Sono stata rapinata dal Legione!

Sono quasi le due e mezza sul piazzale della stazione. Non c’è nessuno. Come sempre, in periodo di Arena fanno dei bei ripulisti. Un momento. C’è qualcuno. L’andatura è caracollante. Tipica dell’arabo. Di quelli che mi incuriosiscono, almeno. Già da distante lo vedo di sana e robusta costituzione. Mi avvicino. Felpato. Ammesso che lo si possa con i pedali.
E’ sui trenta. Niente male. Strafatto. Mi vede. Mi guarda. Mi chiede: tutto a posto? Interesse per i miei bagoli sentimental esistenziali? Neanche per idea! Intende solo chiedermi se ho qualche desiderio da soddisfare. Fumo e/o coca per età più giovani. Sesso per la mia. Si, gli dico, rallentando la bici. Si avvicina. Odio piantarli lì. Un po’ per delicatezza (anche se, molto probabilmente, non gliene frega più di tanto) e un po’ perché non si sa mai.
Sono più che leggermente descamisado. Mi accarezza il petto. Che belle tette, mi dice. Sa bene che gli uomini hanno il petto e non le tette. E’ che mi vede come uomo ma non come maschio, quindi, donna. Non pochi si sono accorti di aver visto male, ma lo lascio credere a tutti quanti. Un po’ perché non me ne frega niente, un po’ perché il farlo è buona tattica. Si spogliano prima e senza problemi. La cosa non mi dispiace, ovviamente, ma da cosa, non sempre si sa cosa nasce, così, accenno un allontanamento. Ciao bello, mi saluta. Gli rispondo e vado. Giro di qua, giro di la, e ritorno in stazione. La foresta richiama. Lo rivedo, appoggiato ad un tavolino del chiosco che è lungo il Camuzzoni. Arrestato da un misto fra interesse sessuale e personale, gli chiedo se sta bene. Mi dice di si. Si avvicina. Mi dice che poco prima era stato avvicinato da un altro uomo, e che voleva fargli questo e quello, ma che lui l’ha allontanato perché non è piaciuto il comportamento di quella persona. Vero? Ma neanche per idea. Mi racconta il fatto per farmi capire che non ignora certe cose, e che se incontra chi gli piace, le vive anche.
Andiamo sotto, il ponte mi dice, ci facciamo un giro di coca e poi voglio provarti il culetto! Capirai che culetto! Ad un passo dalla pensione! Nicchio. Con leggerezza. La sua recita è buona ma per me è scontata. Gli sorrido lo stesso. Lo merita. Magari, i diavoli fossero brutti! Difendersi, sarebbe anche troppo facile. Non è facile, invece, con i brutti diavoli. Non è facile con i poveri diavoli. Lui era un misto. Lo chiamerò Legione. Era alla mia destra. Mi si mette più vicino. L’ho sentito aderente all’albero del bene e del male. Come quel serpente. Non mi ritraggo. Non devo fargli vedere che temo. Non si deve aggiungere benzina ai fuochi. Mi accarezza le cosce. Non si avvicina all’inguine. In genere, lo fanno quando si sentono sicuri di non essere giudicati, di non essere ridotti, di non essere sessualmente parificati.
Mi accarezza ruvidamente. Pesantemente. Neanche fossero la spalliera del ponte lì vicino. Incapacità di carezza? Ma neanche per idea. Lo fa, perché il passaggio pesante delle mani, non fa rilevare il passaggio leggero. Tanto più, quando si avvicina alle tasche. Nella tasca destra ho il telefonino. Ci siamo, mi dico, però il tipaccio ferma l’esplorazione, passa alla mia sinistra, e la riprende da quella parte. Naturalmente, ci risiamo. Da quella parte ho un portamonete e le sigarette, e da quella parte, il Legione continua a considerare le possibilità. So già tutto. So già come andrà a finire. Mi invita sotto il ponte ancora una volta. Ancora una volta nicchio. Un tantinello più fermamente. Gli dico che sono vecchio, che sono stanco, e che proprio devo andare a casa. Vero, solo il primo caso. Ci salutiamo e ci lasciamo. Metto le mani nella tasca sinistra. Come volevasi dimostrare, c’è solo la tasca. Nel porta monete c’era poco niente. M’ha rotto di più le palle, il furto delle sigarette. Il telefonino non ha fatto la fine del resto. Strano. In casi del genere, non è che stanno lì a far distingui. Al caso, lo fanno, quando l’incontro diventa più personale. Vorrei poter dire, allora, che sono stato risparmiato del furto del cell, grazie alla mia affascinante personalità. Temo, invece, che il quanto sia dovuto, solo al fatto che il Legione ha trovato più necessario il mio petto. Anche i diavoletti ne hanno bisogno.

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