C’era già troppa carne sul fuoco nella mia lettera sulle Discoteche, così…

avevo deciso di soprassedere su un più nascosto aspetto delle morti del sabato sera. Dopo aver letto il tuo post sul suicidio dei bambini, ho sentito, invece, che dovevo parlarne.

Da anni cianciamo sulla perdita dei valori nella gioventù, ma oltre che far le prefiche, altro non mi risulta. La storia insegna che i valori cadono in particolare modo, nei periodi di guerra annunciata. Rinascono per fortuna, anche se mutati, alla fine di quella. Ma non è su questa speranza che voglio fermarmi. Da tempo, la tua attenzione si dirige verso la guerra disastro_ ecologico. Certamente, è una guerra che influisce negativamente sulla psiche del giovane, ma è ancora una guerra fra scienziati, fra media, fra coscienti del problema, quindi, la direi, ancora di distante percezione presso la gioventù media. Quale, allora, la guerra più vicina? Quella del futuro lavorativo, e di quanto ne deriva in sicurezza esistenziale oltre che economica.

Non esito ad affermare, allora, che mentre noi, passati, siamo stati introdotti alla vita con più adatto destino, i presenti, invece, sono come mandati al fronte anche se con tradotte ben più veloci: giornali, TV, radio, blog, rete, ecc. Un fronte, dove ti sparano addosso, lavori da presa per il culo con stipendi che ti scivolano fra le mani. Non tanto perché si spende troppo, ma perché non si può non spendere tutto. E’ vita, questa? No. Questa è un’attesa di morte. Morte della speranza. Morte del sogno. Morte della fiducia. Esattamente come al fronte.

E come i soldati che partivano per il fronte si concedevano l’ultima notte d’amore, o l’ultima notte di speranza, o l’ultima notte di sogno o di fiducia, così i giovani di oggi si concedono la settimanale botta di vita (droga, discoteca, alcol, donna e/o uomo, pressoché indifferentemente) prima di tornare al fronte il lunedì.

Può essere l’ultima botta? Non gliene frega più di tanto! Che hanno davanti? E’ ben chiaro che non tutti i giovani sentono il lunedì come un ritorno al fronte. Altresì è chiaro, però, che non è per quelli che parlo, che non è di quelli che ci preoccupiamo.

afinedue