In quanto Finocchio, godo delle molte forme della paternità culturale che attuo, e di quella adottiva che vedo attuare e che mi corrisponde, ma non godo di quella naturale.

Figli sì o figli no, allora, non è domanda che coinvolge il mio presente; coinvolge, però, il senso che conosco della vita. Per quel senso, quindi, dico sì, nonostante un tutto che tutto par fare fuorché saperla colorar di rosa.   Contraddittoria incoscienza, mi si dirà. Vero, ma, solo se smetto di pensar sparito quel colore. E ciò che me lo fa pensar sparito, è, appunto, la fatica di vivere. Quanto, un esistenzialmente affaticato può essere di sereno giudizio verso il futuro? Per quanto mi riguarda, riconosco di poterlo con difficoltà. Rimuovere spazzatura per anni, non è che renda molto ottimisti! Pure, non tutto è spazzatura: è il mucchio più alto; è il puzzolente.  Fare figli, è volgere lo sguardo dal mucchio? E’ tapparsi il naso? No. A mio avviso, è fare, chi ne produrrà meno; è fare quello e/o quelli, che contribuiranno a far calare il mucchio, ad attenuarne la puzza. Altro senso non vedo, al nostro ed al futuro vivere. Altro fato, neanche. Fato e senso da ergastolati già dalla nascita, mi direte. Vero, se li pensiamo (senso e fato) come compito contingente il dato operatore. Non vero, se oltre al nostro orticello pensiamo a quello della vita. Altro senso non vedo, che sollevi la fatica di vivere. Altro fato, neanche.

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