Se vi spaccio delle puttanate, date pure colpa al caldo.

Questa notte, l’ultimo Piccolino della serie ha rotto le palle, e questa mattina gli ho dato il… tfr. Le ha rotte, per l’impossibilità, (è talmente tipica da farmi pensare che sia culturalmente congenita) di calibrare ciò che sa con ciò che viene a sapere, a meno ché, ciò che viene a sapere non confermi delle sue precostituite informazioni. Ho rilevato la stessa situazione, in tutti gli arabi che ho conosciuto: vuoi biblicamente, vuoi coranicamente, vuoi per rapporti di lavoro. Generalizzare è sempre erroneo, dice giustamente il Pabloz, ma, cazzo, possibile che fra tante mosche nere, nessuna bianca?
Nel pomeriggio di sabato, avevo conosciuto un altro nordafricano: algerino. Parliamo. E’ fissato sulle Grandi Domande. Gli dico l’inutilità di farlo. Gli dico che se Islam è abbandono nella volontà del Padre, è il Padre che deve rispondere a quelle domande, e che tentar di rispondere in Sua vece, oltre che sterile, è antislamico. Mi da ragione, ma… Entriamo, poi, in dettagli personali. In virtù di discorso gli faccio riconoscere la necessità di dire almeno a sé stessi, ciò che muove la sua presenza in quel parcheggio: notorio luogo di spaccio di un certo… vizietto. Mi dice che ama la donna sino ad un certo punto, ma che è con l’uomo che si diverte. Giunge al punto da segnalarmi la sua eccitazione. Noto, non colgo, saluto, e mi avvio per lasciarlo. Non dico che s’incazza, ma quasi. A parole sei bravo a svegliare, mi dice, ma poi, lasci lì! Ed è a questo che intendevo arrivare. Noi li risvegliamo, ma poi li lasciamo lì! O, perlomeno, non li prendiamo in carico, quanto basta per collocarli in un nuovo, lì! Lasciati così, fra lì e lì, che altro possono fare se non tornar a rinserrarsi nelle loro fortezze?
asteriscoLuisaRuggio – Se togliessero il tetto alla tua cucina non potrei vedere meglio di così, ma questi arabi poi dove li incontri? Ieri ho mangiato un buonissimo Kebab, ogni tanto nella tua cucina viene preparatao il kebab? Comunque con quell’idioma dal suono meraviglioso possono chiedere qualsiasi cosa, gli arabi. Ma se lasciati lì per lì tornano dalle donne? Sono in vena di domande stupide. Sarà stato il viaggio. L.
fotina Carissima: i miei arabi li trovo in ambiti deserti. Non tanto perché senza case, quanto perché senza cose. E, non, sai, che loro siano incapaci di averne, di cose, ma perché incapaci di uscire dalle loro “case”. Così, ci vado io. Naturalmente, non ci resto. Loro invece ci restano. Non più come prima, però. No. Non preparo kebab nella mia cucina, anche se qualche volta mi è capitato che si spogliassero in cucina. Il kebab, è un po’ come loro: molta carne (vitalità) e molti sapori, (emozioni) ma pane molle e con poco lievito. Piatto, il loro pane, se ricordi. Un po’ come la terra prima di scoprire che è rotonda.
Come in tutte le culture pre moderne, (qualsiasi cosa voglia dire, pre moderno) lasciati lì per lì, i miei arabi tornano dalle donne quando devono compiere la funzione fisica, e/o la funzione sociale. Prima o dopo di quello, sono pastori in cerca di pastura. In questa ricerca non vanno tanto per il sottile, circa il… campo. L’importante, è che ingrossi e/o ingrassi la parte maggiore del “kebab”. Vuoi un esempio fresco di giornata? Viene a lavorare un marocchino sui trenta. Volenteroso. In italiano, elementare. Gli spiego la difficoltà di comunicare delle informazioni anche complesse, a chi non mi intende. Lo capisce. Mi guarda sorridendo. Appoggia una gamba sulla mia. Mi chiede: durerà per sempre il mio lavoro? Malignaccio, mi dirai, sarà stato un caso, quella gamba appoggiata alla tua! Sarà, ma, perché non ha ritirato il caso? Idioma dal suono meraviglioso, dici? A me non risulta. Mi ricorda, piuttosto, il grattare di un meccanismo non oliato. Mi risulta come dici, invece, quando ti parlano all’orecchio per arrivare al cuore; suono che ha delle meraviglie, se solo il cuore potesse crederci.

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