Blitz contro alcol e droga. Nei guai, quattro su dieci.

Il che vuol dire, che su dieci eredi della nostra cultura, 6, sono figli che seguono la volontà  del padre – stato, (sia pur mugugnando, immagino) e 4, dei futuri figliol prodighi, ben che vada a noi, allo Stato, e a loro. Fra i fermati: una positività del 40,5 %, di cui: il 13,9 è risultato positivo all’alcol; il 16,5 alle droghe; il 10,1 ha associato alcol e droghe. Dei positivi alle droghe (21 persone) il 38,1 % aveva utilizzato cannabis; il 4,8 ha usato solo cocaina; il 19 % metanfetamine; il 14, 3% cannabis, più cocaina e pià metanfetamina; il 23,8 % cocaina più metanfetamina. Stante l’accertamento, prevenire, o reprimere? Prevenire, (nel senso di porre a coscienza) è chiaro che non è mai sbagliato, ma, reprimere, quando ormai una coscienza è presa, altro non farà che incentivare la voglia di deviazione (altre mete, altri modi, altri mezzi ) del preso. Se prevenire porta a poco, e reprimere porta a niente, cos’altro si può fare? Dal momento che nulla e nessuno eliminerà la droga dalle vene del mondo, non resta che procedere col sistema del colpo alla botte della prevenzione, ed uno al cerchio della repressione. Vie terze (nel senso di pienamente risolutive) non c’è ne sono, o quanto meno, non ne vedo.

[ Alessandra Vaccari, pubblicato su l’Arena di Verona in data 28 Gennaio 2008 ]

afinedue

Il cristianesimo tutto si può permettere, fuorché il fare la fine di Cristo, eppure, la farà, anzi, dovrà farlo.

Non ho modo di capire i tempi, e fatti, e le passate emozioni, se non identificandomi in quei tempi, fatti, e passate emozioni. Il metodo è tutto fuorché scientifico. Mi assolva il fatto che non sto spacciando scienza: solo pensieri. Vuoi per una raggiunta maturità  spirituale, vuoi per quanto ho letto anche su queste pagine mi ritrovo in mezzo ad un cammin, che da una parte mi reca verso la figura evangelica del Cristo, e dall’altra, verso una sua non canonica interpretazione. Quale, la vera?

Dal momento che, nel Padre, il Cristo ci ha indicato l’unico Maestro, se ne ricava che il Cristo ci voleva liberi. Liberi dalla sudditanza verso altri Dei e verso altri maestri, ma,  cos’è, parola? Cosa dice, la parola? La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Direi, allora, che la prima parola di una vita, non può non essere agita dalla presa coscienza del suo essere in vita, e quindi, dirsi vita. Se ciò è di una vita conseguita, ciò non può non essere di una vita al principio di ciò che è conseguito. Ammesso questo stato di coscienza al principio della vita, e ammesso Dio al principio, direi che ne consegue che Dio è, sia prima vita che prima parola.

In quanto appartenente della Casa di Davide, si ipotizza un Cristo anche guerriero, anche condottiero. Ogni movimento di guerra  comporta vittorie e sconfitte, speranze e delusioni. Comporta l’accettazione di poter morire per la causa. Comporta anche, il dover far morire per la causa. Accanto all’idea del Cristo guerriero, (non l’avrei avuta se non avessi letto le tue ricerche) innesto la mia; e se il Cristo, re e guerriero, si fosse reso conto della vanità  dei suoi intenti, e/o del suo ruolo dinastico? E, se si fosse reso conto, che nessun genere di vittima vale una messa sull’altare del potere? E, se si fosse reso conto, che nessuna ragione è legittima, se giustificata dal sangue, e/o dalla sofferenza? E’ possibile.

Il Cristo della Casa di Davide, prima di cadere sotto il peso della croce di legno, può essere caduto sotto il peso di queste e/o analoghe ipotesi che vi spaccio per domande? Giunti al punto, che gli restava di fare? Abdicare al titolo e all’appartenenza alla Casa di Davide? Lo sento impossibile! Che fare, allora? Andò nel deserto, e ci pensò! Tornò con un altro Sovrano: quello della Casa della Vita. E, a quello, abdicò la volontà  della Sua. Come sia andata a finire lo sappiamo. Non di certo per erronea scelta sul Padre, ma perché all’uomo necessita una più concreta sovranità .

Si dice che l’uomo è un animale sociale. Giusto. Quello che generalmente non si dice, però, è che il bisogno di socialità  è motivato dalla paura. Paura di essere solo. Paura dell’altro/a. Paura degli eventi, ecc, ecc. Si sconfigge quella paura, o diventando più potenti, o aderendo a più potenti gruppi. Fra i più potenti, il Principato e/o la Religione.

Il più potente fra i gruppi è certamente il Padre, ma, il Padre, soffre di un grosso guaio: è nell’alto dei Cieli. In quanto in alto, (e, quindi, distante) è diventato (o meglio, l’hanno fatto diventare) come il conte che per la cura concreta della proprietà si serve di mezzadri. Guaio vuole, che i mezzadri, preso atto che il conte lasciava liberi i campi, si sono auto nominati suoi curatori, e con il tempo, piramide di potere sulla parola: prima emozione del Principio. Anche Cristo si è auto nominato Mezzadro del Conte, sino al punto da dichiararsi sovrano vicario? No, ha solamente detto l’identità  del Conte, ha detto che è Suo figlio, e che la Casa del Conte è aperta a tutti.

Per ogni potere, o sei con quello, o sei contro di quello. Certamente ci si può estraniare anche dalle logiche di potere, guaio è, però, che il Cristo apparteneva alla stirpe di Davide, quindi, potere già di per sé. In quanto tale, anche nolentemente competitivo. Potenza da disinnescare, quindi.

Il Profeta ebbe a dire: Cristo verrà dopo di me. Come? Per rinascita della persona di Cristo in ambito islamico, o, nello stesso ambito, per rinascita del pensiero di Cristo? Al punto, mi domando se l’ostilità verso i “crociati”, non sia motivata anche dalla paura che il filo della spada islamica possa essere condizionato dal legno della Croce.

Chi vivrà, vedrà!

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Quando la verità è una falsità indossata da una faccia da culo.

Vado al supermercato. Compro del pane. Lo pago. Passo dalla direzione. Apro il sacchetto. Spezzo il pane. Ad alta voce sostengo: questo pane è crudo! Glielo dimostro, al direttore, comprimendo la mollica in un unico grumo, chiaramente umidiccio. Il direttore guarda il grumo, prende un pezzettino dell’eterea crosta che contiene la paccia che spaccia come pane, la porta alla bocca, la mette sotto i denti. E’ la sua cottura, dice.

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Possesso da logoramento esistenziale ed esorcisti logorati.

Le possessioni avvengono quando un’identità è scissa dal suo bene. Il guaio è, che non sempre si riesce a capire se l’identità posseduta lo è da un altra identità, o da un’alta parte mentale della stessa identità. Con altre parole, non è facile distinguere lo schizofrenico dal posseduto; ed è per questo che ci vogliono due ausiliari: il sacerdote contro il male spirituale, e lo psicologo contro l’errore culturale che porta al dolore esistenziale.

Le cure dovrebbero andare pari passo. Non vedrei male anche l’intervento del medico clinico. Ciò che ristabilisce il possesso della propria identità, infatti, è anche l’accertamento (e l’eventuale cura) delle condizioni fisiche. Non per ultimo, ci vorrebbe anche l’Assistente sociale. La possessione può essere favorita, infatti, anche da squilibri affettivi interni alla famiglia, e/o da un erroneo rapporto con il conteso sociale in cui agisce (o manca in agire) il soggetto che si ritrova posseduto.

L’esorcista si logora per dissidio da confronto culturale, (e morale ) sia nel caso di un’identità che ne possiede un’altra, sia nel caso dello schizofrenico. Esemplificando, analoga stanchezza mentale (e spirituale) la subisce anche l’insegnante che per anni deve confrontarsi con l’identità ignorante degli alunni.

L’insegnante che ha allontanato la personalità negativa (l’ignoranza) nello studente (il posseduto dall’ignoranza) a fine corso si ritrova “svuotato” di sé, mentre lo studente, “riempito” di un sé, raggiunto per il travaso dell’identità culturale dell’insegnante nella sua, così come succede fra l’esorcista e posseduto.

Si, esorcizzare è liberare lo spirito anche attraverso l’insegnamento, purché il liberare la mente dell’alunno sia nelle intenzioni dell’insegnante, ovviamente.

afinedue

Nessuna sessualità è esente dalla filia. Direi, anzi, che se non ci fosse la filia, non vi sarebbe sessualità.

Si può dire, allora, che l’omosessualità (come l’eterosessualità) sente filia anche verso i suoi diversi: uomo o donna che sia. E’ un’attrazione, però, che non basta a formare un’alterna identità sessuale; rimane parte del piacere dato dalle infinite identificazioni che un soggetto ha con la virilità (o femminilità) che suscita l’identificante piacere. Si può anche dire che la filia verso la virilità mussoliniana, è l’integratore sessuale che ausilia, o conferma, o esalta il soggetto che la sente. Succede anche in altri casi di icone virili (o femminili) ovviamente. In quanto integratore, (la filia verso una forte virilità o femminilità) può compensare, e/o confermare, e/o esaltare anche un omosessuale, ovviamente.

“mi pare di avere capito che ti riferivi ai critici, ma per dire che, secondo te, la virilità mussoliniana affascina di più gli eterosessuali…”

No, intendevo dire che ha affascinato gli omofiliaci critici del Gadda, non, il Gadda. Non credo necessario, il precisare che non sto parlando di Mussolini in quanto persona (pubblica e/o privata che sia) ma dell’immagine erotica che, per filia, la sua figura ha suscitato, e/o suscita. Lo preciso, tuttavia, perché non è detto che ci rapportiamo solo noi due. Per lo stesso motivo, sento di dover precisare che questo discorso nasce solamente da una esplorazione fra i miei pensieri, e che quindi, vale quello che vale.

afinedue

 

La storia della Torre di Babele mi gira per la testa da anni.

Sull’origine e sui significati della Torre, la wikipedia dice questo…

Mi sono bastati tre micro secondi, per perdermi in quel questo. Così, butto via tutto, e te la racconto secondo me. Vedo la Torre di Babele, come la struttura che rappresenta l’innalzamento della nostra conoscenza. Per quell’innalzamento, siamo persino giunti a replicare la creazione umana, animale, vegetale. Non solo. Per quell’innalzamento, i referenti religiosi (non esenti da commistione con il potere politico) sono giunti, persino, a dir di conoscere la Verità, e quel che è peggio, ( a mio avviso ) a pretendere d’imporla. Non occorre che ti dica il Caos che ne è derivato, e che tutt’ora ne deriva.

Tornare a tempi prima della costruzione è assolutamente illusorio. E chi li predica, assolutamente fanatico. Eppure, è necessario ridistruggere la Torre. E’ necessario, mica perché Dio si preoccupi più di tanto di vedersi tampinato dall’Io, ma perché stiamo rischiando di porre in delirio la mente. Cosa che, Natura docet, succede ogni volta saliamo cime dove l’ossigeno (la conoscenza) è più rarefatto.

Certamente, è ben difficile (quando non pericoloso e/o vano) poter distruggere quel simbolo del collettivo orgoglio intellettuale. Tuttavia, il collettivo è composto di parti, ed ogni parte, è suo mattone. Ciò che non si può fare nel collettivo, quindi, lo si può, nel singolo, o lo può il singolo. Lungi da me l’idea di invitare il singolo mattone a suicidarsi (culturalmente) onde poter permettere lo smantellamento del collettivo orgoglio detto dalla Torre. Più vicino a me, invece, è l’idea di contenimento dell’orgoglio. Come? Auto_riducendosi. In che senso? Ritrovando la misura uomo, che abbiamo perso nella misura orgoglio. Come? Ad ognuno la sua risposta.

Rispondere al posto d’altri è continuar a costruire la Torre.

afinedue

Mi sono alzato bene, stamattina.

Caffè a casa e poi al bar. Rientrato, ho messo un po’ di ordine sulla scrivania. Quella che appare sulla parte iniziale della pagine del blog, e che non è il coperchio della mia cassa, come pensava un amico intristito all’idea. A pranzo, un toast. Non ho voglia di alzar coperchi. Nel pomeriggio, ho regalato una caramella all’amante. Dovrò proprio dirgli che i dolci che chiede fanno male a me, se non proprio a lui. Poi sono uscito. Ho girovagato fra necessarie commissioni e sono andato a far la spesa per la cena. Baccalà. Non male. Una bottiglia di brut. Ottima. Dei dolci. Orrendi. Rientro. Mangio. Leggo – Lavoro di notte – di Irwin Shaw. Cinematografico. Bevo un bicchiere. Due bicchieri. Tre bicchieri.

Il mondo gira.

Sotto.

afinedue