Non sono apollineo ma lo stesso sono andato a ballare. Del pene e del male, oltre.

Avevo visto Nureyev a Verona, poco prima che ci mancasse. Passava per via Roma. Andava verso la Bra. Non avrei colto l’immagine di quello stangone, se non m’avesse colpito la sua sciarpa: trascinata a terra. Forse non ci badava. Forse non se n’era accorto. Avrei voluto rincorrerlo e dirglielo, ma, si può rincorrere una stella solo per dirgli che la sua scia tocca il selciato? Così, non ho fatto nulla. Non ho detto nulla. Me lo rimprovero ancora.

L’ho sognato, una notte di anni fa. L’ho visto in un vagone ferroviario. Non so se ricordate di quei treni che dalle mie parti si chiamavano Littorine. Andavano a gasolio, mi pare. Sul vagone davanti a lui una donna sulla cinquantina. Seduta. Placida. Dietro di quella, il Rudy, si sporgeva dal sedile guardando tra l’avanti e verso i finestrini (che io non vedevo) come quelli che sanno che devono scendere, e sono già pronti per farlo, ancora prima che il treno giunga in stazione.

Suggeriva, quel sogno, la sua volontà di rientrare nella scena che aveva lasciato, e che aveva fretta di farlo. Proprio stasera, cercando una sua immagine, ho letto che fu introdotto alla danza da una vecchia maestra: forse la donna del sogno. Vi confesso di aver cercato nelle presenti star del balletto, se c’era in loro un qualcosa di lui. Sarà anche per mia ignoranza, ma non l’ho trovato. Guardate bene i suoi video. Mi darete ragione.

afinedue