Caro il mio: intendere e volere l’abuso, o l’intendere e volere il non abuso?

La tensione sessuale può giungere a livelli da far deragliare la mente, e la capacità di contenerla, è indirettamente proporzionale al grado della tensione. Succede in tutte le manifestazioni sessuali. Dove non succede, non è, a mio avviso, per virtù o per acquisita norma, (anche se concorrono) ma perché vi sono delle fredde e/o tiepide vitalità. La dove il pedofilo, pur essendo in grado di intendere, non è più in grado di volere per sovraccaccumulo di tensione, cosa siamo in grado di poter fare noi, (o lui/lei) per fermare l’esplosione di quel grado di vitalità sessuale? La castrazione fisica? La castrazione chimica? Delle terapie che lasciano il tempo che trovano nelle personalità di conformata identità? Il modo più “sicuro”, è pur sempre quello fai da te, cioè, non lasciar da soli i minori. Sistema generalmente bastante, se il pedofilo è esterno al gruppo famigliare, ma nel caso sia interno al gruppo famigliare, o interno a deputati sociali: asili, scuole, e/o patronati di vario genere? Ci sarebbe ancora da dire, ma, e il Pabloz lo sa bene, ho già dato! Ciao.

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Si, il sistema più sicuro sarebbe quello, se non fosse che la gran parte delle violenze pedofile si consuma in casa onestamente, non conosco la soluzione… la castrazione, fisica o chimica, mi pare qualcosa di mostruoso… ma ci sono momenti in cui penso che sia meno mostruosa della pedofilia in sé… allo stesso tempo, penso al potere enorme che si darebbe agli accusati: se dimostro che un tizio è colpevole (e magari non lo è, lo posso far castrare… d’altra parte, già ora accusare uno di pedofilia è un modo efficace, efficiente, sicuro, di rovinare la vita a qualcuno, indipendentemente dalla sua colpevolezza o meno… insisto nel dire che la pedofilia non può essere vista come un reato – non nel senso che diamo ora a questa parola…

fotina

“penso al potere enorme che si darebbe agli accusati”, o agli accusatori? No, l’identità non è mai reato. Lo è, il genere di manifestazione. Questo, in società non isteriche, naturalmente. Nelle isteriche, invece, si da per scontata la manifestazione del pedofilo, e, quindi, diventa reato la stessa identità. Neanch’io, conosco soluzione. Penso, però, che la castrazione (chimica o fisica che sia) altro non serva che a “castrare” le paure suscitate da quella personalità, e/o le paure che quella personalità  suscita nel genere di pedofilia che sostenevo: quella di chi ama il minore, ovviamente, non quella di chi usa o abusa del minore, come si è inteso, o in malafede, o perché spaventati da concetti che non avevano preso in considerazione.

Il guaio è, che non solo il pedofilo, ama il bambino. Il guaio è, che l’amore si accompagna all’eros, e che questa compagnia è presente, anche in chi, pur non essendo sessualmente attratto dai bambini, teme, per quell’eros, di poterlo essere e/o diventare. A chi e/o in chi, allora, il dagli al pedofilo! Dall’impossibilità di saperci dare nette risposte, il dagli al pedofilo esterno, può anche essere un tacitare le paure suscitate del nostro “pedofilo” interiore. Gli antichi, evidentemente più saggi di noi, non hanno gridato il dagli a nessuno. Hanno solamente posto la convenzione sociale che chiamiamo tabù. A proposito di tabù: perché quella stacionata sta saltando?

afinedue