Quando l’amore diventa un’opinione.

matitaPer me, l’amore è comunione: naturale, culturale, spirituale. La comunione di quegli stati, forma l’amore per noi stessi, l’amore per altro da noi stessi, l’amore per la vita. In ragione dello stato della comunione, abbiamo lo stato dell’amore. E’ uno stato, però, legato a quanto siamo coscienti, circa lo stato della comunione. Il che, può voler dire, che molte volte chiamiamo amore quello che a noi pare, non, quello che è. E’ umano, direi. 

Subire un lutto è come ritrovarsi sradicati. Nessun lutto, però, ti sradica completamente.

matitaSi stratta, di tornar ad alimentarci, allora, per le radici che ci sono rimaste, ma per far questo, le dobbiamo rivedere, e per rivederle, dobbiamo asciugarci gli occhi. Deciderlo è difficile. Sembra un tradimento, ma, se chi ci ha lasciato ci ha amato, perché mai dovrebbe volere la nostra sofferenza? A che gli servirebbe? E se serve a noi, il problema, allora, non è un dolore da lutto, ma un dolore da vuoto. Non un dolore provocato da una morte, allora, ma un dolore provocato da stati della nostra vita, che non sappiamo dove, o come, vivificare. Causa di lutti, allora, è anche l’ignoranza circa noi stessi.

Non esiste il diritto all’amplesso, ma, quanto possono sussistere due amori, ( e/o due amanti ) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso?

matita Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto ed Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso. Se escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso, (cioè, dal suo sussistere per sussistermi) non sono posto, ovverossia, non sussisto per l’altro e neanche l’altro per me. Comunque sia, non condivido gli amplessi comunque obbligati. C’è regola ma non vedo cuore. Nel dono, invece, è il cuore che, se è a posto (se sussiste) fa sussistere i bisogni di sussistenza.

Nati, siamo? Ma quando mai!

matita Ho scritto che il Mac_Turi è il nascituro che, a differenza di un neonato, calcia la vita da.. fuori. Vi è un periodo dell’età, nella quale, tutti, abbiamo calciato la vita da dentro. Lo abbiamo fatto (e lo dobbiamo fare) tanto quanto si è reso necessario al motivo: giungere alla coscienza di noi stessi, non per ultima causa. Ma, la coscienza di noi, è un costante divenire, quindi, si può anche dire, che non abbiamo mai lasciato la condizione di nascituri, e per tale motivo, mai compiutamente nati.

Ciò significa che dobbiamo sempre calciare la vita, per diventare di compiuta nascita? Direi di no. In ragione di coscienza, infatti, si emerge dall’insieme, (ma sempre dentro noi stessi, almeno per chi non tende al dominio su altro/altri) come dal nuotatore, l’acqua si scosta senza il bisogno di calciarla. Tutto sta a vedere, però, se stiamo imparando a nuotare. E’ noto, infatti, lo scarso risultato che si ottiene, praticando uno stile scomposto.

Mi sa che non sto bene!

matita La settimana scorsa, mi pare, c’è stata la festa di Rifondazione Comunista, credo. Stand, libri che parevano usati, dischi che parevano suonati, abbigliamenti da oriente, birre, conferenze scarso seguite, vendita di torte e di robe strane, e giovinezza abbigliata secondo canone, e, cannoni.

Mi è sempre piaciuta, quella festa. Non quella sera. L’ho trovata, sfigata. Sto leggendo Ecstasy di Irvine Welsh. Non riesco ad immaginare vecchi i suoi ragazzi, se non come ruderi. Mi sa che non sto bene!

Questo Cupido m’ha rotto le palle!

matita Ho filtrato liquami per anni, e l’ho chiamato amore, ma, l’amore, non è una fossa di decantazione, e l’amante infermiere non può non veder malato l’amore. L’ho sempre saputo, a dire il vero, ma, allora, da quale nuova filosofia spunta, sta novità! Da nessuna, in particolare. Mi sono solamente rotto le palle, di un’arte che mi fa recitare sempre la solita parte. Tutto considerato, invecchiare non è poi sta gran disgrazia, se una riacquistata ragione mi permette di dire: basta alchimie, basta intrugli, basta inciucci! Cosa mi darà  la nuova maestra in cambio di quello che mi ha fatto buttare? Al momento, m’ha dato, una non minata capacità d’attesa. Neanche fosse una fede.