Per anni sono stato vicino al dolore dell’Amato.

Lo sono stato al punto, che l’Amato stava ammalando me. Al che, ho dovuto scegliere: il malato era lui. Ciò che la ragione concepisce in un fiat, l’emozione ci mette una vita a farsene una ragione, ma non c’erano altre scelte. In modi pesanti o leggeri, evidenti o palesi, chiari o subdoli, tutte le menti incerte di sé possono far soffrire di quanto ho rischiato di soffrire: il rischio, cioè, di annegare nell’altrui identità, come rischia di annegare il soccorritore che non si separa dal panico di chi si sente mancare, ma che ancora non sa di essere il mancante. Lo si rischia, tanto più se si ama, chi vediamo mancare. E’ indubbiamente vero, che il malato può dire di non essere lui, il malato, ma chi gli sta vicino. Ciò che è evidentemente smentibile nelle malattie fisiche, altrettanto non lo è, in quelle mentali. Tanto più, quando non sono evidentemente patologiche. A questo punto, dove le verità fra due verosimili ragioni? Dove non è possibile saperle, è necessario separarle.

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