Seminari e seminaristi.

Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Se ricordi, (ne ho già parlato ) non l’ho raccolta, sintetizzando il rifiuto con la frase: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. L’una, già sentivo le pulsioni omosessuali. L’altra, sentivo, (sia pure molto confusamente) che l’altra faccia della chiamata, altro non era che paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura e non una cosciente scelta religiosa, il sentimento che mi aveva tentato verso il futuro sacerdozio, come avrei potuto accettare di presentarmi alla “chiamata” con animo convinto?

Riconoscendolo non convinto, non ho risposto ed ho affrontato il mio mondo. Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità, anche se all’epoca in albore. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto, oltre perché sessualmente intuito, anche perché di non gradito tipo: a parte il prete che, ricambiato, mi amò, o mi usò che sia.

Se è vero che la chiamata, almeno in me, è stata veicolata dalla paura del dopo, è anche vero che avviene per influsso affettivo. Verso il Cristo, dicono i preti. Per la coscienza culturale del seminarista è anche vero, ma per la coscienza di sé, come l’uomo che sarà non lo direi vero. Se fosse vero come per la coscienza culturale, che senso avrebbe tutto quel ambaradam di negazione della sessualità attiva che si opera sul seminarista allo scopo di neutralizzarla?

Scelta ecclesiastica, non solo per influsso verso l’uomo, (non tanto e non sempre per vincoli di natura sessuale) ma anche verso il Padre – Madre – Famiglia che per il seminarista, via – via diventa, sia il singolo prete che per l’insieme dei confratelli che sono nel seminario, e che vi saranno quando, a sua volta, sarà prete anche il seminarista.

Non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi di garanzia. C’era miseria, hai miei tempi. In questa ipotesi, il chiamato/a si avviava al seminario, come in altre occasioni e/o casi, un ragazzo poteva avviarsi alla carriera militare. Non me lo sono mai domandato e me lo chiedo adesso. Che ne sarebbe stata della mia omosessualità, una volta entrato in seminario? Avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per “seccare” la vitalità di quella pianta? Certamente no. Sarebbe cresciuta comunque, ma come? Un’ipotesi può dirla in modo rattrappito. Un altra (immagine che mi è venuta adesso) in modo bonsai.

Si, omosessuale o eterosessuale, della pedofilia si può dire che è una pulsione, resa e/o rimasta bonsai.

afinedue