Muoia la vita se non può vivere la vitalità. Lo disse il Sansone di ieri. Forse lo pensano anche i sansoni di oggi.

Cortese signore: di per sé, vita, è il nome che diamo all’assoluto stato di quella condizione. In genere, però, si tende a rimuovere un’ulteriore conoscenza sulla vita. Essa è, in effetti, stato di infiniti stati, composti da infiniti impulsi di forza a suo favore, come di infiniti impulsi di forza a suo sfavore. Diciamo errori, gli infiniti impulsi di forza contro la vita. Vuoi per informazione, vuoi per repressione, la giovinezza non può non sapere gli errori che compie (e che può subire anche pesantemente, quando non definitivamente) perseguendo quella vitalità in eccesso che conosciamo come sballo. Poichè ogni errore contro la forza della vita, contiene stati di non vita, e poichè, pur sapendolo, la giovinezza continua con quell’errore, ne traggo la conclusione che vi è giovinezza, che consapevolmente o meno, vuole morire.

Perché?

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