La droga scorre nelle vene del mondo, oltre che in quelle del singolo tossico.

Cortese signore: “sapevo” già chi era il medico veronese che è stato invitato dal governo a battere la droga, quando ho letto la notizia nella vostra locandina. Lo sapevo perché conosco il dottor Serpelloni. Avendone bisogno, mi affiderei al dottor Serpelloni senza alcuna ombra di dubbio. Sarebbe capace di rovesciare il mondo medico, pur di giungere al fine. Non le scrivo per questo, quindi. Le scrivo, perché il suscitare aspettative è fortemente erroneo. Battere la droga, infatti, (come annuncia il titolo della vostra locandina) suscita l’idea che si possa battere, e questo, purtroppo, può provocare un abbassamento della guardia come involontario effetto collaterale; abbassamento della guardia, o negli odierni tossici e nell’odierna tossicodipendenza (vissuta e sentita in modo sociale più che espressamente delinquenziale) o nelle famiglie, o in quanto correlato alla droga e/o alla tossicodipendenza. Nessun rilievo al titolista, ovviamente; è di cronaca che si occupa, mica di tossicodipendenze. A mio avviso, nessuno può battere la droga, signor Direttore. Al più, si può battere una tossicodipendenza. Molte volte, col rischio di battere anche il tossicodipendente. Nessuno può battere la droga, perché la droga scorre nelle vene del mondo, oltre che in quelle del singolo tossico.
Per tale fatto, nel corpo sociale, il sangue venoso della droga, scorre presso quello arterioso. Così, come sanno bene i medici, ogni intervento sulla parte malata del corpo, (l’economico – delinquenziale) nolentemente, rischia di ledere la parte economico – sociale, sana.
Esempio più vicino a noi, di quanto sostengo, lo direi il caso della Discoteca sulle Torricelle, che ha dovuto subire il pesante contraccolpo, anche economico, derivato da accertamenti, che se da un lato hanno tenuto conto della causa contro la droga, dall’altro, non hanno contemporaneamente tenuto conto dei doli che hanno fatto patire all’economia del titolare, e a quella dei suoi dipendenti. Va dato atto al suo giornale, di aver mirato meglio l’informazione un qualche giorno dopo, ma come lei sa bene, e molto meglio di me, ogni smentita, è, purtroppo, una notizia confermata. Rimango dell’idea (per averla pesantemente provata, anche se non su di me) che la droga si batte solamente con un? altra droga. Voglio dire, che solo una forte idea, (culturale, e/o chimica e/o l’insieme) può batterne una altrettanto forte. In attesa di quell’idea, non per questo dobbiamo convivere con la droga, così come dovremmo imparare a convivere con la mafia. In attesa di quell’idea, dobbiamo togliere vita alla presente idea. Togliere vita alla droga come sostanza e/o idea, ma non togliere vita alla giovinezza, però. Con i miei più cordiali saluti.

Pubblicata in data 25/06/2008 con la dicitura “Lettera firmata”. Non so perché hanno omesso il mio indicativo, ma per quanto mi riguarda fa lo stesso.

afinedue