"Sono i bambini che desiderano gli abusi!"

“Ci sono minori che desiderano gli abusi e addirittura li provocano”.

Tesi, questa, della massima autorità  religiosa di Tenerife, il vescovo Bernardo Alvarez. E una tesi che va a pari passo di quell’altra: le donne cercano l’abuso, e addirittura lo provocano, perchè portano i jean troppo stretti sul sedere! Ma pensa te! E’ certamente vero, invece, che i minori desiderano essere amati al punto da provocare quel desiderio nell’adulto, MA, tra desiderio di sesso e desiderio di amore, c’è ne corre, della differenza! E’ ben vero che nel minore può essere con_fusa tensione, ma se l’adulto non sa capire e distinguere il genere di tensione, che adulto è? E’ un adulto che non accetta quello che pure è in grado di capire, quindi, è un adulto che “vuole” restare minore: minorità, che può coinvolgere anche il suo vissuto sessuale.

Il vicario generale del vescovado dice che il vescovo Bernardo non giustifica e né comprende il grave fenomeno della pedofilia. A no? A che interessava, al vescovo Bernardo?

Che è meglio allungare le sottane anche ai bambini?

nord

Quando i profeti parlano.

matita Ammesso che Dio sia Luce, (simbolo di Verità) lo è in assoluto, essendo Lui assoluto. Dall’idea di Dio, quindi, i profeti ricevono l’lluminazione che contiene quell’idea. E’ però, un’idea assoluta. In Cristo, fu l’idea di Padre. In Maometto, l’idea di Islam: dedicato o abbandonato a Dio. In Dio non vi è separazione fra nome e attributo in quanto è, appunto, assoluto principio. Quindi, l’abbandono in Dio è abbandono nel Padre,  e islam e fede sono solo il diverso nome dello stesso cemento: il così sia. “In tutte le culture esiste il concetto di giusto, di vero e di buono!” Dissento. A mio avviso, prima del buono viene il bene, anche se è vero che nell’assoluto della Parola (vita del Principio) ogni termine della Sua vita e inscindibile dal Tutto.

Socchiudi gli occhi che sto arrivando con i fari!

matita L’anelito universale (e universalizzante) è nella tensione verso il Bene, verso il Vero, verso il Giusto. Dopo di che, ognuno scrive gli aneliti particolari, secondo la propria calligrafia. Mi distinguo dal pensiero che citi per un particolare. La vita, è dialettica, non lotta. Il fatto che l’abbiamo resa lotta, non appartiene alla vita: appartiene al carattere della nostra. La vita è un impulso di fame. Il male, è in ciò che mangi o in come mangi. Distanziarsi dall’impulso, rende anoressica la mente. Il che vuol dire, con buona pace del Budda, che quelli che seguono il suo insegnamento, rischiano di vedersi costretti a riaccostarsi alla mensa, (la vita) cioè, a ridoversi cibare di ciò che hanno scartato. La conoscenza rende liberi (non mi ricordo più chi l’ha detto, però concordo in pieno) infatti, solo la conoscenza attuata dal costante discernere sui cibi, può effettivamente liberare il karma dalla fame di vita, e, quindi, dal dover tornare a questo ristorante. Il messaggio di Cristo tratta innanzi tutto di un Dio padre. Il fatto che sia buono, è, per Cristo, una logica conseguenza di Padre, ma non è il primo attributo. E’ una logica conseguenza, perché è inverosimile, per Cristo, che il Dio che attua la vita, sia cattivo. Se lo fosse, per principio avrebbe attuato il dolore. Dio non può attuare due principi. Essendo assoluto, non può, infatti, che concepire il suo assoluto, e, secondo me, il suo assoluto principio è il Bene. Al significato di sottomissione che dai dell’islam, preferisca abbandono. Nella sottomissione è implicita la cultura del padronaggio. Nell’abbandono, la cultura della fede. La seconda, è dei mistici sufi. La prima, dei mullah. Sai bene che non sono la stessa cosa, nè stessa cosa,  sono gli impliciti.

E intanto il tempo se ne va, cantavano, ieri sera, al Flexo di Padova.

matita Consenzientemente traviato da un amico, l’ho accompagnato, ieri sera al Flexo di Padova. Il Flexo è un cruising bar con dark room. I non interessati alle godurie gay, si accontentino di capire l’inglese! Il locale non è male. Ha qualche pretesa architettonica. Anche riuscita, direi, e comunque sia, ho visto ben di peggio. Qualche giovane a parte, è frequentato da età adulta. Come succede già da mo’, gli amici che accompagno vanno a cercare il romeo e/o la giulietta dell’occasione. Non trovandolo/la, si rompono le palle. Io, invece che vado cercando vita, la trovo sempre, così, me le conservo integre.

Qualche giorno fa, non mi ricordo più da chi, ho letto che solo un grande dolore può buttarti fuori dalle coazioni a ripetere. E quello ho avuto. Ci imprigioniamo nelle coazioni a ripetere, tanto quanto viene frustrata l’idea che muove la nostra ricerca. Con altre parole, tanto quanto non accettiamo (e/o riconosciamo) le verità denunciate dai riscontri che riceviamo. Perché non cerco sesso, in un esplicito locale da sesso? Perché mi sento come chi è appena uscito di galera. Ci ritornerò? Non so. Ci vorrà un atto d’amore.

Cari i miei Atei in Blogs.it

capoversoMi sta risuccedendo un fatterello che sapevo ma che avevo rimosso. Lo vorrei accostare al problema del celibato ecclesiastico, giusto per dire dove la chiesa è saggia e dove non lo è. Ho vissuto non poco la mia sessualità. Così, più che guardare l’uomo, o solamente il maschio, ormai gli faccio i raggi X. E questo è un bene perche mi evita delle possibili cantonate; e questo è un male, perché mi evita la possibilità  di credere in quello che desidero. Sapete bene, che per amore intendo una corrispondenza di stati. E con i miei sciagurati, ve lo lascio immaginare che tipo di corrispondenza può stare in piedi! Ma non è uno spirito di sfiducia, quello che per primo frena i miei desideri e/o le mie illusioni; è uno spirito di verità. Non vi dico quanto, comprovata.

Avevo un paio di manti fissi, ultimamente. Vuoi per i motivi appena detti, vuoi perché mi hanno rotto le palle, [la giovinezza crede di potersi permette di essere stronza con l’amante maggiore, ma sbaglia!] ho indicato loro, la strada! Sto vivendo così, un momento di astinenza. Nulla di grave. Tanto più, perché favorita dall’ovvio calo della mia vitalità. La vecchiaia, non sempre è un guaio! C’è astinenza dal piacere verso il corpo, e c’è astinenza dal piacere verso la mente, ma la vita non può stare in astinenza verso ambedue, così, dove è astinente di piacere la mente, la compensa il corpo e dove è astinente il corpo, la compensa la mente. Ed infatti, sto scrivendo di più! Portate pasienza! 

Se accostabile il parallelo, si può anche pensare, allora, che la chiesa costringe i preti al celibato, appunto per costringere la loro mente, a compensare il loro corpo con quel putativo piacere. Liberi da quella castrazione, quanto, il sacerdote o la suora, saprebbero porre il loro pensiero religioso ( con quanto d’impegni che ci gira attorno ) prima di un piacere sessuale, che, direi inevitabilmente, li porterebbe a vivere la loro vita, (omosessuale o eterossessuale che sia) forse prima di quella della missione? Mah! Bisognerebbe interpellare un prete sposato (uomo o donna che sia) per sapere quanto la missione umana, toglie (o al caso aggiunge) alla missione religiosa, e quanto o come, riescono, al caso, a bilanciare le due non facili missioni.

Tornando alla chiesa cattolica, la si può anche capire, allora, quando decide, per il suo bene, di proibire il matrimonio ai preti. Non so, se gli sia passato anche per la testa di proibirlo anche per le suore, o se la proibizione per il maschio religioso, sia implicita proibizione anche per la femmina religiosa. Così è! Accettando la funzione di quel bene, allora, si può anche dire che la chiesa ha agito saggiamente, ma, dove vi è dolore, (e, quindi, mancanza di equilibrio) si può dire che vi è saggezza, nel senso di esistenzialmente compensata elevazione del pensiero?

A mio avviso, no, e ridico, no!

Che dovrebbe fare, allora, la chiesa, per essere veramente saggia? Secondo me, proibire il matrimonio, ma accettare una diversa scelta. Forse si ritroverà  con meno preti. Forse si ritroverà con preti meno sofferenti. Forse si ritroverà con meno truccati a livello sessuale. Forse si ritroverà con più Uomini e più Donne.

Forse, si ritroverà.

mano nuova

Ne "la Domenica de la Repubblica" di oggi, il Dario Fo racconta un fatterello citato dal Vangelo Armeno.

matita Una giovane sposa gioca col Cristo bambino. Per via di una sorta di fattura, quella donna ha perso l’uso della parola. Ecco che, per caso, il Bambino la bacia sulla bocca. Nulla di sessuale. Nulla di erotico. I Bambini lo fanno. E’ capitato anche a me, che tutto sono fuorché una giovane sposa. O quanto meno, giovane! All’istante la ragazza riacquista la voce, e subito torna, correndo, al banchetto nuziale da dove s’era allontanata. Si getta fra le braccia dello sposo, gridando: mi è tornata la voce! Ora, finalmente posso dire che ti amo!

Sino a qui, potrebbe anche sembrare un solito raccontino alla Liala, invece, riflettiamo su queste immagini della vita: sposa, sposo, banchetto nuziale, bacio, bocca, parola. 

La Parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

E che dice, l’emozione di quella sposa? Ci dice, che la bocca (via dell’alimento naturale che conforta il culturale) permette il bacio (accostamento al “cibo” esistenziale) che conferma l’ alleanzadl’amore (l’avvenuta corrispondenza di vita in tutti e fra tutti gli stati della vita) fra i due contraenti.

Ma, a quei tempi, una donna poteva dire ti amo al suo sposo? Se lo poteva, il Cristo ha solamente liberato una voce. Se non lo poteva, dando voce anche alla donna, il Cristo ha parificato due voci. Con altre parole, ha messo i due caratteri della vita (il maschile ed il femminile) sullo stesso piano di vita.

 

Uuuuuuh!!! Cominciamo bene la giornata!

matita La notizia che personaggi pubblici decidono di orientarsi diversamente dalla fede di nascita, la sento, quasi fosse un atto di esibizionismo sessuale! Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Devv’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! Bèh, dettagli personali a parte, il Blair lascia l’ovile anglicano, e si ricovera in quello cattolico. A dirla con il Pabloz, almeno per quanto mi riguarda, è un chiaro arbitrio alla romana! Non è così per il priore di Bose, che afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede!. Temperi le sue scoperte, il priore di Bose, perché è anche vero che tanti laici la perdono, anche se, chiaramente, non sotto dei mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Che cacchio ne sa, il priore di Bose, (e quelli che la pensano come lui) se la fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, la religione d’appartenenza, se non istigare dissidi! Pronunciare motivi di crociate! Alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perchè so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di verità?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purchè ( se decide di farsi biondo ) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Ma siamo ancora qui?!

Il Principio della vita secondo la mia parola.

matita Non tentate. Non sapete. Non potete. Io sono quello che sono.

Sono Parola. Sono la Forza. Sono il silenzio e la sua emozione.
Non mi trovate nei perché, nei percome.
Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.
Non sono il Divisore. Io sono l’Amore.
Sono colui che vi eleva la croce. Sono la vostra voce.
Non sono lo scranno della vostra brama di sapere. Non mi tocca la fama. Nessun potere.
Sono la chiesa che dura. Non mi serve muratore. Nessuna struttura.
Io sono il Verbo.
Sono la vostra mano.
Il vostro piede.
Sono il principio di ogni luce.
Sono dove il dissidio tace.
Sono Pazienza. Clemenza. Pietà. Umiltà. Semplicità.
Io sono la vostra profondità.
Sono, dove vi è fede. Dove il bene intercede. Sono l’Universo che tutto contiene. La Promessa che mantiene.
Sono acqua per la vostra sete. Il vostro mare quand’è in quiete.
Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre. 
Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie. Sono il senso di marito.
Io sono l’Infinito.
Sono Sovranità , Libertà , Carità , e l’Immagine della vita: mio unico profeta.
Io sono il basso e sono l’alto. Larghezza e lunghezza. Sono Geometra e Geometria.
Sono, la tua poesia.


Shemà Israel: la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.


La mia idea di paradiso è un giardino dove passeggiare senza fretta: aranjuez.

 

Adagio Mi troverai.
Adagio Mi conoscerai.
Adagio Mi amerai.
Adagio ti perderai,
così,
spinta da un refolo di divinità;
e non ti sembrerà più
anima tua,
la melodia,
che adagio ascolta,
la mia.
Adagio,
ti culleranno i respiri
di infiniti ieri.
Da risata
appena sussurrata
dalla mia emozione,
adagio,
sarai mossa
dalla mia Creazione.
In questa,
tu,
mia ventura e creatura,
che adagio mi troverà,
adagio mi conoscerà,
adagio mi amerà.

afinedue

 

Aveva sedici anni. Pare il titolo di una canzone, invece, è il titolo di una tragedia.

matitaRagazzo a livello biologico, ma donna a livello emozionale, si suicida in una comunità di soli uomini. Si chiama Alice quel paese delle meraviglie! Prevalentemente abitato da ospiti nord africani. Lo preciso, mica per questioni di razza, ma per il pensiero maschile di quella razza. Molto meno accogliente del nostro, anche se sessualmente disponibile verso la transessualità femminile, perlomeno tanto quanto il nostro, e perlomeno tanto quanto il nostro, purché non si sappia, purché non si veda. Non la voleva nessuno, dice l’assistente sociale. Lei era difficile! Mi domando come possa essere facile crescere da transessuale, ad Agrigento! Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, dice l’assistente. La sento sincera. L’Arci gay, da noi interpellato, non ha fatto niente! Un Arci gay ad Agrigento, già fa tutto per il solo fatto di esistere, penso! In quella Comunità, Paolo&Loredana, era in provaâ. Che prova? Prova di recupero?! Recupero di che?! Recupero di cosa?! Alla virilità di origine? MA, SIAMO IMPAZZITI?! Naturalmente, adesso si indaga per capire come sia stato possibile mettere una figura del genere in una comunità del genere, e chi l’abbia consentito! Si, auguri e figli maschi!

Ti sia leggera la terra, Loredana.

L’annuncio del bene secondo me, e spero anche secondo Giovanni.

matita Dal brano che mi hai segnalato, l’annuncio del bene secondo Giovanni, 1a parte, estraggo questi cinque punti. Porta pazienza se mi rifarò a quello che conosco, quindi, condividi queste tesi per amor di ragione. Se ne trovi, ovviamente. Ti sembrerò il solito parroco, purtroppo. Riporta pazienza.

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> “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Macigno.”
…..

Macigno, quindi, non Cefa. Non lo direi di analogo significato. Macigno, potrebbe indicare una realtà, più grande e/o più forte, e/o più inattaccabile di pietra: vuoi a livello naturale, vuoi al culturale, vuoi allo spirituale. Il racconto del tradimento, però, smentirebbe un’ipotesi che comunque resta aperta dal momento che non sappiamo cosa il Cristo intendesse per Macigno. Vero è, che macigno, in quanto massa, può indicare sia una forte convinzione, quanto una ottusa se come un macigno; e questa ipotesi ci riporterebbe alla versione di un Pietro visto come pietra.

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> “Che ho a fare con te, o donna?”
…..

Sembra l’esclamazione di un figlio scocciato, quando non ostile alla madre. Ma, che è madre? Madre, è portatrice di vita. Cristo, però, pensava al Padre, come portatore di vita, quindi, il che ho a che fare, con te, o donna, può indicare che non è dalla donna (principio femminile della vita) che il Cristo accettava i principi della sua vita. naturalmente, nulla fa pensare che non accettasse i principi della madre. Tanto è vero che parla solamente di donna.

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> “La madre dice ai servi…”
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 Qui, la madre sembra non curarsi della domanda del figlio. Neanche fosse un capriccioso e/o un po’ picchiatello. Direi, invece, che qui c’è una madre, cosciente delle esigenze della terra, oltre di quelle del cielo; e che in attesa di quelle del cielo, bisogna anche occuparsi di quelle della terra. Spirito anche pratico, quello di quella madre.

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> “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”
…..

Chiamalo naturale, o chiamalo spirituale, ma tutti rinasciamo dall’alto, se per alto intendiamo un principio ( e/o un inizio ) fecondante. Rinascere dall’alto, quindi, è un tornare da capo. Quale il capo di Cristo? Il Padre. Rinascere al Padre, direi, necessariamente, implica il ritorno ad uno stato di fanciullezza. Mica somatica, ovviamente. Direi, invece, allo stato della fanciullezza in cui credevamo il padre, più grande di tutto e di tutti, tanto da meritare la piena fiducia che è una fede. Per ritrovare il Padre più grande di tutto e di tutti, (non quello di una vita, ma quello della vita) al Padre si può ritornare se si rinasce con quella fede. L’acqua, oltre che simbolo della purificazione, è anche simbolo della vita. Per rinascere al Padre, quindi, è necessario purificare la vita. La vita, si purifica, non tanto perché ci si lava i piedi, (presso l’islam, purificazione del cammino del fedele) ma perché ci laviamo  dai pensieri, che spuri, ci sporcano la vita, e quindi, ci appesantiscono la rinascita. Spurio, (per mio sentire e quindi sapere) è tutto quello che non permette di rinascere secondo Spirito, dice Cristo, e da qualche anno dico io, pur sapendo di predicare nel deserto.  Lo Spirito è la forza della vita. Rinascere secondo Spirito, pertanto, è prendere atto di quella Forza, e conseguentemente, agirla nel nostro vivere. Il Cristo, la dice Paraclita, cioè, mediatrice. Pare che i vicari non l’abbiano ancora capito!

Seminari e seminaristi.

matita Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Se ricordi, (ne ho già parlato ) non l’ho raccolta, sintetizzando il rifiuto con la frase: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. L’una, già sentivo le pulsioni omosessuali. L’altra, sentivo, ( sia pure molto confusamente ) che l’altra faccia della chiamata, altro non era che paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura e non una cosciente scelta religiosa, il sentimento che mi aveva tentato verso il futuro sacerdozio, come avrei potuto accettare di presentarmi alla “chiamata” con animo convinto?

Riconoscendolo non convinto, non ho risposto ed ho affrontato il mio mondo. Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità, anche se all’epoca in albore. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto, oltre perché sessualmente intuito, anche perché di non gradito tipo: a parte il prete che, ricambiato, mi amò, o mi usò che sia.

Se è vero che la chiamata, almeno in me, è stata veicolata dalla paura del dopo, è anche vero che avviene per influsso affettivo. Verso il Cristo, dicono i preti. Per la coscienza culturale del seminarista è anche vero, ma per la coscienza di sé, come l’uomo che sarà non lo direi vero. Se fosse vero come per la coscienza culturale, che senso avrebbe tutto quel ambaradam di negazione della sessualità attiva che si opera sul seminarista allo scopo di neutralizzarla?

Scelta ecclesiastica, non solo per influsso verso l’uomo, (non tanto e non sempre per vincoli di natura sessuale) ma anche verso il Padre – Madre – Famiglia che per il seminarista, via – via diventa, sia il singolo prete che per l’insieme dei confratelli che sono nel seminario, e che vi saranno quando, a sua volta, sarà prete anche il seminarista.

Non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi di garanzia. C’era miseria, hai miei tempi. In questa ipotesi, il chiamato/a si avviava al seminario, come in altre occasioni e/o casi, un ragazzo poteva avviarsi alla carriera militare. Non me lo sono mai domandato e me lo chiedo adesso. Che ne sarebbe stata della mia omosessualità, una volta entrato in seminario? Avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per “seccare” la vitalità di quella pianta? Certamente no. Sarebbe cresciuta comunque, ma come? Un’ipotesi può dirla in modo rattrappito. Un altra (immagine che mi è venuta adesso) in modo bonsai.

Si, della pedofilia si può dire che è una omosessualità ( e/o una eterosessualità) che è stata resa bonsai.

Mi fermo in un solo punto: gli angeli …

… e gli angeli, sono spiriti, cioè, forze della vita che sono stati, e della vita sovvrumana che sono diventati. So che non credi nell’Oltre della vita. Accetta questo papiro, allora, solo per amor di tesi.

afinedue

annunciazione

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Secondo le nostre conoscenze, sono detti angeli, gli spiriti che annunciano il bene, e diavoli, quelli che annunciano il male. Ulteriormente si può dire, che sono angeli quelli più vicini al principio della vita (la Vita che ha dato vita al suo principio) e diavoli, quelli più lontani. Quelli più lontani da quel principio, sono ancora prossimi al nostro principio, cioè, allo stato della nostra vita. Quelli più vicini a quel principio, sono lontani dal nostro.

I lontani dal nostro principio, relazionano con il principio, come forza di quella vita, cioè, con quella dello Spirito al principio e dello stesso Principio. I più vicini al nostro principio,  e quindi più lontani dalla vita del Principio, presso di noi relazionano come forza del loro spirito.

Gli spiriti che relazionano come forze della vita del Principio, relazionano, presso di noi, come strumenti dello Spirito, non, come strumenti del proprio. Come lo Spirito si manifesta come atto della vita, (e non come vivere) così, gli spiriti presso lo Spirito, si manifestano come spiriti nel nostro spirito, o con altre parole, come forze che ausiliano le nostra. Tale forma d’ausilio non necessita  della personale identità di quello spirito. In quanto prossimi allo Spirito, infatti, assumono quella, tanto quanto gli sono prossimi.

Si manifesta con la personale identità, invece, lo spirito che non si è ancora con_fuso con lo Spirito. Si può dire, allora, che ogni rivelazione spiritica con forma umana, la possono attuare solamente gli spiriti bassi, quelli cioè, lontani dal principio, (lo Spirito) tanto quanto è caraterizzata d’umanità, la forma con cui appaiono, ed il carattere (umano) che manifestano nell’apparizione.

Il fatto che uno spirito sia basso, non necessariamente significa che sia diabolico. Può solamente significare che la forza del suo spirito non ha ancora com_preso (nel senso di sentito e fatto propria ) la forza dello Spirito. Può dirsi chiaramente diabolico, invece, la forza dello spirito che volontariamente si oppone alla forza della vita dello Spirito. Ci si può opporre alla forza dello Spirito, anche facendo deviare il percorso spirituale di un dato spirito. Lo si può, procurando errate e/o dolorose forze, quando facendo deviare una vita, seducendola con grandi atti. Seducendola con grandi atti, non solo si devia grandemente quella vita, ma si può giungere a far deviare grandemente anche la storia umana. Alla Donna che ci dicono Maria, nolentemente sedotta da quel grande atto che è stata l’Annunciazione, cos’è apparso, allora?

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Lettere al Direttore de l’Arena di Verona. Sua sede in Città.

matita Questa mattina devo essermi alzato un po’ rincitrullito, così, ho perso le chiavi di casa. Me ne accorgo nel tardo pomeriggio. E’ sabato! Vallo a trovare il fabbro! Ne chiamo due, e trovo due segreterie, infatti. Non sapendo da che parte girarmi, chiamo i Pompieri. Assuefatto al generale distacco umano che si trova andando per uffici e/o servizi, (pubblici e/o privati che sia) non mi aspettavo niente di diverso. Ben diversamente, ho trovato premura capacità, e cortesia. Prova ne sia il fatto, che nel giro di quanto è stato possibile per precedenti impegni, mi sono ritrovato sotto casa una equipe di operatori che, più che giustamente, stava pensando di aver finito il turno di lavoro.

Per fargliela breve, sono stati più veloci a provvedere, loro, che io a trovar le chiavi di riserva una volta entrato nell’abitazione. Ovviamente, ho chiesto al Capo squadra quanto dovevo. Mi ha risposto: nulla, grazie, buon Natale. Non è facile lasciarmi senza parole. Loro ci sono riusciti. Risulterà meglio a lei che a me, che l’Italia sta affondando in un mare di grigiume. Il trovare, invece, delle aree di servizio sociale ancora felici, (come questo gruppo di lavoro) è sprazzo di speranza che andrebbe testimoniato pubblicamente.

Nel salutarla, (e nel ringraziarla per quanto le sarà  possibile fare ) rinnovo la mia riconoscenza a quella Squadra. Non conosco i nomi dei componenti, ma pare che non importi perché il centralinista della Caserma m’ha confermato che il grazie diretto ad una, è  diretto a tutte le Squadre.

Si sentono un unico Corpo, loro.

Capisco di risultare fuori dagli schemi, quando vado a ballare.

matita E capisco che ciò può suscitare curiosità, ed anche ironie, ma a tutto c’è un limite, e se un qualcosa e/o qualcuno/a lo supera, alto là, altrimenti mi girano le palle, e lo faccio capire più che chiaramente. Capisco anche di non abitare città cosmopolite, ma solo un provinciale serraglio, quindi, tollero anche le culandre, che non sapendo che dirsi o di che vivificare una nulla serata, si aggrappano alla mia immagine e alle emozioni che suscito.

Tollero le mosche, tollero le zanzare, e tollero anche quel genere di parassitismo. Cresceranno, mi dico! Speranza di crescita, però, proporzionale alla mia pazienza: ora poca, devo ammettere! L’ambiente è gay. Vuoi perché la gestione non sa dire di no, vuoi perché fa cassa, vuoi perché spera di ampliare il tipo di clientela, ma, il gestore, assieme ai Finocchi, fa entrare anche le donne che li accompagnano. E qui cominciano i casini! Sia ben chiaro, non ho nulla contro la Donna, purché, vada a uomini! Ho rara stima, invece, (o se c’è,solo a ragion veduta) verso le donne che si accompagnano ai Finocchi!

A mio avviso, la Donna che si accompagna ai Finocchi, ha più di un problema a livello identitario o sessuale: un’ipotesi non esclude l’altra. E’ chiaro che non faccio di ogni erba un fascio, ma sono donne, queste che stigmatizzo, generalmente frustrate. Sono donne, (ma succede anche con un equivalente genere di uomo) che nel Finocchio trovano dell’affettività femminina, ma, ovviamente, non trovano affettività sessuale.

Il che comporta, da un lato un loro appagamento sentimentale, ma dall’altro, un ovvia esclusione. Al che, lacerate fra quelle due tensioni, finiscono poi con l’assumere disprezzo con quelli che, ovviamente, ignorano, sia loro che le loro necessità di taciuta affermazione.

Se hanno problemi, quelle donne, che si curino o che s’inculino, ma che non rompano i coglioni! Disprezzo i Finocchi che usano quelle donne come schermo che nasconde la loro vera natura, e la viltà verso sé stessi! Non ho il diritto di disprezzarli? Vero! Ma stasera non me ne può fregar di meno dell’equità nel giudizio!

Stasera, sberle!

Sono andato a ballare aldilà del pene e del male.

matita

Naturalmente, non sono così apollineo!  Avevo visto Nureyev a Verona, poco prima che ci mancasse. Passava per via Roma. Andava verso la Bra. Non avrei colto l’immagine di quello stangone, se non m’avesse colpito la sua sciarpa: trascinata a terra. Forse non ci badava. Forse non se n’era accorto. Avrei voluto rincorrerlo e dirglielo, ma, si può rincorrere una stella solo per dirgli che la sua scia tocca il selciato? Così, non ho fatto nulla. Non ho detto nulla. Me lo rimprovero ancora.

L’ho sognato, una notte di anni fa. L’ho visto in un vagone ferroviario. Non so se ricordate di quei treni che dalle mie parti si chiamavano Littorine. Andavano a gasolio, mi pare. Sul vagone davanti a lui una donna sulla cinquantina. Seduta. Placida. Dietro di quella, il Rudy, si sporgeva dal sedile guardando tra l’avanti e verso i finestrini (che io non vedevo) come quelli che sanno che devono scendere, e sono già pronti per farlo, ancora prima che il treno giunga in stazione.

Suggeriva, quel sogno, la sua volontà di rientrare nella scena che aveva lasciato, e che aveva fretta di farlo. Proprio stasera, cercando una sua immagine, ho letto che fu introdotto alla danza da una vecchia maestra: forse la donna del sogno. Vi confesso di aver cercato nelle presenti star del balletto, se c’era in loro un qualcosa di lui. Sarà anche per mia ignoranza, ma non l’ho trovato. Guardate bene i suoi video. Mi darete ragione.

I Gay sono bimbi mai cresciuti? Quando la scienza è neutonica, e quando non lo sono io.

matita I Gay sono bambini mai cresciuti, e per questo conservano creatività e fantasia, dice Il Demond Morris, autore, nel 1967, de La Scimmia Nuda. Idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica, replica un professor di genetica alla University City London.Chi ha ragione? Andiamo a vedere! Come matrice di omosessualità, il Desmond esclude il fattore – padre debole – di freudiana memoria. Tante grazie! Sostiene, invece, che a rendere gay le persone è la neotonia: termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una data specie si arresta prima del tempo, e l’animale anche in età adulta, conserva, così, alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili. Secondo il Demond, allora, i Gay sarebbero figli di una paralisi nella crescita (ci hanno detto di peggio! ) e che è tale paralisi, quello che permette al gay di manifestare fantasia e creatività anche in età + o – adulta. Vi risparmio la lista dei grandi Finocchi, che secondo il professore confermerebbero la sua teoria; teoria che altri smentiscono.

Bene! Constato con piacere che il professore conferma il risultato di una ben conosciuta pratica: se accecato, l’usignolo canta meglio. Se vera l’ipotesi, perché canta meglio? A mio avviso, perché perfeziona il suo modo di corrispondere, vuoi con se stesso, vuoi con quanto gli è rimasto da poter percepire. Naturalmente, perfeziona il canto, l’usignolo che sa trovare le risposte che, combattendo la sua neutonia, gli consentono, bay passando l’arresto da procurata cecità, di procedere oltre la normalità del canto che è negli usignoli non accecati.

Mettete ora, la figura gay al posto della figura usignolo, e capirete perchè il gay possiede delle maggiorate possibilità emozionali. Possiamo considerare cecità esistenziale, una qualsiasi causa d’arresto (e/o forzata limitazione) dello sviluppo di un’umanità. Mica tutte diventano gay! Tutte, però, sviluppano particolari doti compensative: nella musica, nel ballo, nel canto, nella pittura, nella scultura, nello scrivere, ecc, ecc. Si può dire, allora, che arte è l’universale risposta che combatte la neutonia nella vita di una personalità, comunque invalidata, nella sua crescita.

Mi direte: ma, allora, tutti gli artisti sono bambini? Certamente no, se non per quella voglia di domande e di risposte che ritroviamo nei bambini, e/o in chi resta curioso come un bambino anche in età adulta. Oltre a questo pensiero, però, penso di poter azzardarne un altro. Gli artisti, oltre che bambini nei termini appena detti, sono gli orfani, che trovano nella propria arte, di che ricongiungersi al creato (famigliare, sociale, culturale, o per l’insieme, o per altro ancora) che li ha, per infiniti motivi, abbandonati (e/o messi) fuori di sé.

Si può dire, ancora, che, arte, è anche un ritrovare la via di casa, e che un’opera d’arte è il bussare per chiedere il rientro in famiglia, o con altro dire, il rientro nella comune norma, e/o in un comune stato. 

E se mi chiederai se non siamo state due stronze, ti risponderò, si e no.

Mio caro: l’atteggiamento che hai avuto con tua madre stamattina mi ha irritato. Passerei oltre se ti vedessi ancora bambino. Vedendoti prossimo uomo, non posso. Ogni volta ha dovuto pagare delle salate bollette, per anni, tuo padre si è sempre chiesto cosa avevamo di tanto importante da dirci, tua madre ed io. Meno male che non ci ha mai sentito, perché era di lui, che quasi sempre parlavamo. Parlavano, forse non rende bene l’idea. In effetti, lo squartavamo; e senza anestesie di sorta. Non solo lui od altro, a dir la verità, ma, di lui in particolare modo, e con particolare ferocia.

Non ferocia cattiva, ma non per questo senza spargimento di sangue. Per un niente in tutto che è stata un’ironia di tua madre, oggi, però, ti sei eletto difensore di papà, e ci hai detto (a tua madre in particolare) che lo stavamo criticando ingiustamente, e che tua madre doveva dirmi tutte le cose, prima di parlare. Giusto?! Si e no. Giusto, nel sapere tutte le cose prima di parlare, ma, sei sicuro di poterti dire di sapere tutte le cose? Secondo me, no; ed ora provvedo.

Per anni (saranno almeno una ventina) tua madre ha travasato su di me non pochi dissidi, malesseri, ombre: ed io ascoltavo. Qualche volta dicevo. Qualche volta aggiungevo. Qualche volta chiarivo. In virtù di questo, il saluto di fine telefonata, era più leggero di quello iniziale. Questo, cosa vuol dire? Questo vuol dire, che alleggerendo lo spirito di tua madre, quelle telefonate hanno contribuito a reggere il suo compito di donna e di moglie, e che alleggerendo quel compito, gli hanno permesso di reggere ulteriormente la sua presenza presso i figli. In definitiva hanno contribuito a salvare un matrimonio, ed hanno contribuito a tener unita una famiglia.

Allora, ti pare ancora gratuitamente stronzo verso tuo padre il nostro comportamento, o è stata stronzagine necessaria? Non te ne parlo per menare vanto, ma giusto per darti di che riflettere, prima di parlare. Quando sei andato a riprendermi la borsa, tua madre mi ha detto che stai rovesciando su di lei delle costanti ostilità. Hai ventanni. Alla tua età, li ho avuti anch’io verso mia madre. Ricordo una volta di avergli dato della cretina. A mia madre! Se c’è un inferno, lo merito anche fosse solo per quello. Non so se sia una giustificazione: ero imbecille!

D’altra parte, era lei il principale riferimento per la crescita della mia identità di uomo. Ed era lei, che dovevo distruggere, per diventare me. Che idiota, che ero! Era della cultura e/o un modo di vivere che non mi apparteneva, che dovevo distruggere, non, lei! Lei, però, era quella che in quel dato momento della mia storia, rappresentava quello che dovevo distruggere. Così, si è presa i pugni che in alcun modo doveva prendersi. Solo simbolici, per destino o per fortuna, ma non per questo, meno dolorosi da subire.

Nel vedere te, ho rivisto me, senza padre, se non lei. E’ ben vero che tu non sei mica orfano! E’ anche vero, però, che l’influsso educativo paterno viene molto dopo quello materno. Nei primi tempi di un figlio, la madre è anche padre. Tanto più, quando ai figli capitano delle madri psicologicamente forti, o con altre parole, determinanti. Considero carattere maschile, la determinazione della propria volontà sulla vita altra. Pur avendo particolare femminilità, tua madre è sempre stata un maschiaccio, e quindi determinante, e quindi padre. Allora, per la visione che ho della tua età, e per la visione che ho di tua madre, mi viene da pensare che i tuoi conflitti verso di lei, altro non sono che i normali conflitti che ogni crescente manifesta contro l’autorità.

Per trovare la propria, lo deve. Non tutti, agiscono allo stesso modo verso l’autorità, ma limitiamo il discorso a noi. Tu dici che a tua madre non gliene frega di niente e di nessuno. C’è del vero, in quello che dici. Almeno per quanto riguarda il suo aspetto caratteriale di prevalenza, appunto, il maschile, che rende, direi necessariamente, egocentrici. Il potere paterno, infatti, è per sua natura, centrale; non per niente lo è il suo Io. Oltre che uomo, però, tua madre è anche donna. Come tale, nutrice. Come nutrice, maestra di sentimento verso la vita. La tua accusa, quindi, se da un lato è giusta, dall’altro, è profondamente ingiusta. O meglio, è lacerantemente ingiusta.

Ti ricordo bene da bambino! Eri uno spacca coglioni di rara capacità, ma, per la situazione che t’ha colpito e che ben conosci, non ti si poteva dire nulla! Una qualsiasi opposizione, infatti, poteva scatenare delle pericolosissime ansie, e questo, peggiorare le tue forme asmatiche. Per anni, allora, tua madre, altro non è stata che il materasso sul quale scalciavi le tue emozioni; emozioni distruttive, appunto perché senza alcuna forma di inibizione. Tu non prendevi pappe da lei. Tu prendevi vita! E tuo padre non c’era. Non sai, perché non ci fosse, ma perché ai padri, non mestiere adatto, il far da nutrice; perché i padri devono andar a lavorare.

Adesso che sai un qualcosina di più su tua madre, sei ancora dell’idea di prima? In tua madre, il conflitto fra il carattere maschile ed il femminile ha preso lo stomaco. E’ una somatizzazione, molto probabilmente. Il saperlo, però, non necessariamente significa guarirla. Non ci credo, ma, forse, lo potrebbe un’analisi di anni. Il guaio è, che lo stomaco di tua madre potrebbe colassare prima di finir l’analisi. Se l’ipotesi avvenisse, come la metti?

Mente e stomaco di tua madre, trovano guarigione allontanandosi periodicamente da voi. E qui, succede un po’ quello che è successo fra me e mia madre; colpivo lei perché lei era fra me e quello che dovevo veramente distruggere. Vostra madre, colpisce voi, (allontanandosi) perché voi siete proprio davanti a quello che in effetti dovrebbe distruggere per guarire. Ciò che dovrebbe distruggere, è quell’infinito e commisto insieme dei fattori che l’hanno incanalata in quello che è e che fa, ma, non secondo la verità  della sua identità, bensì, secondo la famigliare e/o sociale che l’ha formata. Hai presente che grovigli dovrebbe sciogliere un ipotetico psicologo per tua madre? E mica lo deve fare in una bambina, vero? Lo deve fare in una donna, che ti può lessare uno psicologo, ancora prima che tu finisca di fare una pisciata, mio caro! 

Giunti al punto, sintetizziamo! Tua madre t’ha portato agli anni che ti ritrovi. Sia pure a vista, il risultato non mi pare male, pertanto, sei in grado di camminare con le tue gambe anche se non c’è l’hai sempre dietro il culo, anche se non ti è sempre a tiro di braccia! Tua madre è costantemente lacerata fra il bisogno di essere presso di te, (e non di meno di tua sorella, a te minore d’età  anche se con il suo bel caratterino) ed il bisogno di essere anche per sé! Si ritrova così a dover scegliere (da debole perché malata) fra due bisogni di sopravvivenza: il vostro ed il suo.

Domandatevi, figli, chi amate di più, e saprete di chi è, il bisogno maggiore.

luceinfine

Carissima: per questa volta, balla anche con me.

matita Riservo l’uso del linguaggio aperto, quando mi ritrovo a relazionare di persona, o quando ho una buona confidenza (personale e culturale) con il dato interlocutore. Ulteriormente lo uso, quando parlo di me. Parlare di sé stessi su queste pagine, (come fra amici, ecc,) vuol dire lasciar sempre aperta la porta di casa. Può entrarci l’amico/a, (ossia, la gratificante opinione) ma può anche entrarci il ladro: con ciò intendendo, l’opinione impoverente_distruttiva.

Chi non ne mette in conto la possibilità, la paga. Chiudere un blog perché abbiamo ricevuto un’opinione negativa, è rifiutarsi di pagare una lezione, e questo, a mio avviso, dice la fragilità (o un momento di fragilità) di chi chiude un blog. Il non riconoscere la lezione è una difesa? E’ un errore? Ad ognuno il suo pensiero, e le sue decisioni.

A quell’ora della notte, ero fra le braccia dell’unico amante che non ho mai pagato, il Morfeo, così, ti rispondo adesso.

matita Non è che non mi va di parlare del mutismo letterario che sto attraversando; letterario si fa per dire. E’ che è un intortamento di motivazioni. Di queste, nessuna emerge in modo particolare e/o significativo, tuttavia, nell’insieme mi hanno pressoché zittito. Quanto al momento, non ti saprei dire. Come hai constatato, non taccio, però, nei commenti che lascio in giro, ma, direi che è solo là, che trovo un qualcosa di nuovo da dire, se qualcosa di nuovo mi dicono gli autori di quei post,ovviamente.

Ho letto da qualche parte, che s’invecchia mano a mano il pensiero si fa memoria, ed in quella memoria, l’inevitabile ripetizione. Anche l’accorgermi di star ripetendomi ha contribuito all’arresto della mia penna. Ulteriormente, ha contribuito un mio lento ma costante distacco dal sovraccarico emozionale che inevitabilmente succede quando si entra in altri, ed in altri fatti. Ulteriormente ha contribuito una certa spiritualità buddista. Non prevalente, ma presente.

Se ricerca del Nirvana è necessario allontanamento da ogni dissidio, (così come lo è la ricerca della pace spirituale, che ti ho già accennato in un mio commento) ne deriva anche allontanamento da quanti, scrivono del proprio sè in dissidio, e/o raccontano dissidianti fatti: d’arte o reali che siano. Recedo da quell’allontanamento, solo a fronte di due necessità: una, è la necessità  di capire; ed è per questo essenziale motivo che non recedo da te. L’altra, se vedo possibilità  d’aiuto in casi di sofferenza.

In questi due casi, la mia vena non soffre d’aridità. Neanche negli altri casi, tutto considerato, ma è in una vena normale e/o concordata che mi ritrovo ad intingere la penna. Il che, mi riporta a certi dialoghi con i parenti che ha lasciato per la loro strada: ciao, come stai, che bella giornata, dicono che verrà brutto, i soldi non bastano mai, ecc, ecc.

Morale della favola: la dove non sono un dato, preferisco essere ricordato, e la dove non trovo dati, preferisco mettermi in attesa di trovarli. Tacendo, se occorre. Ciao.