Ho sentito anch’io la cosidetta chiamata, ma non ho risposto.

Collegio. In età da terza elementare. Sgranavamo una sera di rosario. Sono di fronte ad una specie di grotta. Non mi ricordo se simil Betlemme, o Lourdes. Naturalmente, sono in fondo alla fila. C’era l’immagine del volto di Cristo, in quella grotta. Era illuminata. Da lampadine. Quel volto non mi lasciava. Dove giravo il viso, pareva seguirmi. Avevo un bel nascondermi dietro la schiena di quelli davanti! Appena uscivo dal nascondiglio, l’immagine tornava a guardarmi. Il fatto m’aveva preso anche le budella, devo dire. Miracolo? Macché! Ci sono immagini così riuscite, infatti, che legano lo sguardo, ma, che ne sapevo d’arte, all’epoca! Comunque sia, a quell’immagine ricordo d’aver detto: Signore non son degno.

Che cavolo ne sapevo, rispetto a quello che poteva saperne Lui, se ne ero degno o meno! Non che adesso ne sappia di più, ovviamente! Mi sa, però, che anche all’epoca “sapevo” che i Finocchi non dovrebbero diventare preti. Ed io lo ero, Finocchio! Verso la fine della Quinta, i preti del collegio cercavano e sceglievano i pesciolini che pensavano adatti alla loro rete.”Fatevi pescatori d’uomini!” Già! Di uomini, non, di bambini!

Gli eletti venivano indirizzati verso le medie, prima, (queste, all’interno del collegio) e poi verso le superiori: esterne. Le altre in Seminario. In quelle incubatrici, (collegio prima e seminario poi) che ne sapevano, gli eletti, di sessualità, se non la forza che indubbiamente si faceva sentire, come, normalmente, si fa sentire con tutti.

Pare, però, che riuscissero a contenerla all’interno della Regola; non ancora voto. Perché ci riuscivano? Semplice! Perché erano fortemente motivati. I guai vengono dopo. Quando, (non per tutti, ovviamente) dal senso di una missione, si rischia di passare al senso di una professione. In questa fase, calano le motivazioni, e con quelle, le barriere di contenimento che sono tutti gli ideali che intediamo come superiori.

Cosa non nega il passaggio dalla missione alla professione? Direi, la discesa dal fico che è ogni passaggio dall’ideale al reale. Dall’ideale al reale, non solo per ciò che concerne la conoscenza della missione, ma anche per quanto concerne una più completa conoscenza di sé stessi e della vita. In genere, da una più completa conoscenza di sé stessi, ne consegue (almeno nei più equilibrati, direi) una più completa accettazione della propria umanità. Così, oltre che vivere il suo spirito sacerdotale, quel risvegliato, passa a vivere anche la sua carne. Qualche volta occasionalmente, qualche volta costantemente. Dipende dal genere di carne.

C’è carne forte. C’è carne tiepida. C’è debole. Il senso ed il peso della castrazione è un dolore è uguale sia per quelli sessualmente galli (gli integri e forti) sia per i capponi: i non integri e/o non forti. Nessuno può dire se la croce dei galli è più pesante di quella dei capponi perchè ognuno sente la sua. Non è questo il punto. Il punto è che i capponi spacciano per raggiunta virtù, quello che in effetti è dato dal fatto che prima di essere dei Castrati per il Regno dei Cieli, già lo sono per il regno dell’uomo.

Nessuno dovrebbe essere ordinato prete prima dei quaranta! In età non ancora sperimentata, il “chiamato” non può sapere se è effettivamente in grado di mantenere il suo voto! Farlo prima, è una sorta di sventato karachiri, quando non, una delle infinite scelte dettate da l’immaturità, che per giovinezza, nulla e nessuno risparmia.

Non c’è tonaca che difenda da scelte immature! Nella chiesa accanto alla Basilica di S. Zeno, anni fa officiava un giovane prete. Un armadio a due ante, con la faccia da bambino. Non c’era verso che durante la messa dicesse le giuste parole. Ancor prima di far sorridere, (in altro posto avrebbe fatto ridere) faceva tenerezza. Poveretto! Non l’hò più visto. Lo immagino trasferito sul cucuzzolo di qualche montagna. L’ho immaginato anche, sottoposto a qualche in terapia psichiatrica. Gesù! Quello che non riesco ad immaginare, e che sia ancora prete. Faccio fatica ad immaginare, anche, che gli abbiano lasciato la possibilità di risorgere come uomo. Ne so qualcosa di quegli impedimenti. Per poter rinascere a me stesso, infatti, ho dovuto uscire dalla tomba religiosa in cui mi ero trovato per sistema, più che per scelta personale.

afinedue