Sul tardi di qualche sera fa, dopo aver fatto l’amore con un amico arabo, mi addormento, e sogno che sto facendo l’amore con un arabo.

Mentre lo sto facendo, lo sguardo mi cade sul pavimento: vagamente dorato con strani ghirigori in nero. Bello, l’effetto. Guardo meglio. Non sono ghirigori: è calligrafia araba. Mi viene da pensare che sia una pagina del Corano. Dal pavimento sollevo lo sguardo. Vedo un’ombra. E’ nera. Imponente. Mi viene da dirla, regale. Intuisco che porta un mantello che gli arriva ai piedi. Intuisco che porta un copricapo. Intuisco che è composto da un telo che non mi ricordo mai come si chiama: quello fermato da corde con dei nodi, mi pare. L’ombra mi guarda e sta, il tempo di scrivere sta, poi, la sua presenza cessa. Chi era? Cosa voleva? Cosa cercava? Non ne ho la più pallida idea, ed anche se l’avessi, nulla potrebbe provarlo, come nessuno può rispondere alla domanda che mi sono fatto: quell’ombra, basava il suo passo sul Corano, (il pavimento inteso come pagina del libro) o camminava sul Corano? Non è la stessa cosa. La morale di questo genere di sogni, dice che nella manifestazione della medianità non esistono certe risposte, quindi, ognuno sa, solo ciò che crede di sapere.

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