Leggo una Cronaca sulle Stazioni.

La malinconia di quello scritto mi evoca una cronanca di qualche anno fa. Due ragazzi si suicidano, aspettando il treno in mezzo ai binari, così, scrivo.

asterisco

C’è un che di sirena nei binari ferroviari. Incantano per le storie che ci sono da dove giungono. Incantano per quelle che ci saranno per dove vanno. Forse non c’è nessun incanto nella storia di chi li ascolta.

Raccontano piano, i binari. Per ascoltarli meglio, c’è chi si mette proprio in mezzo. Non pensa al treno che infine giunge. Pensa alle storie che tardano a giungere.

Scorrono veloci, le visioni sui binari. Creano voglia di ancora, perché la notte le nasconde subito; perché il giorno le porta via subito. Tacciono solo nella stazione, quelle visioni. Forse perché rimandano le promesse ad altri binari. Forse perché ogni stazione pone termine alle promesse dei binari.

Come il Marinaio si difendeva dai canti illusori tappandosi le orecchie con la cera, così, lo dovrebbe fare anche chi ascolta le storie che narrano i binari. I tipi di cera per farlo non mancano. Sono certo che le famiglie dei due ragazzi recentemente mancati gliene avrebbero dato del genere giusto, se solo avessero immaginato quella voglia di oltre nei loro figli, ma, i figli non parlano, i genitori non possono, e tutte le sirene trascinano.

Senza ritorno.
A volte.

afinedue