Nel mio dire i principi della vita, (e, quindi, anche della sessualità) il Bortocal sostiene (se non ricordo male) che cito Aristotile.

Non lo sapevo ma vado avanti lo stesso. Non se ne abbia Aristotile, e neanche il Bortocal. Dunque!

A mio vedere, la sessualità  è data dal rapporto di corrispondenza fra lo spirito (la forza) di due vitalita : la maschile che dico Determinante, e la femminile che dico Accogliente. Per vitalità  intendo lo spirito (la forza) della Natura: il corpo della vita comunque effigiata. Per vita, invece, intendo lo spirito (la forza) che corrisponde dalla relazione fra il corpo e la mente: luogo della Cultura.

Vita, è stato di infiniti stati di vita, pertanto, anche gli stati della forza maschile, come di quella femminile sono infiniti. Perché, allora, la sessualità  non è di infinito carattere? Perché la vita, a mio conoscere, ovviamente, tende al bene. A livello naturale, il bene trova voce nel piacere. Il maggior bene dato dal maggior piacere, forma l’identità  (anche sessuale) prevalente. I piaceri non prevalenti, formano i gusti: anche sessuali.

Se vediamo la sessualità  come l’Albero della vita, e la prevalenza del carattere sessuale come il suo tronco, direi rami portanti il carattere maschile e femminile, e direi foglie di quei rami i gusti. Infinite le foglie, infiniti i gusti. A voi non paiono così infinite le foglie?! Non avete tutti i torti, se non un torto: quello di non vedere il mio disegno come lo vedo io, cioè, libero da millenari condizionamenti. Oserei dire, anzi, che l’Albero della vita è l’Albero del Paradiso. Prima che ci mettessimo su le mani, ovviamente!

Se Maschio e Femmina sono l’immagine naturale della nostra vita, Uomo e Donna sono l’immagine culturale. Sull’immagine naturale, (maschile e femminile) la vita culturale forma infinite immagini di Uomo e di Donna. La vita culturale maschile e femminile che si esprime in dati ambiti geografici, forma la razza. Sulla base biologicamente universale della natura maschile e femminile, la Cultura della data razza, forma la Cultura sessuale della data razza.

La mente, può determinare senza accogliere, o accogliere senza determinare? Direi proprio di no. Nel primo caso, perché se non accoglie ciò che ha determinato, non sa valutare quanto sia maturo il frutto della sua opera. Ricordate la Genesi? Al termine della creazione, la Bibbia racconta che Dio trovò cosa buona e giusta la sua opera. Certamente io non so chi sia Dio, e neanche penso di poterlo immaginare, tuttavia, mi chiedo: se, mentalmente, non accogliamo l’idea che abbiamo determinato di volere, possiamo valutarla cosa buona e giusta? Direi proprio di no! Sarebbe come voler cuocere un dolce facendo a meno del forno.

Per quanto sostengo, chi vuol immaginare Dio a propria immagine e somiglianza non può non riconoscere che anche in Dio c’è forza maschile perché determinante e femminile perché accogliente. Non per questo è identità  maschile e femminile, ovviamente! Vuoi perchè è un solo Principio, vuoi perchè in quanto Spirito (forza della vita) Dio è incorporeo, o quanto meno, non ha certo il corpo che sinora hanno immaginato, e che io ho smesso di immaginare da un bel pezzo!

Mi direte: ma, una forza senza corpo è destinata a perdersi nell’Infinito. Giusto! Mi stavo appunto chiedendo qual’è la funzione dell’infinito: essere, appunto, il corpo di Dio! Teologie perdamaschiane  messe da parte, torno alla sessualità! Dicevo che la sessualità non è di infinito carattere perché la vita tende al bene. Il bene naturale non può non tener conto del vero e del giusto se non ponendoli in sofferenza. proseguivo, affermando che il bene trova voce nel piacere, e che il bene prevalente dato dal piacere prevalente forma la compiuta l’identità anche sessuale. I piaceri non prevalenti, invece, formano i gusti: anche sessuali.

Preso atto, che il bene è voce del piacere;

che il maggior bene dato dal maggior piacere forma l’identità  sessuale prevalente;

che i piaceri non prevalenti formano i gusti;

che i piaceri e i gusti sono composti da infinite emozioni, (paiono finite, ma solo perché siamo di non infinito linguaggio, a mio vedere)  poteva, la vita, (che è stato di infiniti stati di vita detti dai piacere e da gusti nati dalla corrispondenza fra i suoi stati) formare solamente la forma etero sessuale della vita? No, direi di no, se non potando le infinite possibilità  alla vita. Chi, per lo scopo di omogeneizzare la vita ha potato l’individualità? Se escludiamo la vita detta dal creato, non ci resta che la vita detta dalla società. Allo scopo di ottenere il cittadino ideale, quindi, la società ha potato la soggettiva umanità.

Se non si nega le infinite possibilità  della vita, non si può non ammettere che ogni forma sessuale, per il solo fatto di vivere, è di per sè legittimata! Non è legittimata, ovvviamente, dove reca dolore, e tanto quanto lo reca. Infinite voci, pretendono di dire cosa è giusto o errato dell’Albero della vita, e infinite presunzioni, negano il diritto di vivere, vuoi delle foglie, vuoi dei rami collaterali che sono spuntati dal suo tronco; e tutte lo sostengono richiamandosi a ciò che reputano generalmente vero.

Ben diversamente, io mi richiamo al dolore. Il dolore, è la voce del male in tutti i generi di errore. E’ voce in ogni genere corpo; è  voce in ogni mente; è voce in ogni forza; è voce in ogni genere di razza. Dove vi è il dolore che denuncia l’errore, quindi, non può esservi verità.

afinedue