Pecore e Capri: può darsi che la storia sia cattiva maestra, o può darsi che lo sia la nostra memoria.

Col radunare le pecore dentro il suo ovile, per implicito, la chiesa le raduna anche dentro quello sociale. E’ un mutuo soccorso, questo, che, da noi, pare sia iniziato con la caduta dell’impero romano. Come storia, forse si. Ma come necessità di potere, direi che è iniziato col formarsi della prima unione fra Sapiens. Certamente la chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore, ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa allargare il gruppo delle pecore, con l’evidente rischio di una allargamento della coesione (quando non una perdita di gestione della stessa) fra chi guida e i guidati. Rischio, che già c’è, evidentemente, dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Con il restringere la libertà di movimento morale delle pecore, evidentemente, restringe anche la libertà di movimento sociale.

Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri, così, che si possano credersi fiere. E’ una storia molto antica, ed è anche una tragedia molto antica. Si perde nella notte dei tempi. Risale al primo capro che fu immolato in nome della coesione del primordiale gruppo; risale al primo milite ignoto di tutte le guerre di potere fra princìpi. I tonici che rinnovano i princìpi, da sempre, sono solamente due: la paura, e l’amore. Adesso, è il tempo della paura. Hai un bel dire, tu, caro Jason: col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Ti è sfuggito però, un non piccolo particolare. Volente o nolente, non sfuggirai al tuo destino di capro, perché sull’altare del sacrificio, oggi non ci mettono più, Tizio, Caio, o Sempronia: oggi ci mettono le categorie che contengono i Tizi, i Caii e le Sempronie. Oggi, non ci mettono l’Omosessuale. Oggi, ci mettono l’Omosessualità. Con altre parole, non ci mettono più, una data vita. Ci mettono, il suo abito mentale. Per tale fregatura, che tu lo voglia, o no, sei fra i capri! A meno che, tu non possa cambiare il tuo abito mentale! Chissà perché non ti ci vedo proprio!

Hai capito, adesso, la nolente fregatura dell’averci riconosciuti nei movimento Gay? Che non siamo più, Uomini o Donne: siamo Gay! O, forse meglio, l’etichetta Gay è diventata così significativa, da essere diventata più importante del prodotto che inscatola. Questo, permette alle anime pie di sentirsi buone perché assolvono il peccatore, e di non aver sensi di colpa, perché, chiaramente non se ne hanno, quando si bruciano solamente delle etichette. Te capì! Per cosa credi, che io preferisca dire Finocchio? Per mero sadismo?! Lo faccio, perché, con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei bruciati a migliaia, e per questo, Finocchio, è storico memento, e nel contempo, è monumento alle vittime della voglia di Paradiso delle pecore e dei loro pastori! Ma, abbiamo preferito la cipria estera di marca Gay! Bravi! Esterofilia, quel nome, che se è anche vero che ci ha tolto dalle braci, non di meno è vero che ci ha messo in padella! Sempre bollente, fra l’altro, dal momento che sotto, sotto, le braci non sono mai state spente.

C’è un solo modo per liberarci dalla prigionia della categoria Gay. Tornare alla categoria Uomo e Donna. Il guaio è, che ormai siamo dentro nella testa del mondo come Gay. Alla facciaccia dell’Uomo e della Donna. Proprio non riesco ad immaginare, Jason, quale grande marcia a ritroso, o quale grande balzo sia necessario fare per liberarci dalle categorie in cui ci ci siamo rinchiusi, pur pensando di difenderci meglio.

afinedue