"Se il mondo è creato, chi ha creato il male?"

matita Non vorrai mica che sappia risponderti uno che pensa che la vita sia stata originata dal Bene, e che lo crede l’unico Principio, vero? A mio vedere, alla tua domanda, dovrebbero rispondere quelli che pensano che il bene ed il male siano la vita che riproduce sé stessa. Se la vita è il bene ed il male che riproducono sé stessi, che vuoi che importi sapere se è stato il Bene, o se è stato il Male? O importa, se siamo in grado di scindere i due principi. Ma, se siamo in grado di scindere i due principi, o è stato il Bene, o è stato il Male. Tu che dici?

p.s. Ho smesso di pensare ad un dio buono da quando sono uscito dal catechismo. Da mo’ lo penso giusto. Ci faccia comodo o no. 

Perché muore anzitempo, una certa giovinezza? A domanda mi rispondo.

matita Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale.

L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale. L’equa guida é permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada.

Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto.

Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere. Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio.

Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione, (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita.

Perchè non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete.

In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire. 

Muoia la vita se non può vivere la vitalità. Lo disse il Sansone di ieri. Forse lo pensano anche i sansoni di oggi.

matita Cortese signore: di per sé, vita, è il nome che diamo all’assoluto stato di quella condizione. In genere, però, si tende a rimuovere un’ulteriore conoscenza sulla vita. Essa è, in effetti, stato di infiniti stati, composti da infiniti impulsi di forza a suo favore, come di infiniti impulsi di forza a suo sfavore. Diciamo errori, gli infiniti impulsi di forza contro la vita. Vuoi per informazione, vuoi per repressione, la giovinezza non può non sapere gli errori che compie (e che può subire anche pesantemente, quando non definitivamente) perseguendo quella vitalità in eccesso che conosciamo come sballo. Poichè ogni errore contro la forza della vita, contiene stati di non vita, e poichè, pur sapendolo, la giovinezza continua con quell’errore, ne traggo la conclusione che vi è giovinezza, che consapevolmente o meno, vuole morire.

Perché?

Sessualmente promiscua, la giovinezza nei fine settimana? Vi sconsiglio di andarglielo a dire!

matita Ma se proprio insistete, otterrete un’occhiataccia di commiserazione, (sempre fra le palle, sti burini!) e questa precisazione: sono versatile. Il che vuol dire che la sessualità della giovinezza di oggi sta perdendo i personali colori? No. La giovinezza di oggi non sta perdendo i personali colori. Direi anzi, che li sta arricchendo di più sfumature, per la maggiorata capacità di recepire più emozioni. Si, anche il concetto di norma sessuale dovrà rassegnarsi di mettersi un po’ di rossetto, e non disdegnare tacchi a spillo.

Sì, sarà transgender anche la norma. E’ solo questione di tempo.

C’era già troppa carne sul fuoco nella mia lettera sulle Discoteche, così…

matita avevo deciso di soprassedere su un più nascosto aspetto delle morti del sabato sera. Dopo aver letto il tuo post sul suicidio dei bambini, ho sentito, invece, che dovevo parlarne.

Da anni cianciamo sulla perdita dei valori nella gioventù, ma oltre che far le prefiche, altro non mi risulta. La storia insegna che i valori cadono in particolare modo, nei periodi di guerra annunciata. Rinascono per fortuna, anche se mutati, alla fine di quella. Ma non è su questa speranza che voglio fermarmi. Da tempo, la tua attenzione si dirige verso la guerra disastro_ ecologico. Certamente, è una guerra che influisce negativamente sulla psiche del giovane, ma è ancora una guerra fra scienziati, fra media, fra coscienti del problema, quindi, la direi, ancora di distante percezione presso la gioventù media. Quale, allora, la guerra più vicina? Quella del futuro lavorativo, e di quanto ne deriva in sicurezza esistenziale oltre che economica.

Non esito ad affermare, allora, che mentre noi, passati, siamo stati introdotti alla vita con più adatto destino, i presenti, invece, sono come mandati al fronte anche se con tradotte ben più veloci: giornali, TV, radio, blog, rete, ecc. Un fronte, dove ti sparano addosso, lavori da presa per il culo con stipendi che ti scivolano fra le mani. Non tanto perché si spende troppo, ma perché non si può non spendere tutto. E’ vita, questa? No. Questa è un’attesa di morte. Morte della speranza. Morte del sogno. Morte della fiducia. Esattamente come al fronte.

E come i soldati che partivano per il fronte si concedevano l’ultima notte d’amore, o l’ultima notte di speranza, o l’ultima notte di sogno o di fiducia, così i giovani di oggi si concedono la settimanale botta di vita (droga, discoteca, alcol, donna e/o uomo, pressoché indifferentemente) prima di tornare al fronte il lunedì.

Può essere l’ultima botta? Non gliene frega più di tanto! Che hanno davanti? E’ ben chiaro che non tutti i giovani sentono il lunedì come un ritorno al fronte. Altresì è chiaro, però, che non è per quelli che parlo, che non è di quelli che ci preoccupiamo.

Questione Discoteche. Lettera aperta al Ministro degli Interni. L’ho scritta per un amico proprietario di Discoteca. E’ una bozza, pertanto, soggetta a modifiche. Vi chiedo, opinione e suggerimenti. Grazie.

matita Non è rovinando delle Imprese, che si curano i malesseri nei giovani, signor Ministro; e non è nel favorire lo spasso della disoccupazione, (che le sue disposizioni ha originato in altri giovani) che si curano i malesseri dei giovani. Invece, è come se Lei avesse disposto di ridurre la produzione di autoveicoli, perché i limiti orari imposti dal Codice della Strada non ottengono lo scopo di impedire ai giovani di uccidersi in macchina, ma la Fiat è la Fiat, e noi, evidentemente, non siamo nessuno. Sbaglia, signor Ministro.

Noi siamo dei nessuno che, globalmente, hanno più dipendenti della Fiat. E’ anche vero che ci mancano i Sindacati che curano gli interessi degli operai della Fiat, ma se una nostra debolezza può legittimare la Sua forza, allora, tutto è la sua contestuale politica, fuorché equilibrata.

Siamo ben coscienti, del fatto che lo Stato che Lei rappresenta deve tutelare anche i suoi figli più incauti. Come siamo ben coscienti, del fatto che fa quello che può. Non è certo il dovere di tutela che contestiamo. Neanche contestiamo il fatto che è tenuto a fare di più di quello che può. Noi la contestiamo, Cortese Ministro, non perché ha fatto quello che ha dovuto, ma perché non ha fatto quello che doveva sapere. E Lei doveva sapere di più, prima di agire.

Certamente, avrebbe saputo di più se ci avesse consultato. Attraverso le associazioni di categoria, ad esempio. E’ anche vero che avrebbero dovuto essere quelle associazioni a raccogliere le nostre opinioni, i nostri progetti. A dirle, quello che già stiamo facendo, ad esempio. Visto che non l’hanno fatto, lo facciamo noi.

Ben pochi giovani, signor Ministro, possono permettersi il lusso di ubriacarsi in Discoteca. Lo sono, su di giri, già  prima di arrivarci. E noi li accogliamo così come sono, così come stanno: fuori, ma non palesemente fuori. Se lo fossero palesemente, non li faremmo entrare. Ci pare ovvio. Secondo la logica delle Sue disposizioni, per impedire l’alcolismo nei giovani, o quanto meno ridurre i suoi effetti almeno nei fine settimana, avrebbe dovuto disporre un limite orario alla vendita degli alcolici anche nei Supermercati. Non ci risulta che sia stato fatto, eppure, dove crede che comperino i liquori che non possono permettersi di comperare da noi? E’ ben vero che non li comperano solo nei Supermercati. E’ ben vero che bevono anche al bar dove si riuniscono prima di andare a ballare, come è ben vero che prima di arrivare da noi, bevono nei bar degli Autogrill.

Anche per questi ambiti, non ci risulta nessun limite orario per la vendita degli alcolici. E’ ben vero, anche, che, poco o tanto, bevono a casa! Non ci risulta che i genitori nascondano le bottiglie. Non ci risulta che lo facciano neanche nei fine settimana! Al proposito, non ci risulta che Lei abbia ordinato nessuna repressiva disposizione. Chiaramente ci risulta, invece, che solo noi Discoteche, siamo accusate di essere i ricettacoli di ogni bagordo.

Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero diventare i poliziotti dei Clienti. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero proibire quello che dovrebbero fare le famiglie dei nostri Clienti. Troppo comodo, cortese Signore. A noi Discoteche, si può imputare di essere causa della punta del problema “avventata guida dei giovani”, non, causa di iceberg come ci si sta processando: a vanvera, a nostro giudizio.

Ce lo consenta. Le Discoteche, oggi, più che luoghi di spontaneo divertimento, a noi Titolari paiono diventate delle sorte di ambulatori. Non è dagli psicologi che i giovani curano lo stress da fatica di vivere. Lo fanno da noi. E noi stiamo diventando sia loro medici che i loro luoghi di cura. E’ vero che non tutti i medici sono capaci di idonea cura. E’ anche vero, però, che ci sono giovani, e/o loro particolari situazioni, fuori di ogni possibilità  di cura.

Non ci risulta che Lei abbia fatto chiudere dei luoghi di cura, o perché mancanti di per sé, o perché nulla possono per utenti fuori di ogni controllo. Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una malattia e ne sono usciti con delle altre? Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una gamba malata e si sono ritrovati amputati della sana? Umani errori, Lei ci dirà . Vero, signor Ministro. Questo ci dimostra, però, che in altri casi Lei tiene conto anche della fatalità , e che non fa di ogni caso un fascio, e tanto meno pensa che per tutte le malattie vada bene la stessa ricetta. Come mai l’ha fatto con Noi, cortese Ministro?

L’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società dice il cardinale Bertone.

matita

  Ecco! L’inchiesta non concerne l’apertura a Dio, cardinale Bertone. E neanche quella del portafoglio privato. Concerne, l’apertura del portafolio pubblico. Potrebbe darmi qualche motivo per cui non dovrebbe esser lecito il saperlo, oltre che il suo evidente fastidio? Qualcosa da nascondere, oltre che un’illecita pretesa che sarebbe meglio non avesse rivelato?

Solo gli Dei possono fare quello che vogliono!

matita Dio è Principio assoluto. Un Principio assoluto non può emanare che stati del suo assoluto. Infatti, se conoscesse anche stati di non assoluto, o avremmo più Dio, o non ci sarebbe un Dio. Quale il principio assoluto in Dio? Direi, l’assoluto che ha emanato. Cosa, ha emanato? Evidentemente, quello che sentiva in assoluto, e, cioè, la vita della sua vita. Figlio di Dio, quindi, è la vita, in quanto potenza di Dio. Neanche Dio, allora, può avere altri figli! Solo gli Dei, possono fare quello che vogliono.

Il che vuol dire che Cristo non è figlio di Dio? No. Il che vuol dire, che è la vita di Dio in Cristo ad essere figlio di Dio, non, la persona di Cristo. Quello che vale per Cristo, vale per tutti noi; i noi che ci credono, ovviamente! Allora, se è la vita in quanto potenza di Dio, l’unico figlio di Dio, è chiaro che Dio ha permesso la vita di Cristo, come permette la vita di chi nega Cristo. 

Certamente si può sostenere che Cristo ha conosciuto il Padre, molto di più di altri fratelli. Questo, però, lo fa solo un eletto, perché di vita eletta: scusami se è poco! Lo fa, hai nostri occhi, però, ma, noi, che ne sappiamo, dello sguardo di Dio? Nulla. Ed è per questo, che dell’idea che abbiamo chiamato Dio, io prendo in possibile considerazione solamente il terzo stato della vita: lo Spirito.

Della Natura di Dio, infatti, non so nulla, come nulla so, della Sua Cultura, se non, che è vita. Sappiamo solo, noi, che ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza. Vero. Ancora non ci siamo resi conto, però, che leggiamo la Sua immagine guardando la nostra. E’ chiaro che non possiamo diversamente. Oddio, potremmo anche tacere e vivere, a dirla tutta, ma, tant’è! Ragionando così, però, non abbiamo fatto altro che traslare in un unico Dio, la preesistente somma di molti Dei. Dio, è altra Cosa! Forse più questa mia idea, che quella corrente. Perché vita che emozionalmente sentiamo eletta, (quella di Cristo) eletto sentiamo il messaggio di quella vita. Per quel piacere spirituale, lo sentiamo più giusto di altri pensatori, e per tale motivo l’adottiamo.

Con la speranza di non averti scompaginato le idee ti saluto.

Ho scritto parecchio, stasera, così, forse perché stanco, non ho colto in pieno un tuo pensiero:

matita questo:

“eh sì, lui era il capo predestinato di un movimento rivoluzionario, e non voleva dire altro che ai suoi combattenti della fede “ama il tuo compagno di lotta come te stesso. Era un Bin Laden della Palestina di allora, ma personalmente pacifista…”

Non avevo voglia di farmi da mangiare. Sono uscito per un oretta di biciclettata. Mi aiuta a sgonfiare la mente. Ho comperato un paio di panzarotti. Mi faranno girare tutta la notte, ma cosa non si fa per la causa!  Mentre bevevo la birra mi sei tornato in mente. Concordo con l’ipotesi che vede Cristo come un capo predestinato di un movimento rivoluzionario. Non lo direi, però, inizialmente pacifista.

A mio avviso, i veri pacifisti si propongono i tempi della vita, non, in quelli degli umani progetti. Immagino, invece, che lo sia diventato, (pacifista nel senso appena detto) quando si è reso conto che la sua predicazione (commistione di religione e di politica come in Bin Laden e analoghi profeti di ventura) aveva come risultato la strage dei suoi apostoli più che la strage dei romani, e che questa strage era favorita dalla divisione culturale, ( e forse anche religiosa ) fra gli stessi.

Nulla di nuovo sotto il sole arabo, la divisione fra fratelli, direi. Vuoi perché impressionato dalle conseguenze della sua azione politico – religiosa, vuoi perché amava oltre sé stesso, (il suo popolo e/o le sue idee) vuoi per chi sa quanti vuoi, Cristo sentì il bisogno di fermare la strage, ma, come, senza smentire le sue idee e smentire sé stesso?

A mio immaginare, elevando le cause del conflitto: dalla conquista del regno di David, alla conquista del regno del Padre. Non più l’unione fra fratelli con lo scopo di creare un suo regno in terra, quindi, ma l’unione fra fratelli per la conquista del regno del Padre: unico Sovrano, in un unico Stato. Antica, la storia dell’Uno in Uno! Se ipotesi fossero, immagina lo sconcerto che ha creato nei maggiorenti politici e religiosi del suo momento. Come minimo, avranno pensato che è impazzito! Pazzia, confermata, poi, dalle sue dichiarazioni al Sinedrio. Figlio di Dio, questo qui?!

Cessato di essere un pericolo per Roma, non per questo cessava di essere pericolo per un Sinedrio, che possiamo anche dire il Vaticano dell’epoca! Che fare, si sarà  detto il Vaticano, pardon, il Sinedrio? Non ebbe scelta, il Sinedrio. Vedo la crocifissione del Folle del Padre, allora, come la pacificatrice concessione che Roma ha fatto a quei Caifa. Si, vedo la Crocifissione come un delitto di Stato.

Necessità  che i politici accettarono, ma non gli apostoli che lo seguivano, e che per vari modi e/o motivi lo amavano. Ma, che potevano fare, gli apostoli? Nulla, se non piangerlo. Nulla se non ricordarlo da vivo. Nel ricordarlo, nel seguirne l’insegnamento, e nell’insegnarlo  i seguaci  elaborarono il lutto per quella morte!

Ho fatto uno strano sogno parecchio tempo fa. Ero su di una strada stretta, in salita, scavata dentro la roccia. Prima di me, Bin Laden. A un certo il Bin Laden si volta, e mi guarda. Con aria di sufficienza, e commiserazione. Fine del sogno. Mi reputo un buon lettore di sogni, ma questo non l’ho ancora capito. Al momento capisco, quello che forse è sfuggito a Bin Laden. Il suo invito ama il tuo compagno di lotta come te stesso è un concetto cristiano, o come tale, così più conosciuto.

Un Islamico che usa un concetto cristiano, mi evoca la profezia di Maometto: Cristo verrà  dopo di me. Cristo come persona? Cristo come cultura del Padre sovrano nell’unico stato? Stato religioso_sociale? Stato della vita? Il Profeta non lo dice. E, chi sono io, per dire quello che non ha detto il Profeta?

Buona, sta ciambella! Mi è riuscita col buco.

Mio caro, del Salmo, Il Signore è il mio pastore, salvo solo la prima quartina perché solo li ci trovo la Parola. Nel resto, parole. Ed ecco il problema! Come distinguere la Parola dalle parole? Se è vero (come è vero) che il principio della vita è l’Amore, e che l’Amore è Comunione, allora, dove vi è comunione vi è la Parola, e dove vi è divisione ci sono le parole. Parola, è l’emozione della vita che dice se stessa. Quale, la prima emozione di Dio? Direi, vita. Allora, dove vi è vita data dalla Comunione vi  è la Parola, dove non vi è vita nonostante la comunione, vi sono le parole. Niente di difficile, mi pare!

Nel mio dire i principi della vita, (e, quindi, anche della sessualità) il Bortocal sostiene (se non ricordo male) che cito Aristotile.

matita Non lo sapevo ma vado avanti lo stesso. Non se ne abbia Aristotile, e neanche il Bortocal. Dunque!

A mio vedere, la sessualità  è data dal rapporto di corrispondenza fra lo spirito (la forza) di due vitalita : la maschile che dico Determinante, e la femminile che dico Accogliente. Per vitalità  intendo lo spirito (la forza) della Natura: il corpo della vita comunque effigiata. Per vita, invece, intendo lo spirito (la forza) che corrisponde dalla relazione fra il corpo e la mente: luogo della Cultura.

Vita, è stato di infiniti stati di vita, pertanto, anche gli stati della forza maschile, come di quella femminile sono infiniti. Perché, allora, la sessualità  non è di infinito carattere? Perché la vita, a mio conoscere, ovviamente, tende al bene. A livello naturale, il bene trova voce nel piacere. Il maggior bene dato dal maggior piacere, forma l’identità  (anche sessuale) prevalente. I piaceri non prevalenti, formano i gusti: anche sessuali.

Se vediamo la sessualità  come l’Albero della vita, e la prevalenza del carattere sessuale come il suo tronco, direi rami portanti il carattere maschile e femminile, e direi foglie di quei rami i gusti. Infinite le foglie, infiniti i gusti. A voi non paiono così infinite le foglie?! Non avete tutti i torti, se non un torto: quello di non vedere il mio disegno come lo vedo io, cioè, libero da millenari condizionamenti. Oserei dire, anzi, che l’Albero della vita è l’Albero del Paradiso. Prima che ci mettessimo su le mani, ovviamente!

Se Maschio e Femmina sono l’immagine naturale della nostra vita, Uomo e Donna sono l’immagine culturale. Sull’immagine naturale, (maschile e femminile) la vita culturale forma infinite immagini di Uomo e di Donna. La vita culturale maschile e femminile che si esprime in dati ambiti geografici, forma la razza. Sulla base biologicamente universale della natura maschile e femminile, la Cultura della data razza, forma la Cultura sessuale della data razza.

La mente, può determinare senza accogliere, o accogliere senza determinare? Direi proprio di no. Nel primo caso, perché se non accoglie ciò che ha determinato, non sa valutare quanto sia maturo il frutto della sua opera. Ricordate la Genesi? Al termine della creazione, la Bibbia racconta che Dio trovò cosa buona e giusta la sua opera. Certamente io non so chi sia Dio, e neanche penso di poterlo immaginare, tuttavia, mi chiedo: se, mentalmente, non accogliamo l’idea che abbiamo determinato di volere, possiamo valutarla cosa buona e giusta? Direi proprio di no! Sarebbe come voler cuocere un dolce facendo a meno del forno.

Per quanto sostengo, chi vuol immaginare Dio a propria immagine e somiglianza non può non riconoscere che anche in Dio c’è forza maschile perché determinante e femminile perché accogliente. Non per questo è identità  maschile e femminile, ovviamente! Vuoi perchè è un solo Principio, vuoi perchè in quanto Spirito (forza della vita) Dio è incorporeo, o quanto meno, non ha certo il corpo che sinora hanno immaginato, e che io ho smesso di immaginare da un bel pezzo!

Mi direte: ma, una forza senza corpo è destinata a perdersi nell’Infinito. Giusto! Mi stavo appunto chiedendo qual’è la funzione dell’infinito: essere, appunto, il corpo di Dio! Teologie perdamaschiane  messe da parte, torno alla sessualità! Dicevo che la sessualità non è di infinito carattere perché la vita tende al bene. Il bene naturale non può non tener conto del vero e del giusto se non ponendoli in sofferenza. proseguivo, affermando che il bene trova voce nel piacere, e che il bene prevalente dato dal piacere prevalente forma la compiuta l’identità anche sessuale. I piaceri non prevalenti, invece, formano i gusti: anche sessuali.

Preso atto, che il bene è voce del piacere;

che il maggior bene dato dal maggior piacere forma l’identità  sessuale prevalente;

che i piaceri non prevalenti formano i gusti;

che i piaceri e i gusti sono composti da infinite emozioni, (paiono finite, ma solo perché siamo di non infinito linguaggio, a mio vedere)  poteva, la vita, (che è stato di infiniti stati di vita detti dai piacere e da gusti nati dalla corrispondenza fra i suoi stati) formare solamente la forma etero sessuale della vita? No, direi di no, se non potando le infinite possibilità  alla vita. Chi, per lo scopo di omogeneizzare la vita ha potato l’individualità? Se escludiamo la vita detta dal creato, non ci resta che la vita detta dalla società. Allo scopo di ottenere il cittadino ideale, quindi, la società ha potato la soggettiva umanità.

Se non si nega le infinite possibilità  della vita, non si può non ammettere che ogni forma sessuale, per il solo fatto di vivere, è di per sè legittimata! Non è legittimata, ovvviamente, dove reca dolore, e tanto quanto lo reca. Infinite voci, pretendono di dire cosa è giusto o errato dell’Albero della vita, e infinite presunzioni, negano il diritto di vivere, vuoi delle foglie, vuoi dei rami collaterali che sono spuntati dal suo tronco; e tutte lo sostengono richiamandosi a ciò che reputano generalmente vero.

Ben diversamente, io mi richiamo al dolore. Il dolore, è la voce del male in tutti i generi di errore. E’ voce in ogni genere corpo; è  voce in ogni mente; è voce in ogni forza; è voce in ogni genere di razza. Dove vi è il dolore che denuncia l’errore, quindi, non può esservi verità.

Andando a spasso vedo tragedie, commedie, novelle, romanzi, ed intere pinacoteche.

matita Qualche volta il mio sguardo ha irritato. Penso che sia, perché, me nolente, ho comunicato emozioni di giudizio. Lontana da me l’idea, ma evidentemente, presente timore in chi mi capita di guardare. Certamente può essere dal mio modo di vedere, ma può anche essere dal modo di vivere di chi guardo. Siamo tutti, immagine + testo. Se un testo è chiara immagine, perchè dovrebbe irritarsi se qualcuno lo legge e lo intepreta? L’irritazione, allora, mi fa dire che quel dato testo + immagine non è sicura di essere un’opera riuscita.

Qualche tempo fa compero un orologio. Elegante. Non costoso.

matita Ultimamente, il bracciale continuava a slacciarsi. Ci siamo, mi dico, le solite baracche! Fatto sta, che una mattina non me lo ritrovo più! Appena comperato! Cazzo!! Non so per quale ispirazione tiro su tutta la manica: era allacciato al muscolo! Chissà  come cavolo ha fatto a finire li sopra!
Il sogno è stato vivissimo! Si crede che vi siano sogni mandati dagli spiriti. Non ci pongo la mia fede, però, più di qualche fatterello mi avrebbe confermato la credenza. Ebbene, cosa intendeva dirmi quello spirito? A mio conoscere, intendeva dirmi che il tempo è allacciato alla forza, appunto detta dal muscolo.
Spirito basso, o spirito alto, quel messaggero? A mio conoscere, basso. Perché basso? Perché la sua opinione era collegata alla forza fisica, mentre c’è anche la forza mentale e quella spirituale. Questo significa che la forza fisica è bassa? No. Questo significa che il pensiero di quel messaggero è  ancora legato alla vita della sua Natura. Per Natura intendo il corpo della vita, o con altro dire, il suo contenitore. E’ contenitore basso se bassa la Cultura che contiene. E’ contenitore alto, (o elevato) se alta la cultura che contiene. Bèh, mi direte, non ci pare tanto bassa, l’informazione che t’ha passato, da tanto la si può intendere anche in modo filosofico. Vero! Questo significa che i messaggi degli spiriti non hanno mai un’unica spiegazione, e/o un unico fine.

Lunedì sarò al Circolo Pink di Verona. Devo proprio riordinare le idee.

matita Centri culturali come questo, hanno contribuito allo sviluppo della coscienza sessuale di una data personalità  sessuale. E quella personalità è andata Fuori, è cresciuta. Si è vissuta ed ha vissuto sé stessa, quella personalità. Come generalmente succede,  è invecchiata ma, restando fuori, ovviamente. Ora, immaginatela bisognosa di assistenza: vuoi domiciliare, vuoi in ambiti più complessi. Immaginatela, quindi, mentre si vede costretta a rientrare dentro un abito culturale e sociale, certamente ancora proprio come cittadino, ma, per la gran parte estraneo vuoi come genere di umanità , vuoi come genere di storia.

Che può dire, quella personalità , a chi ha percorso altre vie, se non, com’è il tempo oggi, o l’artrosi non mi da pace? E, a chi gli chiederà: non vedo mai i suoi figli, che risponderà, quella personalità? Inventerà  storie? Ancora?

Immaginatela, assistita, da qualche ente religioso, e/o persona religiosa. Certamente l’amerà in Cristo, ma, quanto, per quello che è, se quello che è quella data Personalità, all’assistente rappresenta l’intrinsecamente cattivo, quando non, l’intrinsecamente estraneo, sul quale, magari, poter scaricare, impunito, l’intrinsecamente cattivo che appartiene all’assistente?

Potrebbe trovarsi ad aver a che fare, anche con assistenti, in dissidio, fra l’assistere l’anziano, e l’assistere el culaton anziano. Non che l’abbiamo scritto sulla fronte, ovviamente! Certo è, però, che l’abbiamo scritto nella personalità; ed è certo che la sanno ben leggere, gli altri. Soprattutto quelli che hanno negato la propria! Soprattutto quelli che si sono sacrificati sull’altare della norma!

Non mi dite che tuttora non vi capita di subire la stilettata, il veder il sorrisino, il colpetto nei fianchi, di sentir la battutina. Certamente siamo in grado di difenderci, noi, non ancora deboli; e non è certo la lingua che ci manca. Tuttavia, nonostante questo, qualche rospo ci capita di doverlo ingoiare ancora. Immaginate quindi, quel debole per età, con davanti il suo piatto di rospi giornalieri; ancora! Immaginatelo, mentre è stato intuito, e per questo, costretto a farsi complice dell’umorismo sui Finocchi. Immaginatelo, mentre lo paga, sulla sua pelle, ovviamente, perché gli altri sono più forti. Sono comuni, gli altri! Non sono diversi, gli altri! Non sono unici, gli altri! Immaginatelo, allora, mentre con le sue forze, vede calare anche la considerazione di sé; mentre vede calare anche la sua dignità .

E’ chiaro che non sempre è così, come non lo è in tutti i casi, ma c’è¨ da non preoccuparsi quando è così? E se c’è di che preoccuparsi, che facciamo? Ce ne sbattiamo perchè il vecchio è fuori moda, oppure, ci decidiamo ad assistere chi non possiamo lasciare solo/a, dentro, dopo aver contribuito a metterlo/a fuori?

L’idea di una assistenza rivolta alla specificità  sessuale in questione, è tentativo di risposta a questa domanda. Naturalmente non propongo nessun progetto. Non ho mai saputo farli. Neanche quando mi occupavo di Tossicodipendenze: per più di un decennio. Al proposito vi racconto un fatterello. Un giovane mi dice: sto preparandomi per andare in Comunità . Ho detto della mia omosessualità. Lo ritrovo qualche tempo dopo. Come mai, ancora in giro, gli dico. Per forza, Vitaliano! Quando la Comunità  ha saputo che ero omosessuale mi ha rifiutato. Salto su come na jena! Come, rifiutato?! Beh! Ti avranno offerto delle altre possibilità , spero! Certo, mi dice, in un centro per malati terminali! Sepolto vivo ancora da giovane, quel ragazzo. Naturalmente, è tornato a fare quello che può: le pere! Anche qui c’è da fare qualcosa! Mica grandi fabbriche! Solo qualche piccola officina, che forse è meglio.

Nel condominio dove lavoro rifanno le facciate. Montano un’impalcatura che è una cattedrale di tubi.

matita Fra gli operai italiani, degli arabi: + o – sulla trentina. In linea di massima, sono spontanei gli arabi. Spontaneità che perdono, mano a mano si italianizzano. Che peccato! L’ho constatato anche oggi. Dall’impalcatura, uno di loro m’ha salutato accennando un movimento di braccio. Dico accennando perché stato fermato da un commento del collega. Analoga cosa è successa con un altro. Il giorno prima m’ha salutato guardandomi, mentre il giorno dopo, salutato non guardandomi. Di cos’hanno paura?! Sono i sorrisi che mancano ai Finocchi, non gli uomini!

L’amarezza di oggi non è niente rispetto ai disastri che mi combinava un tempo, perché, oggi, gli imbecilli restano fuori della mia vita. Tuttavia, non esiste apriorisistica difesa. Non si sa mai, a priori, chi è imbecille che potrebbe ucciderti, né, a priori, non si sa mai chi è l’uomo che potrebbe amarti! Quindi, siamo sempre indifesi, noi, Finocchi. Non è che mi costi più di tanto il capire l’omicida, devo ammettere! Anche perché non fa niente per impedirmelo, il Pirro!

Alfio, m’ha evocato una sartriana faccenda!

matita Dice Sartre: “sono smarrito di fronte all’altro che vedo e tocco e del quale non so più che fare. E’ già  molto se ho conservato il ricordo vago di un certo al di là  di quello che vedo e tocco, un al di là  di cui so precisamente che è ciò di cui voglio impadronirmi. E allora che mi faccio desiderio.”

Mi sono ritrovato in quello stupore. In quell’irrinunciabile correre dietro a degli amanti, (nel mio caso) dei quali, nulla mi restava, se non il desiderio di correre dietro a degli amanti. Per fortuna le cose stanno cambiando! Non perché i desideri, adesso corrano meno di me, ma perché li lascio correre!

Quando hanno cominciato a morire gli Dei?

matita Giorni fa, una pensatore dal nome che direi di origine polacca, (se non altro per le y e k nel suo cognome) si stava chiedendo se lo Stato può sopravvivere senza il sostegno della Religione. Si chiedeva, inoltre, se esiste la morale laica, e se sia di bastante, e/o alternativo sostegno sociale.

Premessa: nell’affermare la mia opinione non potrò essere preciso nel discutere quelle argomentazioni perché regalo il giornale. Mi dovrà basare, quindi, su quanto ricordo; e spero di ricordare bene.

A mio avviso, la risposta è si, per ambo le domande. Perché? Perché il concetto di bene ( personale e sociale ) è pre – religioso. Nel senso che ha preceduto e contribuito a fondare ogni idea religiosa.

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morali
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Il concetto di bene, è correlato al concetto di sopravvivenza: quella del corpo in primo. Funzionale alla sopravvivenza fisica, fu la scoperta del concetto di vero. E’ vero, infatti, ciò che favorisce il bene. Funzionale al concetto del vero, fu la scoperta del concetto di giusto. E’ giusto, infatti, il bene che favorisce il vero (se giudichiamo un dato atto dal punto di vista naturale) come è giusto il vero che favorisce il bene, se giudichiamo un dato atto dal punto di vista culturale.

La corrispondenza dei concetti fra il bene, il vero ed il giusto, ha motivato la scoperta del concetto di piacere. Ciò che non da piacere, ha originato il concetto di dolore (sotto l’aspetto naturale) di errore (sotto l’aspetto culturale) e di male, sotto l’aspetto della forza della vita, lo spirito: vitalità  nella natura, e vita della cultura.

Mi direte: quello che è bene per me, non necessariamente è vero, e quindi, neanche giusto per un altro piacere. Verissimo. Dalla constatazione, infatti, sono nati due concetti: il soggettivo, e l’oggettivo. Nel contesto, per oggettivo considero un piacere relativo solamente a me, ed oggettivo, un piacere relativo ad altri da me. Allo scopo di permettere la coesione fra specifiche individualità, (onde permettere la sopravvivenza del bene collettivo) fu necessario fissare delle norme comuni: le oggettive.

L’adeguamento a quelle norme formò la prima morale collettiva; e fu naturale, quella iniziale morale, perché nacque dalle esigenze di vita del corpo: vuoi singolo, vuoi collettivo. Tanto quanto servì alla sopravvivenza della vita singola e collettiva, e tanto quanto la morale naturale, allora codificata, divenne vera, e quindi, giusta.

Quello che è vero e giusto sulla carta, però, raramente rimane vera e giusta nella vita. Perché? Perché il bisogno di sopravvivenza (di un singolo e/o di una collettività  che sia) è un piacere che può trasformarsi in potere, ed il potere, può mutarsi in sopraffazione: vuoi di singolo su singolo, vuoi di collettività  su collettività.

Il potere che porta alla sopraffazione, cassa i valori della morale naturale che ha originato la culturale, ed in seguito la religiosa. Nel pessimismo provocato dal riconoscere che la morale naturale non è bastante difesa contro i soprusi del potere, (della natura e/o dell’uomo) gli Antichi sentirono il bisogno di maggiori ausili. Chiamarono Dei, quegli ausili, e li fecero a propria immagine e somiglianza.

Potevano diversamente? Direi di no. Che altro conoscevano, se non gli aspetti di sé stessi! Quando cominciarono a morire quei “luoghi” della morale naturale? Secondo me, iniziarono a morire, quando gli Antichi si resero conto che gli Dei, collanti sufficienti nella prima polis, non lo erano più per la seconda: lo stato. Così, lo stato, (elevazione culturale e spirituale dell’Io individuale) abbandona gli Dei, e adotta un Dio come unico referente della morale su base culturale. Morti gli Dei, si può dire morta anche la morale naturale? No. A mio avviso, è solamente tornata al punto di partenza: alla Città  dell’Io.

Vi è conflitto fra morale naturale e morale religiosa? Dipende dal piacere di chi segue l’una o l’altra morale. Se in chi segue l’una o l’altra morale, il piacere gli diventa potere, ed il potere, ricerca di supremazia di uno o dell’altro pensiero, allora, vi è inevitabile conflitto!

Può, la morale naturale, esser causa di conflitto con la morale religiosa? A mio avviso, no. La morale naturale, infatti, è molto più tollerante della morale religiosa, perché calibra ciò che è giusto al vero con il bene, mentre, la morale religiosa, calibra, ciò che è giusto al bene con un vero, del quale si reputa unica detentrice.

La morale naturale, non sostiene di sapere cos’è la verità. Diversamente, lo sostiene la morale religiosa. Legittimo punto di vista, ma come la sostiene? Con un atto della fede. La fede non ha corpo, quindi, è provata solo dalla speranza in un Credo. La morale naturale non si oppone alla speranza in un Credo, al più, non ci crede.  

Questo scetticismo, certamente non invalida la sua capacità  di poter concorrere alle necessità  unificatici dello Stato, e neanche la sua ricerca verso il bene individuale e sociale. Non trovandola in conflitto con la morale religiosa, quindi, (o quanto meno, con la mia morale religiosa) non vedo perchè non debbo accoglierla, ed al caso, difenderla. Tanto più, perchè non mi risulta che abbia un debole per le crociate, e neanche per le crocifissioni.

p.s.

Come in altri, o in altre parti, nella stesura di questo scritto sono andato a spanne; e come professor Aspanne, mi firmo anche in questo caso. Ho il sospetto, inoltre, che ci sia una qualche fregnaccia, nel mio percorrere la storia: spero non abbiano invalidato le tesi. Il fatto, però, non mi preoccupa più di tanto perchè vi reputo capaci di distinguere il grano dalla pula, e, al caso, di mandarmelo a dire.

Si dice che invecchiando si diventa bambini. I bambini, hanno bisogno di storie.

matita Il mio passato è come un osso spolpato. La carne prosegue. Gli ossi si scartano. Resta, però, il bisogno di storie. Di allora, ricordo librerie piene di storie. Cercavo la storia, allora. Chissà, in quale libro! Chissà  in quale libreria! Poi, ho trovato la libreria ed anche la storia. Ho usato una, e letto l’altra. Poi, è giunto il fine della libreria, ma non la fine della storia. Il tempo è un “taglio”! Quali pagine della mia storia ha allungato? Quali pagine, ha adulterato? I vecchi ricordano quelle che hanno avuto, ma, ho scartato l’osso! Non ho voglia di andarlo a cercare! Non ho voglia di doverlo rimpolpare! Con la mia carne di adesso? Figuriamoci! Rileggere, è come far l’amore. Non è mai come prima, la seconda volta. Così, anche il rivivere. Non è mai come prima, la seconda volta. Ci sono nuove storie, adesso. Nuove librerie. Non mi somigliano. Mi somigliano, le storie che ritrovo nei ricoveri per libri anziani. Là, ricordo la Berta. Quando filava. Che tempi!

Patrizia, aridamme Handel!

matita Mahler – Symphony No.5. No.4.1
Gesù che palle, Patrizia. Mi sembra di essere capitato, assieme a Topolino, in mezzo a trombe trombone e violini, che vanno ognuno per i cazzi propri. Dici che è questa, l’armonia moderna? Aridamme Handel!

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Mahler – No.4.2 – Proseguo delle trombe. Addarivà  el Mago!

Mahler – No.4.3 – E’ arrivato il Mago. Topolino sta facendo faccette d’imbarazzo. Polverina di Trilly nell’aria. Il Mago ferma le scope. Fanno le brave, ma come certe checche dispettose. Il Mago cipiglioso mostra  la sua autorità. E quelle, scopano. Non fra di loro!

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No.4.4 – AAAAAAAAAAAAAAhhhhhhhhh! Quiete per le orecchie! Nulla è più, nel tutto che diviene, se non fosse che l’orizzonte, fra due fette scure, è un ripieno d’annacquati colori. Mentre entra l’alba, Trilly esce dalla finestra. L’insegue la solita storia: trombe, tromboni, violini, sconquassi e casini. Aridamme Handel!

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fotina Cara Patrizia: so bene che Fantasia non c’entra con Mahler, ma la critica che mi hai chiesto è venuta così! Dal momento che te la sei cercata. Non volermene, ma a me, Visconti, ha sempre fatto fa girare le palle! L’ha fatto in Rocco ed i suoi fratelli. L’ha fatto in Morte a Venezia. L’ha fatto in Ludwig. Eccede nel patetico, quell’uomo. Non si capisce se per indole, o se si serva della pateticità per mostrare ciò che è disprezzabile (personaggi o altro che sia) o che lui disprezza. Ricordo in particolare l’uscita di scena del professore morto. Sulla spiaggia del Lido: mi pare. Gesù, non finiva più! Sembrava volesse farci capire la fine, (meritata a suo vedere o a mio interpretare il suo vedere) che fanno le culattone che vivono di libri e di sospiri. Te la ricordo poi, la culandra sul vaporetto? Orripilante. Va bèh! Ho capito che era decadente, ma, pietà! No, eh?!
p.s. Dovrei aver superato le 10 righe. Se non ho fatto di peggio, pardon!

avatar Se non fossi tu a scrivere tutto ciò (stimo la tua intelligenza molto sottile) me ne uscirei con una pioggia acida inaudita. Mi guarderò bene dal consigliarti altri ascolti, comunque. Hai fatto come qualcuno che non riesce a decifrare la lingua di Dante e ne ricava che la Divina Commedia è paccottiglia. Questo per Mahler. Per Visconti, più o meno lo stesso.

fotina Mi par di vederti. Scandalizzata, mentre leggevi! In ogni caso, credo nelle tue ragioni. Non ti sfugga un particolare però. In genere oso, come osano gli ignoranti, e come tale,  come osano anche i bambini. Ciao.

avatar Ah … per un paio d’ore ero così indignata!!! Fai bene a divertirti, per l’effetto raggiunto. Ho dovuto ricordare altre cose che hai detto in passato intelligenti per non insultarti!!! Il tuo commento mi ha ricordato un tipo (ma quello era VERAMENTE un cretino) che dopo una proiezione in Piazza Maggiore schermo megagalattico di ODISSEA 2001 (mentre io mi riprendevo lentamente dalla beatitudine dell’ultima stanza del viaggiatore, dalla porta nera ecc.) cominciò a borbottare per commento che si era addormentato per la noia e altre simili bestemmie. Sono passati due anni e ancora sono incazzata con lui!!! (taci adesso su odissea o dovrò bandirti dal mio blog per sempre, per favore)  Accetto il bambino, il rompipalle, e complimenti a tutti e due per la lite mancata.

fotina Penso che ne riderò per un paio d’anni! Su Odissea 2001, non ho che da dire la tua stessa meraviglia! Punto! E, su quel cretino, la tua stessa opinione! Punto! Tuttavia, anche i cretini crescono. Forse più cretini, forse meno. Non ci resta che sperare. Ciao.

Caro il mio: intendere e volere l’abuso, o l’intendere e volere il non abuso?

matitaLa tensione sessuale può giungere a livelli da far deragliare la mente, e la capacità di contenerla, è indirettamente proporzionale al grado della tensione. Succede in tutte le manifestazioni sessuali. Dove non succede, non è, a mio avviso, per virtù o per acquisita norma, (anche se concorrono) ma perché vi sono delle fredde e/o tiepide vitalità. La dove il pedofilo, pur essendo in grado di intendere, non è più in grado di volere per sovraccaccumulo di tensione, cosa siamo in grado di poter fare noi, (o lui/lei) per fermare l’esplosione di quel grado di vitalità sessuale? La castrazione fisica? La castrazione chimica? Delle terapie che lasciano il tempo che trovano nelle personalità di conformata identità? Il modo più “sicuro”, è pur sempre quello fai da te, cioè, non lasciar da soli i minori. Sistema generalmente bastante, se il pedofilo è esterno al gruppo famigliare, ma nel caso sia interno al gruppo famigliare, o interno a deputati sociali: asili, scuole, e/o patronati di vario genere? Ci sarebbe ancora da dire, ma, e il Pabloz lo sa bene, ho già dato! Ciao.

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Si, il sistema più sicuro sarebbe quello, se non fosse che la gran parte delle violenze pedofile si consuma in casa onestamente, non conosco la soluzione… la castrazione, fisica o chimica, mi pare qualcosa di mostruoso… ma ci sono momenti in cui penso che sia meno mostruosa della pedofilia in sé… allo stesso tempo, penso al potere enorme che si darebbe agli accusati: se dimostro che un tizio è colpevole (e magari non lo è, lo posso far castrare… d’altra parte, già ora accusare uno di pedofilia è un modo efficace, efficiente, sicuro, di rovinare la vita a qualcuno, indipendentemente dalla sua colpevolezza o meno… insisto nel dire che la pedofilia non può essere vista come un reato – non nel senso che diamo ora a questa parola…

fotina

“penso al potere enorme che si darebbe agli accusati”, o agli accusatori? No, l’identità non è mai reato. Lo è, il genere di manifestazione. Questo, in società non isteriche, naturalmente. Nelle isteriche, invece, si da per scontata la manifestazione del pedofilo, e, quindi, diventa reato la stessa identità. Neanch’io, conosco soluzione. Penso, però, che la castrazione (chimica o fisica che sia) altro non serva che a “castrare” le paure suscitate da quella personalità, e/o le paure che quella personalità  suscita nel genere di pedofilia che sostenevo: quella di chi ama il minore, ovviamente, non quella di chi usa o abusa del minore, come si è inteso, o in malafede, o perché spaventati da concetti che non avevano preso in considerazione.

Il guaio è, che non solo il pedofilo, ama il bambino. Il guaio è, che l’amore si accompagna all’eros, e che questa compagnia è presente, anche in chi, pur non essendo sessualmente attratto dai bambini, teme, per quell’eros, di poterlo essere e/o diventare. A chi e/o in chi, allora, il dagli al pedofilo! Dall’impossibilità di saperci dare nette risposte, il dagli al pedofilo esterno, può anche essere un tacitare le paure suscitate del nostro “pedofilo” interiore. Gli antichi, evidentemente più saggi di noi, non hanno gridato il dagli a nessuno. Hanno solamente posto la convenzione sociale che chiamiamo tabù. A proposito di tabù: perché quella stacionata sta saltando?

Ho sentito anch’io la cosidetta chiamata, ma non ho risposto.

matita Collegio. In età da terza elementare. Sgranavamo una sera di rosario. Sono di fronte ad una specie di grotta. Non mi ricordo se simil Betlemme, o Lourdes. Naturalmente, sono in fondo alla fila. C’era l’immagine del volto di Cristo, in quella grotta. Era illuminata. Da lampadine. Quel volto non mi lasciava. Dove giravo il viso, pareva seguirmi. Avevo un bel nascondermi dietro la schiena di quelli davanti! Appena uscivo dal nascondiglio, l’immagine tornava a guardarmi. Il fatto m’aveva preso anche le budella, devo dire. Miracolo? Macché! Ci sono immagini così riuscite, infatti, che legano lo sguardo, ma, che ne sapevo d’arte, all’epoca! Comunque sia, a quell’immagine ricordo d’aver detto: Signore non son degno.

Che cavolo ne sapevo, rispetto a quello che poteva saperne Lui, se ne ero degno o meno! Non che adesso ne sappia di più, ovviamente! Mi sa, però, che anche all’epoca “sapevo” che i Finocchi non dovrebbero diventare preti. Ed io lo ero, Finocchio! Verso la fine della Quinta, i preti del collegio cercavano e sceglievano i pesciolini che pensavano adatti alla loro rete.”Fatevi pescatori d’uomini!” Già! Di uomini, non, di bambini!

Gli eletti venivano indirizzati verso le medie, prima, (queste, all’interno del collegio) e poi verso le superiori: esterne. Le altre in Seminario. In quelle incubatrici, (collegio prima e seminario poi) che ne sapevano, gli eletti, di sessualità, se non la forza che indubbiamente si faceva sentire, come, normalmente, si fa sentire con tutti.

Pare, però, che riuscissero a contenerla all’interno della Regola; non ancora voto. Perché ci riuscivano? Semplice! Perché erano fortemente motivati. I guai vengono dopo. Quando, (non per tutti, ovviamente) dal senso di una missione, si rischia di passare al senso di una professione. In questa fase, calano le motivazioni, e con quelle, le barriere di contenimento che sono tutti gli ideali che intediamo come superiori.

Cosa non nega il passaggio dalla missione alla professione? Direi, la discesa dal fico che è ogni passaggio dall’ideale al reale. Dall’ideale al reale, non solo per ciò che concerne la conoscenza della missione, ma anche per quanto concerne una più completa conoscenza di sé stessi e della vita. In genere, da una più completa conoscenza di sé stessi, ne consegue (almeno nei più equilibrati, direi) una più completa accettazione della propria umanità. Così, oltre che vivere il suo spirito sacerdotale, quel risvegliato, passa a vivere anche la sua carne. Qualche volta occasionalmente, qualche volta costantemente. Dipende dal genere di carne.

C’è carne forte. C’è carne tiepida. C’è debole. Il senso ed il peso della castrazione è un dolore è uguale sia per quelli sessualmente galli (gli integri e forti) sia per i capponi: i non integri e/o non forti. Nessuno può dire se la croce dei galli è più pesante di quella dei capponi perchè ognuno sente la sua. Non è questo il punto. Il punto è che i capponi spacciano per raggiunta virtù, quello che in effetti è dato dal fatto che prima di essere dei Castrati per il Regno dei Cieli, già lo sono per il regno dell’uomo.

Nessuno dovrebbe essere ordinato prete prima dei quaranta! In età non ancora sperimentata, il “chiamato” non può sapere se è effettivamente in grado di mantenere il suo voto! Farlo prima, è una sorta di sventato karachiri, quando non, una delle infinite scelte dettate da l’immaturità, che per giovinezza, nulla e nessuno risparmia.

Non c’è tonaca che difenda da scelte immature! Nella chiesa accanto alla Basilica di S. Zeno, anni fa officiava un giovane prete. Un armadio a due ante, con la faccia da bambino. Non c’era verso che durante la messa dicesse le giuste parole. Ancor prima di far sorridere, (in altro posto avrebbe fatto ridere) faceva tenerezza. Poveretto! Non l’hò più visto. Lo immagino trasferito sul cucuzzolo di qualche montagna. L’ho immaginato anche, sottoposto a qualche in terapia psichiatrica. Gesù! Quello che non riesco ad immaginare, e che sia ancora prete. Faccio fatica ad immaginare, anche, che gli abbiano lasciato la possibilità di risorgere come uomo. Ne so qualcosa di quegli impedimenti. Per poter rinascere a me stesso, infatti, ho dovuto uscire dalla tomba religiosa in cui mi ero trovato per sistema, più che per scelta personale.

Ultimamente, m’ha preso una passione per i fiori…

matita

fiori

però, invaso solo quelli artificiali. Mi par proprio di vedervi mentre arricciate il naso! Il fatto è, che nei fiori recisi non vedo un gusto per la natura delle cose. Vedo piuttosto, delle vittime. Quelle che gli amanti della natura delle cose, chiedono alla natura della vita. Ai fiori artificiali, io chiedo, invece, solo forma e colore. Tanto mi basta. Non saprei dirvi quanto è distante da me, l’idea di recidere della vita per potermi sentire padrone della sua bellezza. No! I fiori, devono spuntare e morire, solo, dalla, e nella loro terra.  Il resto, è vanità.

Alla Cortese attenzione: Circolo Pink. Verona.

matita Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili!

Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età  adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo.

Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

I sensi della vita: conoscere e discernere.

matitaLo scopo dell’invito che ho messo all’inizio della paginata, non è certamente quello di riempire dei miei vuoti esistenziali: non mi mancano gli amici, e quando ho bisogno di amanti, so bene dove trovarli, anche se non sempre so, come si allontanano: vedi la mia ultima sorpresa mattutina.   Lo scopo, invece, è nel senso della vita, appunto, conoscere e discernere; lo scopo, invece, è nel mio senso della vita: ausiliare la conoscenza ed il discernimento. Naturalmente, per quanto so e posso, quindi, mai a sufficienza, purtroppo. Discernere per conoscere, non solo è il mezzo che gradualmente struttura la definitiva identità, ma è anche il mezzo che allontana il senso della solitudine: non senza compagnia, come generalmente si crede e/o si teme, ma senza attivata utilità, vuoi per il nostro mondo, vuoi per il circostante. Per quanto mi riguarda, una persona può essere qualsiasi pensiero, purché sappia, quanto effettivamente gli corrisponde quel pensiero. Il mio fine ultimo, allora, non è la Persona, è la vita, nella Persona.

A proposito di "due teste valgono più di una", da Xyz ricevo: si, ho notato. E’ un annuncio?

matitaMettiamola così. Non faccio tarocchi, e neanche la maga Magò: è solo una possibilità, diretta a chi sente il bisogno di avere un interlocutore. Non tanto perché possa risolvergli gli eventuali problemi, quanto perché il discuterli con un altra testa, può calibrare meglio, o un pensare, e/o un agire: tutto qui. Credimi, ho passato momenti, dove il bisogno di un interlocutore era di molto maggiore del bisogno di un amante! Il che, è tutto un bel dire!

Brigatisti e briganti: aprire, o chiudere le porte?

matita Conosco un Sri Lanka. Adulto. Libero. Vaccinato. Non di primo pelo. Cosciente. Non mercenario. Lo porto a casa. Mi dice se può dormire da me, perché, nonostante paghi, ad altri connazionali, 250 euro per il posto letto, nei fine settimana lo sbattono fuori. Perché? Semplice! Perché mentre lui vuole dormire, i suoi amici e coinquilini la pensano diversamente. Dico, va bèh! In sala c’è un letto. In casa non c’è problema! Tuttavia, sarà anche paranoia, non poche campane suonavano allarmi! Così, dopo il bacino della buona notte, dò alla porta una grossa girata di chiavi. Una sera, però, mi dico: cazzo, Vitaliano, non puoi mica essere sempre paranoico! Così, non ho dato la solita girata di chiavi.

Morale della favola, mi sono ritrovato senza ospite, senza portatile, e senza telefonino. Tutti ladri, i Sri Lanka? Indubbiamente no, dal momento che, con altri ospiti di quel paese non ho avuto quel genere di risveglio!  A priori, possiamo distinguere il mendace da chi non lo è E’ chiaro che no! Che fare? Due, le soluzioni nette: aprire le possibilità anche al mendacio, o chiudere ogni possibilità.

E’ indubbio, che la seconda soluzione non ci ritroverà come vittime, ma è anche vero, che la prima renderà vittime della nostra mancata fiducia, non solo i non mendaci, ma anche quelli che cercano di poter diventare veri. Che fare, che fare?! Chiudere le porte in ogni caso, è anche finir di sperare in ogni caso! Chiudere in ogni caso, è anche un morir, ad ogni caso! La sfiducia, infatti, se è vero che da un lato ci difende dai colpi della vita, è anche vero che da un lato ferma la vita, che non porta solamente colpi. Sperare, quindi, è un’investire! Come tale, soggetto a guadagni, o, a perdite. Allora, che facciamo? Chiudiamo bottega perché non possiamo aprioristicamente distinguere il mendace da chi non lo è?

Annunciazione della vergine: risposta a critiche standard.

matita

annunciazione

Su l’Annunciata di Antonello da Messina, la giornalista Chiara Gatti de “la Repubblica”, scrive: “

… la figura dell’angelo è tuttavia evocata dal gesto della Vergine, che (colta di sorpresa durante la lettura del suo libro di preghiere) con una mano si chiude il velo, mentre con l’altra sembra stabilire un contatto.” La signora Gatti, inoltre, sostiene che nell’eliminazione della figura dell’angelo, “Antonello sconvolge la tradizionale iconografia dell’Annunciazione”.

Perché l’Antonello non ha dipinto l’Angelo? Due, i possibili motivi:

*) una non convenzionale concezione iconografica;

*) una non convenzionale concezione degli angeli.

La non convenzionale concezione degli angeli, sempre a mio avviso, gli ha permesso di comporre una non convenzionale concezione iconografica. Quale, la non convenzionale concezione iconografica dell’angelo? Se la precedente lo rendeva visibile, il Messina l’ha reso invisibile.

Perché? Perché gli angeli sono spiriti, quindi, invisibili perché senza corpo. Se sono invisibili perché senza corpo, su quali basi sostenere angelica, quella presenza? Mi si dirà, ma, per quello che ha detto? E, dove è scritto, che quello che può dire un angelo, non lo può dire, o quanto meno recitare uno spirito non angelico?

Guardate la Vergine:

annunciazione

anche lei sta dubitando. O meglio, lo sta facendo il Messina, e c’è lo sta dicendo per mezzo dell’opera.

Come? Dove? Fate caso: sulla Vergine cade una luce, ma quella luce non cade nella stanza, (lo sfondo) che infatti è buia. Allora: nella stanza buia, la Vergine sente una voce. Come, sente una voce, mi direte? E, certo! Oltre perché invisibile, come poteva vedere l’angelo, in una stanza buia! La Vergine che sente una voce si chiude la veste perché sa di non essere sola. Lo fa per paura? Il volto della Vergine non lo dice. Ne ricavo, quindi, che è atto del pudore.

annunciazione

La mano, infatti, chiude il velo sul petto. Nel petto vi sono le mammelle. Le mammelle servono all’allattamento. Si può anche dire, allora, che la mano che chiude il velo, chiude anche la possibilità dell’allattamento. Chiudere la possibilità all’allattamento, è chiudere la possibilità di nutrire una vita, o un’altra vita, o la vita. Quello che chiude la mano sinistra, lo lascia aperto, però, la mano destra. Perché? Ipotizzo una risposta alla fine di questo “percorso”, ma, fra le righe.

Gli occhi della Vergine sembrano guardare verso destra.

annunciazione

Perché? A mio avviso, perché la voce gli arriva dal buio, (notorio colore della non conoscenza, e/o della non coscienza) e, alle sue spalle, da destra. Nel segno del Crocefisso, la destra è il luogo della santità dello Spirito. Si, ma anche di uno spirito?

Ad una lettura simbolica della frase dal buio e alle sue spalle, si può anche affermare che la voce gli arriva da uno scuro passato che la Vergine si è lasciato alle spalle, ma l’immagine dice anche i dubbi del Messina. Si può dire, pertanto, che la storia che il Messina dipinge si origina da un buio che si perde nel passato.

Oltre che verso destra, gli occhi sembrano guardare in basso. In basso, però, non come chi vede un’immagine bassa, ma come chi, sull’avvenimento, sta raccogliendo i suoi pensieri.

A parte le emozioni dette dagli occhi, il volto della Vergine non mostra altro. La bocca non sta stabilendo nessun contatto verbale,

annunciazione

a mio vedere. C’è un che di sorridente, in quelle labbra; e non c’è traccia di timore nel viso. Se la bocca non comunica, comunica, però, la mano. Cosa sta dicendo, la mano? Guardatela! Non vi pare che stia dicendo alla voce: piano, lasciami ascoltare, lasciami capire.

Capire cosa? Se accettare o non accettare la voce? Se accettare o non accettare di riaprire il velo sul petto, e quindi, di aprire la possibilità di vita, ad una nuova “voce”?

Riguardate gli occhi dell’immagine! Stanno dicendo che c’è una domanda in corso, ma, proviene da una voce esteriore, o una voce interiore, quella che sente la Vergine?

Anche in questo caso, la risposta della mano è: piano… lasciami ascoltare, lasciami capire!