Ci può essere chi è autodistruttivo per il mero “porsi al centro dell’attenzione”

Ma ci può essere chi è autodistruttivo perché non vuole che gli prestiamo attenzione. Ti faccio un esempio. Pensa di avere un difetto fisico, o di avere un qualcosa che tu reputi tale. E tu non vuoi che gli altri lo capiscono, così, te ne vai in giro agitando una mano alzata.Certamente ti diranno che sei pazza, tuttavia, quella follia, da te ricostruita, ti schermerà (anche se questo può portarti a morire) dall’osservazione del difetto che non vuoi far vedere.
Il mondo ci predica la necessità di essere noi stessi, ma se non gli piace quello che sei, finisci col subire infiniti stati e/o condizioni di ostracismo. Ed ora, metti una goccia di ostracismo, poi un’altra, poi un altra ancora. Per anni, così! Non mi meraviglia, quelli che si autodistruggono perché rientrano nell’esempio. Mi meraviglia, che non l’abbiano fatto prima e/o in modo più veloce.
Sai cosa m’ha salvato dal suicidio da ostracismo? Il “domani è un altro giorno.” Substrato di quell’antidoto, è la speranza! La speranza che domani sia un altro giorno. Hanno speranza in un altro giorno, i giovani? Facciamo quanto basta perché abbiano a pensare che domani è un altro giorno? Dovremmo fare in modo che gli sia leggera la vita, affinché non si abbia ad augurare ai caduti sotto le croci che poniamo sulle loro spalle, che gli sia leggera la terra.

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Mi sono ritrovato coautore di un Blog

Mi è capitato di dover rinunciare ad essere coautore di altri Blog, per lo stesso motivo per cui non richiedo e non accetto Amici: non amo far dipendere dalle mie emozioni, e non amo dipendere da quelle altrui. O meglio, amo che si dipenda dalle mie emozioni, ma non amo che si dipenda dalla mia persona. Non in modo stabilmente costituito, almeno. Non vedo quali tematiche trattare sul quel Blog, che già non tratto sul mio! Bontà sua, il Bortocal ogni tanto pubblica qualche mio post nella sua Bortologia. Lo può fare quando vuole e se lo vuole. Nulla vieta alla titolarità di NoiWeb di agire allo stesso modo, ma per questo, non ha mica bisogno di invitarmi come coautore. Basta che lo faccia quando vuole, e se lo vuole.

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Il senso della colpa è croce da temere ma anche maestro da seguire.

Il senso della colpa (peso dell’errore nella Cultura sulla vita della Natura)
è carenza di forza nel corpo, nella mente, nello spirito.
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Certamente è vero, che se l’ascoltiamo troppo, rischiamo di cadere sotto il peso di quella voce. Come in tutte le cose, quindi, è una questione di misura. Cosa ci dice la giusta misura? La dice il bilanciamento dei pesi che compongono l’insieme di ciò che siamo con ciò che conosciamo. Nel ciò che siamo e conosciamo, vi è il ciò che dobbiamo ed il ciò che ci si deve. Vi è felicità di vivere, quando le parti sono in equilibrio. Infelicità, quando vi è squilibrio. Si ottiene l’equilibrio fra le parti, quando vi è parità di baratto fra ciò che dobbiamo (doveri) e ci si deve: piaceri e/o riconoscimenti. Quando il baratto risulta in passivo (cioè, quando diamo più di quello che ci si deve) la forza della felicità di vivere (lo spirito della vita) subisce una flessione. Somatizziamo la carenza di felicità come depressione. In genere, piangiamo sulle nostre depressioni, ma, ne abbiamo tutti i diritti? A mio avviso, no. La depressione da senso di colpa, infatti, (pur potendo diventare la croce della vita di chi ha perso ogni capacità di baratto) non è una malattia e neanche l’errore: è un allarme. Funzione di quell’allarme, è quello di dirci che stiamo posando quello che siamo per quanto conosciamo in luogo e/o modo erroneo. Qual’è, l’universale verità che ci dice il luogo e/o il modo erroneo? Il dolore che subiamo e/o quello che procuriamo. Artificiale, quando non artificiosa, ogni altra voce.

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Riscrivere la Bibbia? E’ solo questione di editing.

Su che base? Questo: vita, è relazione di corrispondenza in tutti e fra tutti i suoi stati.

Ciò che permette la corrispondenza è lo stato della comunione. Lo stato della comunione dice l’amore fra gli stati. Dove non vi è la piena corrispondenza fra gli stati, vi è stato di non – vita, (errore e dolore) tanto quanto non è vi è la comunione che porta all’amore, che porta all’Amore. Se è l’Amore, l’ispirazione divina che conforma l’ispirazione all’amore umano, e se non – vita è separazione di stati fra vita e vita, ne consegue che dove vi è comunione vi è l’idea divina e dove vi è separazione vi è la comunione umana. Riscrivere la Bibbia, allora, è togliere dalle sue pagine tutto quello che non pone la vita in comunione con i suoi stati, o con altre parole, è separare ciò che è dell’umano da ciò che è del divino.

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Si, mi sa che il bianco sta facendo l’ultimo giro di lavatrice.

Alla faccia dei due chili e mezzo che ho perso, vado a mangiarmi un gelato a Porta Vescovo. Mi piace quella piazza. E’ un giardino incolto. Molto colorato.
Esco dal negozio con il gelato e con una sedia. Mi metto sul marciapiede. Davanti a me, la fermata di un bus.
Alla fermata, un donnone africano. Lo direi sui 35. E’ assieme ai figli. Sono in scala: 4, 3, 2, e l’ultimo sui sei mesi. Il 4 ed il 3, danno l’idea che potrebbero benissimo farcela da soli. Il sei mesi, la donna l’ha collocato all’interno di un grosso fazzolettone e l’ha messo sulla schiena. Quello di stasera dormiva, dormiva…
La madre si è chinata un paio di volte. El casca, el casca, mi sono detto. Invece, non cade proprio nulla.
La due, c’è l’aveva per il braccio. Essendo alta la donna, sta bambina pingolava (pingolava non è italiano ma direi che rende bene l’idea) girando un po’ di qua e un po’ di la, sospesa com’era, da toccare l’asfalto, solo con la punta dei piedi.
Come gli altri tre, anche lei aveva l’orecchino. Come gli altri tre, era bellissima.
Arriva il bus. La madre solleva la bambina un po’ di più, e la posa sul pianale.
Credete che la bambina abbia fatto una qualsiasi protesta? O abbia solamente modificato in qualsiasi modo il sorriso? Ma neanche per idea!
Anzi, direi che l’ha accentuato, come l’accentua il bambino che accetta il gioco che gli pare.
Per un attimo ho avuto un orrendo sospetto! Non si sarà mica fatta una canna, vero?! :>>
Nessuna canna.
Era solo felice di esserci.
Si, mi sa che il bianco sta facendo l’ultimo giro di lavatrice.

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Finito di lavorare a tarda notte sono andato a fumarmi un paio di sigarette in stazione.

Finito di lavorare a tarda notte sono andato a fumarmi un paio di sigarette in stazione. Il luogo non gode di buona fama, ma d’altra parte, dove operi il destino, a priori non è scritto da nessuna parte. Davanti la chiesa, due pattuglie a macchine accese, accertavano un giovane. Da una delle due, leggere ma continue accelerazioni. L’accertamento sarà durato una decina di minuti. Ho letto da qualche parte che la Polizia rischia di trovarsi col non aver di che pagare la benzina. Perché, allora, non spegnere le macchine? Mi si dirà, per essere immediatamente pronti per ogni eventuale urgenza. Vero, ma ragionando in questi termini non dovrebbero neanche scendere dall’autopattuglia.

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La domenica faccio la comunione con cappuccino, brioche, e per finire un caffè.

In pasticceria mi guarda un vecchio ragazzo. Dice di avermi conosciuto e quando. Ai tempi di Berta filava, secondo me. Parla, infatti, degli anni 80. Sardo, vengo a sapere poi. Di notevole forza, a giudicar dalla stretta di mano. Dice di aver lavorato come pizzaiolo in vari posti di Verona. E’ adrenalinico, il soggetto. Nonché narciso. Veste di nero. Molto aderente. Troppo, data la parentesi convessa che si ritrova sul ventre. Non che disturbi l’insieme più di tanto, pure, c’è. Dice che sta andando dal titolare di una pizzeria in Bra. Dice di aver lavorato lì per quattro ore: come extra. Mi dice di non aver ricevuto quanto basta (20 euro) e che stava andando a farsi dare il resto. Anche perché vuol sapere come mai il titolare non gli ha confermato la promessa assunzione. Gli domando: i soldi dell’extra te li ha dati il titolare sua sponte, o gli hai chiesto il dovuto non appena finito l’extra? Mi dice che glieli ha chiesti lui. Gli dico di lasciar perdere. Perché mai, Vitaliano? Perché gli hai dimostrato di essere, psicologicamente indipendente dal datore di lavoro, gli dico, e i datori di lavoro, amano i cavalli, purché da soma come muli con le orecchie sempre basse. Ci pensa su. Non l’aveva vista così. Non è male, il soggetto. Anche se c’è più di qualcosa che mi nasconde sotto una giovialità ed un bisogno di cameratismo che sento tanto da recita. Lo credo anche un buon professionista. Il guaio è, che lo sento parte della categoria di persone che si servono del lavoro per esaltare il proprio sé. Solo i titolari possono fare quel gioco! I dipendenti con quell’animo, o trovano di che manifestarsi in proprio, o non durano da nessuna parte. Ne so qualcosa. Possiedo lo stesso animo, anche se non lo stesso bisogno di emergere, da altri e/o da altro, attraverso il fare. Se mai lo reincontrerò, dovrò fargli capire l’importanza dell’essere: stato della vita che è, indipendentemente da. Che io sappia, è l’unico processo che permette ad un ex ragazzo, di non restare un ex uomo.

afinedue

Sono stata rapinata dal Legione!

Sono quasi le due e mezza sul piazzale della stazione. Non c’è nessuno. Come sempre, in periodo di Arena fanno dei bei ripulisti. Un momento. C’è qualcuno. L’andatura è caracollante. Tipica dell’arabo. Di quelli che mi incuriosiscono, almeno. Già da distante lo vedo di sana e robusta costituzione. Mi avvicino. Felpato. Ammesso che lo si possa con i pedali.
E’ sui trenta. Niente male. Strafatto. Mi vede. Mi guarda. Mi chiede: tutto a posto? Interesse per i miei bagoli sentimental esistenziali? Neanche per idea! Intende solo chiedermi se ho qualche desiderio da soddisfare. Fumo e/o coca per età più giovani. Sesso per la mia. Si, gli dico, rallentando la bici. Si avvicina. Odio piantarli lì. Un po’ per delicatezza (anche se, molto probabilmente, non gliene frega più di tanto) e un po’ perché non si sa mai.
Sono più che leggermente descamisado. Mi accarezza il petto. Che belle tette, mi dice. Sa bene che gli uomini hanno il petto e non le tette. E’ che mi vede come uomo ma non come maschio, quindi, donna. Non pochi si sono accorti di aver visto male, ma lo lascio credere a tutti quanti. Un po’ perché non me ne frega niente, un po’ perché il farlo è buona tattica. Si spogliano prima e senza problemi. La cosa non mi dispiace, ovviamente, ma da cosa, non sempre si sa cosa nasce, così, accenno un allontanamento. Ciao bello, mi saluta. Gli rispondo e vado. Giro di qua, giro di la, e ritorno in stazione. La foresta richiama. Lo rivedo, appoggiato ad un tavolino del chiosco che è lungo il Camuzzoni. Arrestato da un misto fra interesse sessuale e personale, gli chiedo se sta bene. Mi dice di si. Si avvicina. Mi dice che poco prima era stato avvicinato da un altro uomo, e che voleva fargli questo e quello, ma che lui l’ha allontanato perché non è piaciuto il comportamento di quella persona. Vero? Ma neanche per idea. Mi racconta il fatto per farmi capire che non ignora certe cose, e che se incontra chi gli piace, le vive anche.
Andiamo sotto, il ponte mi dice, ci facciamo un giro di coca e poi voglio provarti il culetto! Capirai che culetto! Ad un passo dalla pensione! Nicchio. Con leggerezza. La sua recita è buona ma per me è scontata. Gli sorrido lo stesso. Lo merita. Magari, i diavoli fossero brutti! Difendersi, sarebbe anche troppo facile. Non è facile, invece, con i brutti diavoli. Non è facile con i poveri diavoli. Lui era un misto. Lo chiamerò Legione. Era alla mia destra. Mi si mette più vicino. L’ho sentito aderente all’albero del bene e del male. Come quel serpente. Non mi ritraggo. Non devo fargli vedere che temo. Non si deve aggiungere benzina ai fuochi. Mi accarezza le cosce. Non si avvicina all’inguine. In genere, lo fanno quando si sentono sicuri di non essere giudicati, di non essere ridotti, di non essere sessualmente parificati.
Mi accarezza ruvidamente. Pesantemente. Neanche fossero la spalliera del ponte lì vicino. Incapacità di carezza? Ma neanche per idea. Lo fa, perché il passaggio pesante delle mani, non fa rilevare il passaggio leggero. Tanto più, quando si avvicina alle tasche. Nella tasca destra ho il telefonino. Ci siamo, mi dico, però il tipaccio ferma l’esplorazione, passa alla mia sinistra, e la riprende da quella parte. Naturalmente, ci risiamo. Da quella parte ho un portamonete e le sigarette, e da quella parte, il Legione continua a considerare le possibilità. So già tutto. So già come andrà a finire. Mi invita sotto il ponte ancora una volta. Ancora una volta nicchio. Un tantinello più fermamente. Gli dico che sono vecchio, che sono stanco, e che proprio devo andare a casa. Vero, solo il primo caso. Ci salutiamo e ci lasciamo. Metto le mani nella tasca sinistra. Come volevasi dimostrare, c’è solo la tasca. Nel porta monete c’era poco niente. M’ha rotto di più le palle, il furto delle sigarette. Il telefonino non ha fatto la fine del resto. Strano. In casi del genere, non è che stanno lì a far distingui. Al caso, lo fanno, quando l’incontro diventa più personale. Vorrei poter dire, allora, che sono stato risparmiato del furto del cell, grazie alla mia affascinante personalità. Temo, invece, che il quanto sia dovuto, solo al fatto che il Legione ha trovato più necessario il mio petto. Anche i diavoletti ne hanno bisogno.

afinedue

H2O è in un oceano come in una goccia.

Oltre allo stato naturale della vita, vi è quello soprannaturale. Baso il mio conoscere sulle mie esperienze nella medianità. Poca cosa, tuttavia, H2o è in un oceano come in una goccia. Naturalmente, non posso provare la mia affermazione, come d’altra parte, non si può provare che l’aspetto soprannaturale della vita, altro non sia che una parte incognita della mente, nonostante questo, cambiano i fattori ma non i risultati. Ciò che dice l’integrità della personalità, è il possesso della coscienza di sé. Nei casi di traumi (fisici o mentali) la certezza di quel possesso viene scissa dall’incertezza. Cosa succede, allora, nel traumatizzato? Succede, l’emersione del buio. Con ciò intendendo, l’emersione di un’altra parte della stessa personalità (se l’invasione viene da un’altra parte della mente) o di un’altra personalità se l’invasione avviene da un’altra parte del mondo: dal soprannaturale. La medicina dice che il traumatizzato da cause fisiche e/o mentali è uno schizofrenico. L’esorcista dice che è un posseduto. Distinguere, se malattia o possesso è estremamente difficile. Nei casi di quell’alterazione della personalità, allora, è doveroso intervenire sia in modo medico, che in modo “magico”. Quale, il senso dell’esorcismo? Direi, quello di ricondurre la personalità del malato e/o del posseduto al soggettivo sé. Con altre parole, di ricondurlo all’ascolto delle sole sue emozioni, e quindi, dell’ascolto di ciò che appartiene alla sua sola identità, allontanando, appunto, l’ascolto di altri influssi. Ho detto “magico” l’intervento dell’esorcista, mica perché sia un mago, ma perché, per legare una mente al solo suo stato di vita, ricorre a riti. Ogni cultura ha i suoi. Anche a me è capitato di essere influito oltre misura. Quale è stato il mio rito? Semplice! Ho detto a quella mente, e/o a quelle menti, o alla mia: fate quello che volete ma lo fate contro la mia volontà. Pertanto, vostra, è la responsabilità, e mia, la richiesta di giustizia. Sarà caso, sarà quello che sarà, ma gli influssi andarono tacendo. Niente di complicato, come vedi. Che sia perché non sono mica tanto normale?

afinedue

Notti ed amori: storiella un po’ ridicola.

Dove lavoro, ci sono dei condomini senegalesi. Per quel poco che sono giunto a capire di quelli che conosco, fra gli africani, sono i più leggeri. Leggeri, nel senso che tendono a cogliere di più quello che è nella superficie delle cose. Questo, naturalmente, non vuol dire che, al caso, non sappiano cogliere anche il profondo. Giravo di notte, ieri, quando qualcuno mi chiama: è uno di loro. Sono le tre. Ci salutiamo. Parla molto bene l’italiano. Mi dice che gli sta andando buca con una puttana. Perché, gli chiedo? Non vuol venire con me per dieci euro, mi risponde. Per dieci euro, gli obietto, dove cavolo la trovi una donna per la pecorina dei tuoi sogni! Ma, ho solo quelli, e a quest’ora, abbassano i prezzi! Si va beh, ma dieci euro, è più o meno quello che prende una donna a servizio di ben altre rogne! Lo sa. Ride. Facciamo così, gli dico. Me ne dai cinque, e ti servo io. Ma, tu non hai mica la figa, mi dice! E che cavolo, gli rispondo, per cinque euro, non vorrai mica trovare anche la figa, vero?! Come sanno ridere bene, i senegalesi. E’ proprio, come non sapessero che cos’è “scandalo”.

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Normalità

Normale, è chi segue l’ insieme di regole, redatte, sia a favore del cittadino che della società. Nella data società, non a tutte le persone è di adatto portamento, l’abito sociale precostituito. Al che, ad alcuni risultano lunghe le maniche, e ad altri, corti i pantaloni. Così, vuoi per correggere la giacca, vuoi per correggere i pantaloni, ognuno si rifà l’abito secondo sé; alterno modello, non sempre approvato dal sarto sociale: lo Stato. Basta, la non approvazione del Sarto, a rendere non normali quei modelli? Basta, se lo Stato si dice, che Parigi, (la riuscita dei suoi intenti di potere) val bene una messa: il dolore che procura facendo indossare a tutti lo stesso abito. Ognuno di noi, è via della vita. Infiniti gli stati della vita, e, quindi, infinite le vie. Nessun Stato sopravvivrebbe, se non ponesse l’infinito dentro il suo finito. E’ normale? Se non è funebre la messa che vale per Parigi, si.

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La droga scorre nelle vene del mondo, oltre che in quelle del singolo tossico.

Cortese signore: “sapevo” già chi era il medico veronese che è stato invitato dal governo a battere la droga, quando ho letto la notizia nella vostra locandina. Lo sapevo perché conosco il dottor Serpelloni. Avendone bisogno, mi affiderei al dottor Serpelloni senza alcuna ombra di dubbio. Sarebbe capace di rovesciare il mondo medico, pur di giungere al fine. Non le scrivo per questo, quindi. Le scrivo, perché il suscitare aspettative è fortemente erroneo. Battere la droga, infatti, (come annuncia il titolo della vostra locandina) suscita l’idea che si possa battere, e questo, purtroppo, può provocare un abbassamento della guardia come involontario effetto collaterale; abbassamento della guardia, o negli odierni tossici e nell’odierna tossicodipendenza (vissuta e sentita in modo sociale più che espressamente delinquenziale) o nelle famiglie, o in quanto correlato alla droga e/o alla tossicodipendenza. Nessun rilievo al titolista, ovviamente; è di cronaca che si occupa, mica di tossicodipendenze. A mio avviso, nessuno può battere la droga, signor Direttore. Al più, si può battere una tossicodipendenza. Molte volte, col rischio di battere anche il tossicodipendente. Nessuno può battere la droga, perché la droga scorre nelle vene del mondo, oltre che in quelle del singolo tossico.
Per tale fatto, nel corpo sociale, il sangue venoso della droga, scorre presso quello arterioso. Così, come sanno bene i medici, ogni intervento sulla parte malata del corpo, (l’economico – delinquenziale) nolentemente, rischia di ledere la parte economico – sociale, sana.
Esempio più vicino a noi, di quanto sostengo, lo direi il caso della Discoteca sulle Torricelle, che ha dovuto subire il pesante contraccolpo, anche economico, derivato da accertamenti, che se da un lato hanno tenuto conto della causa contro la droga, dall’altro, non hanno contemporaneamente tenuto conto dei doli che hanno fatto patire all’economia del titolare, e a quella dei suoi dipendenti. Va dato atto al suo giornale, di aver mirato meglio l’informazione un qualche giorno dopo, ma come lei sa bene, e molto meglio di me, ogni smentita, è, purtroppo, una notizia confermata. Rimango dell’idea (per averla pesantemente provata, anche se non su di me) che la droga si batte solamente con un? altra droga. Voglio dire, che solo una forte idea, (culturale, e/o chimica e/o l’insieme) può batterne una altrettanto forte. In attesa di quell’idea, non per questo dobbiamo convivere con la droga, così come dovremmo imparare a convivere con la mafia. In attesa di quell’idea, dobbiamo togliere vita alla presente idea. Togliere vita alla droga come sostanza e/o idea, ma non togliere vita alla giovinezza, però. Con i miei più cordiali saluti.

Pubblicata in data 25/06/2008 con la dicitura “Lettera firmata”. Non so perché hanno omesso il mio indicativo, ma per quanto mi riguarda fa lo stesso.

afinedue

I preti sostengono assurdità? Dialogo.

Bè, i preti infastidiscono anche me, non tanto perchè sostengono di sapere, ma perché riscaldano minestre, che a furia di bollire, è rimasto integro il solo principio di Minestra.
I preti sostengono assurdità? Ad ognuno il suo giudizio.

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“ti concedo volentieri che la tua teologia è meno folle di quella cristiana, comunque a me questa disinvoltura imbarazza egualmente.”

fotina
Si, posso capire il tuo imbarazzo. Non tanto perché meno folle di quella cristiana (senza alcuna ironia ti ringrazio delle definizione) ma perché indubbiamente meno folle di quella paolino – cattolica. Ricorda, però, che io non ho mai detto teologico il mio pensiero, ne che lo penso, e ne che mai intenderò dirlo. Tanto meno ho detto che è una religione, e neanche ho mai sostenuto che è Verità: le mie sono solo visioni culturali. Quindi, gradirei che tu le discutessi su queste basi, non, su ciò che non si sono mai sognate di essere. Al proposito, il mio pensiero è questo: ti servono? Bene! Non ti servono? Bene!

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“del resto la fede è un bisogno psicologico e quindi nulla può dirci rispetto alla verità, figuriamoci rispetto alla Verità!”

fotina

Per me, la fede dovrebbe restare una rivelazione privata. I mistici possono dire quello che vogliono. Accetto le loro opinioni, come accetto le tue o quelle di altri: con riserva di giudizio. Comunque sia, per me, di Dio non si può dire nulla di positivo e/o di negativo. Al più, si può dire che è! Comunque basata l’affermazione, questo implica un atto di fede, naturalmente, e la fede, è come il coraggio: chi non c’è l’ha, non se lo può inventare. Meglio o peggio che sia, naturalmente.

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Non conosco quanto basta per capire questa tua opinione: ” … allora la differenza fra credenti e non credenti diventerebbe insignificante.”

fotina
Oso dirti solamente, che se spogli il cristianesimo di quello che l’ha fatto diventare cattolicesimo, altro non trovi che l’elevazione al Padre (unico pensiero teologico detto da Cristo, almeno per quanto conosco) di una morale naturale – sociale.
Si, tolto il cattolicesimo, la differenza fra credenti e non credenti, diventerebbe, non insignificante, come sostieni, bensì un differente corso morale, che, almeno a livello umano, persegue lo stesso fine: il raggiungimento del bene.

afinedue

“Quando scrivi, Dio non può generare nulla che non sia a Sua immagine, io mi chiedo smarrito da dove ricavi la sicurezza che dimostri.”

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“Come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla. Sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar… E purtroppo questa “avvventurosa teoria” mia non fa eccezione neppure per gli amici, ai quali mi viene spontaneo chiedere se sono sicuri di non bestemmiare.”

fotina Ammesso il Principio della vita (qualunque cosa sia o si chiami o venga chiamata, che l’ho stradetto decine di volte) il resto delle mie certezze concettuali le ho ricavate anche con l’aiuto del Devoto – Oli. 🙂 La relazione fra Immagine e Somiglianza riguarda la vita, non le sue forme, e tanto meno il suo vivere. L’ho stradetto anche questo. Ho semplificato il mio concetto su “Principio” e su “vita”, dicendolo anche così: il Principio della vita è la vita che ha attuato il suo principio: la vita. Io non ci vedo Grande vecchio in questo mio dire, ma se per caso mi è sfuggito fammelo sapere. 🙂

avatar “come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla.”

fotinaE’ un concetto che mi è rimasto impresso, che non ho contrastato, e al più, discusso con te. Vedo il tuo concetto di Nulla (come possibilità di vita) come chi, fermo sulla soglia di uno splendido palazzo, (la vita) non osa entrarci perché è impossibile che sia così!

avatar“sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar…”

fotina In genere si dice: blasfemo nelle intenzioni, se non nei fatti. Dirla come l’hai detta, potrebbe rivelare un forte attaccamento ad un possibile pregiudizio. In genere mi rifiuto di nominare Dio. Non chiamo per nome neanche il primo che passa, e, quindi, figurati se lo faccio con chi non conosco. Io immagino, Mauro, non, so. Tienilo presente per le prossime volte. Come detto sopra, in genere parlo di Principio perché vita al principio. Il guaio è, che è un termine non compreso nella generale cultura religiosa o no, pertanto, se nomino Dio, lo faccio solo perché mi vedo costretto a farmi capire anche secondo il comune linguaggio. Il tuo commento non è “avvventurosa teoria”. Mi domando, piuttosto, se non sia mosso da dello spirito Ferrante. Nolente te, è ovvio!

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Sul tardi di qualche sera fa, dopo aver fatto l’amore con un amico arabo, mi addormento, e sogno che sto facendo l’amore con un arabo.

Mentre lo sto facendo, lo sguardo mi cade sul pavimento: vagamente dorato con strani ghirigori in nero. Bello, l’effetto. Guardo meglio. Non sono ghirigori: è calligrafia araba. Mi viene da pensare che sia una pagina del Corano. Dal pavimento sollevo lo sguardo. Vedo un’ombra. E’ nera. Imponente. Mi viene da dirla, regale. Intuisco che porta un mantello che gli arriva ai piedi. Intuisco che porta un copricapo. Intuisco che è composto da un telo che non mi ricordo mai come si chiama: quello fermato da corde con dei nodi, mi pare. L’ombra mi guarda e sta, il tempo di scrivere sta, poi, la sua presenza cessa. Chi era? Cosa voleva? Cosa cercava? Non ne ho la più pallida idea, ed anche se l’avessi, nulla potrebbe provarlo, come nessuno può rispondere alla domanda che mi sono fatto: quell’ombra, basava il suo passo sul Corano, (il pavimento inteso come pagina del libro) o camminava sul Corano? Non è la stessa cosa. La morale di questo genere di sogni, dice che nella manifestazione della medianità non esistono certe risposte, quindi, ognuno sa, solo ciò che crede di sapere.

afinedue

Ahmadinejad, lo scioglilingua iraniano.

“Israele è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche».”

asterisco
………………..Il problema sta nel come. E pensare che tutti i guai sono cominciati col possesso della cosidetta terra promessa da un non si sa quale Spirito. Da Dio, si dice. Ne dubito più che fortemente, ma accetta l’idea, Mauro, per amor di tesi. Uno spirito (tanto più se elevato al divino) non ragiona secondo materia. O meglio, ragiona secondo materia, così come io ragiono in inglese se ho a che fare con un inglese, tuttavia, la mia mente (o psiche) non per questo diventa inglese. Quale la psiche di Dio? Essendo immagine di un Principio, è psiche composta da principi. Essendo entità assoluta, assoluta la sua psiche ed il principio che manifesta. Come ho detto in altri commenti, un Principio assoluto non può manifestare che la sua assoluta essenza. Essendo vita, la sua essenza, non può manifestare che l’essenza della vita. Togliersi dalla testa, quindi, che abbia promesso una terra. Egli, invece, (a mio vedere, ovviamente) ha promesso un modo di vita: quello eletto dalla presa di coscienza della realtà della Sua vita, ma l’ha chiamato terra, perché ha dovuto adattare adattare il suo linguaggio a livello linguistico (intendi spiriuale) di chi ascoltava: uno “spirito” di nome Mosè, che guarda caso, aveva bisogno di una terra. Secondo questo pensiero, come non possiamo non dirci cristiani, così non possiamo non dirci israeliti, se essere cristiani ed israeliti significa posseder coscienza dell’idea di Dio. L’importante, è non considerarci gli unici possessori di quella promessa, perché l’idea di Dio si espande per infinite vie ed in infiniti modi. Con altre parole, l’importante è non essere la pulce che si crede possessore dell’elefante, solo perché ogni tanto lo cavalca per succhiargli il sangue.

afinedue

Fascismo: una definizione prima di cominciare.

Fascismo, per me, perdamasco, è la “religione” che trova nella forza del corpo il suo principio di essere, e quindi, il Padre, o con altre parole, il Duce. Nel Duce come nei “figli” di quel padre, nulla è più caduco di questo principio. Da questo, la cultura che lo conserva, sia nel Capo che nei “fedeli; da questo, l’eliminazione di tutto ciò che rappresenta debolezza sia dal Capo (autoeliminazione) che contro il Capo, sia nei figli che contro la loro debolezza personale. Ho detto una cazzata? Va bè! Non è la prima e non sarà l’ultima.

avatar Trovo questi concetti importanti nella tua replica:

1. Il fascismo è una religione, più che una ideologia politica, non so se sia così, certamente è una ideologia politica che ha molta invidia per la religione e che la scimmiotta come può, dal culto del Capo alle ampolle del Dio Po.

2. il fulcro del fascismo è l’idea della forza del corpo, Strano: parlano sempre di Spirito, invece; sembra una religione dello Spirito. Forse è una religione dello Spirito corporeizzato? (si può dire? temo di no)

3. Ideologia materialista del corpo è il marxismo, che genera il socialismo. Il fascismo si confermerebbe scimmiottatura del socialismo (nazional-socialismo, perfino)
fotina Lo spirito è la forza del corpo che alimenta la forza della mente. Si può dire allora, che il fascismo è mosso da due principi della forza: quello della vitalità, tipico della psiche che si riconosce in “Giovinezza, giovinezza”, e quello della vita che si riconosce nella corrispondente politica. Naturalmente, negli stati psicologici del fascismo, una forza non esclude l’altra. Sul fascismo, il filosofo Gentile (uno dei tanti uomini che ho perso per strada dice di che smentire la mia paura di aver detto una cazzata. Ringrazio il Bortocal che è stato medium di conferma.
avatar “… e tuttavia Gentile non dice che “il fascismo è la sua azione”, dice che “la dottrina del fascismo è nella sua azione”.
Trattandosi di un filosofo, credo che la differenza non sia casuale. Certamente qui Gentile usa la parola “dottrina”, tipicamente e non casualmente religiosa; non usa la parola “teoria”. Riconduce il fascismo quindi in una dimensione religiosa e in particolare della religione cattolica, alla quale soltanto può essere ricondotto il concetto di dottrina.
Bene: dopo avere suggerito che il fascismo è una specie di religione, Gentile dice che è una religione dell’azione e non della parola. Pensate un po’: non è più il Verbo a farsi carne, bensì l’azione, oppure l’atto, come avrebbe detto Gentile stesso. Comunque, dopo avere cercato di definire in che cosa consiste la dottrina del fascismo, Gentile definisce subito dopo il fascismo come “un atteggiamento spirituale”. La citazione si tronca e non sappiamo meglio di che tipo di atteggiamento spirituale si tratti, ma nella citazione successiva si parla di forza, e si pongono in correlazione fra loro, come equivalenti, “la predica” (riecco un linguaggio tipicamente cattolico!) e il manganello. Questo significa che il fascismo è una religione della forza? Direi, timidamente, di sì.
fotina Come volevasi dimostrare.

Cristo è risorto?

Per quanto mi riguarda e per quanto conosco il problema della resurrezione del Figlio non mi tange. Mi tange di più, il concetto di “Resurrezione” dalla morte. A mio conoscere, non è vero che solo Dio non conosce la morte. Anche noi non la conosciamo. O meglio, conosciamo la morte del corpo, ma che forse per questo è detta la morte della nostra vita? No. Perché ciò implicherebbe la limitatezza creativa di Dio, nel senso che dovremmo ammettere che un Atto assoluto può generare un atto a scadenza. Mi si potrà dire, ma Dio può tutto! No. Dio non può generare nulla che non sia a Sua immagine, e se la Sua immagine è la vita, (non una vita, come credo), e se è l’Eterno, non può generare che vita eterna. Non si dispiacciano i Crociati che intervengono nel tuo blog, per questo diverso credere. Si dispiacciano piuttosto, di essere dei mediocri avvocati.

afinedue