stavo facendo colazione nel mio giardino, sei capitato fra le mie emozioni. [ Lettera aperta.]

Quando mi capitano queste visite, so che devo scrivere a chi e/o a cosa mi visita. Mi sono detto: adesso leggo il giornale e poi lo faccio. Non ci sono riuscito una volta! Prima, devo scrivere! Inizierò con il raccontarti una visita di ieri sera, o meglio, di questa mattina dal momento che erano le quattro passate. Vedo arrivarmi incontro una figura. La riconosco. E’ un tossico. In Aids conclamata. Ha il viso pieno di ferite. Sarà stato picchiato. Avrà truffato qualche dose ad uno spaccia. Credo stia ancora in piedi, solo per il Metadone che prende, o forse, anche per qualche pera che ancora si fa. Pensa alla potenza di quelle due chimiche! Riescono a fermare, persino il proseguo della sindrome Aids. La persona in quelle situazioni, non muore delle malattie che compongono la sindrome: muore, per generale crollo.

Ti dirò, (anche con un po’ di vergogna) che avevo fatto finta di non vederlo. Tutt’ora, non mi è facile reggere quel genere di vista. L’Amato, è finito allo stesso modo, sia pure in ben diverso modo: da amato! Questi, invece, non ha più nulla e nessuno. Così, stavo per tirare diritto. Mi chiama. Mi fermo. Mi sento un po’ merda quando gli sorrido: sono falso. Inizia la solita tiritera sul lavoro che manca (non ha forza, neanche per spostare una farfalla da qui a lì) sulla casa che non c’è, ecc. ecc. Del lavoro non si è mai preoccupato! E, della casa, solo come non indispensabile necessità. Capisco che vuol farsi commiserare a scopo di accattonaggio. Perdo la pazienza, e vado giù di piatto: Mio caro! Tu hai bisogno di un ricovero. Se rifiuti questa possibilità, perché preferisci la libertà di farti, allora, prima o poi ti raccoglieranno da qualche parte! 

Sa che è così! Annuisce. Mi chiede una sigaretta. Ne ha un’altra posata sull’orecchio! Gliela do. Ci lasciamo. Cosa intendo farti capire con questa storia? Che dopo averti scritto questa lettera, usando i toni della franchezza che ho usato con quel Tossico mi sentirò una merda, ma lo devo!

Ho avuto modo di dirt, che non leggo i tuoi post perché li urli! Mi hai detto: carattere! Vero! Ma cosa motiva quel carattere? L’urlo, Gigio, è voce del dolore, ed è anche, auto incoraggiamento nei casi di battaglia. Comunque tu lo veda, in ambo i casi è sintomo di una aprioristica e riconosciuta possibilità di debolezza. Mi domando, se non sia anche per questo, che non sopporto l’urlo negli uomini! Per me, gli uomini non urlano! Al più, sono i miei uomini che urlano. So già, però, che sono dei vinti. Ed è anche perché l’urlo è curativo, che li lascio urlare. Per me, gli uomini, parlano. Certamente si accalorano, (e ci mancherebbe) ma non urlano, se non appunto, perché in molti modi feriti.

Ferito, il Gigio? Il Gigio ha moglie, figli, interessi. Sì, ci sarà anche qualche battostina da qualche sacramento, ma non vedo ferite da urlo. Ferite da urlo, le vedo solo nella tua ideologia politica. Segno di forza? Per quanto sostengo, segno di debolezza! E, la tua debolezza la si legge benissimo, Gigio! La si legge, ogni volta l’urlo esclamativo è inarticolante al punto da non rendere articolato il concetto! Hai avuto modo di dirmi, che sei più pericoloso quando taci. Concorderei, ma aprendo una finestra sul discorso. Per come la sento io, non vi è dubbio che diventi più pericoloso come forza, fisicamente avversa, ma come forza culturalmente avversa, non direi proprio. Non spaventeresti neanche me, che politicamente parlando sono ancora in età da pannolino, e che molto probabilmente, ci resterò anche sino all’età da pannolone!

Più di una volta, leggendoti, mi sono detto: ma non è possibile che il Gigio sia così! Ti ho anche pensato come una figura d’arte: di quelle cioè, che usano la paglia della violenza verbale per cavare dal buco dei ragni che reputano socialmente velenosi! Ma se non sei quel genere di figura, permettimi di dirti che la tua parte personalmente politica non fa nessun favore alla tua parte socialmente politica. Anzi! Recentemente, M. ha ammesso una mia intuizione su di lui. Gli avevo detto, che in fondo in fondo, è una personalità di Destra, e che in questo senso, fatte salve le soggettive manifestazioni del personale pensiero, aveva con te dei punti in comune. Il Mauro è personalità di Destra, non certo per significati storici propri della Destra che è stata (significati che, a mio avviso avvelenano ancora l’oggi di Destra, ma lo stesso si può dire anche di qualche aspetto della Sinistra) ma perché, di prevalenza, psicologicamente conservatore. A differenza di te, però, il Mauro, giunge anche a concordare con altri pensieri. Lo spingerlo per altre strade potrà anche essere una faticaccia, ma lo fa. Lo stesso potrei dire di Ewan. Tu, invece, sei come un elastico. Certamente sei capace di allungarti verso un altro pensiero, ma, appena quel dato pensiero ti molla, torni al punto di partenza. E, questo, è anche giusto, purché, almeno un qualcosina ci rimanga dentro, del pensiero condiviso prima del ritorno al tuo punto di partenza.

Dalla lettura dei tuoi post, questo qualcosina non si sente. Il che, potrebbe anche essere una sorta di nolente autodifesa delle proprie posizioni. Il sentire l’altra parte, però, (anche quando non la si capisce) in qualche modo permette di abbassare i toni del confronto, perché, direi intimamente, si capisce che anche le nostre verità, hanno dello spurio. Tu, a parole lo ammetti, ma l’urlo rivela che tendi a negare quello che non puoi non ammettere. Tornando a prima, l’urlo non è un segno di potenza: di nessun genere di potenza.

asterisco

Bello…. che ti devo dire!! bello a tratti commovente e davvero sincero!! Cosa che apprezzo e che ho sempre apprezzato! Mi spiace solo che non mi riconosca in quanto scrivi, pur lasciandotene ogni sensazione! Per te ? così va bene! Ti ho già detto che non ho mai preso per il collo nessuno, nè su una piattaforma informatica, nè dal vivo per cercare di convincerlo alle mie idee! certo che tutte le volte che scrivo post CONCRETI, con motivazioni, nomi e cognomi…. azz, il tuo commento sotto non c’è! C’è Loris, c’è Luca, gallagher, Ewan e pochi altri!! Che le tue conoscenze politiche siano da pannolino o quasi da pannolone non lo so, so che da buon politico quando non sai cosa scrivere su notizie, ripeto, CONCRETE e di malgoverno, ti defili a velocità stratosferica!! Mi spiace NON essere come Borto (o meglio non mi spiace per nulla), ma se fossimo tutti uguali forse sarebbe una bella noia… a chi farli i sorrisi falsi se manca l’amico disfatto???? E poi come sarebbe senza sensi di colpa?? Forse sarò debole. Forse le mie idee le “urlerò” (ma a me non sembra) perché le sento deboli. fatto sta che le “urlo” dal 2005, dal primo post che ho scritto, e per essere deboli… cazzo, sono longeve! Alcune volte, ti dirò, andando a rileggere post vecchi (miei), mi dò delle gran manate sulle spalle, accorgendomi di aver preconizzato cose che poi alla fine sono accadute veramente in questa Italietta che si esalta solo (o che provano a far esaltare, meglio) nell’anniversario di una vittoria inutile in uno sport corrotto e inutile!! Quindi, caro Vitaliano…. vedi un po’ tu! Se sono l’essere debole che credi, comunque, ti assicuro NON ho bisogno di carezze sulla testa! Alla prossima!

fotina Non rispondo ai tuoi argomenti concreti, per un solo motivo: non ho argomenti concreti! Io scrivo secondo emozioni, Gigio. Il che vuol dire, che scrivo per quello che sento, non per quello che so. E, politicamente parlando, (stendiamo poi un pio velo sul resto) non so un cazzo! Non saprei farti neanche i classici discorsi da bar. Non ci riuscirei, neanche per farti un favore! E siccome, sarai anche un urlatore, ma non ti penso uno stupido, che faccio? Ti scrivo cazzate, per farti incazzare ancora di più? Mi dici, che nella realtà non sei quello che sento. Non ho alcun motivo per non crederti, ma, è possibile che non ci sia nessun fuoco, dove si sente, almeno un leggero odore di fumo? Direi di no, Gigio. Io non ho detto che tu sei un uomo debole, ma solo che dove vi è urlo vi è debolezza, e siccome non ti ci vedo mentre urli dalla mattina alla sera, al più, trovo presente della debolezza in te, (non fisica, ovviamente ) solamente quando urli.

“a chi farli i sorrisi falsi se manca l’amico disfatto????” Secondo me, questa te la potevi risparmiare. Non è intelligente. E’ l’amico disfatto che costringe i sorrisi ad essere falsi. Cosa vuoi che gli dica per essere vero: non mi rompere i coglioni? E’ chiaro che sarei vero, ma altresì è chiaro che sarei uno stronzo, come lo sono tutti quelli che, per sentirsi veri, se la prendono con gli ultimi! E i sensi di colpa che ti ho raccontato, sono solo il frutto di un mio eccesso di sensibilità, che nulla ho fatto per disfare l’amico, e quindi, nessun senno di colpa provo per sue scelte: al più, dispiacere. Nulla ti fermi dall’urlare, caro Gigio, nulla ti fermi dall’essere corretto nel riportar pensieri, nulla ti fermi dal chiedere se li hai capiti bene, prima di trarre falsanti conclusioni.

p.s. Ti assicuro, che tutto sogno fuorché il bisogno di darti carezze sulla testa. Quelle le riservo “ai miei uomini”. Quelli sì, deboli sempre. Ciao.

asteriscoCaro il mio Vitaliano, vedi dove sta una delle nostre (tante) differenze? Nel fatto che io una carezza sulla testa di un amico o anche di uno sconosciuto non la risparmio, mai. Ma non prima di avergli detto ESATTAMENTE ciò che penso! Per scomodo, cattivo o offensivo che possa essere! Pensi ci sia fuoco dove c’è fumo?? Forse, ma un buon aggiornamento sulla psicanalisi te lo consiglio prima di avventurarti con soggetti “difficili” come me! A parte che sfido anche un buon professionista a dare un esito credibile attraverso qualche scritto…. fatto sta che se pensi che i miei presunti urli siano sinonimo d debolezza…. non sarò certo io a confutartelo! Libero come l’aria!!

fotina Caro Gigio: prima di lasciarti l’ultima parola come fanno le buone padrone di casa, toglimi una curiosità: come mai non senti il bisogno di carezze sulla testa, ma non la risparmi mai ad altri, amici o sconosciuti che siano? Per un affetto generalizzato? Per atteggiamento di superiorità? Per presunzioni di potere? Alla prossima!

afinedue

 

Vi sono personalità e personalità.

Vi sono personalità, padrone dei propri concetti, e personalità non ancora padrone. Con le prime sono sintetico. Con le seconde, socratico. Giusto per dire, che so usare sia l’aspirapolvere che la lavatrice, e che non uso l’aspirapolvere per lavare i panni, e tanto meno la lavatrice per lavare la polvere. Certamente, su queste pagine si viene letti anche da personalità non ancora padrone nella gestione dei propri pensieri, e certamente, anche quelle hanno il diritto di capire. Verissimo, ma perché dovrei tenere delle lezioni che non mi hanno chiesto? Per farmi sentire più colto? Per farle sentire più ignoranti? Non, e – s – i – s – t – e!!!

Allora, se è vero che quelle personalità hanno il diritto di capire, è anche vero che hanno il dovere di chiedere di capire! Questo, libera me da ogni peccato d’orgoglio, e libera loro dalla paura di sé. Non mi pare poco!

afinedue

Caro Doberman…

matita C’è una cosa che mi disorienta, in quello che dici, e sulla quale, bisognerebbe a mio avviso, aprire un po’ di discorsi. Se, volere o volare, la coabitazione forzata data dalla carcerazione riesce a tirar fuori il meglio degli inquilini, perché, sto’ meglio non salta fuori in più libera coabitazione? Perché è sociale? Perché siamo estranei a quel sociale? Perché lo siamo, culturalmente, estranei al sociale? Perché lo siamo, normativamente, estranei? Perché lo siamo sessualmente? Perché, consapevolmente o meno, si autocarcera, chi ha un multiforme bisogno di ambiti esistenziali esclusivamente maschili?

Perché?

Vorrei porre distinzione, Bama.

matita Vorrei por distinzione, Bama, fra affettività, (anche sessuale) e rapporto sessuale. Dell’affettività, si può dire che è l’alveo che incalana quella comunione di intenti che può anche sfociare in un più intenso sentimento. Il rapporto sessuale, invece, può anche essere inteso come il reciproco scambio fisico di date emozioni erotiche. E’ uno scambio, che generalmente non acquieta il cuore, ma la mente, sì. E, a dirtela tutta, una bella botta è sempre preferibile al più efficace dei Tavor! In questo senso, parificherei a calmierante medicina, il sesso in carcere, e se fossi un dottore di un Carcere, te lo garantisco, non si sa quanti ricettari consumerei.

Diverso il discorso, dell’affettività. Diverso, perché la negazione dell’affettività (da sé procurata e/o procurata dalle contingenze) dovrebbe far capire al carcerato quale importanza abbia, e, per tale importanza, il tentar di ricostruire i valori eventualmente distrutti, o quanto meno, acciaccati! Questo percorso di rinascita, però, implica più fattori. Implica uno scavarsi dentro. Implica la necessità di avere chi ti aiuta a scavarti dentro. Implica che ci sia chi è ancora disponibile a scavarsi dentro con te. La carcerazione non ferma l’elaborazione mentale dei primi fattori che ti cito. Certamente complica quella con l’ultimo fattore. Complica, ma non ferma, vuoi, nel caso che dall’altra parte ci sia una vita che ti aspetta, vuoi nel caso che dall’altra parte ci sia la vita che ti aspetta.

Innanzi tutto, Ewan, se c’è una cosa che non fai in alcun modo, è quello di farmi incazzare.

matita Ti sai esprimere benissimo. Posso essere d’accordo o non d’accordo, ma ti ascolto sempre molto volentieri. Punto! Dopo di che, c’è sempre difetto di mezzo quando non si sa collegare passione e ragione. La politica è governo, e quindi, punti di vista sul governare, che bisogna mediare, mica una fede parareligiosa! Chi l’interpreta come fede, ha bisogni che vanno oltre, e che si radicano dentro un esistere che ha bisogno di nemici per esistere! La politica, è cura della rex pubblica, non una cura psicologica, o nei peggior casi, psichiatrica.

Non hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale.

matitaNon hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto osar di pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Eppure, il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, sta in medio. Solo la passione sta dove gli pare.

avatar La ricerca del potere, verissimo, avviente da due lati opposti, chi lo impone e chi vi si vuole sottomettere. Nella vita in genere io detesto comandare e obbedire e credo questo mi renda abbastanza disadattato. A volte per non obbedire si deve comandare e per non comandare si finisce a obbedire. Trovare lo spazio che sta in mezzo sarebbe la più grande conquista per l’umanità, ma evidentemente utopia, un non luogo.
fotina In medio, un non luogo, dici? C’è del vero in quello che dici, ma non è tutto vero quello che dici. I non luoghi, sono le case della Chimera, direi, quando la ricerca dell’in medio è velleitaria. Lo direi, il luogo della Speranza, invece, quando ha ragionevoli fondamenta, anche se di futuribile realizzazione. Difficile, trovare l’in medio fra il comandare e l’obbedire. Io l’ho trovato, nel dare loro dei fini magistrali. Vuoi, nell’insegnare a lavorare, vuoi, per quello che so e posso, naturalmente, nel far conoscere i modi dell’esistere ai quanti entrano in relazione con me. Non sempre, mi posso dire idoneo maestro, purtroppo, ma già il tentarci, un po’ mi giustifica. Ciao.

Ascensioni ed emozioni.

matitaCara Luisa: oggi, mi sono detto che il lavoro è come l’eternità: ci sarà anche dopo di me. Così, ho dato quattro link agli sciacquini che mi sono rimasti, e sono tornato a casa. A tuo riguardo avevo un qualcosa d’incompiuto nella mente, così sei stata il mio primo pensiero di ferie. Non prima di essermi spogliato dagli abiti di lavoro. Ivi compreso, quelli mentali. Ora, davanti a te, sono qui come mamma mi ha fatto. Per fortuna mi senti, che se mi vedessi…  Del mio sito, ti ha colpito l’essenzialità. La mano alla destra in basso, è un omaggio post era che ho fatto ad una presenza: un certo Robert Kaufman, filosofo di Brema in epoca Rivoluzione, mi diceva. Non hai idea di quanti effetti avevo saputo decorare le mie pagine. Tutti splendidi, ma non sino al giorno dopo. Il giorno dopo, già invadevano le parole con le loro emozioni. In un certo senso, le sfrattavano. E, allora, ho buttato via tutto: parole a parte, ovviamente.

Leggendo il tuo ultimo post ho provato lo stesso desiderio: via tutto, parole a parte, ovviamente. Ho desiderato di buttare via tutto, lì da te, perché, in testi particolarmente elevanti si dovrebbe dar spazio al silenzio. E’ il silenzio che ti permette di avvicinarti alla farfalla per vederne tutta la trama delle ali, tutti i cromi. Lo potresti facendo casino? Indubbiamente no. Quindi, per ammirarle in pieno, è necessario eliminare “il rumore”, cioè, le emozioni estranee. Ieri, non solo mi hai portato sul tuo K2, ma se è possibile (e lo è stato) mi hai fatto andare oltre la cima. In quel testo, però, le immagini erano emozioni che reclamavano la mia attenzione, così come un bambino reclama il suo spazio nel dialogo fra due adulti. E’ chiaro che dobbiamo darglielo. Altresì è chiaro, però, che sta rompendo le palle! Non volermene, ma ieri, le foto che intercalavano le parole, per la mia sensibilità, sono state come quel bambino: che palle! Negli altri tuoi testi, anche le foto dialogano da adulto, ma non ieri. Non ieri. Non fra Dei regali che parlano a Dei vicari.

avatar pabloz70 –  Scrivi bene, perdamasco, scrivi davvero così bene… abbracci (però dopo che ti sei rivestito!)

fotina Ricambierò il tuo abbraccio non prima di lunedì, allora. Ciao
avatar LuisaRuggio – Ti faccio un copia-incolla, tesoro, di quanto ti ho appena scritto nel mio blog. A volte penso che dovrei conservare le lettere più belle ricevute qui (perchè questi non sono più commenti scritti in fretta e neanche commenti scritti con calma) in uno scrigno pregiato, come se il blog-scrigno-elettronico non bastasse a serbarle con cura. E’ una bellissima lettera, Vitaliano, è bella per il modo in cui mi racconti l’incontro con la mia scrittura libera dalle fotografie che scelgo, alla stregua di come le persone si scrivono su incontri avvenuti anni prima, incontri di ferale bellezza se hanno indotto lettere a cavarsi dalle mani. Se è vero che la pura poesia è geroglifica, decifrabile solo in chiave di destino, chissà che le fotografie tra un post e l’altro (cosa che nei libri non si fa) non siano come quel metodo con cui Munchausen raggiungeva la luna: tagliando la corda di sotto per allungarla di sopra. Mi spiace non aver potuto rispondere all’istante a questa carezza, so che mi scuserai per il ritardo, oggi giornata di regia per il montaggio finale, le ultime rifiniture, di un mio programma dedicato al Salento e che parte proprio stasera alle 21.00 sulla rete che mi offre la possibilità di giocare con le immagini le parole e la musica ormai da otto anni. Potrei fartene un dvd e mandarti tutto nel pacchettino, solo lenta in queste cose, lo ammetto, chiedi al Mauro da quanto aspetta il mio libro. Perdonatemi o se proprio non ce la fate amatemi! Nella tua pagina, è vero, mia ha colpito l’essenzialità, il tuo zen. Le parole non necessitano di molto altro. Sai che qui mi diverto a pasticciare e incastrare voce scritta e fotografie, certe volte il tempo mi aiuta e certe volte no, certe volte baro e cerco di accontentarmi sotto dettatura della fretta, sarà perchè queste foto le ho scelte in fretta che ti hanno fatto chiasso, anche se le foto giuste mi sono accorta da un anno e mezzo che non esistono ed io ho cartelle piene di mondi ma spesso mi capita di non poter accedere ai miei archivi non scrivendo quasi mai dal computer di casa, bensì dall’ufficio o da chissà dove. La grande allure della visione è intraducibile. Più fortunati siamo invece noi due nell’intenderci. Grazie, Vitaliano. Luisa. p.s. in un momento di imperdonabile professionalità (visto che sono ancora al lavoro) ho dimenticato di spogliarmi per rispondere in tono al tuo savoir faire nudista. Ma come tu ben sai e tutti immaginano 🙂 io, luisaruggio tutto attaccato, scrivo queste cose da quasi due anni a questa parte, rigorosamente nuda come Marilyn Monroe nella piscina de “Gli spostati”, da diva assoluta rifiutò quell’antiestetica tuta color carne. Sono un pò bionda dentro, all’occorrenza un pò turchina. Perdona la mancata svestizione. Chiaramente nei capelli ho sempre una Mont Blanc! Colazione da Tiffany, caro? Ciauuuuuuuuuu
fotinaNaturalmente! Ti raggiungo subito! Dammi solo il tempo di mettermi due gocce di Chanel.
p.s. Mia Cara: ammesso il sistema “Munchausen” in fotografia, c’è pur sempre un’enorme differenza fra te e lui; lui, raccontava balle! Non preoccuparti del tempo e dei tempi. “Chi ama, sa attendere”. E’ vero!

Girovagando con amore nei pensieri.

matitaAmare veramente una Donna? Amare veramente un Uomo? Amare veramente? Quando, si ama veramente? Quanto dura, veramente? Per sempre, è veramente? L’amore è meta. L’amare è viaggio. Non esiste viaggio, che si compia sempre sotto un cielo sereno! Amare, allora, è allontanare le nubi?

Nella notte trovo una ragazza seduta sul marciapiede.

Con lei, una sua amica, ed un giovane nordafricano: per inciso, molto carino.Mi avvicino per vedere se posso fare qualcosa! La ragazza che stava male, (apparentemente male, ho capito dopo), si alza di scatto, e si rivolta contro di me, che, preoccupato, gli stavo davanti. Ma il giovane immobilizza la ragazza e la tiene ferma! Verso di quello, divincolandosi, la ragazza urla: lasciami, lasciami! Il ragazzo mi sorride e non molla la presa! Me ne vado dicendo all’amica della ragazza: hai visto? L’amore guarisce tutto! Solo dopo, riflettendo su tutta la storia, mi sono accorto che tutto l’ambaradan di malessere di quella ragazza poteva nascondere un’aggressione, o fine a sé stessa, o, a scopo di rapina, oppure, come dimostrazione (verso quel ragazzo) che la ragazza non gli era di meno. Ciò significa che l’amore non guarisce tutto? No. Ciò significa che, per guarire la vita, l’amore, può prendere le strade più inaspettate.

nord

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito.

matitaIl che, sta a dire, che corrispondiamo, per affinità, fra Corpi, Pensieri, Forza. Nella dinamicità della vita, la corrispondenza fra vita e vita, gode della reciproca vicinanza, e soffre, per la reciproca lontananza. Tuttavia, in un punto ci ritroviamo tutti. Ci ritroviamo, nel concetto, di, “vita”. In quel Concetto, non c’è separazione. Non, io, lo affermo. Lo afferma l’errore, lo dice il dolore.

Nei post "Animali", sostengo un’opinione su chi ama l’animale come fosse Persona.

matitaMc_Turi commenta: chi ama l’animale come fosse persona, forse, ama solo se stesso perché ama un concetto che è solo nella sua testa. A mia volta, ri – commento: bel rilievo, Mc_Turi! Subito dopo, quasi sbattendo la porta, un qualcosa mi esce dalla testa! E’ una domanda: e, se anche noi, nell’altro/a, amassimo solo dei concetti che sono nella nostra testa?

Leggo una Cronaca sulle Stazioni.

matita La malinconia di quello scritto mi evoca una cronanca di qualche anno fa. Due ragazzi si suicidano, aspettando il treno in mezzo ai binari, così, scrivo.
………………..
C’è un che di sirena nei binari ferroviari. Incantano per le storie che ci sono da dove giungono. Incantano per quelle che ci saranno per dove vanno. Forse non c’è nessun incanto nella storia di chi li ascolta.
Raccontano piano, i binari. Per ascoltarli meglio, c’è chi si mette proprio in mezzo. Non pensa al treno che infine giunge. Pensa alle storie che tardano a giungere.
Scorrono veloci, le visioni sui binari. Creano voglia di ancora, perché la notte le nasconde subito; perché il giorno le porta via subito. Tacciono solo nella stazione, quelle visioni. Forse perché rimandano le promesse ad altri binari. Forse perché ogni stazione pone termine alle promesse dei binari.
Come il Marinaio si difendeva dai canti illusori tappandosi le orecchie con la cera, così, lo dovrebbe fare anche chi ascolta le storie che narrano i binari. I tipi di cera per farlo non mancano. Sono certo che le famiglie dei due ragazzi recentemente mancati gliene avrebbero dato del genere giusto, se solo avessero immaginato quella voglia di oltre nei loro figli, ma, i figli non parlano, i genitori non possono, e tutte le sirene trascinano.
Senza ritorno.
A volte.

Che l’uomo sia un animale sociale è uno spot messo in giro dal Capitale, dice clintonjason.

avatarInteressante… adesso clicco sul link…  
fotina
avatar LuisaRuggio – “Per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza. Ciò nonostante, escludo l’errore dove mi sono diretto “verso la vita”. Non lo escludo, invece, “verso altre storie”. Mio caro perdam stupefacente, nel tuo sito (che ho trovato bellissimo a partire da tutto quel bianco) ho trovato questo oggi. Non so se è prevista la flagranza di reato per lo stupore, se così fosse sarei ammanettabile perchè il vizio di stupirmi non mi passa, soprattutto guardando i tuoi percorsi. Riguardo le manette invece, giusto per non menarcele troppo e farci riconoscere invece per quelli che siamo, se proprio dovessi subire il trattamento sceglierei, sulla via ‘per damasco’ qualche bell’arabo pazzo. … e così l’ho messo in copertina nel mio blog. Ciao Vitaliano!
fotinaBello, quel tuo chiamarmi così: Vitaliano. E’ come se, mi avessi fatto accomodare in salotto. E’ vero che non stavo male neanche come foto sulla tua scrivania, ma, mi faceva sentire così tanto santino!  Come Vitaliano, invece, posso mettere il tuo gatto sulle ginocchia, posso bene una birra, guardar cosa traffichi pensando alla cena, o, anche solo ascoltarti, mentre telefoni agli Dei. La tua scelta mi ha commosso. Ciao, Vitaliano.

p.s. sulle tue arabe scelte non dirlo al Mauro! Ti dirà che ci trovi solo dei Saul!
avatarLuisaRuggio

Il Serpente Destino.

matita Caro Jason: prima di commentarti ho dato un’occhiata ad un Dizionario dei Simboli della Bur: un olimpo d’informazioni. Alla voce “Serpente”, c’è scritto un casino di roba. Sintetizzo l’opinione dei Pigmei del Camerum. Questi, rappresentano il serpente con una linea sul suolo: è un’astrazione, “ma è un’astrazione incarnata”. In quanto linea, “non ha principio e ne fine, ed è suscettibile di tutte le rappresentazioni, di tutte le metamorfosi.” Anche la “linea” che tu citi, destino non ha principio e ne fine. E’ una linea circolare, però. Dal che ne consegue, la circolarità di un principio senza fine. In questo senso, quella “linea” può simbolizzare la circolarità di un destino. Quale? Quanto in quel quale, “ti procura mal di testa? Lo può procurare, una non possibilità a sfuggire alla linea prefissata da un destino? Mi fermo qui. Tutto vorrei, fuorché dar maggior pesi al tuo capo: altro nome per dire tuo principio. Una sola cosa, ancora: a me, quel tuo stesso genere di mal di testa è passato da quando ho accettato la mia linea. Beato te, che hai superato l’esame, potresti dirmi. Beato un cazzo! L’ho superato per anzianità, mica per virtù!

Se vi spaccio delle consideroputtanate, date pure colpa al caldo.

matita Questa notte, l’ultimo Piccolino della serie ha rotto le palle, e questa mattina gli ho dato il… tfr. Le ha rotte, per l’impossibilità, (è talmente tipica da farmi pensare che sia culturalmente congenita) di calibrare ciò che sa con ciò che viene a sapere, a meno ché, ciò che viene a sapere non confermi delle sue precostituite informazioni. Ho rilevato la stessa situazione, in tutti gli arabi che ho conosciuto: vuoi biblicamente, vuoi coranicamente, vuoi per rapporti di lavoro. Generalizzare è sempre erroneo, dice giustamente il Pabloz, ma, cazzo, possibile che fra tante mosche nere, nessuna bianca?
Nel pomeriggio di sabato, avevo conosciuto un altro nordafricano: algerino. Parliamo. E’ fissato sulle Grandi Domande. Gli dico l’inutilità di farlo. Gli dico che se Islam è abbandono nella volontà del Padre, è il Padre che deve rispondere a quelle domande, e che tentar di rispondere in Sua vece, oltre che sterile, è antislamico. Mi da ragione, ma… Entriamo, poi, in dettagli personali. In virtù di discorso gli faccio riconoscere la necessità di dire almeno a sé stessi, ciò che muove la sua presenza in quel parcheggio: notorio luogo di spaccio di un certo… vizietto. Mi dice che ama la donna sino ad un certo punto, ma che è con l’uomo che si diverte. Giunge al punto da segnalarmi la sua eccitazione. Noto, non colgo, saluto, e mi avvio per lasciarlo. Non dico che s’incazza, ma quasi. A parole sei bravo a svegliare, mi dice, ma poi, lasci lì! Ed è a questo che intendevo arrivare. Noi li risvegliamo, ma poi li lasciamo lì! O, perlomeno, non li prendiamo in carico, quanto basta per collocarli in un nuovo, lì! Lasciati così, fra lì e lì, che altro possono fare se non tornar a rinserrarsi nelle loro fortezze?
avatarLuisaRuggio – Se togliessero il tetto alla tua cucina non potrei vedere meglio di così, ma questi arabi poi dove li incontri? Ieri ho mangiato un buonissimo Kebab, ogni tanto nella tua cucina viene preparatao il kebab? Comunque con quell’idioma dal suono meraviglioso possono chiedere qualsiasi cosa, gli arabi. Ma se lasciati lì per lì tornano dalle donne? Sono in vena di domande stupide. Sarà stato il viaggio. L.
fotina Carissima: i miei arabi li trovo in ambiti deserti. Non tanto perché senza case, quanto perché senza cose. E, non, sai, che loro siano incapaci di averne, di cose, ma perché incapaci di uscire dalle loro “case”. Così, ci vado io. Naturalmente, non ci resto. Loro invece ci restano. Non più come prima, però. No. Non preparo kebab nella mia cucina, anche se qualche volta mi è capitato che si spogliassero in cucina. Il kebab, è un po’ come loro: molta carne (vitalità) e molti sapori, (emozioni) ma pane molle e con poco lievito. Piatto, il loro pane, se ricordi. Un po’ come la terra prima di scoprire che è rotonda.
Come in tutte le culture pre moderne, (qualsiasi cosa voglia dire, pre moderno) lasciati lì per lì, i miei arabi tornano dalle donne quando devono compiere la funzione fisica, e/o la funzione sociale. Prima o dopo di quello, sono pastori in cerca di pastura. In questa ricerca non vanno tanto per il sottile, circa il… campo. L’importante, è che ingrossi e/o ingrassi la parte maggiore del “kebab”. Vuoi un esempio fresco di giornata? Viene a lavorare un marocchino sui trenta. Volenteroso. In italiano, elementare. Gli spiego la difficoltà di comunicare delle informazioni anche complesse, a chi non mi intende. Lo capisce. Mi guarda sorridendo. Appoggia una gamba sulla mia. Mi chiede: durerà per sempre il mio lavoro? Malignaccio, mi dirai, sarà stato un caso, quella gamba appoggiata alla tua! Sarà, ma, perché non ha ritirato il caso? Idioma dal suono meraviglioso, dici? A me non risulta. Mi ricorda, piuttosto, il grattare di un meccanismo non oliato. Mi risulta come dici, invece, quando ti parlano all’orecchio per arrivare al cuore; suono che ha delle meraviglie, se solo il cuore potesse crederci.