Ho scritto parecchio, stasera, così, forse perché stanco, non ho colto in pieno un tuo pensiero:

questo:

“eh sì, lui era il capo predestinato di un movimento rivoluzionario, e non voleva dire altro che ai suoi combattenti della fede “ama il tuo compagno di lotta come te stesso. Era un Bin Laden della Palestina di allora, ma personalmente pacifista…”

Non avevo voglia di farmi da mangiare. Sono uscito per un oretta di biciclettata. Mi aiuta a sgonfiare la mente. Ho comperato un paio di panzarotti. Mi faranno girare tutta la notte, ma cosa non si fa per la causa! Mentre bevevo la birra mi sei tornato in mente. Concordo con l’ipotesi che vede Cristo come un capo predestinato di un movimento rivoluzionario. Non lo direi, però, inizialmente pacifista.

A mio avviso, i veri pacifisti si propongono i tempi della vita, non, in quelli degli umani progetti. Immagino, invece, che lo sia diventato, (pacifista nel senso appena detto) quando si è reso conto che la sua predicazione (commistione di religione e di politica come in Bin Laden e analoghi profeti di ventura) aveva come risultato la strage dei suoi apostoli più che la strage dei romani, e che questa strage era favorita dalla divisione culturale, ( e forse anche religiosa ) fra gli stessi.

Nulla di nuovo sotto il sole arabo, la divisione fra fratelli, direi. Vuoi perché impressionato dalle conseguenze della sua azione politico – religiosa, vuoi perché amava oltre sé stesso, (il suo popolo e/o le sue idee) vuoi per chi sa quanti vuoi, Cristo sentì il bisogno di fermare la strage, ma, come, senza smentire le sue idee e smentire sé stesso?

A mio immaginare, elevando le cause del conflitto: dalla conquista del regno di David, alla conquista del regno del Padre. Non più l’unione fra fratelli con lo scopo di creare un suo regno in terra, quindi, ma l’unione fra fratelli per la conquista del regno del Padre: unico Sovrano, in un unico Stato. Antica, la storia dell’Uno in Uno! Se ipotesi fossero, immagina lo sconcerto che ha creato nei maggiorenti politici e religiosi del suo momento. Come minimo, avranno pensato che è impazzito! Pazzia, confermata, poi, dalle sue dichiarazioni al Sinedrio. Figlio di Dio, questo qui?!

Cessato di essere un pericolo per Roma, non per questo cessava di essere pericolo per un Sinedrio, che possiamo anche dire il Vaticano dell’epoca! Che fare, si sarà  detto il Vaticano, pardon, il Sinedrio? Non ebbe scelta, il Sinedrio. Vedo la crocifissione del Folle del Padre, allora, come la pacificatrice concessione che Roma ha fatto a quei Caifa. Si, vedo la Crocifissione come un delitto di Stato.

Necessità  che i politici accettarono, ma non gli apostoli che lo seguivano, e che per vari modi e/o motivi lo amavano. Ma, che potevano fare, gli apostoli? Nulla, se non piangerlo. Nulla se non ricordarlo da vivo. Nel ricordarlo, nel seguirne l’insegnamento, e nell’insegnarlo  i seguaci  elaborarono il lutto per quella morte!

Ho fatto uno strano sogno parecchio tempo fa. Ero su di una strada stretta, in salita, scavata dentro la roccia. Prima di me, Bin Laden. A un certo il Bin Laden si volta, e mi guarda. Con aria di sufficienza, e commiserazione. Fine del sogno. Mi reputo un buon lettore di sogni, ma questo non l’ho ancora capito. Al momento capisco, quello che forse è sfuggito a Bin Laden. Il suo invito ama il tuo compagno di lotta come te stesso è un concetto cristiano, o come tale, così più conosciuto.

Un Islamico che usa un concetto cristiano, mi evoca la profezia di Maometto: Cristo verrà  dopo di me. Cristo come persona? Cristo come cultura del Padre sovrano nell’unico stato? Stato religioso_sociale? Stato della vita? Il Profeta non lo dice. E, chi sono io, per dire quello che non ha detto il Profeta? 

afinedue